Lingua italiana, domande e risposte.

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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » lunedì 8 gennaio 2018, 9:59

Una della cose che spesso sottovalutiamo è che nella nostra lingua si ha un ampia libertà sintattica, posso dire che il Bagnino era una corridore onesto, famoso e velocissimo, oppure cambiare l'ordine, secondo l'importanza che voglio dare agli aggettivi, ma soprattutto possiamo preporre o posporre ottenendo effetti molto diversi: gli aggettivi che precedono il nome hanno una valenza attributiva, mentre quelli che lo seguono, predicativa. Chiunque italiano capisce bene che una lettera anonima non è lo stessa di un'anonima lettera o, se invece di una aggettivo, vogliamo prendere un avverbio non sarà difficile scegliere fra l'essere un sotto dotato o ... :D
In inglese invece che non si può fare: manometti anche minimamente lo schema prestabilito e ti prendono per pazzo! (Per chi volesse saperlo, l'ordine obbligatorio è: opinione, dimensione, età, forma, colore, origine, materiale, scopo. In sintesi si può dire che l'italiano mette la libertà al primo posto. ;)
Anche Voltaire si accorse della nostra libertà di scelta e dovette ammettere, scrivendo a M. Cesarotti il 10 gennaio 1766: "Mi accorgo, leggendovi, della superiorità che la lingua italiana ha sulla nostra; essa dice tutto ciò che vuole, mentre la lingua francese dice solo ciò che può".


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda Admin » martedì 9 gennaio 2018, 2:28

lemond ha scritto:"Mi accorgo, leggendovi, della superiorità che la lingua italiana ha sulla nostra; essa dice tutto ciò che vuole, mentre la lingua francese dice solo ciò che può".


Bellissima! :clap:


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » martedì 9 gennaio 2018, 9:15

La "nobiltà" dell'italiano deriva dal fatto di avere un sistema fonologico più prossimo delle altre lingue a quello latino e in più, attraverso la lingua degli antichi romani, ci sono giunte moltissime parole greche. Furono soprattutto gli umanisti del Quattrocento ad arricchire l'italiano nel lessico, ma non solo in esso si specchia, perché nella sintassi abbiamo riprodotto, forse più di ogni altra lingua moderna, i modelli classici. Ad es. abbiamo l'accusativo alla greca, come nel Manzoni "Sparsa le trecce morbide/sull'affannoso petto. E così D'Annunzio, che è "nuda le fervide membra".
Alle due tradizioni classiche abbiamo aggiunto il nostro volgare che oggi è in gran parte alla base della cultura e letteratura mondiale. Coloro che hanno stabilito le regole dell'italiano l'àn fatto proprio ponendo la bellezza come criterio da seguire. Pietro Bembo, ad es. nelle "Prose della volgar lingua" andò alla ricerca di modelli perfetti da seguire e li trovò in Dante, Petrarca e Boccaccio e poi, per molti secoli, i poeti e gli scrittori italiani hanno mutuato parole e immagini da costoro, in un procedimento che gli esperti chiamano "intertestualità" (ovvero una specie di dialogo inter temporale). È questa ricchezza che fa dell'italiano una lingua unica al mondo ed è la ragione per cui chi parla di lingua deve associare anche la letterature e viceversa.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » mercoledì 10 gennaio 2018, 9:27

Tutti sanno che il "padre" della lingua è stato Dante, che accrebbe il corpo lessicale dell'italiano usando molte parole che non erano state impiegate mai in poesia e inventandone molte nuove, ma soprattutto lui credette davvero di poter contribuire a far nascere quella lingua nuova. Il volgare è più nobile del latino, afferma, perché è un linguaggio che ci è naturale e che impariamo da bambini (lingua madre). Purtroppo i motivi di una simile affermazione stanno nell'idea che ciò che ci arriva per natura sia più prossimo a Dio e ci è voluto Spinoza per farci capire che la natura è essa stessa dio e non abbiamo alcun bisogno dell'altro! Ciò non toglie che la sua fiducia nel volgare, ferma e duratura, abbia costituito un pilastro per il prestigio e il futuro dell'italiano.
Dante intuisce l'affinità dell'italiano con le lingue d'oltralpe (hoc e oil), ma ritiene che la nostra primeggi per un motivo linguistico e anche letterario: è più vicina al latino e i poeti avevano maggior dolcezza e acume. Cerca poi di individuare il volgare migliore, fra quelli parlati nelle varie città, ma non ne trova uno che lo sodisfi. Questo "volgare illustre" è potenzialmente presente in ogni luogo, ma non s'incarna in nessun volgare locale. La conclusione è che esso coincide con la lingua dei poeti più grandi e sarà questa lingua scritta, non ancora parlata da nessuno, a diventare l'idioma degli italiani.
La storia gli ha dato ragione, ma non senza passare attraverso difficoltà inimmaginabili al poeta e che avrebbero anche potuto portare alla scomparsa di questo embrione.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda Bitossi » mercoledì 10 gennaio 2018, 9:40

Rispetto al latino però, principalmente a causa della perdita delle declinazioni dei sostantivi e dei pronomi relativi, l'italiano pecca un po' di precisione.
Gli equivoci, seppur sporadici, non mancano, proprio a causa della liberta costruttiva: "Chi ha chiamato mia madre?" è un esempio classico.

Per quel che riguarda invece il "word order", niente da dire, è effettivamente una delle lingue più libere. C'è da dire però che questa qualità può anche essere complice di una certa fumosità del linguaggio, soprattutto a livello burocratico o politico... ;)


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » mercoledì 10 gennaio 2018, 10:07

Bitossi ha scritto:Rispetto al latino però, principalmente a causa della perdita delle declinazioni dei sostantivi e dei pronomi relativi, l'italiano pecca un po' di precisione.
Gli equivoci, seppur sporadici, non mancano, proprio a causa della liberta costruttiva: "Chi ha chiamato mia madre?" è un esempio classico.


Certo il latino è la lingua più logica e quindi meno libera. :) Nell'esempio sopra, per me il significato è quasi obbligato, perché, se uno avesse voluto dire altrimenti, avrebbe scelto "Mia madre, chi ha chiamato?"


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » giovedì 11 gennaio 2018, 10:18

Dante nell'italiano ci credeva, ma Petrarca no e il paradosso è abbastanza evidente in lui: uno dei libri di poesia più belli che siano mai stati scritti e che noi chiamiamo Canzoniere, il suo autore invece lo pensava come "Rerum vulgarium fragmenta", con intento volutamente riduttivo. Tutta la sua attività fu rivolta alla riscoperta e allo studio della lingua latina: appropriarsi del perfetto stile degli scrittori antichi furono i suoi obiettivi primari. Petrarca si aspettava la gloria da un grande poema epico latino, l'Africa, grazie al quale fu incoronato poeta in Campidoglio nel 1341 e fece di tutto per recuperare la civiltà greco-latina, il che segnò una durissima battuta d'arresto per l'italiano.
Dalla fine del Trecento e almeno fino alla prima metà del Quattrocento si stabilì una situazione di *diglossia*: la cultura scritta alta era di nuovo solo in latino, mentre la letteratura volgare si collocò molto in basso nella percezione generale. Anche i nostri maggiori autori ne fecero le spese e solo verso la fine del secolo il volgare italiano tornò a fiorire, almeno come lingua della poesia lirica.
La prova della crisi è data da un clamoroso fallimento, che rimase a lungo nella memoria collettiva, il campione sfortunato dell'italiano fu il grande architetto Leon Battista Alberti (1404 - 1472). Egli scrisse una grammatica per la lingua nuova e promosse il famoso Certame coronario, una gara di poesia indetto a Firenze il 22 ottobre 1441, per dimostrare che il volgare era una lingua duttile e polita e non inferiore alla lingua latina in poesia. I giudici pontifici, convocati per l'occasione in Santa Maria del Fiore e che non condividevano affatto l'entusiasmo per l'italiano, non assegnarono il premio a nessuno, certificando così lo stato di minorità del volgare.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » venerdì 12 gennaio 2018, 9:24

Si dovette aspettare quasi un secolo per la rinascita dell'italiano: nel 1525 Pietro Bembo, patrizio veneziano, scrisse le Prose delle volgar lingua per promuovere l'uso letterario. Egli indicò nel Canzoniere il modello perfetto per chi volesse scrivere in versi e il Decameron per i prosatori. Dante invece rimase escluso, perché la lingua della Commedia era piena di parole ruvide, arcaismi e neologismi, latinismi e forestierismi. Pur riconoscendo in Dante un grande e magnifico poeta, non lo riteneva adatto a essere imitato.
La sua proposta ebbe successo perché il mondo delle corti aveva bisogno di un modello linguistico sovramunicipale e le Prose mettevano a disposizione una sorta di grammatica ragionata con esempi linguistici positivi e negativi.
La riforma di Bembo fu un vero e proprio rinnovamento culturale e si può dire che nasca la modernità, perché i nuovi autori possono porsi su un piano di parità con gli antichi, inaugurando una tradizione propria. È una lingua che presenta molte oscillazioni, ma è molto vicina a noi e, anche se è soltanto letteraria, ha avuto una forza attrattiva potentissima e, in mancanza di uno Stato unitario, rappresentato per l'Italia un elemento unificante della nazione. Ci sarebbe voluto ancora molto tempo perché si arrivasse all'uso quotidiano, ma la strada era stata tracciata. ;)


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » sabato 13 gennaio 2018, 9:10

L'italiano è stato per secoli, e lo è ancora, la lingua di riferimento per la pittura, la scultura e l'architettura in Europa e il vocabolario dell'intiero continente è ricco di parole nostre: campanile, architrave, pilastro, plinto, predella, scenario, ritratto, facciata, graffito, mosaico, pastello, mentre altre sono state adattate nelle altre lingue, ma la derivazione è italiana, come da balcone abbiamo il francese balcon, l'inglese balcony e il tedesco Balkon.
Il passaggio dal latino all'italiano dei termini artistici e scientifici è avvenuto fra il Quattrocento e il Seicento e tutti coloro che hanno partecipato a tale improbo compito capivano benissimo l'importanza che ha, nella coscienza di un popolo, il poter disporre di una lingua poliedrica, mentre ai giorni nostri qualcuno ha proposto (e addirittura ottenuto :grr: ) il passaggio all'inglese nell'insegnamento delle discipline scientifiche.
Uno dei primi ad usare il volgare per la ricerca scientifica fu Leonardo che, proprio per questo, si autodefinì "omo sanza lettere". Consapevole dei limiti della propria formazione, cercava di colmare il divario dedicandosi allo studio lessicale, compilando liste di latinismi, ma ciò non gli impedì di rivendicare la ricchezza del volgare.
" I' tanti vocaboli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piuttosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia".
Egli ha contribuito al superamento della rigida separazione fra le arti del trivio e del quadrivio, creando una cultura nuova che si esprime nella lingua comune maturata nelle botteghe, oltre che nella trattatistica e permette così alle lingue settoriali di emanciparsi dai volgari locali e di acquisire una dimensione nazionale.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » lunedì 15 gennaio 2018, 10:02

Nel dicembre 1967 Italo Calvino intervenne sul Corriere della Sera per affermare che, a suo parere, Galileo era stato, con Machiavelli, il miglior prosatore italiano e anche Leopardi lo ammira per la precisione e l'eleganza, congiunte. Galileo usa il linguaggio non come uno strumento neutro, ma con una coscienza letteraria, con una continua partecipazione espressiva, immaginativa, addirittura lirica. Con lui, ad es, la Luna diventa per gli uomini un oggetto reale, però si sente anche, attraverso il suo linguaggio una specie di levitazione. L'ideale sguardo sul mondo che guida anche il Galileo scienziato è nutrito di cultura letteraria, tanto che possiamo segnare una linea Ariosto-Galileo-Leopardi come una delle più importanti della nostra letteratura. Galileo è stato il primo che ha scelto l'italiano per comunicare al mondo le proprie scoperte, anche se, naturalmente, conosceva bene anche il latino. Egli fu un appassionato lettore dei nostri classici e tenne lezioni sull'Inferno di Dante, postillò l'Orlando furioso e scrisse delle Considerazioni al Tasso, in cui fu molto critico nei confronti della lingua e dello stile della Gerusalemme liberata. Divenne inoltre accademico della Crusca e collaborò alla stesura di alcune voci del Vocabolario per le edizioni del 1612 e 1623. A lui sarebbe sembrato insensato e brutale propugnare l'abolizione della lingua italiana nell'insegnamento delle scienze e chi lo fa nelle università, lavora per accentuare la separazione tra il mondo della scienza e la comunità dei cittadini che parla la nostra lingua. L'italiano rinuncerebbe ad intieri territori del sapere e sarebbe ridotta a un ambito privato, famigliare: quello che è proprio dei dialetti. La differenza infatti fra essi e una lingua non sta certo nell'estensione territoriale o nel numero dei parlanti, ma nell'inadeguatezza storico-culturale a trattare tutti gli argomenti.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » martedì 16 gennaio 2018, 9:56

"Lingua illorum, anguilla est in theca holoserica" (La lingua di costoro (dei politici) è un anguilla in un drappo si seta. :D
Questa definizione è secentesca ed è contenuta nell'opera di un gesuita tedesco (Jeremias Drexel) e, secondo lui, i politici (come i gesuiti) sono "pratichissimi in machinare inganni", come ha insegnato loro il Machiavelli e Ignazio di Loyola.
È passato del tempo, ma sembra che una simile definizione non sia passata di moda, per lo meno da parte di chi fa dell'anti-politica il proprio cavallo di battaglia (per i gesuiti la cosa è diversa, perché in pochi avvertono la continua demagogia nelle parole dell'attuale papa). :x
Ordunque, lasciamo perdere il linguaggio dei gesuiti e concentriamoci su quello politico, perché "mutatis mutandis" le stesse cose che scriveremo per l'uno si possono attribuire anche all'altro. :)
La prima reazione che si è tentati di avere è quella di accostarlo ai sofisti, secondo la definizione che dà Aristotele dà di costoro. Si tenga presente però che accettiamo l'ipse dixit del grande filosofo solo perché ci serve, non perché veramente pensiamo che i sofisti fossero come lui ce li presenta, in realtà, come dice la parola, i sofisti erano sapienti e non semplicemente astuti, ma ormai da noi Aristotele ha vinto e l'accezione comune è la sua. :x
Una dei motivi che porta il linguaggio politico all'ambiguità non è solo il desiderio di ingannare l'uditorio, perché esistono anche motivi nobili. Prendiamo per esempio una Costituzione che è destinata a durare negli anni, se non nei secoli, mentre la società e i suoi costumi possono cambiare in fretta: è necessario pertanto che il legislatore usi parole polisemiche, suscettibili di essere interpretate anche alla luce di un pensiero più moderno. In questi casi, appunto, l'ambiguità non è un difetto, ma è condizione necessaria per il funzionamento del testo medesimo.


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » mercoledì 17 gennaio 2018, 10:27

La parola che si fa ideologia

Qualsiasi parola può diventare politica, basta che la si usi con questo scopo e, se non bastono quelle più comuni, si può ricorrere a neologismi. Un testo politico ha per scopo più la persuasione che l'informazione, ma soprattutto deve tener conto che si rivolge ai *media* (parola latina, quindi va pronunciata com'è scritta). Il politichese è comunque una lingua non sempre uguale, perché come ogni idioma varia nel tempo e possiamo dire, sintetizzando al massimo che, ad es, il fascismo usava l'enfasi e l'intensificazione, la classe politica egemone della seconda metà del Novecento ha agito attraverso la dissimulazione, lo svuotamento semantico e l'offuscamento concettuale, finché non è emerso sulla scena Marco Pannella: la sua politica comunicativa mirava a rompere la monotono continuità degli schieramenti politici del dopoguerra. Il caso più eclatante di comunicazione (non verbale) è stata la partecipazione in una Tribuna politica con un bavaglio in bocca. I radicali hanno contrapposto un polemico silenzio alla loquacità tipica del politico. Sul piano più strettamente linguistico, invece, Pannella si è caratterizzato per un consapevole processo di deformazione dei valori semantici delle parole politiche usuali o di quelle comuni, per esempio, in riferimento alla lunga prigionia di A. Moro " stanno assassinando da cinquantacinque giorni ..." Oppure, l'uso diverso del verbo abrogare "... affinché possiate dare a voi stessi, ai nipoti, ai nonni, agli andicappati, agli abrogati un giorno diverso, magari più lungo di speranza nella ragione, nella non violenza, nella verità".


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » giovedì 18 gennaio 2018, 9:31

Il sinistrese ha rappresentato un altro momento di sviluppo della lingua politica, volutamente alternativa rispetto alle forme tradizionali. Essa ha avuto un tale successo, da soppiantare fra gli studenti il linguaggio giovanile, ma si è trattato di un breve periodo, perché già negli anni Ottanta il prestigio e lo spazio occupato nel repertorio italiano era quasi scomparso e ormai in pochi ricordano "lavorare meno, lavorare tutti", "vietato vietare", strage di Stato, strategia della tensione, etc.
La politica della discesa in campo ci rammenta un certo Berluska e la c.d. Seconda Repubblica, formula impropria, dal momento che il sistema costituzionale non è cambiato. Invece è mutata la lingua, che si avvicina moltissimo al parlato della gente comune e d'altra parte non poteva che essere così, se allla TV si assisteva alle concioni del Berluska medesimo e di Bossi, persone illetterate che potevano esprimersi solo con concetti semplici. Un po' come era accaduto alla RAI che era passata in pochi anni da maestra di lingua a specchio del peggior plurilinguismo della società italiana e le parole d'ordine sono "nuovo e gente", mentre un'altra parola riguarda la nascita di un partito dalle ceneri di quello comunista e nell'ottantanove/novanta imperò appunto il sostantivo "Cosa". :)


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » venerdì 19 gennaio 2018, 10:21

Un caso singolare è il dipietrese che non è stato mai studiato a fondo, per la scarsa importanza del soggetto in politica, però possiamo darne qualche indicazione generica. Si tratta di un composto di colorite espressioni regionali o popolari e di tecnicismi giuridici (appresi in un corso per corrispondenza :D ) che si innestano in un tessuto sintattico debole e confuso. Per lui "dazione ambientale" significa tangente pagata senza che ve ne fosse stata una richiesta esplicita, oppure "provvista" equivale a contributo elettorale e il famosissimo "che ci azzecca", espressione idiosincratica, che però non è di origine molisana.
Il movimento 5 stelle è affatto nuovo alla vita politica nazionale, anche perché composto da esponenti privi di precedenze esperienze e poi il fatto che il mattatore sia Beppe Grillo ha portato anche una nota comica nel linguaggio. Una cosa meno buffa è il ritorno al turpiloquio e al populismo! :x Come, per esempio, microcacca, pirlare, V-day e l'uso ripetuto di parole riferite alla pazzia.

P.S. Non so, ma forse l'uso di pazzesco in tutte le attuali accezioni deriva da lui?


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Re: Lingua italiana, domande e risposte.

Messaggio da leggereda lemond » sabato 20 gennaio 2018, 9:02

La lingua della Lega deve molto a Umberto Bossi: toni gridati, volgarità e turpiloquio, insistenza sul campo semantico dei temi della sicurezza etc. in altre parole un pieno adeguamento a tutto ciò che vuol sentirsi dire quell'elettorato che non brilla per educazione e intelligenza. Però qualcosa di diverso c'è, in particolare manca lo sfondo antifascista che caratterizzava l'originale, soprattutto nei primi anni.
Salvini punta a costruire un'identità nazionale, opponendosi allo straniero (migranti) e all'Europa.


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