Fabrizio De André

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lemond
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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da lemond » martedì 29 maggio 2012, 15:47

"Anime Salve" è l'ultimo album di Fabrizio (siamo nel 1996). In esso si presentano i solitari, i diversi, quelli che stanno ai margini, perché ce li ha messi il sistema o perché hanno scelto loro. Salvi, perché soli e quindi liberi in questa società (secondo lui) di m. :-( I perdenti sono le persone più affascinanti, perché almeno hanno provato afuggire dal branco ed a maturare spiritualmente.

http://www.youtube.com/watch?v=ikI1_xusTm4


Fine


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e il mitico Lopez, che lavora alla Coop,
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nibali-san baronto
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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » giovedì 28 marzo 2019, 22:02

lemond ha scritto:
domenica 27 maggio 2012, 14:23
"La domenica dell salme" è la canzone più discussa e commentata nel passato, ma, essendo ancora attuale, credo anche nel futuro. In essa ci sono quasi tutti gli elementi per capire e, come è buono e giusto, non ci sono giudizi che, come diceva Gaber, nelle canzoni sarebbere "peccati mortali" (in senso laicista, naturalmente) :D Nessuno punta il dito (non siamo con Di Pietro e Grillo), perché tutto si spiega da sé. ;)

http://www.youtube.com/watch?v=h9zW6AOw-v0
Dopo la produttiva conversazione su Guccini, sono andato in cerca dell'esistenza di una discussione su Faber e come per magia ti ho ribeccato :hippy:

Se di Guccini conosco tutte le canzoni (e per tutte intendo proprio tutte) di De André vado a pezzi, ad esempio sono carente su Anime Salve. Sono follemente innamorato dei concept-album degli anni '70, nonché dello storico concerto con la PFM.

Siccome hai (credo volontariamente) tralasciato un'analisi più attenta de La domenica delle salme, mi sembrava utile mettere per scritto tutto ciò che ho scoperto sulla canzone.

Tutto parte da un'analisi storico-politica di De André che rivista oggi è sorprendentemente profetica. Questa canzone è la quintessenza della provocazione deandreiana, in cui il "politicamente corretto" è del tutto rifiutato.
Ma quindi quale sarebbe questo potente punto di vista ribelle? Crolla il muro di Berlino e, mentre tutti esultano per la sconfitta del comunismo sovietico, De André ha il coraggio di guardare l'altra faccia della medaglia e capisce che non si tratta tanto della fine del modello sovietico, quanto la vittoria definitiva del capitalismo americano, quello che già Paul Simon aveva criticato negli anni '70 in canzoni come American Tune.
De André prevede così la fine della sinistra, prevedendo in un certo senso il modello berlusconiano della Seconda Repubblica.

De André si accorse che all'album ormai finito Le nuvole mancava qualcosa, un pezzo potente (potremmo dire deandreiano): lui aveva raccolto vari articoli giornale e pensieri dell'ultimo periodo, che però al momento somigliavano più ad aforismi che ad una canzone. Capisce che è il momento di fare la magia e da una serie di pensieri quasi sconclusionati nasce uno straordinario testo baudelairiano con una durissima critica della società dei primi '90, figlia del fallimento dell'URSS. Il tutto è accompagnato da un arpeggio impossibile di Mauro Pagani che riesce a dare musicalità ad un testo che era completamente privo di metrica. Regnano l'ansia, la malinconia ed il senso di sconfitta.
Cito testualmente Mauro Pagani:
«Quando il disco fu terminato Fabrizio se lo portò a casa e dopo qualche giorno mi telefonò. «Manca qualcosa, è tutto bello ma un po' troppo leggero, manca quello che pensiamo davvero di tutto questo, manca quello che purtroppo ci è accaduto». Così qualche giorno dopo partimmo per la Sardegna, e dopo aver fatto il pieno di bottiglioni di Cannonau ci nascondemmo all'Agnata, la sua tenuta in Gallura. Faber tirò fuori uno dei suoi famosi quaderni, e le cento righe di appunti quasi casuali, raccolti in anni di letture di libri e quotidiani, in tre giorni diventarono la descrizione lucida e appassionata del silenzioso, doloroso e patetico colpo di Stato avvenuto intorno a noi senza che ci accorgessimo di nulla, della vittoria silenziosa e definitiva della stupidità e della mancanza di morale sopra ogni altra cosa. Della sconfitta della ragione e della speranza.»

IL TESTO
Non commenterò tutto, perché molti passaggi rimangono tuttora oscuri.

Tentò la fuga in tram verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo il poeta della Baggina
la sua anima accesa mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba un pettirosso da combattimento


Prima strofa di natura proemiale in cui appare un poeta che scappa dalla Baggina sulla strada di Trento, forse il protagonista della vicenda.
2 sono i misteri:
1) Come ca**o gli è venuta in mente la Baggina? Perché di tutte le case di riposo ha scelto proprio quella che, a sua insaputa, sarà il punto di partenza per Tangentopoli? (tra l'altro vicenda storica ben descritta in Nostra signora dell'ipocrisia di Guccini, che presenta molte analogie proprio con questa canzone)
Rimarrà per sempre un mistero.
2) Chi è questo poeta? Probabilmente De André stesso, o quantomeno un suo alterego. D'altronde il poeta scappa da una casa di riposo per andare a Trento che (non a caso) è stato uno dei punti caldi del '68 in Italia (e se non mi sbaglio a Trento si è formato uno dei gruppi che ha poi composto le Brigate Rosse). Quindi assai probabile che tutta la canzone sia da vedere come un viaggio di De André in cerca dei valori da lui tanto amati (rivisitando Simon&Garfunkel "All come to look for anarchy), durante il contesto sociale del suo tempo attraverso tanti svariati aneddoti e percependo una sorta di funerale (lo vedremo meglio dopo).

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare


Sembra incredibile, ma questa straordinaria strofa che fonde insieme decadentismo, crepuscolarismo e futurismo De André sta solo descrivendo l'immagine dei polacchi che lavano i vetri alle FIAT 500 (le troie di regime).

i trafficanti di saponette mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutto il culo


Più difficile capire cosa davvero volesse dire qui: il concetto di fondo è la sconfitta del comunismo (che improvvisamente dal 1990 al 1991 non esiste più) anche nelle sue forme più moderate, in favore del ritorno di forme di nazismo\fascismo (ebbene sì aveva già capito anche questo) rintracciabili come "trafficanti di saponette" (in riferimento al sapone fatto coi capelli dei deportati) adoranti la "scimmia del quarto Reich" che esulta mentre crolla il muro di Berlino.

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista


Ecco la svolta: il capitalismo (simboleggiato dalla piramide di Cheope) ha avuto la meglio. Si dice (forse in base a dichiarazioni dell'autore) che il riferimento sia a Silvio Berlusconi (Faber si dimostra ancora una volta preveggente)

La domenica delle salme non si udirono fucilate
il gas esilarante presidiava le strade
la domenica delle salme si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘'tua culpa'' affollarono i parrucchieri


Per la prima volta entra in scena una sorta di ritornello (che però cambierà nel testo ogni volta). La giornata è definita come "domenica delle salme". E' evidente il riferimento al periodo pasquale, ma del tutto ribaltato. Non si osanna Gesù attraverso le palme, ma si celebra la morte del comunismo attraverso la sua salma. Nessuno protesta (non si udirono fucilate), sono tutti incantati dal nuovo sogno capitalista (il gas esilarante), nessuno è in grado di riflettere (si portò via tutti i pensieri) e il dibattito si è ridotto a pettegoli dalla parrucchiera.

Nell'assolata galera patria il secondo secondino
disse a ‘'Baffi di Sego'' che era il primo si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba di Renato Curcio il carbonaro


De André tenta l'impossibile e tira in ballo l'innocenza (almeno parziale) di Renato Curcio fondatore delle Brigate Rosse. E' una riflessione quantomai attuale oggi dopo la recente cattura di Cesare Battisti.
Faber stesso ha dichiarato che la provocazione stava nel far notare che Renato Curcio, che non ha mai ucciso nessuno personalmente, era in cella mentre alcuni fautori del terrorismo nero erano in giro completamente liberi.
Cito testualmente:
«Il riferimento a Curcio è preciso. Io dicevo semplicemente che non si capiva come mai si vedevano circolare per le nostre strade e per le nostre piazze, piazza Fontana compresa, delle persone che avevano sulla schiena assassinii plurimi e, appunto, come mai il signor Renato Curcio, che non ha mai ammazzato nessuno, era in galera da più lustri e nessuno si occupava di tirarlo fuori. Direi solamente per il fatto che non si era pentito, non si era dissociato, non aveva usufruito di quella nuova legge che, certamente, non fa parte del mio mondo morale... Il riferimento poi all'amputazione della gamba, voleva essere anche un richiamo alla condizione sanitaria delle nostre carceri.»

il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo


Provocazioni in rapida successione che anticipano la cultura politica degli anni immediatamente successivi (quanti ne abbiamo visti negli ultimi 20 anni di ministro dei temporali che in un tripudio di tromboni auspicano democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni?).
La metafora degli ultimi due versi probabilmente non ha un'interpretazione definita, ma (assieme alle "regine del tua culpa" che spettegolano) crea una suggestiva immagine di ipocrisia e crisi degli ideali.

a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile


No, non è un gioco di parole: De Andrade esiste davvero e (coincidenza!) è un poeta anarchico brasiliano. Non so spiegare bene cosa significhi il cannone: forse una critica alla legittima difesa, forse un riferimento ad una sorta di "clima infame". Tuttavia risulta difficile capire perché proprio i due anarchici dovrebbero avere la pistola in mano per essere cittadini liberi. Forse è da leggere in chiave antifrastica e, quindi il "cannone" sarebbe imposto dalla nuova società... Le possibilità sono infinite.

La domenica delle salme nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro del defunto ideale
la domenica delle salme si sentiva cantare
quant'è bella giovinezza non vogliamo più invecchiare


Ancora una volta lo pseudo-ritornello viene usato per creare un immagine generale del clima si respira. La sconfitta del comunismo somiglia quasi ad un delitto perfetto: l'ultimo nemico del capitalismo americano sfrenato è stato ucciso e tutti si convertono illudendosi che questo sia un elisir di eterna giovinezza.

Gli ultimi viandanti si ritirarono nelle catacombe accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia nei palastilisti e dai padri Maristi
voi avete voci potenti lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo


Ritorna il "topos letterario" della critica ai colleghi (l'esempio più celebre è Via Paolo Fabbri 43 di Guccio). Il riferimento (sempre come in Via Paolo Fabbri 43) è esplicito: Venditti e Bennato si sono venduti e hanno buttato al vento quella "voce adatta per il vaffanculo"

La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia
la domenica delle salme fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante


Nei primi due versi De André smorza i toni provocatori e procede all'autocritica: sa perfettamente che il comunismo è un'utopia, ma lui è uno di quegli "addetti alla nostalgia" che ne difendevano gli ideali. De André sa che forse è ancora più utopico del comunismo e si dimostra lucido ormai al termine di una riflessione che altrimenti (specialmente all'epoca) poteva sembrare folle.
Negli altri due invece ritorna il tema dell'assolutà normalità di ciò che è accaduta e della totale indifferenza che regna intorno a quei pochi nostalgici che cercano di accompagnare la salma. Ci sono "i segni di una pace terrificante" che ridurrà il dibattito politico a pura propaganda svuotata di qualsiasi ideale e dedita soltanto alla lotta per il potere personale.

mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro di vibrante protesta


Le ultime parole sono forse le più oscure. Esprimono ancora una volta la tendenza sia di De André che di Guccini a chiudere con un messaggio di speranza (solo 3 anni dopo in Nostra signora dell'ipocrisia Guccini chiude con "solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare") che per altro somiglia ad un grido di foscoliano memoria che riunisce tutte le genti d'Italia ("da Palermo ad Aosta") in nome dell'amor di patria: forse una sottile critica alla neonata Lega Nord? Non possiamo saperlo con certezza. E il mistero si infittisce quando senza alcun preavviso la parola protesta (pronunciata con una certa gravità) viene seguita dal canto delle cicale. E quindi? La protesta c'è o era ironico?
Non lo sapremo mai.

Per chiudere vorrei sottolineare come Guccini sia poi giunto ad una simile conclusione intorno al 2010, con la stesura di Testamento di un Pagliaccio.
Le analogia sono ancora tante ed è difficile credere che la somiglianza musicale con Don Raffaè (peraltro anch'essa all'interno de Le nuvole) sia del tutto casuale: stavolta la salma non è il comunismo, ma l'Italia intesa come democrazia. In pratica De André ha capito (come nei migliori romanzi di Agatha Christie) che il primo è stato omicidio e qualche anno dopo la seconda vittima prescelta è ancora morta; non solo: al suo funerale presiede un certo tizio che era già comparso tra i sospettati di Faber:
Poi ci vorrebbe qualche "mi consenta",
uno stilista mago del sublime,
un vip con la troietta di regime,
e chi si svende per denari trenta;
un onesto mafioso riciclato,
un duro, puro e cuore di nostalgico,
travestito da quasi democratico
e che si sente padrone dello Stato

Insomma forse il delitto ormai è compiuto e, mentre Renato Curcio è uscito di prigione, alcuni personaggi che vediamo tuttora si sono preoccupati di non fare la stessa fine e di contrastare la magistratura in nome del complotto comunista (peccato che il comunismo fosse già morto).
Per dirla alla Nanni Moretti, La domenica delle salme è "qualcosa di sinistra, almeno qualcosa"


P.S. Io ho cercato di essere obiettivo e di ragionare con la mente di De André. Ammetto di sentirmi abbastanza in comunione col suo modo di pensare per cui mi riesce facile (per fortuna o purtroppo) trarre le conseguenze e dargli una mia piccola sfumatura personale in qualità di uditore e quindi interprete. Allo stesso tempo specifico che essendo nato nel 2000 è un periodo che conosco solo attraverso i documentari, i racconti dei miei genitori e le canzoni di Faber e Guccio. Quindi non sono certo di aver detto al 100% cose corrette. Chiedo conferma a chi invece in quegli anni aveva già la tessera elettorale. Spero di essere stato quantomeno non-banale.
Se avete letto tutto fin qui vi meritate un ringraziamento da parte mia.



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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nino58 » venerdì 29 marzo 2019, 8:57

Ricerca esegetica di notevole spessore. :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
Per uno che è maggiorenne da pochissimo.


Von Rock ? Nein, danke.
Diritto di correre senza condizioni a chi ha scontato una squalifica !!!

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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 29 marzo 2019, 9:26

nino58 ha scritto:
venerdì 29 marzo 2019, 8:57
Ricerca esegetica di notevole spessore. :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
Per uno che è maggiorenne da pochissimo.
Altro che, a me sembra un fenomeno. Come fa uno del 2000 (sei anni di più dissardino) ad avere una maturità simile. :clap: :clap: :clap:
nibali-san baronto ha scritto:
giovedì 28 marzo 2019, 22:02
Siccome hai (credo volontariamente) tralasciato un'analisi più attenta de La domenica delle salme, mi sembrava utile mettere per scritto tutto ciò che ho scoperto sulla canzone.
Se leggi ogni mio scritto (e sono tanti) ti accorgerai che non sono capace di scrivere più di poche righe. Ciao e grazie di essere approdato a questo forum che, fra l'altro, è l'università del ciclismo e anche di altro. Ci sono anche scrittori di gran classe come Nino qui e inoltre grandi umoristi e persone che possono insegnare in vari settori della scienza. Il tutto lo dobbiamo all'intelligenza e lungimiranza di Marco Grassi che da qualcuno è però contestato (ma qui siamo nel lato oscuro della Forza). :diavoletto:


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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » venerdì 29 marzo 2019, 21:15

Sono abbastanza in imbarazzo... :roll:




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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da lemond » sabato 30 marzo 2019, 9:46

nibali-san baronto ha scritto:
venerdì 29 marzo 2019, 21:15
Sono abbastanza in imbarazzo... :roll:
Lascia che lo siano gli imbecilli, e ci sono anche quelli, anzi per un verso lo siamo tutti (cfr. il Grande M. Ferraris). :) :cincin:


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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da Bitossi » sabato 30 marzo 2019, 15:28

Vorrei aggiungere comunque che, fermi restando la grandezza ed il significato complessivo della canzone, non è che ne “La domenica delle salme” tutto fosse anticipazione. Certe cose erano nell’aria; compito di un artista dare forma e parola a questi sentori.

Vado a memoria (non ascolto il brano per intero probabilmente da quegli anni, anche se devo avere ancora la cassetta originale da qualche parte, ed ho quasi tutti i dischi di De André... :boh: ) per richiamare riferimenti che già all’epoca sembravano abbastanza diretti:
- tra i primi polacchi emigrati in Europa c’erano gli “inventori” del lavaggio del parabrezza, presto imitati da altri. Ricordo che se ne vedevano anche a Milano.
- il poeta della Baggina è un anziano, quindi “passato di moda”. A Milano si diceva e si dice tuttora scherzosamente “devi andare alla Baggina” quando si dimentica qualcosa, o si dimostra un po’ di lentezza senile. Certo che, visto quel che successe meno di due anni dopo, questo riferimento è un colpo da maestro, da vedere se fortunato o, come penso, inspiegabile intuizione artistica (anche se si sapeva che la Baggina, come altri enti pubblici, fosse in mano ai Craxisti - non uso il nome del partito perché per me ha ancora un nobile significato)
- Renato Curcio viene definito “carbonaro”, quindi molto evidente il riferimento a Piero Maroncelli, appunto carbonaro, a cui a causa di un tumore venne amputata una gamba nel carcere dello Spielberg (era compagno di prigionia di Silvio Pellico)
- la scimmia del IV Reich: appena caduto il muro, c’era stato un immediato fiorire di organizzazioni neonaziste (addirittura forse più presenti di adesso), soprattutto nella ex Germania Est. Ricordo anche il caso di un italiano malmenato perché scambiato per nordafricano... :(
- il cannone nel cortile: vero che oggi pare ironicamente attuale se si pensa alla cosiddetta “difesa sempre legittima” :o , ma all’epoca sinceramente sembrava (magari solo a me... :diavoletto: ) più un estremo, anarchico, individualista richiamo alla necessità di difendersi dallo sfascio, anche attraverso le arti (il cugino De Andrade...)
- la “vibrante protesta” pareva, e mi pare tuttora, una presa p’u culu dell’inanità di alcune forme di opposizione che, appunto, potevano e possono unicamente, in questa democrazia virtuale, utilizzare proteste formali. La frase a me pare detta alla maniera di un politicante piemontese, più che con gravità. Non so se De André avesse in mente qualcuno in particolare... :boh:

In ogni caso, mi unisco ai complimenti al giovane compaesano di lemond! :clap:


Ringrazio la mia mamma per avermi fatto studiare da ciclista

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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da lemond » domenica 31 marzo 2019, 9:16

Bitossi ha scritto:
sabato 30 marzo 2019, 15:28
Vorrei aggiungere comunque che, fermi restando la grandezza ed il significato complessivo della canzone, non è che ne “La domenica delle salme” tutto fosse anticipazione. Certe cose erano nell’aria; compito di un artista dare forma e parola a questi sentori.

Vado a memoria (non ascolto il brano per intero probabilmente da quegli anni, anche se devo avere ancora la cassetta originale da qualche parte, ed ho quasi tutti i dischi di De André... :boh: ) per richiamare riferimenti che già all’epoca sembravano abbastanza diretti:
- tra i primi polacchi emigrati in Europa c’erano gli “inventori” del lavaggio del parabrezza, presto imitati da altri. Ricordo che se ne vedevano anche a Milano.
- il poeta della Baggina è un anziano, quindi “passato di moda”. A Milano si diceva e si dice tuttora scherzosamente “devi andare alla Baggina” quando si dimentica qualcosa, o si dimostra un po’ di lentezza senile. Certo che, visto quel che successe meno di due anni dopo, questo riferimento è un colpo da maestro, da vedere se fortunato o, come penso, inspiegabile intuizione artistica (anche se si sapeva che la Baggina, come altri enti pubblici, fosse in mano ai Craxisti - non uso il nome del partito perché per me ha ancora un nobile significato)
- Renato Curcio viene definito “carbonaro”, quindi molto evidente il riferimento a Piero Maroncelli, appunto carbonaro, a cui a causa di un tumore venne amputata una gamba nel carcere dello Spielberg (era compagno di prigionia di Silvio Pellico)
- la scimmia del IV Reich: appena caduto il muro, c’era stato un immediato fiorire di organizzazioni neonaziste (addirittura forse più presenti di adesso), soprattutto nella ex Germania Est. Ricordo anche il caso di un italiano malmenato perché scambiato per nordafricano... :(
- il cannone nel cortile: vero che oggi pare ironicamente attuale se si pensa alla cosiddetta “difesa sempre legittima” :o , ma all’epoca sinceramente sembrava (magari solo a me... :diavoletto: ) più un estremo, anarchico, individualista richiamo alla necessità di difendersi dallo sfascio, anche attraverso le arti (il cugino De Andrade...)
- la “vibrante protesta” pareva, e mi pare tuttora, una presa p’u culu dell’inanità di alcune forme di opposizione che, appunto, potevano e possono unicamente, in questa democrazia virtuale, utilizzare proteste formali. La frase a me pare detta alla maniera di un politicante piemontese, più che con gravità. Non so se De André avesse in mente qualcuno in particolare... :boh:

In ogni caso, mi unisco ai complimenti al giovane compaesano di lemond! :clap:
E se i complimenti provengono dal più grande maestro che abbiamo qui, credo che siano alquanto da apprezzare.
P.S. Anche se crede che San Baronto e (ormai o quasi) Firenze siano lo stesso paese, ma che vuoi Bitossi è lombardo. :bll:


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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » domenica 31 marzo 2019, 10:58

lemond ha scritto:
domenica 31 marzo 2019, 9:16
Bitossi ha scritto:
sabato 30 marzo 2019, 15:28
Vorrei aggiungere comunque che, fermi restando la grandezza ed il significato complessivo della canzone, non è che ne “La domenica delle salme” tutto fosse anticipazione. Certe cose erano nell’aria; compito di un artista dare forma e parola a questi sentori.

Vado a memoria (non ascolto il brano per intero probabilmente da quegli anni, anche se devo avere ancora la cassetta originale da qualche parte, ed ho quasi tutti i dischi di De André... :boh: ) per richiamare riferimenti che già all’epoca sembravano abbastanza diretti:
- tra i primi polacchi emigrati in Europa c’erano gli “inventori” del lavaggio del parabrezza, presto imitati da altri. Ricordo che se ne vedevano anche a Milano.
- il poeta della Baggina è un anziano, quindi “passato di moda”. A Milano si diceva e si dice tuttora scherzosamente “devi andare alla Baggina” quando si dimentica qualcosa, o si dimostra un po’ di lentezza senile. Certo che, visto quel che successe meno di due anni dopo, questo riferimento è un colpo da maestro, da vedere se fortunato o, come penso, inspiegabile intuizione artistica (anche se si sapeva che la Baggina, come altri enti pubblici, fosse in mano ai Craxisti - non uso il nome del partito perché per me ha ancora un nobile significato)
- Renato Curcio viene definito “carbonaro”, quindi molto evidente il riferimento a Piero Maroncelli, appunto carbonaro, a cui a causa di un tumore venne amputata una gamba nel carcere dello Spielberg (era compagno di prigionia di Silvio Pellico)
- la scimmia del IV Reich: appena caduto il muro, c’era stato un immediato fiorire di organizzazioni neonaziste (addirittura forse più presenti di adesso), soprattutto nella ex Germania Est. Ricordo anche il caso di un italiano malmenato perché scambiato per nordafricano... :(
- il cannone nel cortile: vero che oggi pare ironicamente attuale se si pensa alla cosiddetta “difesa sempre legittima” :o , ma all’epoca sinceramente sembrava (magari solo a me... :diavoletto: ) più un estremo, anarchico, individualista richiamo alla necessità di difendersi dallo sfascio, anche attraverso le arti (il cugino De Andrade...)
- la “vibrante protesta” pareva, e mi pare tuttora, una presa p’u culu dell’inanità di alcune forme di opposizione che, appunto, potevano e possono unicamente, in questa democrazia virtuale, utilizzare proteste formali. La frase a me pare detta alla maniera di un politicante piemontese, più che con gravità. Non so se De André avesse in mente qualcuno in particolare... :boh:

In ogni caso, mi unisco ai complimenti al giovane compaesano di lemond! :clap:
E se i complimenti provengono dal più grande maestro che abbiamo qui, credo che siano alquanto da apprezzare.
P.S. Anche se crede che San Baronto e (ormai o quasi) Firenze siano lo stesso paese, ma che vuoi Bitossi è lombardo. :bll:
In verità il San Baronto è più un affetto in quanto ciclista. Io sono compaesano di Bettiol, ovvero di Castelfiorentino.
Ringrazio tutti per i complimenti. Ho avuto la fortuna di ascoltare buona musica fin da subito per merito dei miei genitori. Poi alcuni straordinari professori al liceo mi hanno fatto appassionare alle lettere; le canzoni alla storia.
Scrivo canzoni ma per ora non ho messo eccessivo impegno per portare avanti la "carriera" da cantautore. Vedrò dopo la maturità.
Intanto mi diverto a trovare spunti da ogni canzone: dopo Guccini e De André sono passato ad approfondire Simon&Garfunkel... e sono diventato anarchico.



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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 4 aprile 2019, 11:57

nibali-san baronto ha scritto:
domenica 31 marzo 2019, 10:58
In verità il San Baronto è più un affetto in quanto ciclista. Io sono compaesano di Bettiol, ovvero di Castelfiorentino.
Se vuoi omaggiare Nibali e non Visconti devi riscrivere il tuo soprannome e indicare Mastromarco, invece di San Baronto. :)


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... il martedì. :bll:

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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » giovedì 4 aprile 2019, 15:34

lemond ha scritto:
giovedì 4 aprile 2019, 11:57
nibali-san baronto ha scritto:
domenica 31 marzo 2019, 10:58
In verità il San Baronto è più un affetto in quanto ciclista. Io sono compaesano di Bettiol, ovvero di Castelfiorentino.
Se vuoi omaggiare Nibali e non Visconti devi riscrivere il tuo soprannome e indicare Mastromarco, invece di San Baronto. :)
In realtà sono due cose separate: Nibali è per Nibali, San Baronto è per la salita stessa in quanto monumento del ciclismo.
E' come se avessi scritto pantani-ghisallo.



nibali-san baronto
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Re: Fabrizio De André

Messaggio da leggere da nibali-san baronto » martedì 6 agosto 2019, 18:49

In queste settimane, mi sono più volte posto il problema del "brigatismo" deandreiano, nel senso di una strana (ma comprensibile) tendenza alla comprensione del terrorismo. Il problema è soprattutto quello dell'ambiguità di Storia di un impiegato che infatti all'epoca ebbe un successo contenuto proprio per via dell'oscurità che lo caratterizza, la stessa oscurità sulla quale De André ha fatto autocritica, rimpiangendo in parte di aver realizzato questo album.
Però riascoltato oggi, lontano dal clima degli anni di piombo credo si possa effettivamente cogliere il totale rifiuto della violenza al termine del percorso formativo dell'impiegato, se non altro facendo attenzione a meri meccanismi logico-sintattici.
Mi sono fatto la mia opinione che non è la Verità, ma una delle tante possibili; forse (questo mi permetto di azzardarlo) è comunque l'interpretazione più corretta che al momento si possa dare, dato che segue esclusivamente un ragionamento logico e (scusate il gioco di parole) razionale. Provo a condividerla.

Siamo nel post-68, già in aria di bombe, di "stragi più o meno di stato" e di riflessioni finali sulla rivoluzione (se così si può chiamare) ancora in atto.
Ed è proprio questa fase di cambiamento evanescente, un cambiamento lontano dagli occhi dei più distratti, il soggetto dell'album. L'impiegato fa esperienza del '68 e di quello che porta con sé. Potremmo dire che l'impiegato è esso stesso un brigatista. Ecco dove sta la genialità: De André è arrivato con una decina di anni di anticipo e ha percorso in una sola opera, lo sviluppo ideologico dal '68 agli anni '80. E' come se nel bombarolo in prigione si possa rivedere Renato Curcio dichiarare lo scioglimento delle Brigate Rosse dopo la morte di Moro.
De André non sapeva, auspicava. Ma evidentemente l'estrema sinistra non gli ha dato ascolto per poi giungere alle stesse conclusioni nel decennio successivo.

L'impiegato vive nella propria routine di sottomissione al sistema, fino al giorno in cui in TV appaiono i "cuccioli del maggio" (francese).
Risuona la Canzone del Maggio che accusa tutti di essere coinvolti e minaccia di ricordarlo a chi si rifiuta di combattere.

... verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete lo stesso coinvolti.


Proprio per questo l'impiegato si "converte" e si scaglia solo metaforicamente e oniricamente contro le forme tradizionali del potere (le maschere de Al ballo mascherato).
Ma ahilui nel Sogno numero due scopre di averlo fatto in favore del potere stesso, per rinnovarlo (ripetendo ancora da Lolli una "strage più o meno di stato"). E adesso lui è il potere e può decidere se essere assolto o condannato. Si fa assolvere e nella fantasia onirica l'impiegato si immagina di poter ricoprire il posto lasciato da suo padre. Emergono due grandi verità: capisce che il suo potere è adesso deleterio per chi lo circonda (il compagno, la moglie, il figlio) e contemporaneamente capisce di essere succube di un potere più grandi ("le navi più piccole dirigile al fiume, le più grandi sanno già dove andare"). Come se fosse una tragedia alfieriana il liber uomo, dopo aver attentato il tiranno, si trasforma esso stesso in tiranno e si "sveglia sudato" dal sogno. Serve un atto diverso, libero, un atto che porti terrore allo stato e non a chi ne fa parte. In pratica se la bomba del ballo mascherato ricorda più una strage nera, la bomba in parlamento ha l'ideologia del brigatista. La prima bomba è incosciente, la seconda ha una vittima precisa: il giudice conosciuto in sogno. Ma l'attentato se non è pilotato dai potenti non può altro che trasformarsi in fallimento ed esplode un chiosco di giornali. Dopotutto Il bombarolo non può sottrarsi al dualismo tra liber uomo e tiranno e, anche facendosi giustizia da solo, deve accettare l'idea di rappresentare ugualmente una forma di potere, stavolta individuale, ma comunque di potere si parla: e lo sa fin dall'inizio che la decisione è sua "sulla condanna a morte o l'amnistia".
Ed è solo in carcere (dopo la parentesi proto-femminista di Verranno a chiederti del nostro amore) che avviene la trasformazione, nonché la soluzione al dissidio eterno tra libertà e potere: c'è una terza strada, quella dell'anarchia pacifista deandreiana, emersa già dai vangeli apocrifi pochi anni prima. Così la presa di coscienza si fa quasi definitiva: per sentirsi libero decide di privare della libertà il secondino che dovrebbe controllarlo. E intanto riflette e riassume in una strofa la sua vicenda essenziale ed esistenziale:

Certo bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza
fino ad un gesto molto più umano che ti dia il segno della violenza
però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni.


L'atto di violenza è stata una reazione umana (inteso come "ingenua" ma "comprensibile"), una prima reazione all'obbedienza, ma è in realtà solo il primo passo per capire che non ci sono poteri buoni; e attenzione il terrorismo è una forma di potere che non fa eccezione, né quando "favorisce il potere uccidendo i soci vitalizi del potere", né quando serve a farsi giustizia da soli. Ed ecco le trasformazioni conclusive: il singolare diventa plurale nel momento della "reclusione" dei secondini (di respirare la stessa aria dei secondini non ci va), ma soprattutto il monito dei "cuccioli del maggio" da minaccia si trasforma in invito.

Venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.


Allora cerchiamo una volta per tutte di sfatare il mito di un De André terrorista, come in parte è successo anche con la Locomotiva di Guccini: il bombarolo è solo una stadio della propria coscienza, una tappa verso la consapevolezza; questa consapevolezza presuppone, però, il rifiuto della violenza stessa. La storia dell'impiegato è un'elucubrazione mentale per arrivare ad una conclusione moderna, sulla necessità dell'impegno politico individuale, sulla necessità di non arrendersi (potremmo parafrasare con un "non assolversi"), ma anche sul principio della non violenza che (indipendentemente dalle questioni etico-morali) non dà risultati. L'affinità presupposta di De André verso le Brigate Rosse non è altro che il perdono cristologico (come ci insegna la Buona Novella) verso chi compie "il gesto molto più umano [...] della violenza". De André comprende, forse addirittura giustifica, ma non condivide.

Spero che anche questa "esegesi" sia piaciuta. Ho cercato di avere lo stesso approccio che ho usato per La domenica delle salme... motivo per cui riquoto il PS:
nibali-san baronto ha scritto:
giovedì 28 marzo 2019, 22:02
P.S. Io ho cercato di essere obiettivo e di ragionare con la mente di De André. Ammetto di sentirmi abbastanza in comunione col suo modo di pensare per cui mi riesce facile (per fortuna o purtroppo) trarre le conseguenze e dargli una mia piccola sfumatura personale in qualità di uditore e quindi interprete. Allo stesso tempo specifico che essendo nato nel 2000 è un periodo che conosco solo attraverso i documentari, i racconti dei miei genitori e le canzoni di Faber e Guccio. Quindi non sono certo di aver detto al 100% cose corrette. Spero di essere stato quantomeno non-banale.




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