Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Il mondo dei professionisti tra gare e complessità, e più in generale l'approccio al ciclismo di ogni appassionato
nibali-san baronto
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Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 0:51

Parto spiegando l'idea di fondo e alcuni concetti fondamentali.

Rivelerò in parte la mia identità.
Sono uno juniores del secondo anno, non sufficientemente forte da pretendere che mi conosciate (almeno che non mi seguiate sul forum di Una vita in sella). Ho ormai una certa esperienza di pedalatore e pur non avendo una laurea in medicina sportiva mi ritengo abbastanza esperto ed intelligente (con grande umiltà socratica però, ci mancherebbe) da poter capire e farvi capire meglio alcune cose che succedono in corsa. Per cui non peritatevi a farmi domande sia sui prof che sulle categorie giovanili. Cercherò di rispondervi meglio che posso. Sicuramente a breve farò un chiarimento sulle salite e su come esse influiscano all'interno di una corsa. Per il momento passo. A voi!

P.S.Che bello: ho fuso Saligari e Savoldelli!




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Niи
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Niи » lunedì 18 giugno 2018, 13:47

nibali-san baronto ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 0:51
Parto spiegando l'idea di fondo e alcuni concetti fondamentali.

Rivelerò in parte la mia identità.
Sono uno juniores del secondo anno, non sufficientemente forte da pretendere che mi conosciate (almeno che non mi seguiate sul forum di Una vita in sella). Ho ormai una certa esperienza di pedalatore e pur non avendo una laurea in medicina sportiva mi ritengo abbastanza esperto ed intelligente (con grande umiltà socratica però, ci mancherebbe) da poter capire e farvi capire meglio alcune cose che succedono in corsa. Per cui non peritatevi a farmi domande sia sui prof che sulle categorie giovanili. Cercherò di rispondervi meglio che posso. Sicuramente a breve farò un chiarimento sulle salite e su come esse influiscano all'interno di una corsa. Per il momento passo. A voi!

P.S.Che bello: ho fuso Saligari e Savoldelli!

Curioso di leggere la tua visione di corsa e di come "voi " giovani percepite il futuro verso le categorie superiori.
Personalmente nei miei ricordi di junior secondo anno avevo una visione di corsa molto acerba ed istintiva. Ma parlo di quasi 20anni fa. Magari ora il tatticismo nelle categorie giovanili è maggiore.



nikybo85
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nikybo85 » lunedì 18 giugno 2018, 14:55

:clap: :clap: :clap:
Gran bella idea,non saprei cosa chiedere senza cadere in banalità ma ci penserò.
Intanto impegnati perché dopo aver letto il 3d del giro under 23 viene un po la disperazione per il futuro del ciclismo italiano



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 17:50

Partiamo subito con 3 pillole: prima cercherò di delucidarvi il più possibile su come influiscano le salite di ogni genere all'interno di un percorso; poi prendendo spunto dai primi vostri interventi parleremo della mia categoria e sul discorso giro u23 (strettamente connessi peraltro).
Vi consiglio di leggere tutto attentamente. :carta:


Queste benedette salite che funzione possono avere?
Partiamo subito con una cosa tanto banale quanto importante. Esistono salite che favoriscono i velocisti! Stupiti vero?
Quali sono le discriminanti? Tempo di ascesa e pendenza. Praticamente il dato più influente alla fine risulta essere il dislivello (non a caso prima dei watt si usava la VAM per anaizzare le prestazioni in salita, che era data da dislivello\tempo). Io, per quanto non sia un fenomeno, mi posso definire scalatore puro, motivo per cui so descrivere con precisione qual è il meccanismo. Lo scalatore puro è caratterizzato da scarsa potenza ma peso ridotto. Capito perché si sente parlare di watt\kg? In pratica tutto lo svantaggio che lo scalatore puro accusa in pianura si appiana man mano che la strada sale. C'è poi un ulteriore distinzione necessaria: un conto è la potenza che si sprigiona a lungo termine, un conto è la potenza sprigionata in breve tempo durante una volata (in pratica i passisti nel primo caso e i velocisti nel secondo). Ergo lo scalatore accusa in modo più o meno grave i violenti cambi di ritmo, in quanto fin quando la salita è breve un velocista può prenderla di petto e farla tutta fuori soglia. State tranquilli né passisti né scalatori possono reggere un velocista su uno strappo di un km.
Esempio: si racconta (ed è vero) di un allenamento in coppia di Cipollini (notoriamente velocista) e Della Santa (notoriamente scalatore). La conversazione fu la seguente:
CIPO: Scommetti che ti stacco in salita?
DELLA SANTA: Diamine, ci mancherebbe! (con tono sfottò)
CIPO: Allora si fa Montecarlo da Marginone e si vede

Risultato finale: Della Santa fa una figura di m.... e si fa battere da Cipollini. Come è stato possibile? Perché il Marginone non è le Pizzorne. Mi spiego meglio per i non toscani... Sul Capo Mele Cipollini può staccare Della Santa, sulla Bocchetta no!

Quindi quello che conta non è tanto il dislivello finale di una corsa, quanto il dislivello di ogni singola salita. Diciamo che il canone usato da La Flamme Rouge per il coefficiente di difficoltà è molto affidabile (pendenza al quadrato per la distanza, che per chi di voi a qualche conoscenza fisica saprà semplificare in dislivello per pendenza). Il dislivello è un dato che risulta imprescindibile, poi è chiaro che per evitare che una salita al 3% si possa considerare dura viene considerata un'altra volta la pendenza. Facciamoci il calcolo sulle salite suddette:

MONTECARLO (da Marginone): 2km ; 5% ; 5x5x2 = 50 (forse al Giro non sarebbe nemmeno GPM)
CAPO MELE (da Laigueglia): 1,6km ; 4,8% ; 4,8x4,8x1,6 = 36,9 (tanto meno)
PIZZORNE (da Marlia): 10km ; 8,5% ; 8,5x8,5x10 = 722,5 (al Giro potrebbe essere un 1a categoria)
BOCCHETTA (da Campomorone): 8,2km ; 8% ; 8x8x8,2 = 524,8 (2a categoria al Giro)

Capito che differenza? Scommetto che mi chiederete un parere su ogni salita che vi passa per la testa, per cercare di chiarire di cosa si tratti. Comunque giusto per finire con gli esempi, potremmo cercare di analizzare cosa ci sta nel mezzo. Possiamo provare con 3 salite di difficoltà crescente: Muro di Huy, San Baronto e Ghisallo.

MURO DI HUY: 1,3km , 9,3% ; 112,4
SAN BARONTO (da Lamporechio): 4,7km ; 6,1% ; 174,9
GHISALLO (da Bellagio): 9,3km; 5,7% ; 302,15

Posso dirvi io per esperienza che il sottile confine fra strappo (per quanto impegnativo) e salita sta proprio fra Muro di Huy e San Baronto. In ogni caso non vanno dimenticati altri fattori: primo fra tutti il fondo. Il Muro di Huy affrontato dopo il Mortirolo, è ben diverso dal Muro di Huy affrontato dopo 100 km di pianura.

Da un punto di vista pratico, quello che succede è che c'è un momento in cui il velocista rallenta, il passista inizia ad accusare il suo peso e lo scalatore sente in un preciso momento indefinibile a priori una botta di vita. Lo scalatore che carbura piano piano continua ad andare con lo stesso sforzo gli altri accusano. Il velocista si stacca; il passista va del suo passo e cerca di restare agganciato. Da questo punto in poi il cambio di ritmo diventa una qualità dello scalatore, anziché un difetto, si ribaltano le carte in tavola e lo scalatore si invola. Nelle corse a tappe ha molta importanza anche il fattore recupero alla 21esima tappa farebbe strage anche il Cauberg alla quarta nemmeno l'Etna fa strage.

Penso di avervi aperto un mondo. Spero di avervi chiarito un po' di cose.
Niи ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 13:47
Curioso di leggere la tua visione di corsa e di come "voi " giovani percepite il futuro verso le categorie superiori.
Personalmente nei miei ricordi di junior secondo anno avevo una visione di corsa molto acerba ed istintiva. Ma parlo di quasi 20anni fa. Magari ora il tatticismo nelle categorie giovanili è maggiore.
nikybo85 ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 14:55
:clap: :clap: :clap:
Gran bella idea,non saprei cosa chiedere senza cadere in banalità ma ci penserò.
Intanto impegnati perché dopo aver letto il 3d del giro under 23 viene un po la disperazione per il futuro del ciclismo italiano
A voi rispondo inviandovi ciò che scrissi per email a Lisa Bartali che tempo fa mi dedicò un articolo per un racconto che scrissi su suo nonno:
La mia modestissima carriera da corridore è iniziata da G5 ( categoria Giovanissimi)nella Società Ciclistica Castelfiorentino (in cui pochi anni prima avevano corso Sbaragli e Bettiol ora professionisti). Lì sono rimasto fino agli esordienti. Nel 2° anno da esordiente ottenni la mia prima ed unica vittoria (con la classica "fagianata" di magriniana memoria). Poi, costretto ad emigrare, ho corso da allievo con l'Abitare di Certaldo e adesso da juniores sono nel Team Pieri. Per quello che ho potuto vedere, con gli occhi di un ragazzo quasi adulto, in questo ultimo anno da juniores penso di poter sostenere che suo nonno non avrebbe granché apprezzato il mondo del ciclismo attuale. Le disparità fra le squadre sono enormi; l'esasperazione ha raggiunto livelli quasi insopportabili (ci sono squadre che iniziano la preparazione a novembre per correre a marzo, mentre i professionisti cominciano a dicembre per correre a gennaio!); purtroppo la Federazione sta raschiando il barile e nonostante uno juniores possa (teoricamente) essere controllato, le stanze per i controlli antidoping sono regolarmente chiuse a chiave tutte le domeniche. Specialmente quest'ultima cosa è un po' spiacevole, soprattutto se vista da un difensore del ciclismo pulito come me: prima di tutto non dà credibilità al nostro sport; e poi la certezza che i miei avversari siano tutti puliti non ce la posso avere, come confermato dalle recenti vicende nella categoria U23. Altra cosa assolutamente orribile è il vertiginoso crollo del numero di squadre juniores: la generazione 2000 si è pressoché dimezzata nel passaggio dalla categoria allievi a quella junior. E questo cozza inevitabilmente con coloro che vogliono propinare l'idea che fino alla categoria junior deve essere soltanto un divertimento... E' talmente un divertimento che tanti ragazzi alla mia età smettono di studiare per dedicarsi allo sport, perché convinti del fatto di diventare campioni da direttori sportivi o ancor peggio dai genitori. E' talmente un divertimento che (come già detto) qualcuno si allena più di un professionista. E' talmente un divertimento che qualcuno, essendo eccessivamente stressato da un tale carico di lavoro, smette per disperazione (talvolta anche dopo aver conseguito risultati discreti). Fortunatamente io ho trovato la squadra giusta: di risultati non ne facciamo molti, sia perché il nostro presidente (Piero Pieri) sceglie volutamente di prendere ragazzi modesti (discreti, ma non dei fenomeni), sia perché facciamo una preparazione idonea alla nostra categoria senza quell'eccesso che rende assolutamente poco equilibrata la nostra categoria; però ci divertiamo, non siamo sottoposti a stress, non ci viene chiesto più di quanto già facciamo e la priorità viene data alla scuola senza se e senza ma. Ma mi creda... forse non siamo l'unica squadra toscana di questo genere, ma siamo veramente in poche.

[...] penso ci sia una cosa fondamentale da notare. Circola molto l'idea (soprattutto fra le persone estranee all'ambiente ciclistico) che un ciclista non possa correre per 3 settimane consecutive tappe di 200 km senza prendere niente. E allora riflettiamo un secondo: Bartali (ed anche tutti i suoi contemporanei, per non parlare di chi è venuto ancora prima) correvano su strade sterrate, con bici che pesavano il doppio, vestiti di lana che erano l'esatto opposto del traspirante ed una preparazione nettamente meno sofisticata, percorsi mediamente superiori ai 200 km (mentre ora per regola la media di tappe in un GT dei prof è di 160-180 km). Cosa avranno mai potuto prendere al tempo considerando che parliamo degli anni '40 e che la medicina aveva ancora da sviluppare le sostanze dopanti che oggi conosciamo (gli ormoni più comuni presero colpo solo alla fine degli anni '40, l'EPO addirittura negli anni '80) ? E allora possibile che con percorsi più corti su strade asfaltate e tutte le agevolazione del ciclismo moderno (leggerezza, areodinamica, vasta gamma di rapporti, vestiti leggerissimi) non si possa portare a termine un Giro d'Italia senza prendere niente? E questo è rivolto anche a tutti i giovani che si avvicinano al mondo del ciclismo... ho ricordo di un genitore che quando ero esordiente urlò mentre il gruppo il passava: "Oh, la borraccia con l'Aulin la vuoi ora o al prossimo giro?" L'aneddoto fa sorridere ma è sintomo di una cultura dello sport che forse non è del tutto cambiata nonostante i grandi progressi già fatti.



nikybo85
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nikybo85 » lunedì 18 giugno 2018, 18:18

Molto molto interessante..Sia la tua iniziale analisi(per me che agonisticamente ho fatto altri sport), sia il testo per la Bartali.
Il punto importantissimo è quello di prendere lo sport come divertimento. Il mio impegnati di sopra non era un incitamento ad allenarsi come matti e ossessionarsi sin d'ora ma un incitamento a tutti per riportare in alto il ciclismo italiano.
Purtroppo non prendere troppo seriamente il ciclismo e lo sport sin da giovani non è facile,perché la voglia di vincere è tanta e questo porta ad allenarsi e migliorarsi sempre più anche da giovani.




Bomby
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Bomby » lunedì 18 giugno 2018, 18:18

Domanda: come le percepite voi atleti e i vostri DS le corse attorno al campanile? Intendo corse piatte, in un circuito piuttosto breve, dove magari l'unica difficoltà sono le strade strette e magari un po' dissestate. Non so se hai mai corso a Massa Finalese (MO) attorno a ferragosto: una gara del genere, per dire.



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 18:34

nikybo85 ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 18:18
Molto molto interessante..Sia la tua iniziale analisi(per me che agonisticamente ho fatto altri sport), sia il testo per la Bartali.
Il punto importantissimo è quello di prendere lo sport come divertimento. Il mio impegnati di sopra non era un incitamento ad allenarsi come matti e ossessionarsi sin d'ora ma un incitamento a tutti per riportare in alto il ciclismo italiano.
Purtroppo non prendere troppo seriamente il ciclismo e lo sport sin da giovani non è facile,perché la voglia di vincere è tanta e questo porta ad allenarsi e migliorarsi sempre più anche da giovani.
Intanto sono felice che tu abbia apprezzato.
E non ti scusare per l'impegnati, che impegnarsi è comunque una cosa che si deve imparare a fare.
In ogni caso ti posso assicurare che sono fomentati dai dirigenti delle squadre, il vero problema è questo.
Bomby ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 18:18
Domanda: come le percepite voi atleti e i vostri DS le corse attorno al campanile? Intendo corse piatte, in un circuito piuttosto breve, dove magari l'unica difficoltà sono le strade strette e magari un po' dissestate. Non so se hai mai corso a Massa Finalese (MO) attorno a ferragosto: una gara del genere, per dire.
Dipende dal tipo di corridore. Di solito sono percepite come cose da denuncia, premettendo che per il velocista resta una ghiotta occasione e per uno scalatore un ottimo modo di allenarsi sul ritmo gara. Sono importanti, ma andrebbero limitate alle prime settimane della stagione.

In Toscana comunque c'è un grosso problema che è quello di fare corse troppo dure (che istigano anche comportamenti esasperati come quelli già citati). Peraltro l'ignoranza del "vecchiolo" che organizza la corsa, non tiene conto di tutto il discorso sulle salite che vi ho fatto prima. Il concetto infoltire l'altimetria di unitili salitelle di 2 km credendo di fare una corsa per scalatori, invece poi arrivano al traguardo soltanto i velocisti e sono tutti sconvolti. Le migliori corse sono quelle quasi pianeggianti per tutta la durata fino al finale. A quel punto si può mettere l'arrivo su una salita di 20 km e fare la corsa per scalatori, inserire una salita di 4 e mettere l'arrivo in discesa o lasciarla una corsa per velocisti. Ma in ogni caso tutti partenti (salvo cause di forza maggiore) arriverebbero al traguardo. Invece spesso di 150 partenti, ne arrivano al traguardo solo 40 (contando anche quelli fuori tempo massimo) e per di più quasi sempre i soliti e quasi tutti velocisti. Capite perché poi nelle corse a tappe andiamo piano?
In ogni caso sul giro u23 bisogna fare un'ulteriore considerazione: le squadre dei primi in classifica sono tutte professionistiche e spesso sono vivai continental di formazioni world tour. Come può un ragazzetto di 19 anni che milita in una squadretta italiana di media fascia, competere con una squadra world tour?



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » lunedì 18 giugno 2018, 18:47

Però di squadre medie al giro under 23 italiane chi c era?

Alcune domande , se posso , a oggi a quanti km sei?
e i top team (toscani e non) a quanto? Diecimila?
La vs squadra ha solo il ds o anche il preparatore?



Luciano Pagliarini
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Luciano Pagliarini » lunedì 18 giugno 2018, 19:04

nibali-san baronto ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 17:50
[...] penso ci sia una cosa fondamentale da notare. Circola molto l'idea (soprattutto fra le persone estranee all'ambiente ciclistico) che un ciclista non possa correre per 3 settimane consecutive tappe di 200 km senza prendere niente. E allora riflettiamo un secondo: Bartali (ed anche tutti i suoi contemporanei, per non parlare di chi è venuto ancora prima) correvano su strade sterrate, con bici che pesavano il doppio, vestiti di lana che erano l'esatto opposto del traspirante ed una preparazione nettamente meno sofisticata, percorsi mediamente superiori ai 200 km (mentre ora per regola la media di tappe in un GT dei prof è di 160-180 km). Cosa avranno mai potuto prendere al tempo considerando che parliamo degli anni '40 e che la medicina aveva ancora da sviluppare le sostanze dopanti che oggi conosciamo (gli ormoni più comuni presero colpo solo alla fine degli anni '40, l'EPO addirittura negli anni '80) ? E allora possibile che con percorsi più corti su strade asfaltate e tutte le agevolazione del ciclismo moderno (leggerezza, areodinamica, vasta gamma di rapporti, vestiti leggerissimi) non si possa portare a termine un Giro d'Italia senza prendere niente? E questo è rivolto anche a tutti i giovani che si avvicinano al mondo del ciclismo... ho ricordo di un genitore che quando ero esordiente urlò mentre il gruppo il passava: "Oh, la borraccia con l'Aulin la vuoi ora o al prossimo giro?" L'aneddoto fa sorridere ma è sintomo di una cultura dello sport che forse non è del tutto cambiata nonostante i grandi progressi già fatti.[/i]
Prendevano, prendevano. Vai tranquillo.

Già a fine '800 ci fu la storia, molto controversa, di Arthur Linton, Jimmy Michael e Choppy Warburton.

I Pelissier disserò pubblicamente che, per colpa dei Tour troppo duri di Desgrange, erano costretti a predere cloroformio, cocaina e pillole varie. Siamo 15 anni prima di Bartali.

Non prendevano roba forte come l'EPO, prendevano sostanze che permettevano di sentire meno la fatica (partiamo dalla stricnina di Linton, che era un veleno per topi, per arrivare alle anfetamine). Per 100 anni hanno fatto questo; il doping ematico, EPO e trasfusioni, sono, invece, un'altra roba. Non ne hai certo bisogno per finire una corsa di 3 settimane, giusto. Infatti mica ne facevano uso per quello, come sostiene qualche somaro all'UCI che ci ha spacciato la riduzione dei chilometraggi delle corse come la soluzione contro il male.

Non mi dilungherò troppo perché è un discorso complesso e siamo nella sezione sbagliata.

Laurent Fignon nella sua autobiografia racconta, con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, la situazione negli anni '80 e nei primi anni '90 e la percezione che si aveva del doping pre e post arrivo del doping ematico. Ti consiglio di dargli una letta.



Albino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Albino » lunedì 18 giugno 2018, 19:30

Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 18:47
Però di squadre medie al giro under 23 italiane chi c era?

Alcune domande , se posso , a oggi a quanti km sei?
e i top team (toscani e non) a quanto? Diecimila?
La vs squadra ha solo il ds o anche il preparatore?
Anche io volevo chiedergli dei km!

Fancellu, uno dei pochi che ho trovato su strava, è a 10mila circa.
Numeri simili per tutti i top europei cmq, anche Remco è su quelle cifre.

Intendi quali squadre erano al giro, o quali corridori di squadre medie si sono messi in mostra? Se è la seconda direi Corradini e Covili, Zoccarato... Rubio! (Sui generis ma è una squadra piccola la sua)


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nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 19:53

Luciano Pagliarini ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 19:04
nibali-san baronto ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 17:50
[...] penso ci sia una cosa fondamentale da notare. Circola molto l'idea (soprattutto fra le persone estranee all'ambiente ciclistico) che un ciclista non possa correre per 3 settimane consecutive tappe di 200 km senza prendere niente. E allora riflettiamo un secondo: Bartali (ed anche tutti i suoi contemporanei, per non parlare di chi è venuto ancora prima) correvano su strade sterrate, con bici che pesavano il doppio, vestiti di lana che erano l'esatto opposto del traspirante ed una preparazione nettamente meno sofisticata, percorsi mediamente superiori ai 200 km (mentre ora per regola la media di tappe in un GT dei prof è di 160-180 km). Cosa avranno mai potuto prendere al tempo considerando che parliamo degli anni '40 e che la medicina aveva ancora da sviluppare le sostanze dopanti che oggi conosciamo (gli ormoni più comuni presero colpo solo alla fine degli anni '40, l'EPO addirittura negli anni '80) ? E allora possibile che con percorsi più corti su strade asfaltate e tutte le agevolazione del ciclismo moderno (leggerezza, areodinamica, vasta gamma di rapporti, vestiti leggerissimi) non si possa portare a termine un Giro d'Italia senza prendere niente? E questo è rivolto anche a tutti i giovani che si avvicinano al mondo del ciclismo... ho ricordo di un genitore che quando ero esordiente urlò mentre il gruppo il passava: "Oh, la borraccia con l'Aulin la vuoi ora o al prossimo giro?" L'aneddoto fa sorridere ma è sintomo di una cultura dello sport che forse non è del tutto cambiata nonostante i grandi progressi già fatti.[/i]
Prendevano, prendevano. Vai tranquillo.

Già a fine '800 ci fu la storia, molto controversa, di Arthur Linton, Jimmy Michael e Choppy Warburton.

I Pelissier disserò pubblicamente che, per colpa dei Tour troppo duri di Desgrange, erano costretti a predere cloroformio, cocaina e pillole varie. Siamo 15 anni prima di Bartali.

Non prendevano roba forte come l'EPO, prendevano sostanze che permettevano di sentire meno la fatica (partiamo dalla stricnina di Linton, che era un veleno per topi, per arrivare alle anfetamine). Per 100 anni hanno fatto questo; il doping ematico, EPO e trasfusioni, sono, invece, un'altra roba. Non ne hai certo bisogno per finire una corsa di 3 settimane, giusto. Infatti mica ne facevano uso per quello, come sostiene qualche somaro all'UCI che ci ha spacciato la riduzione dei chilometraggi delle corse come la soluzione contro il male.

Non mi dilungherò troppo perché è un discorso complesso e siamo nella sezione sbagliata.

Laurent Fignon nella sua autobiografia racconta, con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, la situazione negli anni '80 e nei primi anni '90 e la percezione che si aveva del doping pre e post arrivo del doping ematico. Ti consiglio di dargli una letta.
E' chiaro che io mi sono limitato a stringere. La mia mail era già molto lunga e non potevo dilungarmi ulteriormente. In ogni caso il mio obiettivo era smentire la comune sentenza "a me devono spiegare come fanno ad andare così forte per 3 settimane".
Grazie a te per aver chiarito.

Resta il fatto che le voci nell'ambiente parlano di un ciclismo molto pulito a livello di WT. Infatti di solito evito le illazioni di doping. Anche se dentro di me ho avuto dei sospetti, a volte confermati altre non.
Albino ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 19:30
Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 18:47
Però di squadre medie al giro under 23 italiane chi c era?

Alcune domande , se posso , a oggi a quanti km sei?
e i top team (toscani e non) a quanto? Diecimila?
La vs squadra ha solo il ds o anche il preparatore?
Anche io volevo chiedergli dei km!

Fancellu, uno dei pochi che ho trovato su strava, è a 10mila circa.
Numeri simili per tutti i top europei cmq, anche Remco è su quelle cifre.

Intendi quali squadre erano al giro, o quali corridori di squadre medie si sono messi in mostra?
Di squadre "medie" intendo squadre italiane forti, ma non fenomenali (escludiamo ad esempio la Zalf).
Io stando a tutte le attività del Garmin (per cui la discrepanza può essere al massimo di 150 km) ho fatto circa 6.400 km.
Ho avuto un breve periodo di stop per un ginocchio. Quindi considerate 7.000 all'incirca.
Se vado a cercare un mio avversario magari nel 2018 (fino ad oggi) ha fatto più o meno gli stessi km (7000\7500) ma il problema è andare a ripescare nel 2017... A novembre c'è chi inizia già a prepararsi. E noi finiamo di correre a metà ottobre! Di conseguenza è possibile che alcuni abbiano già passato i 10000. E credetemi: questi 6.500 km mi bastano per essere competitivo. Non è molta la differenza. Specialmente ad Agosto poi c'è chi inizia a calare e non di poco.

Nel 2017 in totale ho oltrepassato i 14000, però le corse non le caricavo l'hanno passato e la cifra precisa non saprei darvela.
Ultima modifica di nibali-san baronto il lunedì 18 giugno 2018, 19:56, modificato 1 volta in totale.



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 19:55

Mediamente comunque ciascuno ha un suo preparatore, che può essere un dirigente della squadra, così come qualcuno che si conosce. La figura del preparatore assume vari aspetti, ma si può dire che un preparatore lo hanno tutti (quantomeno in Toscana).



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » lunedì 18 giugno 2018, 19:59

Tutti? Ma è proprio necessario? Da junior :x
Ma se è personale lo paghi tu?



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » lunedì 18 giugno 2018, 20:02

Albino ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 19:30
Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 18:47
Però di squadre medie al giro under 23 italiane chi c era?

Alcune domande , se posso , a oggi a quanti km sei?
e i top team (toscani e non) a quanto? Diecimila?
La vs squadra ha solo il ds o anche il preparatore?
Anche io volevo chiedergli dei km!

Fancellu, uno dei pochi che ho trovato su strava, è a 10mila circa.
Numeri simili per tutti i top europei cmq, anche Remco è su quelle cifre.

Intendi quali squadre erano al giro, o quali corridori di squadre medie si sono messi in mostra? Se è la seconda direi Corradini e Covili, Zoccarato... Rubio! (Sui generis ma è una squadra piccola la sua)
Be remco pensavo anche di piu :D
ricordo che le bon è dvietato campione del mondo con 15mila km



Albino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Albino » lunedì 18 giugno 2018, 20:26

Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 20:02
Be remco pensavo anche di piu :D
ricordo che le bon è dvietato campione del mondo con 15mila km
Anche io pensavo di più Remco, secondo me non carica proprio tutto.
Visto che si allena due volte al giorno lo facevo più sugli 11/12mila da inizio anno.

A novembre/dicembre scorso era già sopra i 2mila, tutto il mondo è paese mi sa da questo pdv. Non mi piace molto.

Purtroppo, come Le Bon dimostra, allenarsi il giusto non garantisce il diventare un campione.
Come del resto l'allenarsi troppo.


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Albino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Albino » lunedì 18 giugno 2018, 20:34

Approfitto del grande nibali-sanbaronto per chiedergli anche come si struttura la sua settimana di allenamento tipo.

Per curiosità che scuola fai?
A me piacciono poco quelli che mollano la scuola per puntare solo sul ciclismo, è un rischio troppo grande.


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Theakston
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Theakston » lunedì 18 giugno 2018, 20:44

Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 19:59
Tutti? Ma è proprio necessario? Da junior :x
Ma se è personale lo paghi tu?
Il preparatore non lo mette a disposizione la squadra?



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » lunedì 18 giugno 2018, 20:51

Alcune squadre pensavo avessero solo il ds..



giorgio ricci
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da giorgio ricci » lunedì 18 giugno 2018, 21:40

Grazie per il bel 3d Nibali-San baronto.
Perdonami la Curiosità, io te lo chiedo, se ti da fastidio non rispondere e scusami.
Vista la proprietà di linguaggio, sei anche uno scrittore o giornalista? Se, come immagino, stai pure studiando, come riesci a mettere insieme agonismo ad alti livelli, studio e tempo libero?
Non hai mai momenti di Stress? Come sopravvivi alle tentazioni tipiche di chi è troppo impegnato ( mollezze e blandizie?)



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Subsonico
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Subsonico » lunedì 18 giugno 2018, 22:04

Ciao nibali-san baronto,

Intanto volevo farti i complimenti per la tua volontà di raccontare e per le tue proprietà di linguaggio e scrittura, senza dubbio superiori alla media della tua età.
Credo che i contributi degli insider possano sempre essere molto interessanti, un tempo, nell'era dell'oro dei forum, questo luogo virtuale pullulava di corridori delle categorie giovanili, soprattutto under 23 e anche alcuni professionisti (Colli, Napolitano, Scattolin, Baggio tra i primi che mi vengono in mente) e la cosa aiutava molto ad avere il "polso" della situazione e della percezione dall'interno.
Ne approfitto per darti un suggerimento: il forum per sua stessa natura è un luogo di scambio, vero che potresti aver molto da raccontare ma secondo il mio modesto parere potresti avere anche molto da imparare da chi il ciclismo lo segue da venti, trenta anni e forse anche più, dall'interno e dall'esterno, se ti poni con la giusta umiltà.
Ti assicuro che in questi 15 anni di Cicloweb ne abbiamo viste di cotte e di crude, e che abbiamo molto da dare, avendo vissuto da molto vicino decine e decine di esperienze tra le più variegate: ad esempio, ora posso dire che il "fattore umano", al netto di un ciclismo sempre più professionalizzato e livellato come d'altronde il resto del mondo dello sport, resta la vera grande discriminante tra buoni corridori e campioni, quando avevo la tua età pur correndo (in maniera estremamente mediocre e per pochissimo tempo, per carità) non potevo avere la maturità necessaria per comprendere questo aspetto e leggevo avidamente i più esperti che si confrontavano qui. Il forum di Cicloweb è un ambiente particolarmente adatto per affrontare le tematiche più trasversali, stimolanti e a volte anche scomode (altro esempio, il fenomeno doping qui è stato studiato e sviscerato in maniera estremamente complessa, cercando di dare risposte di sistema e sfatando l'ipocrita mito della "mela marcia")

Ci scambieremo esperienze ben volentieri :cincin:


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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Subsonico » lunedì 18 giugno 2018, 22:10

Winter ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 19:59
Tutti? Ma è proprio necessario? Da junior :x
Ma se è personale lo paghi tu?
Penso che per preparatore s'intenda in senso stretto, una figura professionale o semi-professionale che comunque ti sappia dare indicazioni su tabelle di allenamento e dieta. Non necessariamente una figura tipo Lazzaro, o Cecchini, o Santuccione, ce ne sono anche alcuni che non sono endocrinologi ma semplici laureati in scienze motorie :D .
Condivido che fino almeno agli juniores sarebbe preferibile avere un unico preparatore all'interno di un team.


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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » lunedì 18 giugno 2018, 23:28

La cosa sta riscuotendo un successo che non mi aspettavo. Per cui ringrazio tutti.
Noto che ha suscitato molto interesse il discorso del preparatore.
Come alcuni hanno ben immaginato i DS di una squadra sono sempre disposti a seguire la preparazione, magari con l'aiuto di un medico sportivo. Però magari l'individuo singolo potrebbe fidarsi di qualcuno in particolare e preferire pagare un preparatore di professione. Ma questo è abbastanza libero. Inoltre la categorie juniores e quella prof sono vicinissime per alcun aspetti e lontanissime per altri. Coe prestazioni le uniche differene si percepiscono sulla distanza. I prof superano spesso i 200, noi al massimo facciamo corse di 130 km, ma le medie sono le stesse se non più elevate! Tatticamente è una categoria che assomiglia molto alle mini-tappe del Tour, dove si va a tutta dall'inizio alla fine. Per darvi un raffronto, ad una corsa pianeggiante vicino Padova affrotata l'anno scorso la media finale fu di circa 47 km\h. Ed era un circuito con molte curve. Questo rende l'idea di quanto le prestazioni non siano così lontane. La gigantesca differenza sta nel modo di affrontare la stagione: noi abbiamo una preparazione invernale che culmina in un ritiro a marzo e poi si corre ogni domenica fino ad ottobre (oltre a tutti i festivi di altro genere tipo 25 aprile, 1 maggio, ecc...). E' anche per questo che la preparazione intensiva da novembre non ha alcun senso. I prof invece si impostano degli obiettivi e corrono solo per alcuni periodi dell'anno (a parte qualche fenomeno). La categoria juniores funziona un po' come il ciclismo di un tempo: tutti corrono tutte le gare e come va va.

Poi ho visto anche un interesse verso la mia biografia.
Cercavo di mantenerla segreta, ma visto che me lo chiedete sono costretto a sbrodolarmi un po', cosa che odio fare, perché mi provoca grande imbarazzo.
Frequento il liceo scientifico, con ottimi risultati (media finale che oscilla tra l'8,5 e il 9,5). Sono quasi madrelingua inglese (per chi di voi ne capisce qualcosa ho il livello C1). Sono state più volte convocato per semifinali di competizioni di matematica (ad esempio Olimpiadi o Kangarou). Ho un debole per la storia dell'arte, infatti gestisco un sito sull'arte romanica in Trentino-AltoAdige (il nome non lo dico per evitare spam). Mi piace anche scrivere: sono stato premiato per quattro edizioni consecutive al premio letterario del mio paese con testi di vario genere (tra cui uno su Bartali che è stato il motivo dell'intervista con la nipote, che poi pubblicò un articolo sul suo blog). Ho una grande passione per il cantautorato italiano (Guccini e De Andre' in primis), studio sul pianoforte da autodidatta e sto anche scrivendo un album di canzoni di ispirazione deandreiana (ma mi fermo, perché non è il luogo adatto per farlo). Come se non bastasse ho fortemente collaborato con La Flamme Rouge, compiendo la mappatura iniziale delle strade bianche in Toscana e di molte salite Appenniniche. Tuttora sono tra coloro che approvano o rifiutano le salite da voi proposte :diavoletto: .

E la domanda che tutti si pongono è: come diavolo fai? Non lo so, ma non voglio etichettarmi con alcun epiteto, perché come Guccini mi sento "eterno studente, perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente". Fatto sta che ho anche il tempo per andare in bici. Il fisico regge per miracolo negli ultimi mesi di scuola, anche perché mi vado a cercare impegni da tutte le parti. E se devo essere sincero non ricevo neanche molta soddisfazione da chi mi sta intorno. Lo faccio soprattutto per me stesso "per inseguir virtute e canoscenza".

Finito il momento narcisistico da me tanto odiato capirete bene che sono un caso raro fra i diciassettenni che di solito non hanno un tale amore per la cultura. Sono io stesso consapevole di esagerare un po'. Sono nato con qualche anno di più, diciamo così. Per cui fra una partita su Cycling Manager e un'altra riesco a fare ricerche sul catalogo di edifici storici dell'Alto Adige, scrivere una canzone dedicata a Foscolo, approvare un paio di salite su La Flamme Rouge e (proprio così, en passant) infilarci 3 ore di allenamento. Sì sono pazzo lo ammetto.

Ho notato anche che qualcuno ha chiesto di come funziona la preparazione settimanale. Fino al ritiro pre-stagionale è una preparazione caratterizzata da lavori specifici (ripetute, lavori in agilità, un po' di scatto fisso che specialmente per uno scalatore fa miracoli), poi assume una connotazione standard:
DOMENICA gara
LUNEDI' scarico (o distanza nel caso si sia andati fuori corsa troppo presto la domenica)
MARTEDI' dipende molto dal singolo corridore, magari anche una ripresa dei lavori invernali
MERCOLEDI' o GIOVEDI' la distanza con tutta la squadra (gli altri giorni ci si allena sempre da soli chiaramente)
VENERDI allenamento leggero (un paio d'ore circa) o un po' di dietro macchina
SABATO scarico o riposo (a secoda dei gusti personali)
DOMENICA ri-gara

Spero di aver risposto a tutti, se ho dimenticato qualcuno può tranquillamente segnalarmelo.



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Niи
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Niи » martedì 19 giugno 2018, 9:50

nibali-san baronto ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 23:28
Inoltre la categorie juniores e quella prof sono vicinissime per alcun aspetti e lontanissime per altri. Coe prestazioni le uniche differene si percepiscono sulla distanza. I prof superano spesso i 200, noi al massimo facciamo corse di 130 km, ma le medie sono le stesse se non più elevate! Tatticamente è una categoria che assomiglia molto alle mini-tappe del Tour, dove si va a tutta dall'inizio alla fine. Per darvi un raffronto, ad una corsa pianeggiante vicino Padova affrotata l'anno scorso la media finale fu di circa 47 km\h. Ed era un circuito con molte curve. Questo rende l'idea di quanto le prestazioni non siano così lontane.
Su questo aspetto non concordo. Le differenze invece sono molte.
È vero che le medie delle gare junior sono elevatissime, ma vanno sempre tarate sul tipo di percorso e in quale contesto. Come hai accennato, il 90% delle gare junior sono corse di un giorno. Il 90% delle gare dei prof sono corse inserite in mini-medie-grandi corse a tappe. Il lasso di tempo di recupero tra gli junior è 1 settimana, i prof quando affrontano il calendario delle classiche arrivano a correre 2 o 3 volte a settimana (numero a caso per dire che i tempi di recupero sono minori). Come hai accennato, uno junior cerca di mantenere un buono stato di forma da marzo ad ottobre e salta le corse solo per infortuni, i prof sono costretti a programmare momenti di alto carico, momenti di tante corse e momenti di scarico.
Ma veniamo alle medie. Il motore di uno junior è come quello di un go-kart, rapporti corti, quindi grandi capacità di accelerazioni, recuperi ottimi, chiaramente sempre alta frequenza di pedalata, ma velocità che seppur elevate (60-65 in volata o in tentativi di fuga?), poi si mantengono in un plateau di 40-45 km/h in una fuga. I prof, a parte la fase in cui si deve formare una fuga, ed il gruppo non lascia fare, hanno un andamento molto più regolare. La tattica preferita è fuga andata con gruppo ad inseguire, cosi il ritmo può stabilizzarsi. Negli junior una fuga che esce ed arriva vicino al minuto, può già essere molto pericolosa se non vi sono grosse squadre già organizzare con gregari. Ma la vera differenza sta nell'ultima ora di corsa. Li nei prof, quando si decide di aprire il gas, le velocità non hanno nulla in comune con gli junior. Se sono in pianura il contachilometri non scende dai 60 manco in curva a momenti. E se ci sono sali e scendi, salgono a velocità che uno junior neanche pensa.
Quei miei ex compagni che hanno fatto o tentato il professionismo, mi hanno sempre detto che la grossa differenza sta li. E non è una differenza da poco. Roba che anche stare a ruota è una fatica cane. Per continuare il paragone, i prof in un eventuale corsa piatta di 120km, se la corressero con spirito battagliero, altro che 47 di media. Aggiungi 7-8.
Ma è normale che sia così! Rapporti diversi e muscolatura più matura ed adattata allo sforzo. Se così non fosse, avremmo 20enni dominare già da subito (ci sono, ma sono estremamente rari).



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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 10:13

Niи ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 9:50
nibali-san baronto ha scritto:
lunedì 18 giugno 2018, 23:28
Inoltre la categorie juniores e quella prof sono vicinissime per alcun aspetti e lontanissime per altri. Coe prestazioni le uniche differene si percepiscono sulla distanza. I prof superano spesso i 200, noi al massimo facciamo corse di 130 km, ma le medie sono le stesse se non più elevate! Tatticamente è una categoria che assomiglia molto alle mini-tappe del Tour, dove si va a tutta dall'inizio alla fine. Per darvi un raffronto, ad una corsa pianeggiante vicino Padova affrotata l'anno scorso la media finale fu di circa 47 km\h. Ed era un circuito con molte curve. Questo rende l'idea di quanto le prestazioni non siano così lontane.
Su questo aspetto non concordo. Le differenze invece sono molte.
È vero che le medie delle gare junior sono elevatissime, ma vanno sempre tarate sul tipo di percorso e in quale contesto. Come hai accennato, il 90% delle gare junior sono corse di un giorno. Il 90% delle gare dei prof sono corse inserite in mini-medie-grandi corse a tappe. Il lasso di tempo di recupero tra gli junior è 1 settimana, i prof quando affrontano il calendario delle classiche arrivano a correre 2 o 3 volte a settimana (numero a caso per dire che i tempi di recupero sono minori). Come hai accennato, uno junior cerca di mantenere un buono stato di forma da marzo ad ottobre e salta le corse solo per infortuni, i prof sono costretti a programmare momenti di alto carico, momenti di tante corse e momenti di scarico.
Ma veniamo alle medie. Il motore di uno junior è come quello di un go-kart, rapporti corti, quindi grandi capacità di accelerazioni, recuperi ottimi, chiaramente sempre alta frequenza di pedalata, ma velocità che seppur elevate (60-65 in volata o in tentativi di fuga?), poi si mantengono in un plateau di 40-45 km/h in una fuga. I prof, a parte la fase in cui si deve formare una fuga, ed il gruppo non lascia fare, hanno un andamento molto più regolare. La tattica preferita è fuga andata con gruppo ad inseguire, cosi il ritmo può stabilizzarsi. Negli junior una fuga che esce ed arriva vicino al minuto, può già essere molto pericolosa se non vi sono grosse squadre già organizzare con gregari. Ma la vera differenza sta nell'ultima ora di corsa. Li nei prof, quando si decide di aprire il gas, le velocità non hanno nulla in comune con gli junior. Se sono in pianura il contachilometri non scende dai 60 manco in curva a momenti. E se ci sono sali e scendi, salgono a velocità che uno junior neanche pensa.
Quei miei ex compagni che hanno fatto o tentato il professionismo, mi hanno sempre detto che la grossa differenza sta li. E non è una differenza da poco. Roba che anche stare a ruota è una fatica cane. Per continuare il paragone, i prof in un eventuale corsa piatta di 120km, se la corressero con spirito battagliero, altro che 47 di media. Aggiungi 7-8.
Ma è normale che sia così! Rapporti diversi e muscolatura più matura ed adattata allo sforzo. Se così non fosse, avremmo 20enni dominare già da subito (ci sono, ma sono estremamente rari).
Alt. È chiaro che noi siamo juniores e abbiamo il 14 e loro sono prof ed hanno l'11. E sono stato io stesso a dire che la differenza sta nel fatto che ciò che gli junior fanno in 100 km i prof lo fanno su 200. Ma ritornando alla corsa tutta piatta a 47, eliminando le curve siamo sempre andati dai 55 ai 65 all'ora. In altra occasione io stesso per rincorrere il gruppo in un tratto di leggerissima discesa ho raggiunto 80 km/h. In quella situazione uno junior con l'11 avrebbe tranquillamente potuto raggiungere i 90 se non i 100. Quello che voglio dire non è che uno junior va tanto forte quanto un prof, ma che uno junior va più forte di quanto si possa pensare.

Quando parlo cerco di semplificare per non dilungarmi troppo. Cerco di dare un'idea di massima che chiarisce molte cose a chi non è dell'ambiente. Ma io vi posso dire che grazie a strava vedo rispetto ad un prof faccio tempi più alti ma non di molto. Senza contare che i prof sono la creme de la creme. Tra gli junior c'è anche chi va un po' più piano.



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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 10:28

In ogni caso mi raccomando di non prendere ciò che vi dico come verità assoluta (almeno che non si tratti di un'esperienza personale vissuta sulla mia pelle). Io cerco di darvi un'opinione, più obiettiva possibile.



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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Niи » martedì 19 giugno 2018, 12:18

Sul fatto che gli junior vadano più forte di quello che uno possa pensare ti do assolutamente ragione.
Quello che non concordo, ma forse il mio giudizio è vittima della differenza del diverso periodo di riferimento (epoca Nibali-Capecchi per citare due junior che dominavano tra le tue strade) e quindi anche dei miei ricordi che possono essere meno precisi di quello che penso). Dicevo, che non concordo sul fatto che la grossa differenza sia nella distanza. Non avendo fatto il prof, non posso testimoniare direttamente, ma solo per racconti indiretti di ex compagni.
Dico così, perchè anche io ricordo di velocità folli e medie incredibili in alcune corse, che diciamo ti fanno pensare che il confronto con i professionisti, su distanze più brevi possa essere possibile, ma secondo me è solo una sottostima della reale differenza.
Con il 14 puoi arrivare a tirare ai 60 (immagino per brevi tratti e con vento e percorso favorevole), ma non è così automatico che se avessi il 12 allora tireresti ai 65. Perché spingere il 12 (o 11) per fare quella velocità, richiede uno sforzo nettamente maggiore, che ti taglia le gambe molto prima. Se ci aggiungi poi che (differenze di distanze a parte) i prof quando cambiano ritmo, lo cambiano davvero e lo mantengono full gas per molto tempo, la differenza nella capacità di far la prestazione è molto più ampia del previsto. Non so ora, ma nei miei ricordi le gare junior erano caratterizzate da andamenti a singhiozzo. Tratti folli, intervallati a rallentamenti altrettanto marcati. Le velocità che si fanno all'inizio della gara, erano poi grossomodo quelle che si potevano fare nei finali. Chiaro, ogni corsa ha il suo percorso e andamento diverso, però grosso modo i prof corrono tatticamente più lineari. Bagarre iniziale, ritmo medio e costante per qualche ora, cambio di ritmo folle nell'ultima parte.

Mi interessa chiederti una cosa, che dicevi nei primi post a riguardo dei velocisti. Secondo te, per quello che vedi o anche ritieni, ha senso parlare di specializzazioni così nette tra passisti, velocisti e scalatori fin da allievi/junior? Noti così grandi differenze tra chi vince nei percorsi mossi, facili o in fuga o in volata?



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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 12:50

Niи ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 12:18
Sul fatto che gli junior vadano più forte di quello che uno possa pensare ti do assolutamente ragione.
Quello che non concordo, ma forse il mio giudizio è vittima della differenza del diverso periodo di riferimento (epoca Nibali-Capecchi per citare due junior che dominavano tra le tue strade) e quindi anche dei miei ricordi che possono essere meno precisi di quello che penso). Dicevo, che non concordo sul fatto che la grossa differenza sia nella distanza. Non avendo fatto il prof, non posso testimoniare direttamente, ma solo per racconti indiretti di ex compagni.
Dico così, perchè anche io ricordo di velocità folli e medie incredibili in alcune corse, che diciamo ti fanno pensare che il confronto con i professionisti, su distanze più brevi possa essere possibile, ma secondo me è solo una sottostima della reale differenza.
Con il 14 puoi arrivare a tirare ai 60 (immagino per brevi tratti e con vento e percorso favorevole), ma non è così automatico che se avessi il 12 allora tireresti ai 65. Perché spingere il 12 (o 11) per fare quella velocità, richiede uno sforzo nettamente maggiore, che ti taglia le gambe molto prima. Se ci aggiungi poi che (differenze di distanze a parte) i prof quando cambiano ritmo, lo cambiano davvero e lo mantengono full gas per molto tempo, la differenza nella capacità di far la prestazione è molto più ampia del previsto. Non so ora, ma nei miei ricordi le gare junior erano caratterizzate da andamenti a singhiozzo. Tratti folli, intervallati a rallentamenti altrettanto marcati. Le velocità che si fanno all'inizio della gara, erano poi grossomodo quelle che si potevano fare nei finali. Chiaro, ogni corsa ha il suo percorso e andamento diverso, però grosso modo i prof corrono tatticamente più lineari. Bagarre iniziale, ritmo medio e costante per qualche ora, cambio di ritmo folle nell'ultima parte.

Mi interessa chiederti una cosa, che dicevi nei primi post a riguardo dei velocisti. Secondo te, per quello che vedi o anche ritieni, ha senso parlare di specializzazioni così nette tra passisti, velocisti e scalatori fin da allievi/junior? Noti così grandi differenze tra chi vince nei percorsi mossi, facili o in fuga o in volata?
Per il discorso rapporti ti do assolutamente ragione. Chiaramente se uno avesse l'11 ci si allenerebbe anche tutto l'anno e acquisirebbe la capacità di spingerlo per cui si va troppo sull'idealizzato e con i se e con i ma non si arriva mai a niente

Il discorso specializzazioni è abbastanza complesso. Probabilmente ha senso parlarne, perché fisicamente a questa età siamo già quasi maturi. Il fatto è che i percorsi premiano quasi sempre gli uomini potenti per cui la distinzione alla fine si riduce a dividere il gruppo in quelli che vincono e quelli che non vincono. Quello che dicevo su Cipollini rende l'idea. Se si escludono i veri fenomeni (mi viene da pensare a Pantani o più recentemente a Nibali), che nonostante in volata non siano eccezionali vanno talmente forte da arrivare sempre da soli, quelli che vincono sono quasi tutti uomini veloci. Per questo serve il Giro della Valle d'Aosta, perché da occasione di mettersi in mostra a chi altrimenti non si vedrebbe mai. Mi viene da pensare ad Aru, che però è un caso particolare dato che ha incominciato tardi su strada.

Ci sono poche corse per scalatori, che invece (se ci fossero) darebbero risalto a chi (forse me compreso) oscilla intorno alla 20esima/15esima posizione senza riuscire ad eccellere. Infatti le uniche due corse più da scalatore che ho fatto da juniores si sono risolte la prima con un 15esimo posto (ma rischiando seriamente di piazzarmi, dato che hanno ripreso la mia fufa a pochi km dal traguardo) e nella seconda ero insieme ad alcuni dei più forti corridori toscani (vedi A.Innocenti e S.Manfredi) in un gruppetto di 10 corridori. Ma non lo dico per me. Siamo in tanti sulla stessa barca. Io al test di potenza ho prodotto quasi 300 watt in soglia (che sono pochi) ma per il mio peso vogliono dire circa 5 watt\kg (che sono discreti). Con l'esasperazione che c'è e i percorsi mal pensati (come ho detto qualche post più in su) ci sono molte meno possibilità di emergere e vincono sempre i soliti, con il rischio che questi inizino a calare (vuoi perché finiti fisicamente o mentalmente o forse perché sopravvalutati) e nei professionisti non ne passi neanche uno. Ecco: questo potete prenderlo quasi come una certezza. Ahimé!



cassius
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da cassius » martedì 19 giugno 2018, 14:42

Ma perché c'è questo timore reverenziale a far arrivare una corsa junior su una salita lunga?
Sono anch'io dell'idea che vedremmo emergere un po' di scalatori che invece devono "sopravvivere" fino almeno agli under 23 per poter dire la loro...



Albino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Albino » martedì 19 giugno 2018, 14:58

cassius ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 14:42
Ma perché c'è questo timore reverenziale a far arrivare una corsa junior su una salita lunga?
Sono anch'io dell'idea che vedremmo emergere un po' di scalatori che invece devono "sopravvivere" fino almeno agli under 23 per poter dire la loro...
Di corse che arrivano in cima a salite, anche lunghe, ce ne sono diverse (solo che non sono in Toscana).

Brescia-Montemagno, Olgiate-Ghisallo, Cittadella-Colli Alti, Passo S.Boldo, Sarzana-Cerreto Laghi, Sandrigo-Monte Corno e forse ne dimentico qualcuna.
Poi ci sono anche la 3 gg Orobica (arrivano su Gallo e Maniva) e Giro del Friuli (Zoncolan, versante facile e non credo per intero).

Da under ce ne sono molte meno, al di là di Giro e Giro della VdA. Forse solo un paio...


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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 15:51

Albino ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 14:58
cassius ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 14:42
Ma perché c'è questo timore reverenziale a far arrivare una corsa junior su una salita lunga?
Sono anch'io dell'idea che vedremmo emergere un po' di scalatori che invece devono "sopravvivere" fino almeno agli under 23 per poter dire la loro...
Di corse che arrivano in cima a salite, anche lunghe, ce ne sono diverse (solo che non sono in Toscana).

Brescia-Montemagno, Olgiate-Ghisallo, Cittadella-Colli Alti, Passo S.Boldo, Sarzana-Cerreto Laghi, Sandrigo-Monte Corno e forse ne dimentico qualcuna.
Poi ci sono anche la 3 gg Orobica (arrivano su Gallo e Maniva) e Giro del Friuli (Zoncolan, versante facile e non credo per intero).

Da under ce ne sono molte meno, al di là di Giro e Giro della VdA. Forse solo un paio...
I punti sono 2:

1)
Sono comunque pochissime se consideriamo che sono quasi tutte al nord e che corriamo da marzo ad ottobre. Probabilmente al massimo un 5% di tutte le corse in un anno. Ed essendo così rarefatte per una squadra diventa difficile dovervi partecipare. Molti accompagnatori hanno una certa età e andare a fare il Giro el Friuli e star fuori casa per 3/4 giorni è un problema poi la benzina ha anche un costo non indifferente. Poi il problema è anche la mentalità dei DS che a volte ragionano ad mentulam come gli organizzatori (vedi post precedenti).

2) Secondo me non si tratta di timore riverenziale. Più semplicemente si accontentano del Marginone e fingono che Cipollini sia scalatore. Ed è la verità perché la leggenda vuole che Cipollini da dilettante andasse forte in salita. Ma vi ho già spiegato il meccanismo più su. Non a caso ha vinto anche una Sanremo e tre Gand-Wevelgem, ma la Liegi no. Bettini non era un fenomeno nelle giovanili. C'era chi andava più forte di lui.



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » martedì 19 giugno 2018, 19:54

Visto che sei gentile a rispondere.. (grazie in anticipo)
chiedo
il test di potenza l hai fatto da junior con la tua squadra
o personalmente?

Ci sono dei tuoi colleghi che l han fatto da allievo?



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 20:22

Winter ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 19:54
Visto che sei gentile a rispondere.. (grazie in anticipo)
chiedo
il test di potenza l hai fatto da junior con la tua squadra
o personalmente?

Ci sono dei tuoi colleghi che l han fatto da allievo?
Personalmente ma su richiesta della squadra. Io stesso l'ho fatto anche da allievo ma organizzato dalla squadra. Da una parte oramai la ritengo una cosa normalissima ma se ci si pensa è un altro sintomo di esasperazione



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » martedì 19 giugno 2018, 20:36

Concordo con te (volevo arrivare li ;) )
specie da allievo..non capisco a cosa possa servire?

Normale che poi i nostri abbiano meno margini
avete anche il misuratore di potenza?



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 20:45

Winter ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:36
Concordo con te (volevo arrivare li ;) )
specie da allievo..non capisco a cosa possa servire?

Normale che poi i nostri abbiano meno margini
avete anche il misuratore di potenza?
Io sono un caso raro perché mi alleno alla Pantani, visto che spesso non uso nemmeno il cardio. L'istinto mi basta. (Semicit.) Il cardio lo hanno tutti. In molti ma non tutti hanno anche il misuratore di potenza. Poi a me non interessano molto i wattaggi massimi ma quelli medi. E lì la fisica classica mi viene in aiuto.



Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » martedì 19 giugno 2018, 20:51

Ecco i motivi veri per cui i nostri da under iniziano a far fatica e da pro scompaiono
fan già i pro da junior o da allievo :x (tu continua così , almeno fino agli under)

Ma quanto costa correre ? (Intendo tutte le spese non pagate dalla società , non parlo solo di te , ma in generale )
Ultima modifica di Winter il martedì 19 giugno 2018, 20:54, modificato 1 volta in totale.



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 20:53

Comunque devo fare una precisazione. Per favorire gli scalatore ci sono molte cronoscalate (anche se a volte si addicono di più ai passisti). Il vero problema è la giuria... Se ne attaccano molti alle macchine. UAE style...



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 20:56

Winter ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:51
Ecco i motivi veri per cui i nostri da under iniziano a far fatica e da pro scompaiono
fan già i pro da junior o da allievo :x (tu continua così , almeno fino agli under)

Ma quanto costa correre ? (Intendo tutte le spese non pagate dalla società , non parlo solo di te , ma in generale )
Dipende dalle squadre. La categoria juniores è quella che ha maggiormente accusato la crisi. Io a parte la bici e le scarpe non ho mai pagato niente da juniores. E nelle categorie passate soltanto le scarpe.



Luca90
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Luca90 » martedì 19 giugno 2018, 21:00

per curiosità altezza e peso tuo?


2015: Tre Valli Varesine
2016 (11°) : Giro d'Italia (primi5), Tour de France tappa 11, Tour de France tappa 14, Parigi-Tours
2017 (14°) : Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Tro Bro Leon
2018 (16°): Tour of Guangxi

Winter
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Winter » martedì 19 giugno 2018, 21:08

nibali-san baronto ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:56
Winter ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:51
Ecco i motivi veri per cui i nostri da under iniziano a far fatica e da pro scompaiono
fan già i pro da junior o da allievo :x (tu continua così , almeno fino agli under)

Ma quanto costa correre ? (Intendo tutte le spese non pagate dalla società , non parlo solo di te , ma in generale )
Dipende dalle squadre. La categoria juniores è quella che ha maggiormente accusato la crisi. Io a parte la bici e le scarpe non ho mai pagato niente da juniores. E nelle categorie passate soltanto le scarpe.
di Rocco dice che non c è crisi.. :uhm: (poi i numeri lo smentiscono. .)
Pensa che una volta le bici non si pagavano..ovvio si restituivano..e non erano sempre nuove



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 22:06

Luca90 ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 21:00
per curiosità altezza e peso tuo?
All'incirca

170 cm
57 kg



Luciano Pagliarini
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Luciano Pagliarini » martedì 19 giugno 2018, 22:10

nibali-san baronto ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:53
Comunque devo fare una precisazione. Per favorire gli scalatore ci sono molte cronoscalate (anche se a volte si addicono di più ai passisti). Il vero problema è la giuria... Se ne attaccano molti alle macchine. UAE style...
Da questo punto di vista è risaputo che la categoria uomini juniores è la peggiore.

Per controllare tutti dovresti avere un giudice per corridore.

Non si può pensare che faccia tutto la giuria, chi segue i corridori dovrebbe fare la sua parte...pura utopia, purtroppo.

Anzi, mi sa che ci sono pure DS che fanno l'esatto contrario.



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 19 giugno 2018, 22:27

Luciano Pagliarini ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 22:10
nibali-san baronto ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 20:53
Comunque devo fare una precisazione. Per favorire gli scalatore ci sono molte cronoscalate (anche se a volte si addicono di più ai passisti). Il vero problema è la giuria... Se ne attaccano molti alle macchine. UAE style...
Da questo punto di vista è risaputo che la categoria uomini juniores è la peggiore.

Per controllare tutti dovresti avere un giudice per corridore.

Non si può pensare che faccia tutto la giuria, chi segue i corridori dovrebbe fare la sua parte...pura utopia, purtroppo.

Anzi, mi sa che ci sono pure DS che fanno l'esatto contrario.
Esattamente così



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Niи
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Niи » martedì 19 giugno 2018, 23:50

Altra domanda curiosa.
Sapresti dirmi (oltre alle tue preferenze personali), quali siano i vostri corridori prof di riferimento?
Del tipo "io sogno di diventare come...".

Io ho vissuto la Pantani mania, quindi era difficile spostarsi da quel nome.
Ma voi 18enni chi avete come riferimento? (Ammesso che in gruppo o tra compagni/amici ne parlate).



Luca90
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Luca90 » mercoledì 20 giugno 2018, 1:30

nibali-san baronto ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 22:06
Luca90 ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 21:00
per curiosità altezza e peso tuo?
All'incirca

170 cm
57 kg
madò uno scricciolo :uhm:


2015: Tre Valli Varesine
2016 (11°) : Giro d'Italia (primi5), Tour de France tappa 11, Tour de France tappa 14, Parigi-Tours
2017 (14°) : Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Tro Bro Leon
2018 (16°): Tour of Guangxi

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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » mercoledì 20 giugno 2018, 9:20

Niи ha scritto:
martedì 19 giugno 2018, 23:50
Altra domanda curiosa.
Sapresti dirmi (oltre alle tue preferenze personali), quali siano i vostri corridori prof di riferimento?
Del tipo "io sogno di diventare come...".

Io ho vissuto la Pantani mania, quindi era difficile spostarsi da quel nome.
Ma voi 18enni chi avete come riferimento? (Ammesso che in gruppo o tra compagni/amici ne parlate).
Difficile a dirsi... Mediamente Nibali va per la maggiore. Quantomeno nella mia squadra siamo tutti più o meno patriottici e tifiamo per gli italiani. Su Froome non c'è grande simpatia, un po' meglio forse dopo il Giro, ma l'impresa è sembrata un po' a tutti quasi un'inscenata teatrale per conquistarsi il pubblico, piuttosto che la mossa istintiva che ribalta tutto. E poi senza il confronto con Nibali (perlappunto) c'era meno interesse intorno al Giro.
Piaceva molto Contador, ovviamente piace molto Sagan. Piace poco Quintana.



Morellino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Morellino » mercoledì 20 giugno 2018, 11:48

Buongiorno a tutti,
dopo anni di assidua lettura, mi sono deciso a scrivere il primo messaggio sul forum; l'ho fatto perchè mi sono un po emozionato a leggere nibali-san baronto , non lo nascondo. Mi sono emozionato perchè in un attimo mi sono rivisto in lui; Castellano , scricciolino che lotta a 50 all'ora contro ragazzi di 1,85 che hanno la barba da quando hanno 12 anni, la lotta per coniugare il liceo con la bici. Io ho mollato il giorno prima di andare a firmare il cartellino da juniores in una delle squadre più strutturate di quegli anni. Troppe "chiacchiere", troppa creatina, troppe frullate in pianura, troppo scatto fisso che io odiavo...troppo professionismo, ed era il 2000. I miei avversari dai quali perdevo sempre la volata erano gli 83/84/85 che ora corrono e vincono da prof + un certo Rizza che secondo me Nibali, Visconti, Failli e company sognano ancora la notte, perchè ci fregava sempre a 50 metri dall'arrivo.
Passiamo alle domande :
- ma fate davvero un lungo solo a settimana? noi anche da allievi quando non correvamo il sabato, quasi sempre lungo sia martedì che giovedì, più un allenamento medio con dietro macchina il venerdi. Il lunedì sempre festa, mercoledì sgambata, sabato idem. Le settimane di scarico erano tipo la tua. I lavori specifici si facevano solo in preparazione, fisso, ripetute ecc. Ma soprattutto facevamo 3 allenamenti a settimana in squadra, sempre.
- quando parlate di costi mi viene un po da sorridere, nel 2000 uno junior discreto non correva certo gratis, diciamo che il rimborso dalla squadra era circa la metà di una busta paga. Da allievi i big prendevano già bei soldoni per stare in toscana a correre. Come è cambiata l'italia post €....
- i misuratori di potenza non esistevano, ma il cardio lo usava tutto il gruppo, già da esordienti. Ma se ti "conosci" un minimo, in una corsa da 120 km non serviva a niente, sai più o meno dove sei...e poi come dice nibali-san baronto, quando si decide la corsa sei sempre fuori soglia, a 16/17/18 anni puoi fare anche diversi minuti in acido lattico senza problemi. Io che a riposo ero al limite della brachicardia (41 a riposo a quell'età è poco poco) con soglia a 189, potevo fare fuori giri di diversi minuti sopra 200...un coniglio :crazy:
PS: gli anni più belli di bici per me sono stati quando ho smesso....di correre, mi allevano come uno juniores, andavo come uno juniores, la domenica però andavo a fare i passi del casentino, Consuma, Croce ai Mori da Londa, Calla, Mandrioli e mi divertivo un sacco.



nibali-san baronto
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » mercoledì 20 giugno 2018, 12:12

Morellino ha scritto:
mercoledì 20 giugno 2018, 11:48
Buongiorno a tutti,
dopo anni di assidua lettura, mi sono deciso a scrivere il primo messaggio sul forum; l'ho fatto perchè mi sono un po emozionato a leggere nibali-san baronto , non lo nascondo. Mi sono emozionato perchè in un attimo mi sono rivisto in lui; Castellano , scricciolino che lotta a 50 all'ora contro ragazzi di 1,85 che hanno la barba da quando hanno 12 anni, la lotta per coniugare il liceo con la bici. Io ho mollato il giorno prima di andare a firmare il cartellino da juniores in una delle squadre più strutturate di quegli anni. Troppe "chiacchiere", troppa creatina, troppe frullate in pianura, troppo scatto fisso che io odiavo...troppo professionismo, ed era il 2000. I miei avversari dai quali perdevo sempre la volata erano gli 83/84/85 che ora corrono e vincono da prof + un certo Rizza che secondo me Nibali, Visconti, Failli e company sognano ancora la notte, perchè ci fregava sempre a 50 metri dall'arrivo.
Passiamo alle domande :
- ma fate davvero un lungo solo a settimana? noi anche da allievi quando non correvamo il sabato, quasi sempre lungo sia martedì che giovedì, più un allenamento medio con dietro macchina il venerdi. Il lunedì sempre festa, mercoledì sgambata, sabato idem. Le settimane di scarico erano tipo la tua. I lavori specifici si facevano solo in preparazione, fisso, ripetute ecc. Ma soprattutto facevamo 3 allenamenti a settimana in squadra, sempre.
- quando parlate di costi mi viene un po da sorridere, nel 2000 uno junior discreto non correva certo gratis, diciamo che il rimborso dalla squadra era circa la metà di una busta paga. Da allievi i big prendevano già bei soldoni per stare in toscana a correre. Come è cambiata l'italia post €....
- i misuratori di potenza non esistevano, ma il cardio lo usava tutto il gruppo, già da esordienti. Ma se ti "conosci" un minimo, in una corsa da 120 km non serviva a niente, sai più o meno dove sei...e poi come dice nibali-san baronto, quando si decide la corsa sei sempre fuori soglia, a 16/17/18 anni puoi fare anche diversi minuti in acido lattico senza problemi. Io che a riposo ero al limite della brachicardia (41 a riposo a quell'età è poco poco) con soglia a 189, potevo fare fuori giri di diversi minuti sopra 200...un coniglio :crazy:
PS: gli anni più belli di bici per me sono stati quando ho smesso....di correre, mi allevano come uno juniores, andavo come uno juniores, la domenica però andavo a fare i passi del casentino, Consuma, Croce ai Mori da Londa, Calla, Mandrioli e mi divertivo un sacco.
Intanto mi fa piacere di essere stato così "devastante" e ti ringrazio per l'apprezzamento.

In seconda battuta se non ti dispiace mi chiedo di dove tu sia perché l'aggettivo castellano viene usato solo in provincia di Firenze e poco più... Quindi mi hai certamente incuriosito.

Facciamo solo un lungo a settimana. Da allievo molte volte abbiamo optato per l'opzione martedì-giovedì, ma da junior è impossibile: le squadre sono troppo decentrate e si fanno troppi km per pretendere due lunghi. In ogni caso negli squadroni dove regna l'esasperazione non sarebbe troppo strano che ne infilino addirittura 3, ma non saprei.

Lo stipendio è un grande rammarico.

Per il discorso battiti io sono messo un po' peggio, perché a riposo vado difficilmente sotto a 70 anche per colpa della pressione molto bassa (il medico sportivo mi ha addirittura consigliato di fare i bisogni sempre da seduto per evitare che la mattina possa svenire davanti al cesso :D ).



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Niи
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Niи » mercoledì 20 giugno 2018, 12:34

Approfitto del post di Morellino, visto che più o meno siamo coetanei (84? Io 85) ed abbiamo vissuto lo stesso periodo di competizione. Essendo Io Emiliano, le sconfinate in Toscana non mancavano mai. :P
Apro parentesi: lo junior più forte che vinceva ovunque andava era Agnoli. Chiusa parentesi.

I nostri allenamenti tipici invece rispecchiavano un po' quelli di nibali-san baronto.
- Lunedì scarico a piacere.
- Martedì o mercoledì, a seconda del tempo, si faceva lungo con salita (100-120km). E l'altro dei due giorni era dedicato a qualche lavoro specifico sul cambio di ritmo. Distanza 60-70km
- il giovedì si mixava un po' di pista con un po' di pianura.
- venerdì era il giorno del dietro pulmino quando si era fortunati o dietro scooter quando la fortuna era nera.
- sabato...pulizia della bici :P
Unico strumento di feedback era il cardiofrequenzimetro.

La società si prendeva carico di tutte le spese dei materiali, bici, vestiario, riparazioni meccaniche. Poi chiaramente chi voleva poteva comprarsi i propri occhiali, ruote o scarpe. I premi in denaro erano solo quelli derivanti dai premi delle corse. A fine anno c'era solo un bonus vittorie da dividere tra tutti.

In media le corse erano con 100-140 partenti. E per ogni regione (Emilia Romagna, Veneto, Toscana, lombardia) in cui mi spostavo, se non ricordo male c'erano almeno 2-3 o 4 corse per regione a domenica.



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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » mercoledì 20 giugno 2018, 12:37

Niи ha scritto:
mercoledì 20 giugno 2018, 12:34
Approfitto del post di Morellino, visto che più o meno siamo coetanei (84? Io 85) ed abbiamo vissuto lo stesso periodo di competizione. Essendo Io Emiliano, le sconfinate in Toscana non mancavano mai. :P
Apro parentesi: lo junior più forte che vinceva ovunque andava era Agnoli. Chiusa parentesi.

I nostri allenamenti tipici invece rispecchiavano un po' quelli di nibali-san baronto.
- Lunedì scarico a piacere.
- Martedì o mercoledì, a seconda del tempo, si faceva lungo con salita (100-120km). E l'altro dei due giorni era dedicato a qualche lavoro specifico sul cambio di ritmo. Distanza 60-70km
- il giovedì si mixava un po' di pista con un po' di pianura.
- venerdì era il giorno del dietro pulmino quando si era fortunati o dietro scooter quando la fortuna era nera.
- sabato...pulizia della bici :P
Unico strumento di feedback era il cardiofrequenzimetro.

La società si prendeva carico di tutte le spese dei materiali, bici, vestiario, riparazioni meccaniche. Poi chiaramente chi voleva poteva comprarsi i propri occhiali, ruote o scarpe. I premi in denaro erano solo quelli derivanti dai premi delle corse. A fine anno c'era solo un bonus vittorie da dividere tra tutti.

In media le corse erano con 100-140 partenti. E per ogni regione (Emilia Romagna, Veneto, Toscana, lombardia) in cui mi spostavo, se non ricordo male c'erano almeno 2-3 o 4 corse per regione a domenica.
Invece adesso in Toscana ce n'è una sola per domenica e a volte nessuna. E si corre in 200. Pensa te come siamo ridotti.



Morellino
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Re: Il ciclismo visto con gli occhi di un ciclista

Messaggio da leggere da Morellino » mercoledì 20 giugno 2018, 12:59

Un Castellano è un Castellano :lol:
Cresciuto a Castelfiorentino, corso fra stilmobil Montespertoli ed Abitare Certaldo.

Remo Borchi, medico per anni della nazionale, mi diceva sempre che avevo l'apparato cardiocircolatorio "ferrari" su una carrozzeria "fiat 500".

Bando alle ciance, è il tuo spazio:
- come cambia (se cambia) la settimana e le corse, in base all'avanzare della stagione?
-allenandoti tanto da solo, non rischi di perdere l'abitudine "a fare velocità"? allenarsi in gruppo permette di fare gamba, cambio di ritmo ecc...da soli non si rischia di fare fondo ma non "qualità" del lavoro?
- non esistono corse infrasettimanali in Toscana nel periodo estivo?

Per quanto riguarda il raffronto Junior-prof...io andavo fortino in salita, mi capitava di incrociare "Nando" Casagrande in allenamento (ai tempi facevano parecchio meno Teide, San Pellegrino ecc forse correvano anche di meno)...a parte che non levava mai il 53 nemmeno se stava per morire, ma io fresco lui stravolto (faceva allenamenti da 250/300 km da solo) su strappo al 10% quando voleva metteva giù due denti e aumentava 6/7 km/h...un giovane non avrà mai la forza muscolare per fare quella roba li




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