50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Krisper
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50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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A 50 anni dall'approvazione dello statuto del lavoratori, dell'ingresso della Costituzione in fabbrica, come si diceva allora, potrebbe esser interessante aprire una discussione sul tema del lavoro.

Molte cose ovviamente sono cambiate, ma ciò che più è cambiato è l'approccio, la consapevolezza della centralità del lavoro nella discussione politica.

https://www.raiplay.it/video/2020/05/19 ... 2b789.html

In questa breve intervista all'allora ministro del lavoro, Donat-Cattin, figura di alto profilo politico, discute un tema estremamente delicato: contrattazione sindacale/politica, il ruolo del governo e delle scelte politiche generali nel conflitto/compromesso sindacale, il tema della repressione.
L'intervista è del gennaio del 1970, post autunno caldo e pre-approvazione statuto (maggio '70), e descrive bene il livello (alto) del dibattito di allora.

In un forum con molti giovani, così credo, potrebbe esser interessante un confronto su questo argomento: il lavoro, sulla storia delle vittorie e sconfitte sindacali, sulla scala mobile, sulle 35-40 ore, sulla flessibilità/precarietà, sul come e se riportare il tema del lavoro al centro della politica, sulle nuove forme di lavoro, sulle nuove riforme, ect...

Mi permetto anche di consigliare un libro "di parte", ma utile per il suo approccio scientifico al tema:
Marta e Simone Fana, Basta salari da fame!, Laterza
Se volete in questo libro potete trovare molti dati interessanti e una breve storia delle politiche del lavoro in Italia.


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nemecsek.
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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nino58
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Krisper ha scritto: venerdì 19 giugno 2020, 8:28 A 50 anni dall'approvazione dello statuto del lavoratori, dell'ingresso della Costituzione in fabbrica, come si diceva allora, potrebbe esser interessante aprire una discussione sul tema del lavoro.

Molte cose ovviamente sono cambiate, ma ciò che più è cambiato è l'approccio, la consapevolezza della centralità del lavoro nella discussione politica.

https://www.raiplay.it/video/2020/05/19 ... 2b789.html

In questa breve intervista all'allora ministro del lavoro, Donat-Cattin, figura di alto profilo politico, discute un tema estremamente delicato: contrattazione sindacale/politica, il ruolo del governo e delle scelte politiche generali nel conflitto/compromesso sindacale, il tema della repressione.
L'intervista è del gennaio del 1970, post autunno caldo e pre-approvazione statuto (maggio '70), e descrive bene il livello (alto) del dibattito di allora.

In un forum con molti giovani, così credo, potrebbe esser interessante un confronto su questo argomento: il lavoro, sulla storia delle vittorie e sconfitte sindacali, sulla scala mobile, sulle 35-40 ore, sulla flessibilità/precarietà, sul come e se riportare il tema del lavoro al centro della politica, sulle nuove forme di lavoro, sulle nuove riforme, ect...

Mi permetto anche di consigliare un libro "di parte", ma utile per il suo approccio scientifico al tema:
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Se volete in questo libro potete trovare molti dati interessanti e una breve storia delle politiche del lavoro in Italia.
Caro Krisper, non curarti del pseudoumorismo d'accatto del soggetto, tanto è tempo perso.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Caro Krisper, non curarti del pseudoumorismo d'accatto del soggetto, tanto è tempo perso.
[/quote]

Figurati se ne curo :gnegne:

Rendere il lavoro un tema "fantasma" in questo paese ha fatto sì che oggi i giovani non abbiano nemmeno una idea di futuro.
E ne pagano e ne pagheranno amaramente le conseguenze.

Io, che sono nella generazione di mezzo, posso solo dire: non fate i nostri stessi errori!
E portare un esempio nel complesso vincente di chi mi ha preceduto.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Io mi chiedo cosa sarà il lavoro da qui a 50 anni. Esisterà ancora? Quello manuale sarà svanito? La disponibilità di fonti energetiche rinnovabili a rendimento tendente a infinito renderà del tutto obsoleta la necessità di lavorare?

(Stringi stringi, la conclusione a cui sono arrivato dopo tanti anni di riflessioni è che si lavora per accaparrarsi energia).
Forse l'unico ambito in cui resterà valido il lavoro sarà quello dell'intrattenimento per gli altri (ricomprendendo in tale ambito anche la cultura).

Per cui sarei tentato di dire che non è così importante che oggi ci sia gente che spende tutta se stessa per distruggere lo Statuto dei Lavoratori, penso che la vita sarebbe degna di migliori prospettive e obiettivi.

Forse sono troppo futurista; di sicuro tendo a considerare non così importante il presente, tanto passerà; ma il futuro (come il passato) materialmente non esiste. Per cui se l'unica cosa che esiste non la considero tanto importante, vi lascio trarre le conclusioni sul mio attuale punto d'arrivo filosofico. Nichilismo? Romanticismo destinato a sfociare nel nazismo? Eccessivo materialismo che diventa velleitarismo puro?

Scrivere oggi uno Statuto dei Lavoratori non servirebbe a niente, talmente velocemente cambiano ormai le regole del gioco. Siamo in un momento massimamente transitorio, si procederà per piccoli smottamenti (in favore del padronato), fino al momento dell'implosione del sistema e della scomparsa del lavoro.


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Felice
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

Messaggio da leggere da Felice »

Admin ha scritto: lunedì 22 giugno 2020, 13:31 ....
Ti dirò: è più o meno quello che si pensava 40 anni fa, quando c'era una visione ottimistica del "progresso". Con l'automazione ci sarà sempre meno bisogno di lavorare, si avrà più tempo libero per occuparsi delle cose che più interessano, e il lavoro sarà comunque meno duro...

Peccato che questo presupponesse una distrubuzione equa dei benefici dovuti al progresso stesso. Distribuzione equa che evidentemente è contraria alla natura umana. Portato al suo estremo, un mondo dal quale il lavoro fosse scomparso sarebbe costituito do pochissimi ultra-ricchi e da sterminate quantità di pezzenti, con in mezzo coloro aventi il compito di garantire la sicurezza degli ultra-ricchi in questione.

Ad ogni modo, per ora non siamo ancora a questo punto. Più che una riduzione del lavoro, quello che si é verificato è stata una rilocalizzazione del lavoro in altri paesi. In pratica si è andati alla ricerca di "braccia" da poter sfruttare a piacimento, senza compassione alcuna, al di fuori di quelle protezioni che decenni di lotte hanno permesso di ottenere ai lavoratori dei nostri paesi.


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Felice
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

Messaggio da leggere da Felice »

Ne approfitto per ricordare che, durante il confinamento, chi ha fatto andare avanti i nostri paesi sono stati proprio i lavoratori delle classi più umili, a cominciare dal personale sanitario, per arrivare alle cassiere(i) dei supermercati, passando per gli addetti alla distribuzione dei generi di prima necessità o gli addetti alla nettezza urbana. Persino Macron, il "presidente dei ricchi" se ne è accorto:

Il nous faudra nous rappeler aussi que notre pays, aujourd’hui, tient tout entier sur des femmes et des hommes que nos économies reconnaissent et rémunèrent si mal. “Les distinctions sociales ne peuvent être fondées que sur l’utilité commune.” Ces mots, les Français les ont écrits il y a plus de deux cents ans. Nous devons aujourd’hui reprendre le flambeau et donner toute sa force à ce principe.

Se alla parole dovessero seguire dei fatti volti a far riconoscere e remunerare meglio il lavoro di certe categorie di lavoratori, potrei cominciare a credere che Macron è un buon presidente.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Felice ha scritto: lunedì 22 giugno 2020, 15:25 Se alla parole dovessero seguire dei fatti volti a far riconoscere e remunerare meglio il lavoro di certe categorie di lavoratori, potrei cominciare a credere che Macron è un buon presidente.
Macron fa parte, come tutti i pubblici amministratori di tutto il mondo, di quella categoria "intermedia" che stava, sta e starà a garantire che i pezzenti non vadano dagli ultra ricchi a riprendersi il maltolto.
Poi c'è comunque modo e modo di garantire quella cosa lì.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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È interessante e divertente immaginare scenari futuri: la liberazione dal lavoro, l'energia eterna!
Io invece credo che si stia andando verso una nuova specie umana, con l'interazione uomo-macchina portato all'estremo.

Il problema, però, è il presente ed il futuro prossimo, che non sono altro che le nostre vite e dei nostri figli e nipoti.

Se ipoteticamente dovessimo giungere ad una tecnologia così sviluppata da cancellare la necessità del lavoro, sarebbero le scelte politiche di oggi a determinare se quella società futura sia un inferno nazista o la società ideale.

Sono invece estremamente convinto che il tema del lavoro sia centrale, ieri come oggi. Oggi come domani.
La storia del lavoro in Italia è la nostra vita, la nostra felicità o violenza strutturale attuale.

Si può esser anche pessimisti con la ragione, ma è necessario l'ottimismo della volontà per vivere.


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nemecsek.
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Krisper ha scritto: lunedì 22 giugno 2020, 21:19 È interessante e divertente immaginare scenari futuri: la liberazione dal lavoro, l'energia eterna!
karma karma

e chi va a togliere i cucchiaini da caffè che otturano lo scarico del figlio del funzionario del asl che ha generato un funzionario dell atac che mio padre comprò?


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

Messaggio da leggere da nemecsek. »

Felice ha scritto: lunedì 22 giugno 2020, 15:25 Ne approfitto per ricordare che, durante il confinamento, chi ha fatto andare avanti i nostri paesi sono stati proprio i lavoratori delle classi più umili, a cominciare dal personale sanitario, per arrivare alle cassiere(i) dei supermercati, passando per gli addetti alla distribuzione dei generi di prima necessità o gli addetti alla nettezza urbana. Persino Macron, il "presidente dei ricchi" se ne è accorto:

Il nous faudra nous rappeler aussi que notre pays, aujourd’hui, tient tout entier sur des femmes et des hommes que nos économies reconnaissent et rémunèrent si mal. “Les distinctions sociales ne peuvent être fondées que sur l’utilité commune.” Ces mots, les Français les ont écrits il y a plus de deux cents ans. Nous devons aujourd’hui reprendre le flambeau et donner toute sa force à ce principe.

Se alla parole dovessero seguire dei fatti volti a far riconoscere e remunerare meglio il lavoro di certe categorie di lavoratori, potrei cominciare a credere che Macron è un buon presidente.

https://www.lastampa.it/asti/2020/06/09 ... 1.38944466


...«Ed è alla quasi fine di questa emergenza che mi sento di dover ringraziare qualcuno e non ringraziare altri.....

«tutti i medici, gli infermieri, gli Oss, i tecnici di radiologia, di laboratorio, amministrativi e tutti quelli che, negli ospedali, sono rimasti al loro posto (anche lavorando da casa). Abbiamo condiviso timori, paure, a volte la rabbia contro una malattia che non sapevamo come prendere, ma in fondo è “solo” il nostro lavoro». Ghiselli ricorda «gli staff delle direzioni che si sono inventati posti di rianimazione, terapie sub intensive, reparti, isolamenti, dal giorno alla notte; chi ha prestato servizio in ambulanza vestito come un palombaro, che senza perdere un colpo e senza alcuna paura ha continuato a portarci i pazienti in Pronto soccorso; tutti i reparti che si sono re-inventati un lavoro in 48 ore con le giuste ansie ma senza paure. Siete stati fantastici. I nostri anestesisti con cui abbiamo condiviso gioie e dolori, con cui ci siamo scambiati pazienti in up e in down, che hanno salutato con favore l’apertura della nostra Semi Intensiva. Grazie di tutto quello che ci avete dato. Tutto il personale del nostro Pronto Soccorso, della Medicina d’Urgenza della nostra Terapia Semi Intensiva».

ma ricorda anche «tutti i colleghi che sono spariti di loro volontà dall’ospedale (o si sono nascosti in ospedale) ai primi avvisi di pandemia e sono riapparsi ieri. Anche a loro è andato il bonus (elemosina?) economico elargito dal governo. Voglio solo dire loro che hanno perso una grande occasione di crescita professionale ed umana». La conclusione è una frecciata pesante: «Senza di voi c’era più spazio in ospedale, dovevate proprio tornare?».


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Maìno della Spinetta
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Rispetto a 50 anni fa è sparito il concetto di persona. Salari, mezzi produttivi, capitale - tutte realtà intercambiabili


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

Torino 14 ottobre 2020

Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)


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nemecsek.
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Possiamo dire chi aveva ragione quarant'anni fa.
A meno di non avere la foto dell'autonomo con pistola sul proprio profilo Facebook, che li allora abbiamo un problema di distorsione cognitiva, e allora bisogna farsi vedere da uno bravo.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 10:13 Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

Torino 14 ottobre 2020

Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)
Sicuramente non avevano ragione i leccapiedi o quelli che in quel corteo, senza neppure essere dipendenti FIAT, ci sono andati come truppa cammellata.
I primi, come aggravante, consapevoli di contribuire al licenziamento di migliaia di colleghi.
Bella gente.


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Felice
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 10:13 Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

Torino 14 ottobre 2020

Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)
La rivolta dei "colletti bianchi" contro le "tute blu"... Già allora chi aveva sensibilità di sinistra lo diceva: ora vi schierate con i padroni, ma quello che non capite è che domani, quando il mondo operaio sarà stato soggiogato e distrutto, sarete voi le prossime prede. E così è stato.
La storia - si dice - è maestra di vita. Ma anche il miglior maestro nulla riesce ad insegnare ad allievi che rifiutano di ascoltare ed imparare. E quindi quanto accadde allora si ripete: salariati del privato contro quelli del pubblico, giovani contro vecchi, ecc. E intanto chi gode, chi si riempie le tasche, chi non fa altro che aumentare a dismisura il proprio patrimonio, anche, anzi ancor meglio, in tempi di crisi o di pandemia, sono sempre gli stessi.


Krisper
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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nemecsek. ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 12:59 Possiamo dire chi aveva ragione quarant'anni fa.
A meno di non avere la foto dell'autonomo con pistola sul proprio profilo Facebook, che li allora abbiamo un problema di distorsione cognitiva, e allora bisogna farsi vedere da uno bravo.
A chi ti riferisci?


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Felice ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 13:48
Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 10:13 Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

Torino 14 ottobre 2020

Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)
La rivolta dei "colletti bianchi" contro le "tute blu"... Già allora chi aveva sensibilità di sinistra lo diceva: ora vi schierate con i padroni, ma quello che non capite è che domani, quando il mondo operaio sarà stato soggiogato e distrutto, sarete voi le prossime prede. E così è stato.
La storia - si dice - è maestra di vita. Ma anche il miglior maestro nulla riesce ad insegnare ad allievi che rifiutano di ascoltare ed imparare. E quindi quanto accadde allora si ripete: salariati del privato contro quelli del pubblico, giovani contro vecchi, ecc. E intanto chi gode, chi si riempie le tasche, chi non fa altro che aumentare a dismisura il proprio patrimonio, anche, anzi ancor meglio, in tempi di crisi o di pandemia, sono sempre gli stessi.
Un pelo aspro nella forma ma è un pensiero condivisibile.
Nello specifico è stato anche un punto di svolta dagli anni delle lotte e dei diritti verso il liberismo che purtroppo si è dimostrato solo una degenerazione negativa dell' economia liberale, quando non la negazione della stessa.
Di sicuro le crisi sono il momento migliore per la speculazione, sempre a discapito dei deboli. E storicamente, almeno le principali, sono state accuratamente pianificate e realizzate dato che è difficile credere che l' economia mondiale sia regolata da un branco di idioti, speriamo non sia il caso dell' epidemia , anche se a pensar male si fa peccato ma ..


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

Messaggio da leggere da nemecsek. »

Riferiscomi a tante capre conosciute nella mia giovinezza, alta scolarizzazione, supermercati pieni, acqua e corrente elettrica in casa, senza mai chiedersi come quelle cose ci arrivassero nei loro quartieri ariani.
Il lusso del manicheismo non me lo sono potuto permettere, fortunatamente.
Papà ha lavorato al Lingotto fino al 1978, due zii paterni e tre materni in Mirafiori e Maggiora, il pane ci arrivava da lì.
Che poi sui libri qualcosa ci dovrebbe essere scritto, volendo contestualizzare storicamente.
Ogni modo, questo è di pubblico accesso e gratuito, per iniziare.

http://www.parlamento.it/service/PDF/PD ... /16721.pdf


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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aitutaki1 ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 22:22
Felice ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 13:48
Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 10:13 Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

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Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)
La rivolta dei "colletti bianchi" contro le "tute blu"... Già allora chi aveva sensibilità di sinistra lo diceva: ora vi schierate con i padroni, ma quello che non capite è che domani, quando il mondo operaio sarà stato soggiogato e distrutto, sarete voi le prossime prede. E così è stato.
La storia - si dice - è maestra di vita. Ma anche il miglior maestro nulla riesce ad insegnare ad allievi che rifiutano di ascoltare ed imparare. E quindi quanto accadde allora si ripete: salariati del privato contro quelli del pubblico, giovani contro vecchi, ecc. E intanto chi gode, chi si riempie le tasche, chi non fa altro che aumentare a dismisura il proprio patrimonio, anche, anzi ancor meglio, in tempi di crisi o di pandemia, sono sempre gli stessi.
Un pelo aspro nella forma ma è un pensiero condivisibile.
Nello specifico è stato anche un punto di svolta dagli anni delle lotte e dei diritti verso il liberismo che purtroppo si è dimostrato solo una degenerazione negativa dell' economia liberale, quando non la negazione della stessa.
Di sicuro le crisi sono il momento migliore per la speculazione, sempre a discapito dei deboli. E storicamente, almeno le principali, sono state accuratamente pianificate e realizzate dato che è difficile credere che l' economia mondiale sia regolata da un branco di idioti, speriamo non sia il caso dell' epidemia , anche se a pensar male si fa peccato ma ..
colletti bianchi contro tute blu è una solenne mincialonata


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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FRAGALAÁ . Vorrei conoscere la sua opinione sulla lotta armata cosõÁ
come si faceva in Sud America e cosõÁ com'eÁ stata fatta in Italia, ad opera
prima dei GAP e di Feltrinelli e poi da parte delle Brigate rosse, di Prima
linea e di altri.
GIROTTO. Non so assolutamente nulla sui GAP e su Feltrinelli se
non quello che ho letto sui giornali anche poche settimane fa. Non so
nulla fino alla fine del 1973. Feltrinelli era giaÁ morto ed erano successe
molte cose che non conoscevo.
Lei vuole sapere che concetto mi sono fatto. A parte il rifiuto totale
dal punto di vista politico e morale, in un contesto come quello, in una
societaÁ altamente organizzata e quindi vulnerabile, il prendere piede di simili forme di lotta poteva essere molto grave. Fortunatamente, chi lo fece,
non arrivoÁ mai ad essere effettivo. Ma di quali imprese stiamo parlando,
degli assassinii a sangue freddo di gente disarmata? Questa eÁ stata la lotta
armata in Italia. EÁ stata sparare alle spalle di quel povero vecchietto del
Presidente degli avvocati di Torino che portava a spasso il cane, e poi sentirsi chiamare sui giornali «i nostri eroi» (non cosõÁ forte, ma il contesto era
quello). EÁ stata uccidere Walter Tobagi mentre porta la bambina a scuola.
Sono queste le imprese gloriose della guerriglia italiana. In nessun atto eÁ
stata presa l'iniziativa di andarsi a scontrare con l'apparato armato di
quello Stato che si voleva combattere. Finche non si combatteva quello,
hai voglia ad ammazzare poveretti! Bisognava scontrarsi con i poliziotti
e i carabinieri ma non l'hanno mai fatto, hanno risposto al fuoco solo
quando gli sono capitati addosso e non avevano altra scelta. Quali sono
le imprese gloriose? Esaminiamole una ad una: sono assassinii a sangue
freddo, alle spalle, su gente disarmata. Li possiamo chiamare combattenti?
C'eÁ chi li difende e li considera dei Robin Hood. Il mio giudizio eÁ questo.


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Felice ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 13:48
Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 10:13 Torino 14 ottobre 1980 marcia dei 40000 (non importa quale fosse il numero reale)

Torino 14 ottobre 2020

Dopo 40 anni si può dire chi aveva ragione?

"abbiamo creato un sistema per disperati” (intercettazione di una manager di Uber)
La rivolta dei "colletti bianchi" contro le "tute blu"... Già allora chi aveva sensibilità di sinistra lo diceva: ora vi schierate con i padroni, ma quello che non capite è che domani, quando il mondo operaio sarà stato soggiogato e distrutto, sarete voi le prossime prede. E così è stato.
La storia - si dice - è maestra di vita. Ma anche il miglior maestro nulla riesce ad insegnare ad allievi che rifiutano di ascoltare ed imparare. E quindi quanto accadde allora si ripete: salariati del privato contro quelli del pubblico, giovani contro vecchi, ecc. E intanto chi gode, chi si riempie le tasche, chi non fa altro che aumentare a dismisura il proprio patrimonio, anche, anzi ancor meglio, in tempi di crisi o di pandemia, sono sempre gli stessi.
Il tuo illuminante intervento mi riporta alla mente un racconto ascoltato durante la mia infanzia.
"Nei mattatoi argentini un manzo della mandria viene addestrato per condurre gli altri manzi all'interno del mattatoio.
Gli viene insegnato che vi è una porticina attraverso la quale lui può uscire lasciando i suoi simili al loro destino.
Quando diventa vecchio, nell'ultima sua gloriosa impresa, la porticina gli viene chiusa alle spalle mentre si trova anch'esso all'interno del mattatoio.
Il nome che viene dato a quel manzo, nell'idioma locale, è "El Rufian"."


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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

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Il 14 ottobre non fu una marcia contro il terrorismo.
Il tema violenza era riferito ai picchetti.

Quella manifestazione era inserita in una precisa lotta sindacale, con 14449 licenziamenti, poi divenuti 22000 casse a zero ore.

Se si vuole sottolineare un nesso tra lotte sindacali e terrorismo rosso, questo è molto complesso, ma certo non sono esperienze sovrapponibili, anzi.

Il fatto stesso che si accenni al terrorismo parlando del marcia dei 40000 è indice di come la storia delle lotte sindacali in Italia dal dopoguerra a quel drammatico 14 ottobre 1980 sia stata narrata male.

Il 14 ottobre non decretò la sconfitta del terrorismo rosso, che perse per mano dello stato. Politicamente era già morto prima di nascere (ma qui esce il mio odio verso quella esperienza).

Il 14 ottobre si invertì la rotta, dall'espansione dei diritti lavoratori ed una migliore distribuzione della ricchezza (i primi anni ottanta sono il punto più alto nella storia dei dati della distribuzione della ricchezza non solo in Italia) al "sistema per disperati" di oggi.

E' una data simbolica ovviamente, la realtà è un processo storico che va dalla fine anni 70 alla crisi economica del 92, per poi esplodere in tutta la sua forza nei tempi che noi oggi viviamo.


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aitutaki1
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Re: 50 anni dello statuto dei lavoratori (legge 300, 1970)

Messaggio da leggere da aitutaki1 »

Krisper ha scritto: mercoledì 14 ottobre 2020, 23:25 Il 14 ottobre non fu una marcia contro il terrorismo.
Il tema violenza era riferito ai picchetti.

Quella manifestazione era inserita in una precisa lotta sindacale, con 14449 licenziamenti, poi divenuti 22000 casse a zero ore.

Se si vuole sottolineare un nesso tra lotte sindacali e terrorismo rosso, questo è molto complesso, ma certo non sono esperienze sovrapponibili, anzi.

Il fatto stesso che si accenni al terrorismo parlando del marcia dei 40000 è indice di come la storia delle lotte sindacali in Italia dal dopoguerra a quel drammatico 14 ottobre 1980 sia stata narrata male.

Il 14 ottobre non decretò la sconfitta del terrorismo rosso, che perse per mano dello stato. Politicamente era già morto prima di nascere (ma qui esce il mio odio verso quella esperienza).

Il 14 ottobre si invertì la rotta, dall'espansione dei diritti lavoratori ed una migliore distribuzione della ricchezza (i primi anni ottanta sono il punto più alto nella storia dei dati della distribuzione della ricchezza non solo in Italia) al "sistema per disperati" di oggi.

E' una data simbolica ovviamente, la realtà è un processo storico che va dalla fine anni 70 alla crisi economica del 92, per poi esplodere in tutta la sua forza nei tempi che noi oggi viviamo.
Tocca quotare tutto , in più il terrorismo , anche rosso, era pieno di infiltrati dalla delinquenza comune (utile per autofinanziarsi) agli assassini ai servizi italiani e stranieri.
E non esisteva rapporto diretto con gli eventi della famosa marcia , al massimo culturale


Uguaglianza, Fratellanza e Tolleranza
.·. Sic Semper Tyrannis .·.
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