Filosofia

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lemond
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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 2 maggio 2018, 9:56

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXIV

Nell'incontro successivo, Philip prese la parola per chiarire i concetti espressi su quanto aveva scritto e declamato la volta precedente e che terminava con *E se sei vecchio non ti allontanare mai troppo dalla nave, in modo da non mancare mai quando sarai chiamato*, ma Pam lo precedette: "Credo che le cose diventino più chiare se si pensa alla nave e al viaggio non come a qualcosa che rappresenta la morte, bensì a quella che potremmo definire una vita autentica. In altre parole dobbiamo concentrarci sul "miracolo" stesso dell'esistenza e non lasciarci distrarre dai diversivi vari che girano intorno a essa".
- Esattamente, rispose Philip, Heidegger lo chiamava il cadere o il lasciarsi assorbire dalla quotidianità, che ci fa diventare schiavi. Al contrario, se riesco a star sopra ai fatti spiccioli, dai successi e fallimenti insignificanti, da quello che possiedo, dalle preoccupazioni riguardo alla popolarità etc. sento di essere libero e posso così apprezzare il "miracolo" dell'essere.- ;)
"Per me non funziona, commentò Julius, però sono consapevole che questa è la seconda volta che mi offri qualcosa che non sono in grado di usare e capisco quanto sia frustrante per te e, per quanto riguarda la prima, devo dirvi che fra me e Philip c'è una vecchia storia che potrà raccontarvi lui se e quando sarà pronto".
Philip rovesciò la testa verso l'alto, chiuse gli occhi e, quasi fosse un brano imparato a memoria cominciò: " Venticinque anni fa consultai Julius per quella che oggi è definita *dipendenza sessuale*. Ero predatorio, ossessionato, era come se l'epicentro della mia vita fosse l'eiaculazione con una donna diversa, ero arrivato a stare con tre persone nella stessa giornata! Ma la terapia con lui, durata tre anni, non cambiò il mio stato mentale!
Non molto tempo dopo aver rinunciato alla cura, ereditai un discreta somma di denaro e ciò mi permise di abbandonare il lavoro di chimico e di dedicarmi a tempo pieno alla lettura della filosofia occidentale, perché pensavo che solo dai grandi uomini del passato poteva venire un aiuto alla mia dipendenza e in effetti trovai un filosofo che faceva al caso ed era A. Schopenhauer. Dopo aver letto e riletto la sua opera per diversi anni scoprii che avevo vinto la dipendenza sessuale e così mi venne in mente che, dato che la filosofia mi aveva guarito, avrei potuto essere in grado di usarla per curare gli altri".


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 3 maggio 2018, 16:24

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXV

E, infatti con me ci ha provato, si inserì Julius, facendomi assistere a una sua lezione dove si discuteva di un uomo morente (nel romanzo i Buddembrook) che otteneva grande conforto dalla lettura di un passo di Schopenhauer. Il patriarca moribondo aveva una sorta di illuminazione, durante la quale si dissolvevano i confini fra lui e gli altri ed era confortato dall'unità del tutto nella quale sarebbe tornato a confluire dopo la morte. Ma, per me, tutto ciò non è di aiuto, perché se la coscienza è estinta, non m'importa molto sapere che le molecole del corpo persistano nello spazio.
Julius, rispose Philip, non ti pare un po' troppo precipitoso accantonare così in fretta un concetto che ha offerto consolazione alla maggior parte dell'umanità per millenni? Vale a dire, l'eccessivo attaccamento al proprio io è ciò che ci dà più sofferenza e allora non ne consegue forse che potremmo alleviarla evitandolo, così come ci insegna il Buddha?
Esattamente, disse Pam, questo è quanto ho sperimentato nel mio soggiorno in India e ne avevo fin sopra i capelli di tutte quelle chiacchiere intorno all'abbandono e sono arrivata alla conclusione che nel complesso si tratti di una grande negazione della vita, così come il messaggio di Philip, a me sembra solo un "escamotage"; qual è il senso di essere concentrati sul possibile viaggio, da non poter godere dei luoghi, ma soprattutto della gente che si ha intorno? E tu Philip sei la perfetta incarnazione di colui che si ritira nella non esistenza, tu non ascolti nessuno e quando ti sento parlare non sembri un essere vivo che respira, ma un automa!


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 4 maggio 2018, 14:22

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXVI

Sarà anche così, rispose Philip, ma una delle formulazioni di Schopehauer che mi è stata veramente di aiuto è che, messo di fronte all'idea che la felicità relativa derivi da tre fonti: quello che uno è, quello che uno ha e quello che uno rappresenta agli occhi degli altri, lui insiste affinché ci si concentri soltanto sulla prima, perché sulle altre due non abbiamo nessun controllo e in particolare, la seconda *quello che abbiamo* ha il rovescio della medaglia, nel senso che spesso comincia con *l'avere noi*!
Interessante, disse Rebecca, vi voglio rivelare un mio segreto: "Da quando ho memoria, ho sempre fantasticato di produrre un profumo fatto della mia essenza e che faccia pensare chiunque lo inali alla mia bellezza". :x
Grazie della confessione, intervenne Julius, la quale fa capire il circolo vizioso nel quale tu sia inciampata: confondi la bellezza con l'essenza e quindi gli altri possono solo relazionarsi al tuo aspetto e non a te! Ma di questo forse parleremo più a fondo un'altra volta.
Tornando a casa Philip lottò per evitare di pensare all'incontro, ma ... Il vecchio Epitteto aveva catturato la loro attenzione e a Rebecca era piaciuto quel che lui aveva detto e il bel viso di lei indugiò un po' nella sua mente. Ma, soprattutto, si sentiva nervoso, perché aveva paura che il suo vecchio io aleggiasse su di lui come uno spettro, quasi ne avvertì la presenza, assetata di vita e allora cercò in tutti i modi di calmare la propria mente e scivolò in una passeggiata meditativa.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 5 maggio 2018, 11:30

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXVII

Arthur S. sarebbe stato un vero e proprio caso da psicoterapia, se questa branca della medicina non fosse nata dopo di lui. Compensava le paure con numerosi rituali, era ordinato fino alla pignoleria, esigeva di essere servito dallo stesso impiegato di banca o cameriere e non permetteva a nessuno di toccare la sua statua del Buddha. La pulsione sessuale era troppo forte e lui agognava di liberarsi da simile schiavitù e la paragonava alla luce del giorno che oscura le stelle. Invecchiando, accolse con gioia il declino della passione e la tranquillità che la accompagnava.
Essendo il lavoro la sua passione più profonda, il timore più forte era quello di perdere i mezzi finanziari che gli permettevano di condurre la vita dedicata allo studio e, nonostante tutto, benedisse sempre la memoria del padre che gli aveva lasciato quel denaro. La rivolta del ’48 in tutta Europa lo terrorizzò e divenne ultraconservatore in politica.
La rabbia era leggendaria, rivolta ai finanzieri che avevano in mano i suoi investimenti, agli editori che non riuscivano a vendere i libri, agli sciocchi che cercavano di coinvolgerlo in qualche conversazione “da salotto” e in generale verso tutti i bipedi che si ritenevano alla sua altezza, ma non lo erano! Le intemperanze maggiori le rivolgeva a due pensatori suoi contemporanei: “Per voi, dotti europei, un fanfarone come Fichte non si differenzia dal massimo pensatore di tutti i tempi, Kant; mentre scambiate per filosofo un infame rozzo ciarlatano come Hegel. Non è per voi di certo che scrivo!”
Più il suo lavoro era trascurato, più diventava petulante, ma non perse mai la fiducia in sé stesso e predisse che il suo genio avrebbe avuto alla fine una grande influenza sulle generazioni future e ... aveva ragione.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 6 maggio 2018, 8:44

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXVIII

Più passava il tempo e maggiore era l'aspettativa di Julius per l'incontro settimanale, perché sapeva che l'anno buono di vita stava passando troppo in fretta! Tutti i sentimenti si erano intensificati, ad es. la curiosità si era tramutata in avida attesa e anche per i suoi pazienti doveva essere uguale, perché vedeva che molti di loro avevano fatto più lavoro in quei mesi che nei tre anni precedenti; forse Philip, nonostante la misantropia, aveva fatto da volano.
E su lui e Pam rimaneva concentrata l'attenzione di Julius, anche se non era del tutto chiaro il perché, ma gli sembrava essenziale fare qualcosa per aggiustare la loro relazione e spesso gli tornava in mente una frase del Talmud "Redimere una persona è come salvare il mondo intiero". A proposito, Philip non aveva abbandonato il gruppo, nonostante fossero già passati i sei mesi ai quali si era impegnato per ottenere la supervisione e, anzi, si era fatto sempre più presente e ora aveva chiesto addirittura di fare una conferenza su Schopenhauer e su come, soprattutto, gli era stato d'aiuto.
Dopo aver ottenuto l'assenso, cominciò: - Non è possibile discutere di A.S. senza partire da Kant, il filosofo che rispettava più di ogni altro. Per Immanuel l'uomo non può percepire la realtà in modo veritiero, riesce soltanto a esperire la propria versione di quanto si trova là fuori. Ma Schopenhauer prese una strada differente, perché, secondo lui, Kant aveva trascurato i nostri corpi e sentimenti e indirizzò la ricerca verso quegli impulsi oscuri che si trovano nel profondo, che non sopportiamo di conoscere e quindi dobbiamo reprimere. Credo che senza A.S. non ci sarebbe potuto essere Freud ed è stato Arthur a normalizzare la mia sessualità, mi ha fatto vedere quanto il sesso fosse onnipresente, è stato lui che mi ha fatto comprendere che il sesso è la forza fondamentale che abbiamo in noi, la volontà di vivere e di riprodurci e non può essere messa a tacere, né tenuta a bada con ragionamenti e ... mi ha reso consapevole del fatto che siamo condannati a girare all'infinito sulla ruota della volontà. Non c'è via d'uscita se si pensa di poter placare i desideri con la loro sodisfazione; bisogna invece saltare completamente fuori dalla ruota. È quello che Schopenahuer ha fatto e che ho fatto anch'io! -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 7 maggio 2018, 9:45

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XXXIX

In altre parole, continuò Philip, bisogna sottrarsi completamente al volere, anche se questa sofferenza sarebbe programmata dentro la nostra natura. Per riuscirci dobbiamo cercare di dimorare nel puro mondo delle idee platoniche; alcuni lo fanno con le arti, altri con la meditazione, Schopenhauer evitò il mondo del desiderio attraverso la comunione con le grandi menti della storia e suonando il flauto. Io ho seguito il suo modello e le attività di ogni giorno escludono la quotidianità del mondo e mi relaziono invece con la storia della filosofia, mi sottopongo a una pratica contemplativo-matematica, giocando a scacchi e ascoltando musica.
La soluzione di e per Philip rimase sottesa e solo due settimane dopo riemerse per opera di Rebecca che argomentò come Philip fosse cambiato moltissimo in quei mesi, mentre Pam era rimasta bloccata nel suo odio per lui e le chiese se voleva portarsi dietro quella rabbia per sempre?
"Sii cortese e così sarai in grado di manipolare gli altri" - disse Pam, citando Schopenhauer - ed è quello che penso tuttora della "gentilezza" di Philip. Non l'avevo mai detto prima, ma quando presi in considerazione la specializzazione universitaria, avevo pensato di lavorare su A.S, ma, dopo averne studiato la vita e le opere per settimane, cominciai a disprezzare talmente l'uomo che lasciai perdere l'idea. E Philip è lo stesso tipo di persona, non è assolutamente capace di empatia verso gli altri e, a conferma di ciò, ha detto tempo fa che si era sentito compreso solo dal filosofo tedesco, dopo che era stato tre anni con Julius. Potete credere che in quel periodo il nostro terapeuta non l'abbia mai capito? La mia risposta a questo interrogativo è semplice: Schopenhauer è morto, mentre Julius è vivo e Philip non sa rapportarsi a ciò che è vivo! -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 8 maggio 2018, 14:37

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XL

Dopo un silenzio palpabile e sgradevole, intervenne Tony, per chiedere a Philip se aveva sentito qualcosa quando Julius aveva accennato ai propri "conforti" sessuali, dopo la morte della moglie, per esempio ti saresti sentito più compreso se ti avesse rivelato la cosa quando eri in terapia?
Philip annuì, non ne ho le prova, ma credo di sì, perché Schopenhauer mi ha dato ristoro proprio perché aveva gli istinti eguali ai miei. Ma c'è qualcosa che ho omesso, parlando del mio lavoro con Julius: quando gli dissi che la terapia era fallita, non era del tutto vero, perché un paio di cose si erano rivelate utili. In primis, quando gli avevo descritto il mio schema tipico di di seduzione sessuale, mi aveva risposto che gli sembrava una serata eccezionalmente noiosa. Quella risposta mi sconvolse, perché mi faceva capire quanto avessi arbitrariamente riempito di eccitazione i miei iter ripetitivi. In secundis una volta Julius mi chiese che epitaffio avrei voluto sulla tomba e poi, vedendo che non rispondevo, mi suggerì: "Ha scopato tantissimo", aggiungendo che lo stesso commento sarebbe andato bene anche per un cane! :x Ma non l'à detto in modo crudele, voleva sconvolgermi, svegliarmi e forse quel commento è servito a farmi uscire dal "cul-de-sac" nel quale mi trovavo.
E così il gruppo continuò per diverse altre settimane con un lavoro proficuo, a parte la continua tensione fra Pam e Philip e quindi nessuno era preparato alla bomba che stava per scoppiare!


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 9 maggio 2018, 10:24

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLI

Il testo autobiografico "A me stesso" rappresenta un impressionante compendio delle strategie di autoterapia che aiutarono Schopenhauer a non diventare pazzo. Alcune erano inefficaci, altre invece furono davvero positive, ma di queste la più potente fu la fiducia salda e costante nel proprio genio. Egli affermava che la grande intelligenza è un peso che obbliga ad astenersi dalle molte sodisfazioni quotidiane per mettersi a disposizione del mondo, per questo non devo turbarmi se penso a quanto mi manchi ciò che fa parte della normale vita di un individuo. Costoro non hanno come missione quella di indicare almeno in parte la verità al genere umano. La solitudine che arriva di conseguenza, fu il demone che lo assillò più degli altri e, per questo, divenne un esperto nel costruire difese contro di essa, prima fra tutte la convinzione che era stato lui a sceglierla e non il contrario, perché pian piano si era reso conto che gli altri esseri erano indegni della sua compagnia, a parte i grandi pensatori che si erano succeduti nella storia e con i quali non mancava mai di restare in contatto. ;)
Un'altra strategia consolatoria era la convinzione che, presto o tardi, la sua opera avrebbe raggiunto la notorietà, alterando decisamente il corso dell'indagine filosofica (in ciò fu simile a Nietzsche e a Kierkegaard).
Da persona razionale evitò ogni consolazione sovrannaturale e pensò sempre che il dolore e la sofferenza sono inevitabili e se si riesce a non soffrire per qualcosa, è impossibile sottrarsi a tutto, senza continuare a vivere e ha sempre pensato che la speranza di "un mondo futuro" fosse solo un grande inganno, perpetrato da chi si prendeva gioco della verità: la vita hic et nunc.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 10 maggio 2018, 10:47

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLII

La bomba la sganciò Pam quando disse di dover fare un annuncio: "Da un po' di tempo Tony ed io abbiamo una relazione sessuale e per me è difficile continuare a venire qui e mantenere il silenzio. Ormai dura da parecchie settimane, non ho idea riguardo al futuro e poche anche per il passato, perché non so bene come e perché sia cominciata, ma so che esiste e dovevo dirvelo".
- Ma perché ieri notte a me non hai anticipato questo tua desiderio di confessione? -
"Scusami, ma quando ieri sei andato via, sono rimasta sveglia per il resto della notte a rimuginare e a pensare al gruppo e mi sono resa conto che c'era rimasto troppo poco tempo, se non sbaglio altri sei incontri per finire l'anno preconizzato da Julius e se non avessi rivelato il nostro rapporto avrei tradito il gruppo e, in particolare, Julius. :x
Allora devo intervenire, disse Julius: - Le persone che hanno una relazione all'interno possono mettere in pericolo il lavoro terapeutico, perché di solito attribuiscono più importanza al loro rapporto bilaterale che a quello più esteso con i rimanenti ed è quello che è successo a Pam e Toni, che in questi ultimi tempi si sono un po' ritirati nel loro guscio. Pertanto ha fatto molto bene Pam a parlarne, ma io devo fare la solita domanda, che cosa è successo qualche settimana fa per indurvi a ... mentre negli anni precedenti la scintilla non c'era stata? -
Per me la risposta è semplice, rispose Tony: "Fin dall'inizio degli incontri io sarei corso al volo da lei, mi potete pure chiamare *mister disponibile*" :)
E allora dobbiamo sapere che cosa è cambiato in Pam, riprese Julius?


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 11 maggio 2018, 10:41

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLIII

Pam era insolitamente esitante, non sapeva capacitarsi perché quel giorno e non prima!? Ma oggi era consapevole di doverci "lavorare sopra". "Da quando sono ritornata, mi si sono profilate due minacce e la tua salute è la prima. Forse la paura della fine del gruppo mi ha spinto a creare un legame personale più permanente?"
I gruppi, rispose, Julius, sono come la gente, non vogliono morire, ma l'ipotesi che hai prospettato succede di rado, per cui sentiamo la seconda minaccia.
"L'altra è Philip, detesto che sia qui; tu dici che la sua presenza può essere un beneficio e mi fido, ma fino ad ora non è stato altro che un influsso malefico, a parte il fatto che l'ossessione per lui, mi ha fatto dimenticare gli altri due, ma ritornando al perché ora mi viene il mente il *rasoio di Occam*, erano mesi che non avevo rapporti con un uomo e prima non mi era capitato spesso".
Io, disse Stuart, credo invece di sapere perché tu e John vi siete lasciati, non perché era un codardo a non saper scegliere fra te e sua moglie, bensì per la tua rabbia che c'era di sicuro anche prima, ma che è stata evidenziata dalla presenza di Philip e a proposito non capisco perché Philip non si difenda?
"Lo so io il perché, rispose Pam "Sta seguendo le istruzioni di A.S. che sono:
a) parla senza emozioni
b) non essere spontaneo
c) mantieniti indipendente dagli altri
d) pensa a te stesso come se vivessi in una città nella quale possiedi l'unico orologio che funziona - ti sarà utile
f) chi non stima viene stimato."
Philip annuì e rispose: - Approvo il materiale che hai letto, mi sembra un ottimo consiglio per me. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 12 maggio 2018, 9:42

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLIV
E poi Philip proseguì, quanto al fatto che da un po' Tony sembri impacciato, è facilmente comprensibile, perché, come ha detto Julius, sta avendo un conflitto interiore fra l'esprimersi liberamente nel gruppo e il tener fede alla devozione per Pam.
Forse, intervenne Julius, l'unico modo di liberarsi per Tony è parlare qui con Pam, invece di aspettare di essere soli per chiarirsi.
Tony respirò profondamente e si voltò verso Pam: "Non mi è piaciuto per niente quel che è successo, mi sento privato del mio equilibrio e penso che il parlarne agli altri potrà avere conseguenze fra di noi" -
- Infatti, sarebbe troppo imbarazzante continuare a vederci e poi parlarne nel gruppo e io voglio onorare il mio "contratto" con tutti i componenti. -
Ma che brava, la interruppe Philip, hai una relazione davvero interessante e flessibile con i contratti: li onori quando ti fa comodo! Allorché ti avevo detto di aver rispettato il nostro quindici anni fa, tu mi ingiuri e poi infrangi le regole del gruppo secondo i tuoi capricci, perché parli solo dopo un certo tempo dei tuoi giochetti con Tony! Ma ora sono le sei e ho adempiuto ai miei obblighi di presenza, per me basta sguazzare nel letame oggi.
Era la prima volta che qualcuno, che non fosse Julius, concludeva un incontro.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 13 maggio 2018, 9:37

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLV

Lasciare la sala del gruppo non contribuì a ripulire la mente di Philip, provò in molti modi a calmarsi, ma senza esito alcuno, poi tutto a tratto gli apparve l'immagine della Pam che aveva conosciuto 15 anni prima: la sua bellezza, l'eccitazione stordita quando le aveva legato i polsi con la cintura, il susseguirsi a cascata degli orgasmi, ma soprattutto si ricordava di aver indugiato troppo a lungo fra le sue braccia. Per quella ragione rappresentava una minaccia alla sua libertà, per cui l'aveva considerata molto pericolosa e deciso di non rivederla più: quel che cercava era sfuggire ai legami del corpo per entrare, sia pur brevemente, nel regno dei veri filosofi. Ma poi apparve anche Tony e il loro rapporto insudiciava il ricordo e impoveriva quell'esperienza passata e sentì una fitta allo stomaco.
Continuò a camminare, ma con una nuova consapevolezza: la sua vita intiera era stata costruita su fondamenta fragili e illusorie! Ma, nell'incontro successivo si guardò bene dal condividere le sue spaventose riflessioni e le ragioni che lo avevano spinto a interrompere bruscamente l'incontro precedente. E, siccome lui, appunto, taceva, qualcuno chiese a Julius se si fosse sentito usurpato dall'azione di Philip?
"È una sensazione agrodolce, anche se "in primis" c'è la parte amara di essere sostituiti, però c'è anche il fatto di poter esser fiero di voi, ragazzi miei (compreso Philip) e della vostra crescente indipendenza. I terapeuti sono come i genitori, anzi di più, perché è più importante che un paziente possa abbandonare la terapia di quanto un figlio si crei una propria famiglia. Ma l'agitazione di Philip, poi, mi è sembrata davvero importante e dovremmo esplorarla. Ci sono rimasti cinque incontri e affinché lui e voi possiate trarre vantaggio occorre che lui ce ne parli in maniera esaustiva.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 14 maggio 2018, 9:37

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLVI

Pam aprì l'incontro successivo rendendo noto che si era resa conto di dovere delle scuse a Gill, ripensando a quando gli aveva detto che era sempre assente e impersonale e non riusciva a sopportarlo! Mentre lui mi ha davvero aiutato quando ha supposto che John mi ha lasciata non per codardia, ma perché non voleva più avere a che fare con la mia rabbia! Infatti gli ho telefonato e abbiamo avuto un'amabile conversazione, al termine della quale lui era molto meravigliato di trovarmi così diversa. Quindi grazie e scusami Gill.
"Questa è una grande notizia, interloquì Julius, perché liberarsi della rabbia è il migliore dei progressi, ma che ci dici del tuo odio per Philip, di solito in quindici anni le cose si raffreddano, cos'è che mantiene questo sentimento così incandescente?"
Pam: - Sono sbalordita dell'impegno con cui tutti cercano di vedere dei cambiamenti in Philip, perché a me le sue osservazioni trite e pompose, invece che suscitare riverenza, sembrano patetiche e ridicole, specie quando rifiuta ogni tipo di responsabilità per le sue vittime e, proprio perché anch'io sono nel novero, non posso perdonarlo, è molto più facile concederlo quando queste mancano o riguardano altri. -
"Ma tu ti perdoni, riprese Gill, per aver usato Tony? Perché attraverso di lui ti stavi relazionando con gli altri, forse persino con Philip".
-Non pensavo di stare usando Tony, tutto mi sembrava reciproco, ma, a essere onesta, non ho riflettuto molto, ho agito in base al pilota automatico. -
"Come facevo io molto tempo fa, disse Philip a voce bassa e poi proseguì, tu (Pam) avevi preso in seria considerazione l'idea di lavorare su Schopehauer e poi hai smesso per colpa mia e allora mi e ti chiedo se è possibile che sia stato un insegnate così disastroso!?"
-Non ho mai detto che tu fossi un cattivo insegnante, anzi sei stato uno dei migliori che abbia mai avuto, ma esserlo stato rende ancora più grave quel che mi hai fatto.-


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 15 maggio 2018, 9:56

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLVII

La settimana dopo Tony, riferendosi all'intervento di Gill, confessò di sentirsi parecchio abbattuto, invece che usato. Non siamo più in intimità e la cosa mi manca, anche perché Pam mi evita. Essere lasciato "in pubblico" è stato parecchio umiliante! E poi, quella frase che potremmo tornare insieme dopo la conclusione del gruppo è una cosa reale o solo un modo mendace per addolcire la separazione definitiva? Ma la cosa migliore credo sia comportarsi da adulti e ricominciare da dove eravamo partiti, cioè chiudiamo la parentesi che abbiamo trascorso come "compagni di coito" e concentriamoci di nuovo sul gruppo.
Allora Tony, riprese Julius, se ti senti liberato, puoi parlare di tutti quei pensieri che fino ad oggi ti eri trattenuto dall'esprimere nell'ultimo periodo.
Negli incontri che rimanevano il nuovo Tony tornò al suo ruolo di valido aiuto e spinse Pam ad affrontare i sentimenti nei confronti di Philip.
Penso, disse Pam, di essere cambiata molto grazie al gruppo e sarei anche in grado di perdonare la persona che mi fece così male, se costui fosse mutato, ma lui mi sembra sempre eguale! Quindici anni lo hanno lasciato intonso, anzi sembra, se possibile, più freddo e arrogante! E, dopo una pausa, aggiunse, una scusa da parte sua non farebbe per nulla male.
E invece, rispose Philip, la mia vita è molto diversa e posso dire con orgoglio che non sono stato con una donna negli ultimi dodici anni e vorrei precisare che la morale non c'entra per niente, solo che la mia vita era diventata un'agonia che non potevo sopportare oltre. Una notte stavo guidando verso casa, dopo una lunga orgia con una donna particolarmente bella e mi pareva di aver fatto una indigestione, ma all'improvviso mi accorsi che il desiderio stava raccogliendo le forse per insinuarsi di nuovo nella mente! Quello fu il momento in cui mi resi conto che Schopenhauer aveva ragione: la vita è un eterno tormento e il desiderio non può essere estinto. E fu quel giorno che decisi di conformare la mia vita alla sua. Ed ha funzionato per tutti questi anni, fino ad ora, fino al gruppo.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 16 maggio 2018, 9:58

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" XLVIII

Sfortunatamente, stare a contatto con voi significa che devo anche condividere la vostra infelicità, perché essere nella vita per me significa la miseria, mentre negli ultimi dodici anni sono stato solo un osservatore della rappresentazione ed ero tranquillo. Ora, dopo il giorno della confessione, sono di nuovo in preda all'angoscia!
Quell'incontro è stato parecchio importante per tutti, intervenne Julius, forse è giunto il momento per te di descrivere nei particolari che cosa ti è successo.
Philip provò a rievocare ciò che gli si era conficcato dentro, in particolare gli incontri sessuali con Pam giovane e la gelosia nei confronti di Tony, ma il suo volto diventò livido e soprattutto una maschera di sudore e dovette alzarsi e uscire dicendo: sono fradicio, devo andare!
Mentre tornava a casa ripensò all'ultimo libro scritto da Schopenhauer "Parenga e paralipomena" che contiene una sorprendente tripletta di capitoli su come mantenere un senso di fiducia nelle proprie capacità. Nel primo, in particolare, (Di ciò che uno è) descrive il modo in cui il pensiero creativo dà adito a un senso di ricchezza interiore e permette a una persona di superare il vuoto di base e la noia dell'esistenza, che si risolve in una incessante ricerca di conquiste sessuali, viaggi e giochi d'azzardo. Nel terzo (Di ciò che uno rappresenta) esprime la concezione della fama che altro non è che una mera ombra del merito e cerca in tutti i modi di teorizzare il modo di eliminarne il desiderio che, come quello sessuale, affligge e tormenta la nostra carne.
Il paradosso fu che quel libretto di istruzioni contro il sesso e la fama fu un successo e gli conferì in vita quello che non aveva ormai più motivo di sperare: diventare famoso.
Ma in Parega e paralipomena, pensò Philip, c'era qualcosa di nuovo in Arthur, che continuava certo a enfatizzare la sofferenza tragica e dolorosa dell'esistenza, ma vi aggiungeva la dimensione della connettività, ovvero il fatto che attraverso la comunione della nostra sofferenza noi siamo inesorabilmente uniti gli uni agli altri. In un passaggio degno di nota il grande misantropo mette in mostra una visione più conciliante, più indulgente dei suoi fratelli bipedi.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 17 maggio 2018, 13:23

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" IL

I membri fecero il loro ingresso al penultimo incontro con sentimenti contrastanti: alcuni provavano tristezza, altri fissavano intensamente il volto di Julius per poterselo ricordare; ma tutti erano curiosi di sentire la risposta di Pam a Philip.
E io credo, disse lei, che Philip, andando a cercare sostegno nella filosofia, abbia aggravato il suo sfuggire la vita, perché la sua strategia è quella di prendere da Schopenhauer, Epitteto e altri solo quello che gli serve, mentre trascura tutto quello che questi grandi hanno detto, ma che a lui non fanno comodo, per esempio quando A.S. sostiene che nessun morto vorrebbe rivivere, credo che nessuno (o quasi) sarebbe d'accordo.
Io invece sì e come me, tutti i milioni di buddisti, i quali sono convinti, seguendo la prima delle quattro nobili verità, che la vita è sofferenza! Ed è proprio grazie al loro insegnamento che ho potuto superare la dipendenza sessuale.
Su questo, rispose Julius, hai davvero fatto un lavoro meraviglioso, però si parla di dodici anni fa, ora forse la psicoterapia è andata avanti e potrebbe forse offrirti anche soluzioni migliori. In altre parole, direi che Schopenhauer ti ha curato, ma ora hai bisogno di essere salvato dalla *cura Schopenhauer*. ;) Perché poi non devi dimenticare il dolore opprimente e il senso di colpa che ti sei trovato di fronte qua dentro, in seguito all'incontro casuale con una persona del tuo passato.
"Non ho mai sentito una parola da Philip, a proposito di senso di colpa", disse Pam.
- Se allora avessi saputo quel che ora conosco, a proposito degli anni di dolore che hai sofferto, non mi sarei mai comportato in quel modo! Come ho già detto, sei stata sfortunata a incontrarmi, la persona che ero allora non riusciva a pensare mai alle conseguenze per gli altri! (Pilota automatico) e, per rispondere a Julius, devo ancora citare A.S. per sostenere che nessuno è felice, anche se per tutta la vita aspira ad esserlo e se anche per una frazione di tempo si illude di averla raggiunta, poi si accorge di essere deluso e che si è trattato solo di illusione; la regola generale è che ognuno giunge al porto, solo dopo aver fatto naufragio e senza più alberi. Quindi che importanza ha se anche per un momento qualcuno pensa di essere stato felice? -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 17 maggio 2018, 14:38

Zygmunt Bauman e Robert Putman

La società liquida riguarda la mancanza di valori nella società moderna e questo comporta assenza di solidarietà, perché anche fra i compagni di lavoro non c’è più l’interesse comune, ma ormai tutti siamo monadi e questo provoca impossibilità di aver fiducia negli altri e di conseguenza, e a maggior ragione, nei governi. Ormai non c’è quasi più differenza fra un partito e l’altro (sull’esempio degli S.U.A. dove il partito democratico del sud è l’opposto di quello yankee e fra i “leaders” repubblicani ci sono stati Lincoln e Trump). :D
Senza fiducia, non ci può essere stima negli altri e nemmeno in noi stessi (visto che noi siamo animali sociali e le difficoltà si possono superare solo se riusciamo a formare un corpo collettivo e mai da soli). Siamo in una situazione che qualcuno ha definita di interregno: le vecchie istituzioni non funzionano, ma le nuove non ci sono. A esempio del vecchio si può portare la Fiat che generava un collante di classe e tutti erano consci di appartenere a una società solida, dove il futuro ancorché incerto (altrimenti non sarebbe futuro) era visibile, perché, se ci voltavamo, vedevamo tanti nostri compagni di strada che guardavano verso il sol dell’avvenire. ;) Oggi invece, nella società liquida, l’unica cosa che possiamo fare insieme è consumare e, come ha ben detto Marcuse, ciò genera solo “L’uomo a una dimensione”, perché il consumismo è l’opposto della solidarietà, così come la globalizzazione è il contrario dell’universalità. L’unica cosa che la prima dà a tutti è la schiavitù del mercato, mentre l’universalità dei bisogni (di libertà e di altri comunque essenziali) ci fa guardare a Marx, più che a Smith.
Anche Robert Putman esamina due aspetti fondamentali che rendono vantaggiosa la presenza di una società solida, che lui chiama capitale sociale umano: il primo è che esso rappresenta un meccanismo che determina l'osservanza di un comportamento collettivamente desiderabile (ad esempio, dove gli indicatori segnalano alti livelli di capitale sociale presenti nella società, i livelli di criminalità sono relativamente bassi, e viceversa). Il secondo è che “lubrifica” gli ingranaggi che permettono alla società di progredire senza intoppi, in quanto dove le persone si fidano tra loro e sono sottoposte a ripetute interazioni con i propri concittadini, gli affari e le transazioni sono meno costosi.
Anche a livello individuale, per Putman, gli effetti del c.s. sono benefici, risultando statisticamente che le persone con vita ricca di capitale sociale affrontano con maggiore successo traumi e malattie. L'isolamento sociale, all'opposto, provoca danni non solo al benessere psichico, ma anche al sistema immunitario e a varie funzionalità biologiche, come verificato da numerosi studi, non solo sull'uomo ma su tutti gli animali che normalmente vivono una vita in gruppo. Putman dimostra che negli Stati nord-americani dove, in base ad indicatori statistici, i livelli di capitale sociale risultano più elevati, corrispondentemente risultano più bassi i valori di indicatori quali, ad esempio, il tasso di mortalità per cancro, la diffusione dell'alcolismo, le morti per suicidio, la mortalità infantile. Dimostra anche che, prendendo come riferimento lo stesso Stato, negli anni in cui si verifica una diminuzione delle connessioni sociali aumentano i casi di depressione e suicidio.
In altre parole, per entrambi, solo la modernità solida ci può dare il senso della vita. Al contrario la vita senza senso ci porta al male e in una società che ci spinge solo verso la competitività (la cosiddetta società performante) quel che conta è solo esserci, non passare inosservati (l’audience diceva Gaber) e appunto il social network è il destino finale obbligatorio di una simile storia, così come l’olocausto ha rappresentato l’efficienza suprema nel dare la morte. Un primato va sempre bene, perché in una società liquida ogni valore è sostituibile.
Per Bauman l’Italia non ha ancora perso la connettività e, in molti casi, la famiglia regge ancora, mentre negli S.U.A. e nel Regno Unito il declino della solidità e dell’utopia è inarrestabile, ma nell’uomo quest’ultima non può mai morire, a meno che non si pensi come Schopenhauer che “…la regola generale è che ognuno giunge al porto, solo dopo aver fatto naufragio e senza più alberi. Quindi che importanza ha se anche per un momento qualcuno pensa di essere stato felice?” Secondo Bauman il rimedio trovato: un posto tranquillo per qualcuno di noi che se lo può permettere, le c.d. società chiuse (fortezze) sono peggiori del male, perché in esse le perone hanno tutte la stessa maschera e non possono avere nessun scambio culturale e quindi avremo solo ristagno e, in ultima analisi, infelicità.
Poi tratta anche del progresso, libertinaggio e similia come male supremo, perché trattano l’uomo come mezzo e non come fine, a differenza di quanto postulava Kant. Lui si sofferma in particolare sulla differenza fra sodisfazione sessuale corrente e amore vero, che consiste nel risolvere le sofferenze/dfifferenze (vedi Gaber "il Dilemma").
Infine parla dell’ecologia e una frase dice tutto, anche se lui dà la colpa al solito consumismo e cioè che il pianeta non può sopportare che i paesi emergenti raggiungano i livelli del primo mondo occidentale, ma anche l’orientale sta facendo passi da gigante, che secondo lui sono da gambero per la sopravvivenza umana. :x
Come chiosa finale a questo sunto di Bauman e Putnam, direi che siamo in presenza di due sociologi/filosofi diciamo buonisti e che occorre prenderli con molto "grano salis", specie quando trattano dei c.d. valori, perché ad es. io a questa parola do significato solo quando di seguito a ... bollati. E poi mi vine in mente (sempre) l'Italia dei Valori che ha rappresentato, per me, il peggio del peggio. :grr:


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 18 maggio 2018, 10:00

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" L

Mi rendo conto di sembrare una professoressa pedante, disse Pam, ma vorrei incitarvi a non lasciarvi sviare dalla retorica. Schopenhauer era un brillante stilista, oltre che pensatore, e Philip è sicuro di "passare bene" quando lo cita.
Ma il punto a me sembra un altro, argomentò Julius, più che essere d'accordo o no su quel che pensate tu e A.S. della vita, quel che dovremmo chiederci è come affrontare la nostra mortalità? Come vivere con la consapevolezza che siamo solo delle forme di vita gettate in un universo indifferente, senza uno scopo preordinato?
Ci sono dei filosofi che sono giunti a soluzioni affatto diverse da quelle di Schopenhauer, per esempio Camus, Sartre e Nietzsche, i quali rivendicano tutti l'impegno nell'esistenza, piuttosto che la pessimistica rassegnazione. E, a questo proposito, devo dirvi che quando ho conosciuto la diagnosi infausta ed ero in preda al panico, mi sono un po' calmato leggendo "Così parlò Zarathustra", soprattutto in quel commento in cui si afferma che "... dovremmo vivere la nostra vita in modo tale da poter dire di sì, se ci venisse offerta l'opportunità di viverla ancora e ancora, esattamente nella stessa maniera". Ci ho pensato e ho sentito che non avevo troppi rimproveri da farmi, né particolari rimpianti, anche se, naturalmente, odiavo gli eventi esterni che mi avevano portato via mia moglie. Questo pensiero mi ha aiutato a decidere come avrei dovuto vivere i giorni che mi rimanevano e cioè avrei continuato a fare le stesse cose che, per me, erano il senso della mia vita. Perché sono fermamente convinto che non esista un senso oggettivo, ma solo il mio, il tuo, il vostro. ;)
Grande Julius, applaudì Pam e ti dirò che Zarathustra è il mio libro preferito, ma sommamente il passo nel quale dice: "Questa fu vita? Orsù! Da capo!" Amo la gente che abbraccia la vita e sono stufa di quelli che da essa si ritraggono. E sono proprio esperta in questo tipo di gente, dopo il mio soggiorno in India! :x
E riguardo al nostro caso particolare (Philip) vorrei citargli il giudizio che ha dato Erik Erikson sul soggetto del quale ha scritto la biografia e cioè Martin Lutero: - Egli elevò la proprio nevrosi a quella di paziente universale e quindi cercò di risolvere per il mondo quello che non era capace di fare per sé stesso! -
Dipoi, visto che siamo a citare, vorrei farvi notare che per i filosofi greci era importantissima la *philia* ovvero l'amicizia ed Epicuro sosteneva che essa era l'ingrediente principale per una vita felice e che mangiare senza un amico intimo era vivere come un leone o un un altro predatore non gregario. E la definizione di amico data da Aristotele *uno che promuove le parti migliori dell'altro* è quanto di meglio, secondo me, si possa pensare per una vera psicoterapia. :)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 19 maggio 2018, 9:18

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" LI

Sarei tentato, rispose Philip, di far notare che quasi nessuno dei grandi filosofi si è sposato e anche chi l'à fatto ha avuto poco interesse per la famiglia, ma è difficile, con un solo incontro a venire, ascoltare in modo costruttivo quando la mia intiera linea di condotta, tutto quello che ho in programma di fare come consulente, è sotto attacco!
Per me non è vero, interloquì Julius, perché penso che tu possa dare molte cose, però deve renderti anche conto che la maggior parte delle persone che verranno a consultarti avranno bisogno di aiuto nelle loro relazioni interpersonali.
- E allora per me non c'è speranza, l'elenco delle relazioni passate e presenti è in bianco; ho molto cara la solitudine, ma credo che la sua portata vi sconvolgerebbe: il gruppo (questo in particolare) è caldo, ma nel luogo dove vivo c'è un freddo polare, quanto all'amore, mi è affatto alieno. -
Ma quel è il vero te stesso, chiese Julius?
- Un intoccabile, nessuno che mi abbia conosciuto mi ha amato e né MAI potrebbe farlo! -
"Io invece avrei potuto amarti: eri l'uomo più magnifico che avessi conosciuto, ti ho scritto e telefonato per settimane dopo che hai voluto concludere la nostra relazione".
A quel punto Philip, portandosi le mani al volto, si alzò e uscì dalla stanza, ma Julius gli andò dietro e: "Devi rientrare, ragazzo mio, questo è il motivo per cui sei venuto, questo è il momento e non devi sprecarlo". E mentre rientrava sotto braccio con Philip si indirizzò agli altri - Fisicamente sono sofferente e affaticato, ma nella mia testa sto magnificamente, perché sono pieno di ammirazione per il lavoro che è riuscito a fare questo gruppo e mi è rimasta abbastanza energia per il nostro ultimo incontro della settimana prossima. -
Ma esso non ci sarebbe stato, perché il giorno successivo Julius entrò in coma irreversibile e, al consueto orario, il gruppo si riunì nel solito caffè di fronte e condivise un doloroso silenzio.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 20 maggio 2018, 8:53

Irvin Yalom "La cura Schopenhauer" LII

Schopenhauer si era posto davanti alla morte come di fronte ad ogni altro aspetto della vita: senza mai tirarsi indietro e men che meno soccombere al rimedio della fede sovrannaturale; rimase invece impegnato con la ragione fino alla conclusione dell'esistenza.
Ci sono due modi di affrontare la morte, diceva: razionale e superstizioso, ma è con il primo che raggiungiamo la conclusione lampante (anche ai ciechi) che essa è la cessazione di ogni consapevolezza e l'irreversibile annichilimento dell'io.
Metafore che rappresentano la morte abbondano nelle sue opere, ma sempre in una direzione, perché le descrizioni del ciclo vitale ritraggono sempre un viaggio inevitabilmente disperato. La speranza è per i credini, non per gli uomini veri. ;) In altre parole la vita è un insieme di passi falsi, le cui conseguenze diventano gradualmente sempre più evidenti. :diavoletto:
Espresse sempre una grande tranquillità di fronte ad essa, usando un metodo basato sull'analisi intellettuale delle fonti di ansia. Molti ne hanno paura perché sembra che sia una cosa aliena, ma invece è proprio il contrario, perché è la cosa che ci è quotidianamente accanto in certi aspetti che le assomigliano, come il sonno o in qualche momento di incoscienza, ma soprattutto siamo tutti passati attraverso un'eternità di *non essere* prima di venire al mondo.
Ritenere poi la morte un male è ridicolo, perché ogni male ha bisogno, per essere, della coscienza e il *non essere* di sicuro quella non ce l'à. :diavoletto:
Se poi qualcuno volesse una consolazione di ordine metafisico può sempre pensare che la vita rappresenta la volontà di esistere il sopravvivere, presente in tutto l'universo e ... per sempre, perché al di fuori del tempo. :)
Infine lui, per sé soltanto però, aveva un altro modo per tenere a bada l'ansia della morte: la coscienza di aver adempiuto al suo compito nella vita e di questo ci dà notizia in una poesia che si può dire rappresenti il suo finale d''autore.
Oggi stremato, al mio traguardo sono;
Lo stanco capo a stento, regge l'alloro;
Ma, lieto, a quel che feci guardo,
Senza turbarsi mai dei detti altrui. :champion:

[FINE]


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 24 maggio 2018, 9:58

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche"

Il dottor Breuer si trovava al caffè Sorrento di Venezia ad aspettare una sconosciuta (Lou Salomè) perché il giorno prima lei gli aveva dato appuntamento con la seguente lettera: - Dott Breur, devo vedervi per una questione di grande urgenza. Il futuro della filosofia tedesca è a repentaglio. Vi prego di volervi incontrare con me domani alle nove al Caffè Sorrento. -
Lou S. arrivò di l' a poco, una donna di inusuale bellezza e subito :"Ho un amico in uno stato di profonda prostrazione, temo addirittura che possa uccidersi e una simile perdita estenderebbe i propri effetti al di là della mia persona, essa avrebbe tragiche conseguenze per la cultura europea! Ancora, dottore, lei non lo conosce, si chiama Friedric Nietzsche e, per presentarlo, ho portato con me una lettera da lui ricevuta da Richard Wagner, però prima di proseguire devo informarvi che F.N. non sa che io sono qui, né che ho la lettera".
Breuer la prese in mano, era datata 10 gennaio 1882 e notò che molti paragrafi erano stati circolettati, ma uno in particolare lo colpì - Ciascuno di noi ha letto il vostro libro due volte, una in solitudine nel corso della giornata e poi ad alta voce la sera -.
Molto interessante, ma ditemi che posso fare io?
"Nietzsche è malato, molto malato e ha bisogno del vostro aiuto. Soffre di emicranie e continui accessi di nausea, oltre a un'incombente cecità e a frequenti disturbi gastrici; infine insonnia".
- Sono un medico e lo vedrò di certo, ma perché non mi avete contattato direttamente al mio studio di Vienna? -
"Ho saputo da mio fratello (un vostro studente) che eravate in questi giorni a Venezia e soprattutto che voi siete *il medico della disperazione* ed è da questa che deve guarire Friedric, più che da tutti i sintomi che vi ho elencato e che nessun medico fino ad ora è riuscito nemmeno ad alleviare! Secondo Jenia (nota mia, suo fratello) sareste l'unico medico in Europa in grado di offrire un autentico trattamento psicologico".


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