La crisi del ciclismo italiano

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herbie
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda herbie » sabato 15 aprile 2017, 17:15

Winter ha scritto:
herbie ha scritto:
Momento.
Rosa rimamendo all''Astana sarebbe capitano. Stessa cosa per Moscon in una UAE comunque una ex Lampre. Oss e Trentin in una Ag2r, ma anche una Movistar, per dire, nelle loro corse sarebbero capitani.

Ci sono scelte, e scelte. Altro che. Alcuni corridori di andare a fare i gregari lo scelgono. E qui forse un CT della nazionale potrebbe tentare di metterci una parola.

Non so
con astana l anno scorso ha quasi sempre fatto il gregario
Pochissimo spazio
Visto che pare gli dessero il doppio
ha fatto bene ad andarsene


L'anno scorso all'Astana c'era anche un certo Nibali, che quest'anno ha "liberato" uno spazio. La realtà è che all'Astana oggi Rosa sarebbe il capitano della squadra per il Giro.
Poi lui non sarà all'altezza, e va bene. Ma quello sarebbe stato un modo serio per testarsi realmente, no fare due tappe a tirare il gruppo, una a rifiatare obbligatoriamente e una in fuga....così non si capisce una emerita m. di quelli che sono i proprio limiti per i GT.
Grave errore a parere mio.




Winter
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Winter » sabato 15 aprile 2017, 17:21

Per me già l anno scorso rosa doveva esser capitano in un gt
invece zero chance

Anch'io non son sicuro delle sue attitudini nei GT però all astana non l hanno mai testato



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Visconte85
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Visconte85 » sabato 15 aprile 2017, 17:47

Rosa è un corridore in grado di far bene sia nelle corse di un giorno, sia nei GT
lo ha dimostrato nel 2013, nel suo primo Giro d'Italia.
Ha corso sempre da gregario, e nonostante ciò nella generale ha sempre orbitato nelle top 20

Se corre da capitano la top ten è ampiamente alla sua portata, il podio non so, è da testare


2014: Giro tp 21,Tour tp 10,Vuelta tp 3, ARGENTO a Ponferrada
2015: Giro anch'io 3°,Tour tp 10 e 20, GpMontreal
2016: GandWevelgen, Svizzera, Tour tp 13, Vuelta tp 10
2017: Tour tp 10 Vuelta tp 2
Campione nazionale olandese di ciclocross in carica

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tetzuo
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » lunedì 17 aprile 2017, 18:21

Se la campagna delle pietre è andata direi benissimo, viste le aspettative, contando anche le semi-classiche ci sono stati piazzamenti di rilievo, fino alla Roubaix con il piazzamento di Moscon, le ardenne si aprono con una deludente amstel dove tutti i nostri rsdtano tagliati fuori dall azione decisiva. Fateci caso, ma quando parte l azione di benoot e poi di Gilbert, sono tutti, tranne Brambilla che contribuisce a fare il buco, lontanissimi dalle prime posizioni.

Onor del vero Colbrelli vince la semi-classica del brabante dimostrando di essere indubbiamente il più pronto al momento in casa italia, a livello di corse di un giorno.

Quando l asticella si alza però, resta ancora un gradino indietro i migliori. Ma sta diventando completo. E sta facendo esperienza.

Felline invece imho spende troppe energie e arriva nelle fasi cruciali, cotto. Oppure sbaglia i tempi.

In generale manca su tutti i terreni un corridore con il killer instinct.



herbie
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda herbie » martedì 18 aprile 2017, 5:45

tetzuo ha scritto:
Felline invece imho spende troppe energie e arriva nelle fasi cruciali, cotto. Oppure sbaglia i tempi.

.


Stante le dormita nel momento dell'azione decisiva, al pari di pressochè tutti gli altri attesi protagonisti, Felline è rimasto con Valverde e Van Avermaet, subito dietro, e non a ruota.
C'è mancato vermente poco, anche perchè davanti sarebbe stato dietro solo ai primi due, e neanche in maniera così scontata, fosse riuscito a tenere le ruote sul non impossibile Bemelerberg. Valverde e Van Avermaet non l'hanno staccato.
Sul resto sono d'accordo con te.
Guarda caso, il corridore più "avanti" è quello che fa il capitano nelle squadra in cui corre, da vari anni....




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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda matteo9502 » giovedì 20 aprile 2017, 17:08

Probabilmente è il topic sbagliato ma qualcuno ha notizie di Malori?



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » giovedì 20 aprile 2017, 17:27

Vedo che si allena, però boh, non mi sembrava di leggere pensieri positivi dalle sue parti :(



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda torcia86 » venerdì 28 aprile 2017, 8:32

ieri sera durante radiocorsa beppe conti ha parlato di due nuovi progetti italiani per il prossimo anno , uno professional che si dovrebbe palesare durante il giro con sponsor principale un'azienda di ceramiche (nuova) e secondo sponsor un'azienda di porte&finestre (questo sarebbe un ritorno mi viene in mente la diquigiovanni) , uno continental con a capo ivan basso che dovrebbe essere il team di sviluppo della trek-segafredo



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 30 aprile 2017, 9:38

torcia86 ha scritto:ieri sera durante radiocorsa beppe conti ha parlato di due nuovi progetti italiani per il prossimo anno , uno professional che si dovrebbe palesare durante il giro con sponsor principale un'azienda di ceramiche (nuova) e secondo sponsor un'azienda di porte&finestre (questo sarebbe un ritorno mi viene in mente la diquigiovanni) , uno continental con a capo ivan basso che dovrebbe essere il team di sviluppo della trek-segafredo


e Wt nemmeno l'ombra immagino... :(

Peccato perché un paio di talenti molto importanti ci sono, Astana(anche se ora molto di meno nell'organico, ma di più negli sponsor con il ritorno di Farnese Vini), Bahrain, Segafredo (se non altro come sponsor e per avere Felline e Nizzolo tra i capitani) e UAE, hanno forte matrice italiana, con qualche ''sforzo'' in più si potrebbero sognare un paio di WT italiani che farebbero cambiare e di molto le prospettive.

Ma le grandi aziende dovrebbero mettersi di nuovo in gioco e rischiare.

La cosa del team di basso come team sviluppo trek, non era naufragata tempo fa?

Nel frattempo velonews:

http://www.velonews.com/2017/04/from-th ... ing_436769

è lunghetto, ma ci sono spunti interessanti.

Non sapevo che Nibali avesse cercato prima di Bahrain, di fare la squadra con la Barilla...



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Dr. Solma Di Cormano » domenica 30 aprile 2017, 10:58

Trovo pericolosamente ingenuo e superficiale sostenere che il Giro salverà il ciclismo in Italia. Inoltre la grande abbondanza di staff italiano in squadre straniere è figlia dell'epoca egemonica italiana a cavallo degli anni '90, passate un paio di generazioni se non si creeranno strutture in loco sarà solo un lontano ricordo. Per concludere Stefano Zannini in Astana non credo lo conoscano.


In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. La società dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece accetta la follia come parte della ragione, la fa diventare ragione attraverso una scienza che si incarica di eliminarla.

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda skawise » domenica 30 aprile 2017, 11:15

Onestamente non mi pare ci siano chissà che spunti.
Si mette nero su bianco la situazione attuale e basta, boh.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 30 aprile 2017, 11:25

eh ma così mi distruggete però :( :diavoletto:



Winter
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Winter » domenica 30 aprile 2017, 11:36

I professionisti non sono che la cima della piramide
il problema è la base
al 25 aprile..
Sai quante gare under 23 élite si son disputate in Piemonte?
Una..il giro della provincia di Biella.
Parliamo di una regione con quasi l stessa popolazione delle fiandre..
be mi dirai..il Piemonte è in crisi da anni
la regione faro ..la Lombardia
10 ml di abitanti..5 gare.. :x
meno della provincia di Treviso
25 anni fa erano dieci volte tanto
cinque le facevano nel primo week end di febbraio
Bergamo siamo a zero
Brescia la coppa san geo..



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda danilodiluca87 » lunedì 1 maggio 2017, 16:39

ciao giovani.....il ciclismo è sempre il mio sport preferito :italia: :italia:

sono in una situazione dove però non riesco più a gasarmi: dopo il periodo magico diluchiano, negli ultimi 2-3 anni aspettavo le grandi salite dei gt o fiandre o roubaix....ora senza cancellara e boonen pure queste ultime mi hanno disappassionatoo....con contador ormai in discesa, sagan spettacolare, ma poco killer....chi caspita devo tifare?

eppure pensavo nei giorni scorsi: Valverde "massacra" tutti a 37 anni, DDL lottava con lui (negli anni migliori dello spagnolo)....quant caspita era forte DDL???? :D :D


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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 21 maggio 2017, 9:37

si potevano tirare le somme già dopo la prima settimana, ma ciò che si vede dopo due settimane è realmente impietoso.

Nessuna vittoria di tappa alla seconda domenica, credo sia un record o poco ci manca.

In classifica si lotta per un podio striminzito con il solito Vincenzo, si lotta per una top ten con pozzovivo e per due topo 15 con un Formolo ieri molto deludente e ingolfato e Cataldo.

A parte Formolino (o Formolone) si parla di classi '84, '82 e '85. Ma ci può stare dato che in italia si matura più tardi (cit. :diavoletto:). C'è un Petilli (ieri un po' affaticato), classe '93 che un giorno potrà anche lottare per una classifica striminzita sempre che non si ritrovi a vare il gregario di qualche big.

Per le tappe, ci hanno provato seriamente solo Conti (1 volta) e Visconti (2). Petilli in fuga nella tappa appenninica, si è appunto dovuto sacrificare per i big. Per il resto buio assoluto. Montaguti tanto per citarne uno atteso a dare battaglia, che era un uomo buono per tappe e fughe, non mi sembra nel suo periodo migliore.

Mentre i colombiani fanno incetta di tappe, anche Olanda (2), SPagna (2), Australia (1), Svizzera (1), Germania (1) e Austria (1) ne conquistano e noi (0).

Nelle volate, i 3 big presenti le hanno conquistate, noi qui abbiamo ottenuto tre piazzamenti con Ferrari e Kuba (2 volte).

Mareczko si permette addirittura di andare a casa a 10 giorni dalla fine, invece di stare in gruppo a fare fatica. Cipollini e Petacchi lo avrebbero fatto?

Fa ridere pensare che forse, a parte il finale di Peschici con Conti che tirava come un forsennato, ma dove secondo me avrebbe comunque vinto Izagirre furore di Dio, troppo più furbo degli altri che spendevano mentre lui succhiavaruote, in perfetta tradizione valverdiana, il momento in cui siamo arrivati più vicini ad una vittoria di tappa, è stato Maestri vicino casa sua l'altro giorno :diavoletto: (sic.)

La lotta per le maglie poi, io non ricordo classifiche così sanguinose. Abbiamo vestito con benedetti la maglia azzurra il primo giorno e poi basta. Nessuno in lotta nemmeno per le prime dieci posizioni.

Abbiamo avuto Formolino un giorno in bianco, con lui e petilli in lotta per un podio (virtuale), ma giusto perché in questa classifica sono in 5 alla fine a giocarsela, con De Plus e Rodriguez in crescita che potrebbero superare Petilli.

La ciclamino viene da ridere anche qui, a parte il dominio netto di Gaviria, c'è stato Sbaragli i primi giorni che con volontà c'ha provato, ma sembra cotto anche lui. Non si vede più.

Emblematica la classifica a squadre, le ultime due sono le due italiane.

Wilier e Bardiani ci provano con qualche fuga, ma hanno ragazzi che a questo livello sembrano andare a metà della velocità dei WT.

Ciccone poi con il problema grave che ha avuto non riesce nemmeno a mettere il muso fuori, ALbanese è solo da aspettare, io spero che il prossimo anno vada subito in WT per non perdere tempo, ma qui si ritorna al solito discorso. Se va in un WT, e si mette a fare il gregario, cambia poco. Serve una squdra italiana in WT che li valorizzi, perché lui ha le stimmate. Aumenta il rammarico che vista la probabile squalifica della Bardiani, c'è il rischio di non vederlo al via al campionato italiano, che per me potrebbe vincere.

E le due escluse?

Secondo me con la nippo sarebbe cambiato poco, Canola e Filosi, in crescita quest'anno si sarebbero infilati in qualche fuga,ma niente di più. Però non dimentichiamo che Cuneghin lo scorso anno, pur non andando più nemmeno al 30% di quando era al top, ha lottato per la maglia azzurra, ha dato battaglia pur non avendone.

L'androni avrebbe onorato le fughe, con più qualità di Wilier e Bardiani, con due realtà dal futuro assicurato (se anche loro potranno cimentarsi nel WT), come Ballerini e Vendrame.

Avrebbero dato spettacolo in salita con Bernal e secondo me con Cattaneo avremmo avuto un altro uomo da classifica o comunque da maglia azzurra e da vittorie di tappa in montagna o Terme Luigiane/Peschici/Appenini/Bergamo.

Insomma nella perfetta tradizone italiana sulle convocazioni, chi è a casa avrebbe fatto sicuramente meglio.

Il panorama azzurro a questo giro, ad oggi è di un desolante senza precedenti. Per fortuna c'hanno pensato i paesaggi, gaviria e dumoulin.

Ora arriveranno tappe buone per Visconti, Villella, Formolo, Conti (se sta bene ricordiamo che ha avuto l'influenza), lo stesso Petilli. Ma allo stesso tempo i vari Fraile, Rui Costa, Landa per dire i primi 3 che mi vengono in mente, sono più forti.

Rosa meriterebbe un capitolo a parte, quello che ho visto ieri mi ha fatto male, spero sia solo un momento, spero che passi, perché così si buttano via le carriere. IL ragazzo mi sembra in totale confusione.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda dietzen » domenica 21 maggio 2017, 10:27

tetzuo ha scritto:Mareczko si permette addirittura di andare a casa a 10 giorni dalla fine, invece di stare in gruppo a fare fatica. Cipollini e Petacchi lo avrebbero fatto?


cipollini che lasciava il tour dopo la prima settimana e andava in spiaggia in versilia forse non è proprio l'esempio migliore... :diavoletto:
(però almeno lui lo faceva dopo aver vinto 2-3-4 tappe)

comunque d'accordo su mareczko, doveva continuare. poi magari martedì sarebbe andato fuori tempo massimo, ma almeno ci provava, faceva esperienza, che per un velocista significa anche imparare a penare in salita.
non è bello nemmeno il ritiro di greipel e soci, ma almeno chi deve correre il tour ha una scusa plausibile per risparmiarsi qualche tappa di montagna, non credo che se kuba fosse rimasto al giro 3-4 giorni in più avrebbe compromesso il prosieguo della stagione.


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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 21 maggio 2017, 10:34

dietzen ha scritto:
tetzuo ha scritto:Mareczko si permette addirittura di andare a casa a 10 giorni dalla fine, invece di stare in gruppo a fare fatica. Cipollini e Petacchi lo avrebbero fatto?


cipollini che lasciava il tour dopo la prima settimana e andava in spiaggia in versilia forse non è proprio l'esempio migliore... :diavoletto:
(però almeno lui lo faceva dopo aver vinto 2-3-4 tappe)



Vero, anzi verissimo però ha anche vinto qualche maglia ciclamino. Era per dire che in un momento così, dove devi fare esperienza e chilometri, stai in gruppo e pedala invece di andare a casa :)

Ed è per dire che mi ricordo velocisti in fuga anche in montagna. Qui siamo alla specializzazione dentro la specializzazione. Velocisti che sanno andare bene solo in tappe pianeggianti :diavoletto:


comunque d'accordo su mareczko, doveva continuare. poi magari martedì sarebbe andato fuori tempo massimo, ma almeno ci provava, faceva esperienza, che per un velocista significa anche imparare a penare in salita.
non è bello nemmeno il ritiro di greipel e soci, ma almeno chi deve correre il tour ha una scusa plausibile per risparmiarsi qualche tappa di montagna, non credo che se kuba fosse rimasto al giro 3-4 giorni in più avrebbe compromesso il prosieguo della stagione.


Esatto.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 21 maggio 2017, 10:37

Ah comunque sto rivedendo il processo di ieri, perché mi hanno detto che c'è stato un Cassani (a proposito :champion: sempre un piacere ascoltarlo) ''severo'' con i ciclisti italiani. Ha sgridato Villella (bonariamente sempre con quel suo fare da papà) in poche parole gli dice ''datti una mossa, hai le qualità e devi dimostrarlo' e parla anche lui di Ewan come esempio del giovane che fare fatica e stare al vento.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda dietzen » domenica 21 maggio 2017, 10:55

tetzuo ha scritto:Ed è per dire che mi ricordo velocisti in fuga anche in montagna. Qui siamo alla specializzazione dentro la specializzazione. Velocisti che sanno andare bene solo in tappe pianeggianti :diavoletto:


come giustamente scriveva winter, ormai tante corse dilettantistiche italiane per velocisti sono circuiti piattissimi, quindi ci sono corridori con anche 10-12 vittorie stagionali ma che quando passano prof non hanno nessuna abitudine alla salita, che a volte è anche una cosa mentale, la determinazione per soffrire quel poco di più da tenere il gruppo.


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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Basso » domenica 21 maggio 2017, 11:13

Vi faccio un esempio a cui ho potuto assistere (abbastanza) da vicino.

Seconda tappa del Tour d'Azerbaidjan: appena usciti da Baku, si va nelle larghe autostrade in mezzo a simil deserto. Spira un fortissimo vento e, ovviamente, si formano i ventagli. Nel gruppo di testa ne rimangono 27 sui 126 corridori in quel momento in gara. 1 solo italiano (Mattia De Marchi), che si stacca per primo (invero con l'unico francese che era in testa, ossia Giraud). Davanti rimangono atleti di Azerbaijan (175 cm x 67kg), Austria (168cm x 58kg, non certo Eisel!), Bielorussia, Canada, Croazia, Estonia, Giappone, Kazakhstan, Lettonia, Paesi Bassi, Russia, Slovacchia, Stati Uniti, Turchia, Ucraina, questi ultimi formidabili nella specialità.

In serata, con il numeroso (e ben più esperto del sottoscritto) staff italiano presente in loco, si fa il medesimo discorso che facciamo noi da anni su queste pagine. I nostri non sanno più correre, complici anche le gare sempre meno esigenti dal punto di vista della difficoltà. Tengono le mani alte sul manubrio e non nella maniera corretta, una delle critiche più in voga. E, inoltre, molti nella categoria under 23 (e in alcuni casi anche con gli juniores) sono coccolati come se fossero già professionisti, con tutte le conseguenze a livello di fame, di tenacia e di volontà di sacrificio.


11: Vuelta7, Prato
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14: Vasco, Dauphiné, Tour3, Tour21, Polonia, TreValli
15: Laigueglia, Escaut, Giro2, Giro18, Giro, Tour13, Fourmies
16: Nice, Vuelta12
17: Frankfurt, Tour11, Vuelta16, Chrono

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda qrier » domenica 21 maggio 2017, 13:04

Finora Nibali aveva un po' coperto la situazione ma dopo questo Giro credo che anche il più miope abbia capito che la crisi è molto seria.

Tutti i detrattori di Nibali immagino saranno contenti quando il declino sarà definitivo, a quel punto l'unico buono sarà Aru.

Oltre ai corridori, c'è crisi di corse italiane e squadre italiane che faticano a trovare sponsor.
Sono molto preoccupato.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda vale95 » domenica 21 maggio 2017, 14:26

Poi se ogni qualvolta che c e uma fuga dove gli italiani potrebbero dire la loro per un motivo o per l altro non viene concesso spazio....potremmo correre anche fino a dicembre ma non vinceremmo una tappa



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda desmoblu » domenica 21 maggio 2017, 14:46

qrier ha scritto:...a quel punto l'unico buono sarà Aru.


Eh?!



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » domenica 21 maggio 2017, 16:23

Basso ha scritto:Vi faccio un esempio a cui ho potuto assistere (abbastanza) da vicino.

Seconda tappa del Tour d'Azerbaidjan: appena usciti da Baku, si va nelle larghe autostrade in mezzo a simil deserto. Spira un fortissimo vento e, ovviamente, si formano i ventagli. Nel gruppo di testa ne rimangono 27 sui 126 corridori in quel momento in gara. 1 solo italiano (Mattia De Marchi), che si stacca per primo (invero con l'unico francese che era in testa, ossia Giraud). Davanti rimangono atleti di Azerbaijan (175 cm x 67kg), Austria (168cm x 58kg, non certo Eisel!), Bielorussia, Canada, Croazia, Estonia, Giappone, Kazakhstan, Lettonia, Paesi Bassi, Russia, Slovacchia, Stati Uniti, Turchia, Ucraina, questi ultimi formidabili nella specialità.

In serata, con il numeroso (e ben più esperto del sottoscritto) staff italiano presente in loco, si fa il medesimo discorso che facciamo noi da anni su queste pagine. I nostri non sanno più correre, complici anche le gare sempre meno esigenti dal punto di vista della difficoltà. Tengono le mani alte sul manubrio e non nella maniera corretta, una delle critiche più in voga. E, inoltre, molti nella categoria under 23 (e in alcuni casi anche con gli juniores) sono coccolati come se fossero già professionisti, con tutte le conseguenze a livello di fame, di tenacia e di volontà di sacrificio.

L'analisi di un fenomeno di portata generale non si fa così, prendendo in esame un episodio.
Inoltre la maggior parte delle nazioni che hai citato non sortiscono assolutamente risultati migliori degli italiani.

Anche oggi al Giro gli italiani non hanno vinto, ma sullo strappo di Bergamo dietro Jungels c'erano solo Pozzovivo e Nibali, poi l'azione è morta e chiaramente è improbabile che i due avrebbero vinto la volata.

La crisi c'è, ma il problema non è certo come tengono le mani sul manubrio....



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda CicloSprint » domenica 21 maggio 2017, 16:38

Ma che fine ha fatto Diego Rosa (2° al Lombardia 2016) ?



Basso
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Basso » domenica 21 maggio 2017, 16:41

Salvatore77 ha scritto:L'analisi di un fenomeno di portata generale non si fa così, prendendo in esame un episodio.
Inoltre la maggior parte delle nazioni che hai citato non sortiscono assolutamente risultati migliori degli italiani.

Anche oggi al Giro gli italiani non hanno vinto, ma sullo strappo di Bergamo dietro Jungels c'erano solo Pozzovivo e Nibali, poi l'azione è morta e chiaramente è improbabile che i due avrebbero vinto la volata.

La crisi c'è, ma il problema non è certo come tengono le mani sul manubrio....

Se cerchi bene nel forum trovi decine e decine di miei post su questo tema, nel corso degli anni. Nel post precedente, e mi pare di averlo scritto chiaramente, ho portato UN esempio di gara e le chiacchiere al bar con dei protagonisti. Non l'esame dell'intero panorama ciclistico italiano (e sì, diamine, che mi pareva fosse lampante sta cosa)

Il particolare dell'impugnatura delle mani sul manubrio mi è stato fatto notare da un meccanico da oltre 20 anni nel gruppo, in passato al servizio di alcuni corridori italiani attuali. Io, sinceramente, a questo particolare non avevo mai fatto caso, e mi sentivo di riportare questa minuzia; la prossima volta la terrò per me, allora.

Aspetto un tuo contributo sul tema. Magari non invano.


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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » domenica 21 maggio 2017, 17:03

Francamente non è che mi ricordo i post di tutti. Quindi non saprei proprio qual è la tua idea in merito al tema generale della crisi del ciclismo italiano. Mi dispiace.

Sulla questione impugnatura francamente sono perplesso. Che dire. La mia idea è che noi italiani siamo maestri nell'insegnare il ciclismo e quindi alle sulle questioni tecniche dovremmo essere avanti alle altre nazioni. Per cui la questione dell'impugnatura, per quanto sia importante perchè influisce sulla posizione e quindi sull'aerodinamica, credo sia una cosa che gli italiani non siano in difetto rispetto agli altri.
Magari chiediamo a qualcuno più esperto.


Sul fatto che noi in certi frangenti di corsa, e su certi tipi di percorsi siamo storicamente meno preparati di altre nazioni (Belgio, Olanda eccetera) ci può stare, però alla fine molti italiani professionisti corrono all'estero e un po' di "trucchi" del mestiere li hanno imparati.
Però non è che Mattia De Marchi si stacca da un ventaglio con dentro giapponesi e croati e via dicendo allora siamo in crisi.
Forse se ci concentriamo sul Giro d'Italia, cioè un ciclismo leggermente più serio, capiremmo che non abbiamo vinto manco una tappa e quindi forse siamo in crisi.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Winter » domenica 21 maggio 2017, 17:21

Il disastro parte da lontano
I disastrosi risultati di questo giro non sono che la punta dell iceberg



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » domenica 21 maggio 2017, 17:33

Winter ha scritto:Il disastro parte da lontano
I disastrosi risultati di questo giro non sono che la punta dell iceberg

Infatti, ma è da un po' che ne parliamo.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Admin » domenica 21 maggio 2017, 22:28

Salvatore77 ha scritto:Francamente non è che mi ricordo i post di tutti. Quindi non saprei proprio qual è la tua idea in merito al tema generale della crisi del ciclismo italiano. Mi dispiace.

Sulla questione impugnatura francamente sono perplesso. Che dire. La mia idea è che noi italiani siamo maestri nell'insegnare il ciclismo e quindi alle sulle questioni tecniche dovremmo essere avanti alle altre nazioni. Per cui la questione dell'impugnatura, per quanto sia importante perchè influisce sulla posizione e quindi sull'aerodinamica, credo sia una cosa che gli italiani non siano in difetto rispetto agli altri.
Magari chiediamo a qualcuno più esperto.


Sul fatto che noi in certi frangenti di corsa, e su certi tipi di percorsi siamo storicamente meno preparati di altre nazioni (Belgio, Olanda eccetera) ci può stare, però alla fine molti italiani professionisti corrono all'estero e un po' di "trucchi" del mestiere li hanno imparati.
Però non è che Mattia De Marchi si stacca da un ventaglio con dentro giapponesi e croati e via dicendo allora siamo in crisi.
Forse se ci concentriamo sul Giro d'Italia, cioè un ciclismo leggermente più serio, capiremmo che non abbiamo vinto manco una tappa e quindi forse siamo in crisi.


Ma si può sempre astrarre dal particolare il generale.
Che in una corsa del cavolo si formi un ventaglio, e dentro ci siano decine di corridori di paesi ciclisticamente "del cavolo", e solo un italiano, può suggerire delle riflessioni, no?
Poi magari sarà stato un caso.

Così come le mani alte o le mani basse, magari non significa niente, o magari può significare che certi dettagli non vengono più curati come un tempo, nei nostri vivai.

E il risultato lo vedremo poi nei prossimi dieci anni. Così come oggi al Giro vediamo i risultati dei dieci anni passati.
Il fatto che non abbiamo vinto una tappa in 15 giorni non è una spia della crisi, perdonami Salvatore: questo è l'effetto della crisi. La spia era da ricercare dieci anni fa proprio in quei dettagli che tu oggi hai sminuito. ;)


Pantani è una leggenda come Coppi e Bartali

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda el_condor » domenica 21 maggio 2017, 22:48

Admin ha scritto:[
Così come le mani alte o le mani basse, magari non significa niente, o magari può significare che certi dettagli non vengono più curati come un tempo, nei nostri vivai.

E il risultato lo vedremo poi nei prossimi dieci anni. Così come oggi al Giro vediamo i risultati dei dieci anni passati.
Il fatto che non abbiamo vinto una tappa in 15 giorni non è una spia della crisi, perdonami Salvatore: questo è l'effetto della crisi. La spia era da ricercare dieci anni fa proprio in quei dettagli che tu oggi hai sminuito. ;)

qual è il numero piu' basso di vittorie di tappa al giro per gli italiani ?
C'è l'inquietante prospettiva di un clamoroso zero nel giro del centenario ..
ciao
el_condor


Giordano Bruno
Non temete nuotare contro il torrente, è d'un anima sordida pensare come il volgo, perché il volgo è in maggioranza."

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Admin » domenica 21 maggio 2017, 22:52

5 nel 1989 (una cronosquadre e 4 individuali). A naso staremo sotto, a meno di non vincerle quasi tutte fino a Milano...


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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda matter1985 » domenica 21 maggio 2017, 23:19

Admin ha scritto:5 nel 1989 (una cronosquadre e 4 individuali). A naso staremo sotto, a meno di non vincerle quasi tutte fino a Milano...

A naso mi sa che quest'anno facciamo il record negativo assoluto,anche se una o due possibilità ci sono.il ciclismo francese nei primi anni duemila ha mancato spesso anche una sola vittoria di tappa al tour,ma é riuscito a ripartire alla grande ed il fatto di avere 4 realtà consolidate nel ciclismo che conta da diversi anni aiuta moltissimo,la più giovane é la Direct Energie,che però é discendente della bonjour,nata nell'ormai lontano 2000,Le altre son nate prima ed é sparita la sola Credit Agricole.da noi,le squadre sono sparite o diventate straniere,ci restano Savio e i Reverberi di storia (Anche se nel tempo pure loro hanno avuto affiliazioni straniere,ma di convenienza,credo) che non sono neanche tutelate da RCS.ASO non credo abbia mai fatto saltare un tour alle squadre francesi sopraccitate (e ASO visto la sua forza se lo potrebbe permettere)


#JeSuisNizzolo

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda matter1985 » domenica 21 maggio 2017, 23:39

Sono andato a controllare perché non ero sicuro,pure l'Auber93 tra le Continental altro non é che la Big Mat di Bourguignon,Sweet e Govenou(e parlo del 98-99,i primi anni in cui ho iniziato a seguire il ciclismo).magari non vuol dire niente questo discorso,Ma comunque in Francia c'è una base solida e storica che é riuscita a sopravvivere all'oblio post-Festina e Jalabert.da noi non c'è più nulla o quasi di storico,vero che ci sono diverse colonie italiane in varie squadre all'estero,Ma credo ci siano sopratutto per le dirigenze che in molti casi sono :italia:


#JeSuisNizzolo

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » lunedì 22 maggio 2017, 12:03

Admin ha scritto:
Salvatore77 ha scritto:Francamente non è che mi ricordo i post di tutti. Quindi non saprei proprio qual è la tua idea in merito al tema generale della crisi del ciclismo italiano. Mi dispiace.

Sulla questione impugnatura francamente sono perplesso. Che dire. La mia idea è che noi italiani siamo maestri nell'insegnare il ciclismo e quindi alle sulle questioni tecniche dovremmo essere avanti alle altre nazioni. Per cui la questione dell'impugnatura, per quanto sia importante perchè influisce sulla posizione e quindi sull'aerodinamica, credo sia una cosa che gli italiani non siano in difetto rispetto agli altri.
Magari chiediamo a qualcuno più esperto.


Sul fatto che noi in certi frangenti di corsa, e su certi tipi di percorsi siamo storicamente meno preparati di altre nazioni (Belgio, Olanda eccetera) ci può stare, però alla fine molti italiani professionisti corrono all'estero e un po' di "trucchi" del mestiere li hanno imparati.
Però non è che Mattia De Marchi si stacca da un ventaglio con dentro giapponesi e croati e via dicendo allora siamo in crisi.
Forse se ci concentriamo sul Giro d'Italia, cioè un ciclismo leggermente più serio, capiremmo che non abbiamo vinto manco una tappa e quindi forse siamo in crisi.


Ma si può sempre astrarre dal particolare il generale.
Che in una corsa del cavolo si formi un ventaglio, e dentro ci siano decine di corridori di paesi ciclisticamente "del cavolo", e solo un italiano, può suggerire delle riflessioni, no?
Poi magari sarà stato un caso.

Così come le mani alte o le mani basse, magari non significa niente, o magari può significare che certi dettagli non vengono più curati come un tempo, nei nostri vivai.

E il risultato lo vedremo poi nei prossimi dieci anni. Così come oggi al Giro vediamo i risultati dei dieci anni passati.
Il fatto che non abbiamo vinto una tappa in 15 giorni non è una spia della crisi, perdonami Salvatore: questo è l'effetto della crisi. La spia era da ricercare dieci anni fa proprio in quei dettagli che tu oggi hai sminuito. ;)


Mi dispiace.
Sono sempre convinto che il modo in cui gli italiani impugnano il manubrio non c'entra un tubone con la crisi del ciclismo italiano.
E lo sai anche tu....



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Spartacus
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Spartacus » lunedì 22 maggio 2017, 12:57

Admin ha scritto:5 nel 1989 (una cronosquadre e 4 individuali). A naso staremo sotto, a meno di non vincerle quasi tutte fino a Milano...


5, tutte individuali, anche nel 1973



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda nino58 » mercoledì 24 maggio 2017, 8:23

Fino ai meno sei dall'Umbrail eravamo nel baratro.
Fuga di ventisette con due italiani attaccati con lo sputo.
Poi restano in sette senza l'ombra di nessuno.
Alla fine vittoria di tappa con rientro in zona rosa, Pozzovivo che va come non mai in altura e Formolo che stacca in discesa tutti migliori coetanei.
Incredibile.
Vediamo se Conti fa qualcosa prima della fine del giro.


Von Rock ? Nein, danke.
Diritto di correre senza condizioni a chi ha scontato una squalifica !!!

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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Rudepravda » mercoledì 24 maggio 2017, 8:52

Secondo me questo non avere vittorie di tappa, o piazzamenti importanti al Giro è un buon segno in senso generale. Prima (e parlo degli anni 00-10 circa) le classifiche erano dominate dagli Italiani, che venivano incensati come campioni quando alla fine erano poco più che buoni gregari. Ora il Giro sta ritornando ad essere ambito anche dai corridori forti, quelli che generalmente lo snobbavano per preparare la Grand Boucle, non è un caso che appunto i corridori vincitori dei precedenti Giri nei Tour abbiano fatto discretamente pena, ad eccezione di Basso che però faceva podi al Tour e poi venne al Giro a dare 10 minuti a tutti (cagotto permettendo). La spia della crisi doveva essere ricercata proprio in quegli anni dove ci si è adagiati sui buoni risultati nelle gare di un giorno (Bettini, Rebellin) e non si è voluto vedere il fatto che nonostante si facesse risultato al Giro, il valore tecnico di quest'ultimo fosse abbastanza basso.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda xwait » mercoledì 24 maggio 2017, 13:43

Rudepravda ha scritto:La spia della crisi doveva essere ricercata proprio in quegli anni dove ci si è adagiati sui buoni risultati nelle gare di un giorno (Bettini, Rebellin) e non si è voluto vedere il fatto che nonostante si facesse risultato al Giro, il valore tecnico di quest'ultimo fosse abbastanza basso.


Si' ma in ogni caso non cambiera' niente.
Le poche vittorie italiane alla fine salvano sempre l'immagine del movimento. Fanno forse piu' male che bene in prospettiva futura.

Per dire, Viviani vince alle Olimpiadi in pista sbattendosi per lo piu' da solo e senza troppi investimenti (1 velodromo adeguato in tutta la penisola) e il quartetto azzurro sembra andare bene. Deduzione? Investire non serve, tanto si vince lo stesso: Viviani alle Olimpiadi, Nibali al Giro e al Tour, Aru alla Vuelta ecc.


@nino58: un paio di giorni fa, Beppe Conti ha detto che dal prossimo anno Pozzovivo intenderebbe convertirsi al gregariato di alto livello per qualche capitano importante.



Winter
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Winter » mercoledì 24 maggio 2017, 17:47

Rudepravda ha scritto:Secondo me questo non avere vittorie di tappa, o piazzamenti importanti al Giro è un buon segno in senso generale. Prima (e parlo degli anni 00-10 circa) le classifiche erano dominate dagli Italiani, che venivano incensati come campioni quando alla fine erano poco più che buoni gregari. Ora il Giro sta ritornando ad essere ambito anche dai corridori forti, quelli che generalmente lo snobbavano per preparare la Grand Boucle, non è un caso che appunto i corridori vincitori dei precedenti Giri nei Tour abbiano fatto discretamente pena, ad eccezione di Basso che però faceva podi al Tour e poi venne al Giro a dare 10 minuti a tutti (cagotto permettendo). La spia della crisi doveva essere ricercata proprio in quegli anni dove ci si è adagiati sui buoni risultati nelle gare di un giorno (Bettini, Rebellin) e non si è voluto vedere il fatto che nonostante si facesse risultato al Giro, il valore tecnico di quest'ultimo fosse abbastanza basso.

ma in cosa sarebbe una buona notizia?
non si giudica il valore tecnico di una corsa dal numero di vittorie straniere
tutt'altro
prendi i 10 migliori sprinter in attività
10 migliori cronoman
10 migliori scalatori
10 migliori corridori da gt
e i 10 migliori corridori da fuga
quindici anni fa su 50 nomi avevi 15 italiani
adesso 1 nibali



Marco Gaviglio
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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Marco Gaviglio » giovedì 25 maggio 2017, 1:43

Salvatore77 ha scritto:Francamente non è che mi ricordo i post di tutti. Quindi non saprei proprio qual è la tua idea in merito al tema generale della crisi del ciclismo italiano. Mi dispiace.

Sulla questione impugnatura francamente sono perplesso. Che dire. La mia idea è che noi italiani siamo maestri nell'insegnare il ciclismo e quindi alle sulle questioni tecniche dovremmo essere avanti alle altre nazioni. Per cui la questione dell'impugnatura, per quanto sia importante perchè influisce sulla posizione e quindi sull'aerodinamica, credo sia una cosa che gli italiani non siano in difetto rispetto agli altri.
Magari chiediamo a qualcuno più esperto.


Sul fatto che noi in certi frangenti di corsa, e su certi tipi di percorsi siamo storicamente meno preparati di altre nazioni (Belgio, Olanda eccetera) ci può stare, però alla fine molti italiani professionisti corrono all'estero e un po' di "trucchi" del mestiere li hanno imparati.
Però non è che Mattia De Marchi si stacca da un ventaglio con dentro giapponesi e croati e via dicendo allora siamo in crisi.
Forse se ci concentriamo sul Giro d'Italia, cioè un ciclismo leggermente più serio, capiremmo che non abbiamo vinto manco una tappa e quindi forse siamo in crisi.


che dire: a tutte le considerazioni sacrosante sull'impoverimento tecnico e quantitativo del movimento di base, nello spiegare la nostra crisi attuale si aggiunge anche questa convinzione un po' supponente che noi italiani saremmo ancora "i maestri" titolati ad insegnare il ciclismo a chicchéssia. Scusami Salvatore, niente di personale, ma credo che alla luce dei risultati desolanti del ciclismo italiano degli anni 2000 (al netto, ovviamente, di rondini isolate che a) non hanno mai fatto primavera; b) sono comunque sempre di meno, proprio perché ormai sempre di più ci si allontana dagli anni in cui eravamo veramente movimento egemone) noi ormai si abbia davvero poco da insegnare. Poi sicuramente il problema non sarà come impugnano il manubrio gli italiani d'Azerbaigian, ma quello che faceva notare Basso era semplicemente un aneddoto significativo del fatto che, ahimé, evidentemente si stanno perdendo anche i fondamentali.

Dico questo perché sul fatto che l'Italia possa ancora fare da faro al movimento, il primo a riempirsi la bocca di questi discorsi è proprio Di Rocco: il giorno che Nibali era in maglia gialla sugli Champs, Di Rocco faceva la ruota che neanche un pavone, come se il Tour a Nibali gliel'avesse fatto vincere lui con la sua oculata politica federale.

Poi vabeh, è ovvio che con la (per me) benvenuta globalizzazione del ciclismo (e parlo solo di ciclismo, appunto) l'Italia non possa più essere dominante come lo era stata fino agli anni '90: è una semplice questione di numeri. Ma questo non ci deve servire da giustificazione, né possiamo pensare che le tecniche che hanno funzionato per anni debbano continuare a funzionare anche oggi o tantomeno domani. (Se poi, fra queste "tecniche" che tanto lustro ci hanno portato, c'erano anche le meraviglie della "medicina sportiva" e in particolare del metodo Conconi, mi pare ovvio che adesso sia il caso di cambiare registro ed il ragionamento non vale solo per il ciclismo, se mettiamo a confronto i medaglieri olimpici degli ultimi anni con quelli di 20 o 25 anni fa, estate o inverno che fosse; e chiudo la parentesi...).

Infine, butto là un altro elemento, per quanto marginale e non certo da solo sufficiente a giustificare la nostra crisi: il buco nero che sono stati gli anni in cui la guida tecnica della nazionale è stata affidata a Bettini. E mi spiego: il buon Grillo ha continuato a costruire squadre che facevano la corsa come ai tempi di Ballerini, solo che il Ballero aveva la fortuna di avere i finalizzatori che portavano a casa il risultato (uno su tutti, proprio Bettini)... Bettini no, e non ha avuto alcun senso, ad esempio, esser stati noi a tenere cucito il gruppo al mondiale di Valkenburg per portare poi Nibali a giocarsela all'ultimo Cauberg con Gilbert. Tutto questo per fare, appunto, un altro esempio della supponenza con cui anche Bettini, in buona fede, ha gestito il giocattolo pensando che bastasse fare quello che si era sempre fatto, e che i risultati sarebbero arrivati ugualmente: come se Bennati e/o Modolo, per il solo fatto di essere i velocisti designati della nazionale italiana, potessero pensare davvero di poter battere Cavendish (e un'altra dozzina di velocisti) al mondiale di Copenhagen.

Ma fin qui saremmo alla semplice aneddotica: parlo invece di vero e proprio buco nero associato alla gestione di Bettini perché, nonostante già in quegli anni fosse chiaro a tutti che si dovesse mettere mano alla base, ci è voluto Cassani per convincere la federazione a dare continuità all'attività della nazionale, e a concepire la nazionale stessa come lo strumento che permettesse ai migliori under 23 di misurarsi, almeno saltuariamente, nelle più importanti classiche italiane, onde evitare che arrivassero al professionismo senza nemmeno questa esperienza (e ci è sempre voluto Cassani a rimettere in piedi il Giro Baby). Per non parlare, poi, del fatto che sono giusto 2-3 anni che la federazione ha capito come funziona il mondiale under 23, e cioè che essendo aperto anche ai professionisti (purché, appunto, con meno di 23 anni) non c'è da gridare al destino cinico e baro se le altre nazionali portano, appunto, dei professionisti, e noi invece fino a pochissimi anni fa abbiamo mandato allo sbaraglio dei ragazzi totalmente inadeguati al confronto con corridori che magari avevano già corso un Tour o vinto corse importanti tra i prof. Altro aneddoto, anche questo.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 28 maggio 2017, 17:39

1 vittoria di tappa
podio finale
3 in top ten

promossi nibali, pozzovivo, petilli, pellizzotti, cataldo, ferrari
rimandati formolo, mareczko, conti, benedetti, sbaragli, la wilier
bocciati rosa, visconti, montaguti, la bardiani, modolo, battaglin, villella

per i gt, la situazione è pesante, vediamo Aru :diavoletto:



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda CicloSprint » domenica 28 maggio 2017, 17:44

Fantastico il terzo posto nella crono finale di Quinziato, speriamo che Cassani lo convochi al Mondiale di Bergen, per chiudere degnamente la carriera...



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda tetzuo » domenica 28 maggio 2017, 17:45

Anche perché le altre scelte quali possono essere? Moscon? Per ganna mi sembra dura, basta.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Winter » domenica 28 maggio 2017, 19:05

Credo sia il peggior giro della nostra storia
e per fortuna Nibali ha salvato la baracca

I giovani non si son quasi visti
L'unica speranza a livello di gt è Formolo
pero' ne deve mangiare di pasta..

Inspiegabile vedere in fuga gruppi da 20 corridori.. con un solo dei nostri..



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda CicloSprint » domenica 28 maggio 2017, 19:19

Winter ha scritto:Credo sia il peggior giro della nostra storia
e per fortuna Nibali ha salvato la baracca

I giovani non si son quasi visti
L'unica speranza a livello di gt è Formolo
pero' ne deve mangiare di pasta..

Inspiegabile vedere in fuga gruppi da 20 corridori.. con un solo dei nostri..



La Bahrein-Merida era una riedizione della Fassa Bortolo dei primi anni 2000 con Volpi in ammiraglia...



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » domenica 28 maggio 2017, 19:37

Winter ha scritto:Inspiegabile vedere in fuga gruppi da 20 corridori.. con un solo dei nostri..

per altro il primo a staccarsi....



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda Salvatore77 » domenica 28 maggio 2017, 19:38

Deludente Rosa, soprattutto in virtù del fatto che dopo alcune tappe sono svanite le ambizioni di classifica per i due compagni di squadra designati.



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda jerrydrake » domenica 28 maggio 2017, 20:00

tetzuo ha scritto:1 vittoria di tappa
podio finale
3 in top ten

promossi nibali, pozzovivo, petilli, pellizzotti, cataldo, ferrari
rimandati formolo, mareczko, conti, benedetti, sbaragli, la wilier
bocciati rosa, visconti, montaguti, la bardiani, modolo, battaglin, villella

per i gt, la situazione è pesante, vediamo Aru :diavoletto:


Promuovo solo Nibali e Pelizzotti.
Quasi sufficienti mareczko, ferrari e Pozzovivo
Rimandati Conti e Petilli
Bocciati tutti gli altri
Al posto delle 2 WC italiane dovevano invitare una selezione di vecchie glorie. Re Leone avrebbe portato a casa una volata, Chiappucci avrebbe attaccato ai -200 dall'arrivo nel tappone dello Stelvio, Coppolillo sarebbe stato sempre in fuga e Perini sarebbe stato il miglior gregario per Nibali e Visentini, sfruttando l'assenza di Roche, si sarebbe giocato il Giro.
Il mio Razzie Award va a Diego Rosa



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Re: La crisi del ciclismo italiano

Messaggio da leggereda CicloSprint » domenica 28 maggio 2017, 21:01

Diego Rosa (da 2° posto al Lombardia a "fantasma" in questo Giro.... :P )