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lemond
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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 19 giugno 2018, 12:43

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXVII

La clinica Lauzon era una bella costruzione di quattro piani in pietra bianca e poteva ospitare quaranta pazienti e 6, dei suoi 40 letti, erano sovvenzionati dalla famiglia Altmann e, in ossequio alle loro disposizioni, dovevano essere destinati ai poveri, purché puliti. Quando Breuer e il suo nuovo paziente arrivarono, furono accolti con grande deferenza e la capoinfermiera li accompagnò a fare il giro delle stanze disponibili e non fu per niente difficile scegliere la stanza d'angolo al terzo piano, luminosa e spaziosa.
Non appena rimasti soli, Nietzsche si rese conto di aver chiesto troppo al proprio fisico, si sentiva affaticato e gli stava tornando il mal di testa e convenne di passare le successive 24 ore a riposare e quindi Breur uscì, pensando alla strategia da adottare per il giorno dopo e per far questo era d'uopo parlarne con Sig. e disse al "fiacre" di portarlo al locale frequentato da Freud: il caffè Landtmann e, una volta trovato l'amico, lo invitò a prendere un dolce da Demel, un locale troppo caro per l'altro, ma non certo per Josef. ;)
Breuer raccontò nei minimi particolari quello che era successo con Herr Muller e Freud lo fissava con grande intensità, era lo sguardo di "presa di coscienza" e di lì a sei mesi sarebbe stato in grado di ripetere quella conversazione con precisione assoluta. E alla fine disse: "Quindi l'ài messo in trappola suggerendogli di cominciare a guarire la civiltà occidentale partendo da un campione individuale: J.B. :) E ora che strategia seguirai, perché lui ne sta già elaborando una. Quell'uomo è convinto che diventerà il medico della tua disperazione e quindi devi convincerlo che essa esiste, come lo farai?"
- È facile Sig, non devo far altro che dire la verità! -
Freud lo guardo stupefatto, come può essere disperato uno che ha tutto?
La risposa è semplice: davanti a me vedo solo invecchiamento, umiliazione, status di padre, di nonno, ma mai di J.B. :x E poi c'è il mio matrimonio, sul quale preferisco non metterti al corrente, in modo che tu non debba tenere nascoste certe cose a Mathilde, rovinando l'intimità che c'è fra voi".


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 20 giugno 2018, 9:41

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXVIII

- Dimmi Josef, supponiamo che tu possa modellare la fase successiva nel modo che preferisci. Che cosa desidereresti? -
"Perfetto, tu mi pungoli il pensiero Sig. e mi piacerebbe che Muller facesse come Bertha e cioè "spazzare il camino". Vale a dire che mi rivelasse tutto, perché sono convinto che nel confessare le cose ci sia qualcosa di risanatore. Guarda i cattolici, sono secoli che i preti offrono sollievo attraverso la confessione! :D La sua disperazione dovrebbe spingerlo a vedermi come un padre confessore e questo potrebbe riportarlo nel gregge umano, perché non ho mai visto un uomo solo come lui!"
- Però mi hai detto che è stato tradito, quindi di qualcuno si è fidato in passato. -
"Sì, penso che il tradimento sia il principio di base dal quale partire (per me), ma con lui ormai non posso essere del tutto sincero, perché non posso certo rivelargli il mio incontro con frau Salomè!" :x
- Cotesta confessione sarebbe per il tuo bene, non certo per il suo! Ma procediamo, riepilogando i passi che abbiamo fatto: primo, impegnarlo con le tue rivelazioni; secondo, ribaltare i ruoli; terzo, aiutarlo a rivelare completamente sé stesso. Inoltre abbiamo stabilito il principio fondamentale di evitare ogni parvenza di tradimento. Ora, qual è il passo successivo?, supposto che Herr Muller arrivi a rivelare la propria disperazione? -
"Forse, basterà la semplice confessione a cambiare il suo stato d'animo".
- No, essa non ha un simile potere, altrimenti non ci sarebbero tanti cattolici nevrotici. - :diavoletto: :crazy: :diavoletto:


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 21 giugno 2018, 10:37

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXIX

"Sei molto bravo Sig. i tuoi suggerimenti mi sono molto preziosi e forse riuscirò a far venir fuori l'altro Muller, quello che mi ha chiesto davvero aiuto, ovvero la coscienza imprigionata dentro il paziente. Ma forse sarebbe meglio parlare di integrazione dell'inconscio. Orgoglioso di quest'ultima considerazione sarebbe andato fiducioso all'incontro dell'indomani.
Ma naturalmente fu Nietzsche che prese in mano la situazione: - Cominciamo con lo stabilire le categorie più importanti per l'analisi, ne ho fatto un elenco.
a) infelicità generale
b) ossessione per dei pensieri alieni
c) odio di sé stesso
d) paura di invecchiare
e) paura della morte
f) impulsi suicidi
basta così?
"Non del tutto, perché i rapporti con mia moglie non sono per niente buoni, mi sento inesplicabilmente distante, come se fossi preso in trappola dal matrimonio! Però aggiunse mi pare un po' forzato o artificiale parlare delle angustie più intime della mia vita per ordinate categorie, nelle mia mente è tutto interconnesso in maniera inestricabile".
- Proviamo allora con un altro approccio. Ricordo che ieri mi avete detto che dovremmo inventare insieme il procedimento e allora ditemi se nella vostra pratica professionale vi è mai capitata un'esperienza simile, da cui poter attingere? -
"C'è un caso di cui ritengo opportuno parlarvi, non per suggerire il trattamento con me, ma perché è molto importante per il mio pensiero è per quel caso che ho coniato l'espressione *pensieri alieni*. Alieni nel senso che non desidero pensarli, ma si insinuano continuamente nelle testa e riguardano una bella donna, una paziente che ho curato dall'isteria e devo cominciare a raccontarvi tutto, perché penso che più potrò parlare con voi delle mie sensazioni intime, più ne troverò sollievo. Anna O. era, oltre che bella, di un'intelligenza straordinaria e rappresentò un ciclone di aria fresca per un quarantenne che stava invecchiando rapidamente. Durante i nostri incontri giornalieri la giovane entrava in uno stato di "trance" e in quel modo riusciva a scaricare tutti i pensieri che l'avevano disturbata nelle ultime ore e che lei definiva "spazzare il camino". Così si sentiva un po' meglio, ma non si notavano effetti sui sintomi isterici, finché un giorno non trovai una cura, che sembrava efficace.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 22 giugno 2018, 9:14

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXX

E Breuer procedette a spiegare come avesse cancellato non solo i sintomi, ma alla fine, risalendo alla causa originaria (la morte del padre) anche la complessità del disturbo.
E allora, rispose, Nietzsche, perché non raccomandate l'applicazione dello stesso metodo terapeutico al vostro caso?
- Il mio disturbo è molto diverso, esso è più prossimo all'angoscia generale che a un fatto particolare, inoltre i sintomi non sono acuti e si sono andati manifestando con lentezza negli anni; infine devo dirvi che il caso che prima avevo evidenziato come un grande successo, in effetti ha avuto una conclusione catastrofica! Perché comprendiate devo dirvi tutto, la delicatezza in questo caso non avrebbe senso: io, vecchio stupido, mi sono innamorato, ne ero ossessionato, non riuscivo a togliermela mai di mente! La giornata era divisa in due; una passata con Bertha e l'altra ad aspettare di essere di nuovo con lei e, se mi toccava, quando l'aiutavo a camminare mi sentivo subito eccitato! A volte piangeva tanto disperatamente che ero costretto a stringerla fra le braccia, per confortarla. In una parola, mi sono comportato in guisa opposta al mio dovere professionale!!! -
" E la donna, secondo voi, non ha nessuna responsabilità? Ma ci torneremo più tardi, ora raccontatemi il finale catastrofico".
- Sembrava, come ho detto, che fosse in via di guarigione, ma il suo medico invece era in grandi difficoltà, perché Mathilde ha cominciato ad irritarsi sia per il tempo che passavo con lei, ma soprattutto perché ne parlavo continuamente. E poi c'è stata un'altra complicazione: avevo un'infermiera, Eva Berger, che era diventata la mia confidente e lei temeva che la mia infatuazione per Bertha mi potesse portare alla rovina professionale e, per evitare che gli istinti carnali avessero il sopravvento, si offrì come sostituta all'uopo! Lei disse che si sarebbe *sacrificata* per me. Era una donna molto attraente, ma non accettai la sua offerta, perché sono stato talmente stupido da pensare che andare a letto con lei avrebbe rappresentato un tradimento nei confronti di ... Bertha! A volte, me ne pento molto. -
"Non capisco il vostro pentimento, anzi dovreste essere contento di aver saputo dire di no e aver sconfitto così quella *predatrice*.
Quell'osservazione lasciò di stucco Breur, perché significava che F.N. non conosceva l'intensità dell'attrazione erotica e pensò che quell'uomo era un formidabile miscuglio di enormi zone cieche e di illuminate originalità.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 23 giugno 2018, 8:41

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXI

"Ma dove eravamo arrivati? Ah sì, al disastro finale. Per tutto quel tempo avevo creduto che il trasporto per Bertha fosse soltanto nella mia mente e di esserlo riuscito a tenerlo nascosto; immaginate quindi il mio sconvolgimento quando un giorno sono stato informato dalla madre di lei che Bertha era convinta di essere incinta di un mio bambino! È facile comprendere lo sdegno di Mathilde quando venne a sapere della falsa gravidanza, compresa la furente richiesta che la giovane venisse passata a un altro medico ed Eva licenziata! Che cosa avrei potuto fare? Era in ballo tutta la mia carriera e chiedere ad Eva di andarsene fu il giorno più brutto della mia vita e con Bertha le cose andarono anche peggio, perché l'impulso a parlare del fantomatico bambino era stato solo dettato dall'isteria e già lei non rammentava nemmeno più di averlo detto".
- A me le parole di quella giovane, invece non sembrano né casuali, né innocenti e trovo molto unilaterale che le si conceda, in virtù del suo disturbo, ogni tipo di attenuante. -
"Ma professore, come dite voi, quel che conta è la potenza e nel rapporto medico-paziente è il primo ad esercitarla: volevo che mi amasse e ci ero riuscito. Infatti, sapete quali furono le ultime parole pronunciate, prima di lasciarmi per sempre? *Voi sarete per sempre l'unico uomo della mia vita*. Ma la cosa più terribile è che trassi piacere da quelle parole!!!
Il giorno dopo fu ricoverata in un'altra clinica e i suoi sintomi originari ebbero una recrudescenza, ma un fatto interessante è che anche l'altro medico si era innamorato di lei e le aveva chiesto addirittura di sposarlo e questo ha provocato in me anche un altro sentimento perverso: la gelosia! Ma voi non potete capire, professore, perché certamente non avete mai provato gelosia per una donna!?
Queste ultime parole Breuer non le aveva dette solo per sé, bensì era anche rientrato nel suo ruolo di medico e Nietzsche aveva certamente sperimentato tale sentimento con Lou Salomè.
Ma la strategia parve priva di effetto, perché F.N. non manifestò alcun interesse particolare all'argomento. E allora J.B. riprese dicendo che - Parlare con voi mi fa bene, ma ho la responsabilità nei vostri confronti di non stancarvi troppo e proprio ora mi sono rammentato di avervi prescritto il riposo, per evitare di innescare l'emicrania di nuovo e poi non siete abituato ad avere contatti intimi a lungo con altre persone.-
"Oggi ho veramente trascorso una giornata pesante, tuttavia devo aggiungere che sto imparando che per rapportarmi con gli altri devo partire da zero. Però, voglio farvi un'ultima domanda e cioè quali vantaggi pensate di avere dai c.d. vostri pensieri alieni? E per la discussione di domani vi prego di prendere in esame questa: se non li aveste, che cosa pensereste?"


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 24 giugno 2018, 9:11

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXII

La mattina dopo il dotto Breuer riferì a Nietzsche che quella notte non aveva quasi dormito, pensando continuamente a Bertha, con in più l'ansia di aver rivelato troppo!
E l'altro rispose che - Come sapete notti così ne ho passate parecchie anch'io, perché la paura che mi provocano i sogni è tale da togliermi il fiato, anche se poi capita di rado che li rammenti. Riguardo alla vostra ansia, ve l'avevo detto che era meglio sottacere qualcosa, perché quel che desideriamo entrambi è che io possa aiutarvi a crescere e non indebolirvi tramite la confessione delle vostre mancanze. -
"Ma voi, professore, avete detto e scritto che tutti i rapporti devono essere spiegati in termini di potenza, io non la penso così: l'equilibrio di forze fra noi (chi vince, chi perde) mi sembra irrilevante".
- E allora, perché vi vergognate di avermi esibito la vostra debolezza? -
"Perché io, tutto sommato, ho bisogno di essere accettato da voi e dagli altri, anche se sul piano logico capisco che le opinioni altrui non dovrebbero avere un gran peso, purtroppo non posso sopportare di essere fuori dal piano della rispettabilità. In altre parole, ho bisogno di sentirmi umano, forse troppo umano". ;)
- Touché, dottore! Chi vorrebbe mettere in discussione una frase tanto felice, però continua a non essermi chiaro come questi vostri sentimenti debbano interagire con la cura, di cui sono il medico? -
"Non lo so nemmeno io, però è chiaro che stare attento a quello che vi rivelerò non servirebbe, perché mio cognato mi ha illuminato a questo proposito. Ho avuto con lui l'altro giorno una discussione intima (era la prima volta) e sono stato molto in ansia finché non ha rivelato che anche lui aveva difficoltà simile alle mie con la moglie. Una confessione che in qualche modo ha liberato entrambi e da allora mi sento più pronto a perseguire un'analisi di me stesso. Forse professore mi sarebbe di giovamento conoscere se anche voi abbiate mai sperimentato cose del genere. Ho per esempio il sospetto che troviate sgradevole il sesso e che, di conseguenza, disapproviate fortemente la mia inquietudine in merito".
- Forse, ribatté l'altro, nella *Gaia scienza* affermo che i rapporti sessuali sono anch'essi una lotta di potere e la lussuria altro non è che il dominio totale sulla mente e sul corpo di un'altra persona. L'amante non è da prendere alla lettera, come uno che ama, al contrario mira al possesso. Il suo è lo spirito meschino di chi monta la guardia al mucchio d'oro e infatti voi vi siete sentito compiaciuto quando Bertha ha dichiarato che per lei sareste sempre stato l'unico! Intendiamoci, non ho alcuna obiezione di chi pratica il sesso quando ne sente il bisogno, ma detesto colui che cede il proprio potere alla dispensatrice, alla scaltra donna che converte la propria debolezza, e la di lui forza, nella propria! -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 25 giugno 2018, 8:24

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXIII

"Ach! Come potete negare l'autenticamente erotico! La sessualità è parte della vita e della natura".
- Parte sì, ma non certo elevata, in realtà è la sua nemica mortale! E, a tal proposito, vi voglio leggere quel che ho scritto stamani *La sensualità è una cagna che ci azzanna i calcagni e quanto è brava a implorare un boccone di spirito, quando gliene è negato uno di carne!* Passione, eccitazione, voluttà ci schiavizzano e la marmaglia passa la vita come un suino, che si ingozza al trogolo della lussuria! -
"E la vostra esperienza in materia? chiese Breuer, cercando di ottenere informazioni, senza averne l'aria". Ma poi che me faccio delle vostre parole che mi ordinano di superare la lussuria e le altre cose di basso livello, se poi non mi spiegate come posso fare a coltivare l'eroe che sta dentro di me?"
- Voi volete volare, ma non si può cominciare semplicemente sbattendo le ali, devo prima insegnarvi a camminare; per il momento vi basti sapere che il primo passo consiste nel capire che chi non obbedisce a sé stesso, è governato dagli altri! -
"Giusto, ma sembra che non vi rivolgiate a me. In questo momento i miei desideri sono terra-terra, di natura mondana: godere di un sonno privo di incubi e trovare qualche sollievo all'angoscia. Ciò di cui ho bisogno è qualcosa di diretto, di umano e mi darebbe di certo conforto conoscere se anche a voi è successo qualcosa del genere e, se sì, come avete fatto a superare la cosa?"
- Pochi mesi fa mia sorella mi ha mostrato una lettera che ho scritto nel 1865, quando avevo ventun anni e in essa si può leggere che esiste una fondamentale divisione nella condizione umana: coloro che desiderano la pace dell'anima e la felicità, devono abbracciare la fede cristiana e credere al falso, mentre gli altri, che vogliono perseguire il vero, devono abbandonare la pace mentale per dedicare la vita alla ricerca. Questo deve essere il vostro punto di partenza: uccidere Dio e, di conseguenza, abbandonare il sicuro rifugio del tempio. Un mondo senza Dio e di libertà è connesso con il dolore più forte e le due cose non si possono scindere e se non volete né dolore, ne Dio, l'unico modo è tirarvi indietro da tutto, come gli stoici, ma dovete sapere che essi rinunciano al piacere più elevato, la ricerca della verità appunto. Creatività e scoperta sono generate dal dolore. -
"Capisco bene e approvo quel che dite, ma le vostre parole arrivano solo alla testa, ma non alle mie viscere!"
- Sì, ma il motivo è semplice, voi non volete ammettere che il punto da curare non è il disagio che provate, ma il fatto che lo abbiate per la cosa sbagliata! Devo darvi lo stesso suggerimento di ieri e cioè di pensare a che cosa sarebbe di voi se non ci fosse Bertha a intasarvi la mente. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 26 giugno 2018, 14:41

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXIV

Riflessioni di F.N. sul dottor Breuer, 6 dicembre 1882.
Stiamo scoprendo una nuova scienza: la diagnosi della disperazione e in lui vedo un uomo che anela a essere uno spirito libero, ma che non riesce a gettare i ceppi della fede; desidera unicamente il sì della scelta, l'accettazione, ma non il no. Sa di essere sofferente, ma non che lo è per la cosa sbagliata! Da me pretende sollievo, conforto, felicità, mentre devo dargli solo sofferenza in più. Il mio fardello è pesante: lavoro per la sua liberazione e, al tempo stesso, per la mia; tuttavia non sono un Breuer, perché capisco la mia sofferenza e l'accolgo a braccia aperte. Lou Salomé mi ossessiona, ma non per ragioni sbagliate, ma perché la amo e la odio insieme!

Quando Breuer entrò la mattina successiva nella camera n.13, sentì dichiarare Nietzsche che si sentiva insolitamente bene e che quel giorno si sarebbero dedicati intieramente al dottore, tanto avremo tempo per riparlare della mia malattia, quando non sarò più "en vacance". Quindi dottore, ditemi che progressi avete fatto nell'esperimento con il pensiero che vi ho proposto ieri? A che cosa pensereste se non foste preso dalle fantasie su Bertha?
"Consentitemi prima di parlarvi di un'altra cosa: ieri a un certo momento mi avete chiamato familiarmente Josef e la cosa mi è piaciuta, mi sono sentito più vicino e credo che la natura della conversazione richieda che parliamo in termini intimi e ve ne faccio richiesta".
Nietzsche fu talmente imbarazzato, che non riusci a trovare un modo gentile per rifiutare e dovette acconsentire, riuscì solo a scegliere Friedrich, invece del, per lui, orrido Fritz!
"A volte penso che tutti abbiano una loro frase segreta, Friedriich, un motivo centrale della vita: da bambino una volta qualcuno mi ha definito *il ragazzo della promessa senza fine* un frase che mi è piaciuta e sono parole che seguitano tuttora a commuovermi. ;) Ma ormai la promessa non c'è più, è stata consumata tutta!" :x
- Non avete dunque mantenuto la vostra promessa? - E Nietzsche lo disse in un modo da confondere Breuer, che decise comunque di rispondere senza sarcasmo.
"Conseguimento di mete ce n'è stato, certo, ma senza sodisfazione e ormai non me le ricordo più nemmeno e sono giunto al punto da pensare che quei fini fossero falsi e quindi come se mi fosse stato giocato uno scherzo celeste, come se avessi ballato tutta la vita su un motivo sbagliato".
- Forse dovete imparare a parlare con più chiarezza a voi stesso e potremmo cominciare subito a "spazzare anche noi il camino" intorno alla storia del *ragazzo della promessa senza fine*. Ad es. che cosa avreste dovuto perseguire invece? -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 27 giugno 2018, 14:48

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXV

"Se dovessi rifare tutto, forse mi comporterei allo stesso modo e quindi ci sarebbero gli stessi errori. Le mete sono nell'aria, si respirano insieme a tutti i nostri coetanei: volevamo arrampicarci oltre il ghetto ebraico, emergere al mondo, avere successo e rispettabilità. Nessuno gode della libertà di scelta, non si può uscire dalla prospettiva del proprio tempo, cultura, famiglia".
- Una volta un saggio ebreo consigliò di rompere con i genitori al fine di perseguire sé stessi, ecco quello sarebbe stato un passo degno di un ragazzo della promessa senza fine! -
"Osservazioni giuste, ma ripeto, per me non sembrano avere un gran rilievo". Credo che invece uno degli aspetti che mi provoca più dolore sia la mia cronica mancanza nel voler competere o forse è proprio il fatto del ragazzo .. non dovrebbe aver bisogno della lotta per elevarsi. In ogni modo questo pregio/difetto ha provocato la prima ferita, perché non mi ha permesso di proseguire nella carriera accademica e mi ha fatto scegliere la professione medico-ospedaliera. Un'altra ferita (forse più profonda) me l'à provocata il quarantesimo compleanno, perché allora mi sono accorto che non mi era possibile tutto. Di punto in bianco ho capito che la vita si stava esaurendo, lo sapevo anche prima ma a quarant'anni è diverso perché solo allora mi sono sentito sicuro che il ragazzo ... era solo un'illusione e che invece sono in marcia, insieme a tutti gli altri, verso la morte.
- Voi non capite che dover morire non significa che la volontà sia impotente! E il fatto che Dio sia morto non vuol dire che la vita sia priva di scopo e vi darò la dimostrazione di questi pensieri in seguito, ma per ora accontentiamoci di quel che abbiamo concluso e quindi rivediamoci domani, mentre ripensiamo a tutto ciò.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 28 giugno 2018, 14:11

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXVI

Pazienza, pazienza, pensava Breuer è la cosa che paga di più in ogni campo e il grande passo di oggi è stato l'uso del nome, invece del cognome associato al titolo; nonostante tutto il suo "libero pensiero", si è quasi strozzato quando ha dovuto acconsentire! Il nome ha prodotto un cambiamento di atmosfera nella seduta e si è aperta una fessura: anche lui ha accennato al fatto che i quarant'anni gli pesano. Lui sembra credere che un metodo di discussione filosofica con me funzionerà, mentre io cerco di fargli capire il contrario, ma, come dicevo, pazienza. Ciò che invece mi irrita è la sua megalomania, che traspare spesso.
E l'altra persona in contemporanea era sodisfatto della discussione: aveva conosciuto una persona che era tanto oppressa dalle istituzioni sociali da non aver mai conosciuto la propria volontà. Ma forse il conformismo è connaturato agli ebrei. Quando lo metto di fronte all'evidenza che ha consentito alla vita di diventare un accidente, nega la possibilità di ogni scelta. Non ha mai capito che doveva crescere in sé, contrapposto agli altri e quindi, alla fine, è precipitato nella disperazione! Sarò capace di insegnargli a trasformare il *così è stato* in *così ho voluto* ? Quanto al chiamarci per nome, è una piccola vittoria per lui, gliela posso consentire.
La clinica, ma soprattutto gli incontri con Breuer, avevano cambiato molto F.N. : prima non aveva mai considerato di usare la filosofia a fini pratici, ma ora prendeva molto sul serio questa possibilità. Ma anche in mancanza di emicranie, il soggiorno dai Lauzon non era così idilliaco, come poteva sembrare. Scriveva ogni giorno lettere a Lou Salomè, gonfie di nostalgia e disperate!
La vita di Josef fu in massima parte agitata e tormentata in superficie, come in profondità e le ore passate in clinica andavano ad aggiungersi a un programma già molto pesante, tanto più che proprio in quei giorni aveva ricevuto nel suo studio due giovani malati di sclerosi multipla e altri due che soffrivano di isteria. E di fronte a questi quattro casi si sentiva alquanto impotente! O meglio, incapace in toto per la sclerosi e troppo affaticato per intraprendere una cura analitica per sconfiggere la seconda malattia: avrebbe dovuto seguire la stessa trafila del caso Bertha e chissà con quali conseguenze? E non poteva nemmeno trasferire le due pazienti a un altro medico, perché casi del genere non li voleva nessuno.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 29 giugno 2018, 10:15

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXVII

Ma le difficoltà peggiori per Breuer non derivavano tanto dagli impegni professionali, quanto piuttosto dal tormento psicologico cui si stava sottomettendo. Le conseguenze erano che stava molto male e si allontanava sempre più da Mathilde e l'angoscia lo opprimeva in ogni minuto della vita consapevole! Ormai prendeva più cloralio di Nietzsche e spesso aveva pensato di "farla finita!". Quanto a Friedrich gli dava ben poco conforto, anzi per lui l'angoscia era il prezzo da pagare per il ben vedere.
- Induritevi, lo esortava, non siete una vacca, né io sono l'apostolo della ruminazione! -
Neppure il piano di cura per Nietzsche stava funzionando, anche se in apparenza sembrava procedere bene, ma ormai quello era meno importante, perché si era convinto che le sedute di conversazione non erano in funzione del bene di Friedrich, ma del suo: era salutare sgravarsi del proprio peso, rivelare i peggiori segreti, avere l'attenzione totale di una persona che capiva, accettava e sembrava perfino perdonarlo. Anche se qualche seduta lo faceva stare peggio, si trovava sempre ad aspettare con ansia la successiva e ormai non dubitava che l'altro avrebbe potuto guarirlo. :)
"Rebus sic stantibus", finché un giorno accadde qualcosa di imprevisto/imprevedibile. Un mattino trovò un biglietto con scritto: "Caro dottore, spero di vedervi oggi pomeriggio" Lou.
Verso le cinque e un quarto Frau Becker annunciò la presenza di Fraulein Salomé, ricordandogli al contempo che c'erano ancora cinque pazienti in attesa e in particolare Frau Meyer era lì da due ore. Venti minuti più tardi, Breur aveva finito anche la visita a Frau Becker e fece accomodare Lou, rimanendo ancora una volta colpito dalla bellezza della russa.
Avrete cero immaginato, disse la donna, che sono qui con importanti domande e informazioni riguardo al Nostro, perché del rapporto fra voi due non ho notizie dal nostro ultimo colloquio, mentre continuo a ricevere lettere di Friedrich così stravaganti, furenti e confuse, che a volte sembra che abbia proprio "perso la testa"! Eccovele!


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 30 giugno 2018, 9:20

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXVIII

Breuer guardò la prima pagina - Oh la malinconia ... Dov'è un mare in cui si possa veramente affogare? ... Ho perduto il poco che avevo: il mio buon nome, la fiducia di poche persone, perderò l'unico amico che ho, Rée. È molto più difficile perdonare gli amici che i nemici.-
E così via, il materiale era tanto, ma smise subito di leggere, perché ogni riga rappresentava un tradimento nei suoi confronti e si rivolse a Lou per chiedere qual era il motivo di farle vedere a lui.
"Ho pensato che non si potesse non informare il suo medico quando lui parla anche di suicidio e poi ho bisogno personalmente del vostro aiuto, per come parla di me - Una donna priva di sensibilità, di spirito, inaffidabile, rozza nelle questioni di onore, incapace di amare, una predatrice travestita da animaletto domestico e infine un piccolo pendaglio da forca, mentre pensavo tu fossi l'incarnazione della virtù e della rettitudine! - "So che molto di quanto Nietzsche scrive è dettato dall'impulso e dall'ira e invece io vorrei sapere quel che pensa veramente di me".
- Carissima Fraulein, sono spiacentissimo di dovervi dire che non ho nessuna risposta, perché altrimenti violerei il rapporto medico-paziente. L'unica cosa che posso dirvi è di riprendere le vostre lettere; apprezzo che me le abbiate mostrate, ma, se è vero che il vostro nome per lui è veleno, non vi è modo che possa farne uso e credo persino di aver sbagliato a leggere quel poco, come ho fatto. -
La giovane se ne andò infuriata!
Più pensava all'accaduto e più Breuer si irritava verso Nietzsche, perché costui non tralasciava un solo istante di rampognarlo per le sue inquietudini nei confronti di Bertha (il trogolo della lussuria, così lo definiva), mentre poi colà c'era lui. Era ben strano che lui e Friedrich avessero in comune la stessa bugia e cioè che si tenessero vicendevolmente nascosta Lou Salomé! Chissà se c'era un modo di usare questo senso di colpa (presunto riguardo a Nietzsche) per il suo bene? E l'indomani, dopo i consueti esami esordì con :"Questa notte ho fatto uno strano sogno su di voi - lascio cadere un rasoio che si incastra in una fessura del muro e arrivate voi, in divisa da generale; tentate di aiutarmi, ma non riuscite a estrarlo, anzi esso penetra ancor più a fondo e mi pare di poter dire che il sogno collima con quanto provo, vale a dire la mia ossessione per Bertha, l'insonnia e ogni altro sintomo sta peggiorando, dobbiamo cambiare qualcosa!?"
- E io sono vestito da generale? -
Questa è facile, l'uniforme indica i vostri modi alteri e la sicurezza nell'esporre i pensieri, ancorché poetici. Simboleggia la vostra scarsa voglia di adattarvi ai miei modi ordinari, per es. Bertha, so che nessuno (medico o paziente) sfugge al c.d. mal d'amore: Goethe lo sapeva, quando scrisse *I dolori del giovane Werther*, ma voi non volete ammettere di aver avuto una simile esperienza, impossibile!
- No Josef, qui l'importante non è che vi parli di me, anche se pure io avessi provato quello che dite, per cui continuiamo con il rasoio. -
Breuer pensò che questa specie di ammissione, per ora, sarebbe bastata e lasciò dunque che l'attenzione fosse nuovamente spostata su di sé.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 1 luglio 2018, 10:26

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XXXIX

"Quanto al rasoio, proseguì Breuer, ho un paziente che un paio di giorni fa si è tagliato i polsi, per inciso si chiama come me e anch'io, talvolta, penso al suicidio (anche se non con quel sistema), ma forse sono solo pensieri lontani, ed è più probabile che bruci tutta la famiglia o che scappi in America con Bertha!"
- Tutti i pensatori di rango contemplano la possibilità del suicidio: è un conforto che aiuta a superare la notte. ;) E le vostre ossessioni, prima o poi spariranno, perché il modello di cura scelto è senza dubbio giusto: è chiaro che alla base della vostra "malattia" ci sono i timori primari intorno all'esistenza. -
" Sono d'accordo, ma mi sembra che il vostro metodo sia troppo lento e ciò che mi tiene prigioniero col tempo si rafforza, per cui chiedo a voi se abbiate avuto un'esperienza connotata da un dolore simile e, in caso affermativo, come avete fatto a sfuggirle? Perdonatemi se vi sembro impaziente, ma tra il sapere una cosa dal punto di vista intellettuale e conoscerla da quello emotivo, c'è una differenza abissale. Ad es. la massima di Eraclito/Lucrezio sulla morte è un concetto di estrema razionalità, ma non attenua mai le mie paure!"
- Quando chiedete qualcosa che funzioni sulle emozioni, voi non tenete conto che ci sono già gli esperti in materia: i preti, che ci immeseriscono, incoraggiando la nostra brama di sottomissione e ci assicurano perfino l'immortalità! :bll: Dobbiamo lottare contro questo modo assurdo di pensare e sapere che siamo noi a inventare le nostre allucinazioni e quindi, allo stesso modo, possiamo anche distruggerle. Un mio carissimo amico Paul Réè, filosofo crede, come me, che Dio sia morto e ne conclude che una vita simile sia senza significato e gira sempre con una fiala di veleno appesa al collo, per me, al contrario, l'assenza di Dio è solo motivo di esultanza, perché significa *libertà totale per l'uomo*. Per cui potete ben vedere che dagli stessi dati di fatto, si possono avere due realtà concettuali molto diverse. E poi prendete il vostro c.d. amore per Bertha, una così malata che non si sa nemmeno in quale lingua potrà parlarci, come si fa dialogare con lei? Dovrebbe farsi mettere un'insegna come al ristorante in cui fosse indicata "la langue du jour". - :D E Nietzsche appariva molto divertito della battuta.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 2 luglio 2018, 9:56

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XL

Breuer invece non sorrise e anzi protestò per il modo insultante nei confronti di Bertha, ma Nietzsche reagì, dicendo che ne aveva conosciute anche lui donne così, ella, credetemi Josef, non vi ama; vuole solo distruggervi!
"Voi la giudicate in base alle altre, ma non la conoscete e poi non capisco che cosa ci guadagnate a metterla in ridicolo? Secondo me, siete troppo duro con le donne, Friedrich".
- Ma voi dovete liberare i vostri sentimenti, non reprimerli. -
"Perché oggi spingete così a fondo?"
- Sto facendo esattamente ciò che mi avete chiesto e cioè cerco di far venir fuori la rabbia che è in voi: un po' di vendetta fa bene, mentre ingoiare il risentimento fa ammalare! - E la seduta era finita.

Quelle successive furono egualmente tempestose e per giorni F.N. si lanciò in una formidabile campagna psicologica, una delle più creative, oltre che bizzarre, della storia medica viennese. :) Cominciò col dare l'ordine (a Josef) di compilare un elenco di dieci insulti, immaginando di scagliarli contro Bertha e aggiunse poi di visualizzare nelle mente tutta una serie di immagini sgradevoli, per es. Bertha che vomitava a causa della finta gravidanza. Tuttavia nessuno di quegli esperimenti riuscì a cancellare il senso di incanto emanato dalla giovane. Allora Nietzsche provò un'altra strategia, ordinando di dedicare dei periodi prefissati a pensare a Bertha, che lo volesse o no e dite alla vostra infermiera che in quel lasso di tempo non potete essere disturbato!
Breuer seguì il programma, ma le ossessioni rimasero!
Intanto Nietzsche pensava se doveva parlare anche della propria afflizione o se invece era più curativo mantenere il silenzio? Ma questo modo di agire, questa aggressione frontale dei sintomi è il più tremendo sguazzare in acque basse che io abbia mai praticato, mentre dovrei essere uno che innalza, non chi si abbassa! De esserci un modo migliore.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 3 luglio 2018, 21:00

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLI

"Non stiamo arrivando a nulla, Friedrich, sto sempre peggio! Forse ho sbagliato a indicarvi come aggredire l'ossessione e quindi sarà meglio seguire il vostro metodo e scendere più in profondità".
- Sono scoraggiato anch'io, specie se considero che nelle ultime sedute vi ho svilito e, con voi, me stesso! -
"Allora ricominciamo da quando avete avanzato la teoria che Bertha era una diversione e non la causa e che il vero centro dell'angoscia sia la paura della morte. Eppure, non mi spiego perché scegliere questa particolare, stupida ossessione?"
- Forse il nostro errore è stato ignorare il significato della vostra ossessione, forse i sintomi sono i messaggeri e svaniranno soltanto quando capiremo il messaggio sotteso. -
"Allora ditemi, Friedrich, come posso scoprire quel che mi sono volutamente nascosto?"
- Parlatemi di Bertha e di ciò che significa per voi. In altre parole, vorrei sapere come sarebbe la vita senza di lei? Parlate e basta, senza cercare di dare un senso alle vostre parole, non dovete nemmeno costruire le frasi, dite qualsiasi cosa vi venga in mente! -
"Ho bisogni d'incanto, non posso vivere in bianco e nero".
- Abbiamo tutti bisogno di passione, Josef, ma non possiamo degradarci per essa, dobbiamo trovare il modo di padroneggiarla, cambiandola a nostra guisa. -
"Bertha significa anche fuga, pur se è pericolosa per me e la carriera. Ma non m'importa, medito di lasciar perdere tutto, ma poi mi dico stupido, stupido, tanto non lo farai mai! Forse sono vissuto troppo al sicuro e vivere in questo modo può divenire mortale o, quanto meno, pericoloso, pericoloso. E Bertha è il mio desiderio di libertà da una vita pericolosamente in trappola!"
- Forse dalla trappola del vostro tempo, del vostro momento storico, tuttavia non commettete l'errore di pensare che quella giovane possa portarvi fuori dal tempo, verso l'immortalità! Il tempo non si può infrangere: è il fardello più grave che ci portiamo addosso: E la nostra sfida più grossa è vivere, nonostante questo fardello. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 4 luglio 2018, 9:44

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLII

Una volta tanto Breuer non protestò per il tono professorale di F.N, perché quelle parole lo avevano raggiunto e replicò garbato.
"State tranquillo, non nutro sogni di immortalità, quel che voglio sfuggire è il modo di essere della media borghesia della Vienna di oggi (1882)".
- Vi capisco, perché ho sperimentato anch'io la condanna a morte della "routine", per me lo sarebbe stato il prosieguo della carriera universitaria e quindi l'emicrania, che me l'à fatta abbandonare, per me è stata una cura. :) -
(Breuer chiuse gli occhi, mentre pensava che era bello sentirsi così vicino a Nietzsche).
- Ma andiamo avanti e ditemi Josef, quali altri significati sono stipati in lei? -
"La bellezza è una parte importante del mistero, ecco, vi ho portato questa fotografia".
- Una donna formidabile, ammise Nietzsche. -
"A me pare dotata quasi di poteri sovrumani e davanti alla sua bellezza provo ... il centro della sicurezza, anche se so che non ha senso!" E quel mezzo sorriso mi dice *sei adorabile, tutto ciò che fai è ben fatto e poi, rivolta alle amiche, aggiunge, non è da mangiare, non è carino? Lo prenderò fra le braccia per dargli conforto*. Quel sorriso mi dice anche che posso giocare, fare tutto quel che voglio, posso anche mettermi nei guai, ma lei rimarrà lì per me".
- Un altro sorriso così o simile l'avete mai provato nella vostra storia? -
"È un sorriso che ho visto rivolgere da Mathilde a nostro figlio Johannes e anche, ora ricordo, una ragazzina, di cui ero innamorato a undici anni, me ne scoccò uno uguale, esattamente uguale e quella ragazzina, trent'anni dopo, me la sogno ancora".
- E vostra moglie, per voi non ha mai questo sorriso incantatore? -
"No, sono sicuro, è bella, ma il suo sorriso non ha alcun potere si di me: nel nostro matrimonio sono io che ho il potere, mentre è lei che desidera la protezione".
- L'incanto richiede oscurità e mistero e questi si annullano spesso dalla consuetudine del matrimonio. Forse la conoscete troppo bene e non sapete reggere l'autenticità del vostro rapporto, senza competizione, a differenza degli altri finiti male, ma voi non mi avevate anche detto tempo fa che temevate la competizione? -
"La temo, ma al contempo la desidero e forse Bertha rappresenta il compromesso perfetto, non essendo ancora perfettamente formata: è bellezza in embrione, non ancora completa. E poi, per me è più sicura, perché la conosco dall'interno e posso prevalere facilmente su tutti gli altri concorrenti con facilità".
- Quindi avete vinto la gara, senza competere? -
"Sì ecco un altro significato: gara sicura, vittoria certa, mentre una bella donna senza sicurezza è tutt'altra storia!"
E così detto Breuer tacque.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 5 luglio 2018, 10:26

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLIII

- Continuate Josef s.v.p, dove si rivolgono ora i vostri pensieri? -
"Stavo pensando a una donna pericolosa, una bellezza pienamente formata, dell'età pressappoco di Bertha, che è venuta a trovarmi un paio di settimane fa. Ne sono rimasto affascinato e terrorizzato! Sono stato così incapace di oppormi a lei che non sono riuscito a farla aspettare e anche quando mi ha rivolto una richiesta scorretta, non ho saputo opporle la resistenza dovuta!"
- È una cosa molto triste codesta, sia per l'uomo che per la donna e mi è nota. -
"Avete conosciuto anche voi una Bertha?"
- No, ma ho conosciuto una donna a cui non è possibile dire di no. -
(Ecco, ci siamo, pensò Breuer) "E che ne è stato di codesta persona che ottiene sempre il sì?"
Ma Nietzsche volle ritornare a chiedere subito di Bertha e Breuer capì che, se anche era sul punto di capitolare, non sarebbe stato quel giorno e tornò a farsi guidare da Friedrich: "Sembra folle lo so, ma la doppia vita è una vita in più, come se il tempo divorasse la possibilità della vita di facciata, mentre quella segreta sarebbe inesauribile. E poi credo anche che l'uomo è più innamorato del desiderio che della persona desiderata! Inoltre Bertha allevia la solitudine e ho sempre avuto paura degli "spazi vuoti" del mio intimo".
- Nessuno può capirvi meglio di me, perché credo di essere l'uomo più solo che esista e di solito gli altri cercano di derubarmi della solitudine, senza peraltro offrirmi compagnia! -
"Che cosa intendete? -
- Non apprezzando le cose che mi sono care! -
"Io invece sono grato a Bertha per aver fatto sparire la mia solitudine".
- Voi attribuite a lei un merito inesistente, perché siete solo come prima, come ogni individuo è condannato a essere, ma vi siete costruito soltanto un "santino" con la sua immagine! Però mi avete raccontato di una volta che non c'era, in quel sogno ricorrente, com'è? -
"Comincia con un avvenimento che mi riempie di paura, il suolo si liquefà sotto i miei piedi e non trovo Bertha ... ! Non riesco a proseguire oltre, è stupefacente, ma la mente non funziona più. Non mi sono mai sentito tanto affaticato!"
- Anche a me, lavoro duro oggi, ma credo sia quello giusto; a domani. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 6 luglio 2018, 13:28

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLIV

Breuer pensava (Un tempo ero critico nei confronti di Nietzsche, ora invece ogni sua parola mi risulta preziosa e vado convincendomi ogni giorno di più che può essermi di aiuto molto di più di quanto non riesca io con lui. Un tempo pensavo ai modi per manovrarlo e ora invece son convinto che lui sia per me quel che io sono stato per Bertha, anche lei magnificava la mia sapienza, riveriva ogni parola e aveva care le nostre sedute. Nietzsche afferma che rischio di perdere il mio vero io, ma chi sono?)
e Nietzsche (Finalmente un'escursione degna di noi, anche se i tempi per una filosofia applicata non sono ancora maturi. Ma fino a che non arriveremo a poter manifestare apertamente i nostri pensieri, noi scettici dobbiamo essere vigili, perché l'impulso religioso è feroce. Si consideri Breuer, un ateo tuttavia aspira a essere osservato in eterno, perdonato, adorato protetto. Il nemico è formidabile, perché la fiamma della frode viene alimentata di continuo dalla paura di morte, dell'oblio e dell'insignificanza. Ieri abbiamo scoperto che quel che conta è il significato e non il sintomo e il nostro compito futuro sarà quello di togliere dallo stesso ogni orpello superfluo e allora Josef vedrà lo spoglio essere umano, troppo umano che è lui, lei e tutti noi). ;)
Il mattino seguente Breuer propose a F.N. di parlare fuori, mentre passeggiavano, invece che nella stanza e non aveva visto Friedrich così contento di aderire. ;)
Breuer doveva andare al cimitero, dopo di che, da lì potevano passeggiare e Breuer, una volta terminate le incombenze relative al luogo (fiori e ciottoli, una tradizione ebraica), se ne uscì dicendo che "la vita è una scintilla fra due vuoti identici, il buio prima della nascita e quello dopo la morte".
- Bella immagine, Josef, ma non vi pare strano che ci preoccupiamo tanto del secondo, senza invece mai pensare al primo? E poi ho una domanda molto più pregnante, perché non mi avete mai detto che vostra madre si chiamava Bertha? -
"E perché avrei dovuto dirvelo, se di lei non ho nessun ricordo, essendo morta quando avevo tre anni?"
- Nessun ricordo conscio, ma dovete sapere che la stragrande maggioranza dei ricordi vive nel subconscio! -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 7 luglio 2018, 9:09

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLV

"Per i ricordi inconsci non posso che essere d'accordo con voi, perché l'ipnosi con Bertha ha dato molte prove, però non ho mai collegato i nomi di mia madre e quello dell'altra, anche perché non penso mai a chi mi ha generato".
- Però mettete i fiori sulla tomba. -
"I fiori sono per tutta la famiglia allargata".
- Però ieri abbiamo imparato che il vostro fantasticare su Bertha vi mette al riparo dal futuro, dal terrore dell'invecchiamento e dall'oblio e ora mi rendo conto che la vostra visione di Bertha è anche contaminata dai fantasmi del passato. Josef, solo questo istante è reale. Sono convinto che voi e Bertha non abbiate nessun rapporto privato e credo altresì che la vostra ossessione si risolverà quando potrete rispondere a una domanda di capitale importanza: "Da quante persone è composto questo rapporto?"
Voi e Bertha non siete mai soli, le vostre fantasticherie brulicano di altre persone: belle donne con capacità di seduzione, uomini senza volto da sconfiggere nella contesa per i favori di Bertha, vostra madre e una bambina di dieci anni dallo sguardo adorante! -
Breuer annuì, sprofondando nei propri pensieri e Nietzsche aggiunse che - È strano, Josef, come i cimiteri abbiano il potere di calmarmi e non so se conoscete il saggio di Mantaigne sulla morte, in cui consiglia di vivere in una stanza con una finestra che dia su un cimitero? -
"È un saggio che mi piace molto e devo dire che per un certo tempo anche a me facevano un simile effetto, ma poi tutto è cambiato!"
- E come? -
"Un paio di anni fa, non so come e perché, i cimiteri hanno cominciato a farmi paura e ho cercato qualcuno che mi accompagnasse e ormai le visite si stanno facendo sempre più rare; è un po' come l'incubo del terreno che si liquefà sotto i piedi".
- Forse è davvero un sogno cimiteriale, perché, se ben ricordo, avete detto che arrivate a fermarvi su una lastra? -
"Giusto, una lapide con su scritto qualcosa che non riesco a leggere e, ora che ci penso, c'è un'altra cosa che non vi ho detto: colui che mi accompagna più spesso al cimitero è un mio giovane amico il cui passatempo preferito è lo studio dei sogni e, a proposito della caduta da 40 piedi, ha suggerito che quel numero si riferisse ai miei anni".
- Ingegnoso, ecco che l'enigma comincia a risolversi, nel momento che compiete 40 anni immaginate di sprofondare, ma che cosa rappresenta la lastra su cui atterrate; la fine o una specie di salvataggio? -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 8 luglio 2018, 9:39

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLVI

"L'interesse per i sogni mi sorprende, Friedrich, nei vostri libri vi si accenna appena".
- Posso raccontarvene uno anch'io: è breve e, come i vostri, riguarda al tempo stesso le donne e la morte. Stavo lottando, a letto con una donna, forse ci strappavamo a vicenda le lenzuola, ma a un certo punto mi sono trovato strettamente avvolto, così da non poter respirare; mi sono svegliato madido di sudore, gridando "Sono vivo!" Credo che per me amare le donne significhi odiare la vita, l'amante, per lei, deve abbandonare il vero, diventando cieco e per me una vita oscura e insincera è una morte vivente! Sogno un amore che sia qualcosa di più di due persone che bramano di possedersi a vicenda, un amore in cui due persone condividano la passione di cercare una verità superiore, ma forse non dovrei chiamarlo amore, ma amicizia. -
La visita al cimitero aveva fatto riaprire in entrambi qualche vecchia ferita infantile e, di conseguenza, mentre passeggiavano, si abbandonarono alle memorie e si sentivano a loro agio, insieme, come non mai.
"Abbiamo incontrato la morte molto presto, commento Breuer, e sofferto perdite terribili".
- Non sono sicuro che quella del padre possa definirsi perdita, forse per il bambino, ma non per l'adulto, perché così non sono mai stato schiacciato dal peso di lui, non sono mai stato soffocato dal fardello del suo giudizio. Pensandoci bene, avrei mai potutto io, l'anticristo, esorcizzare false credenze e cercare nuove verità con un padre-parroco lì a fare smorfie di dolore ogni volta che avesse appreso il successo delle mie battaglie contro l'illusione? -
"Può darsi che siate più onesto di me, forse il giudizio di mio padre mi è pesato più di quanto mi sia reso conto, però mi manca moltissimo! Credo soprattutto di sentire la mancanza dell'attenzione, perché lui rappresentava il mio pubblico più importante, anche alla fine della vita, quando soffriva di confusione mentale. Ed è rimasto il mio pubblico anche dopo la morte. Lo so che è una cosa irrazionale, esattamente come la domanda sul rumore di un albero che cade in una foresta deserta, ha senso? Ma io non sono autosufficiente come voi, Friedrich".
- Forse perché ho pazienza e so che i miei studenti non sono ancora nati e, tutto sommato sono un filosofo nato postumo.- ;)
Breuer non replicò, anche se gli risultava evidente come i motivi di Nietzsche non fossero puramente trascendenti; aveva anche lui i suoi modi reconditi di corteggiare il mondo e di fuggire l'oblio e poi pensò che quel loro rapporto si stava avvicinando all'amicizia, :) però capì anche che quel giorno non aveva fatto nessun progresso riguardo alle ossessioni!
Nietzsche invece la pensava diversamente - Se che le nostre discussioni odierne possono sembrare dispersive, nondimeno ci stiamo avvicinando con regolarità a una soluzione. È vero che i nostri attacchi diretti all'ossessione per Bertha non hanno avuto alcun esito, però abbiamo scoperto il perché: tale ossessione non riguarda solo lei, ma una serie di significati di cui lei è soltanto il paradigma. Il paradosso, se così vogliamo dire, è che anche voi vi dedicate alla ricerca della verità, ma non sopportate la vista di ciò che scoprite e forse è venuto il momento che vi spieghi a fondo il mio modo di pensare. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 9 luglio 2018, 9:48

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLVII

- Io, caro Josef, non insegno che bisogna sopportare la morte o venire a patti con essa, perché in questo modo si tradisce la vita! Quel che affermo è invece :"Muori al momento giusto!" La morte perde ogni connotazione di terrore se si muore dopo aver consumato la vita. In altre parola se si vive nel modo giusto, la morte può avvenire solo nel giusto momento. :) Se poi vi chiedete che significhi vivere nel modo giusto, ognuno di noi ha la risposta personale alla domanda, perché deve sapere se ha vissuto o è stato vissuto, se l'à usata a fondo oppure è stato solo fermo, inerte, a compiangere la vita che gli scorreva davanti. -
"È vero, ho vissuto solo come mi è stato detto, svolgendo i compiti che mi hanno assegnato, il mio io vero è rimasto incastrato".
- E questa è la causa vera della vostra angoscia, perché è terribile affrontare la morte, senza aver mai reclamato la libertà, pur con tutto il suo pericolo! -
"Friedrich, queste sono espressioni magniloquenti, ma sono lontane dalla mia vita, come posso essere libero? Per me ormai è troppo tardi: la mia è troppo intrecciata con la vita di altri".
- Amico mio, non posso dirti come vivere, perché se lo facessi tu vivresti il disegno di un altro, però posso farti un regalo e cioè rivelarti un pensiero che sarà la forza trainante del mio prossimo libro: "Pensa all'infinito, guardati alle spalle e immagina di guardare tanto, tanto lontano nel passato. Il tempo si estende all'indietro all'infinito e come conseguenza si ha che tutto ciò che può accadere è già accaduto. E allora tu che cosa pensi di questo specifico momento? Di sicuro che è già successo e, come si estende l'infinito all'indietro, allo stesso modo il tempo dovrà farlo anche verso l'avanti e quindi non ci sarà altro che ripetizione su ripetizione. Questa presunzione dell'eterno ritorno può essere provata scientificamente e si potrebbe denominare la grande partita a dadi dell'esistenza. :) Lascia che questo pensiero si impadronisca di te e cambierà per sempre la tua vita. -
"Ma come posso credere senza una prova, ho smesso di farlo con la religione, non voglio cascarci di nuovo!"
- Diciamo allora che è possibile e allora, invece della scommessa di Pascal, tu e io dovremmo coniare la "scommessa di Nietzsche" :) E pensa ciò che comporterebbe tutto ciò: ogni dolore che senti, sarà sperimentato in eterno, per cui il mio insegnamento finale è che la vita non deve essere mai modificata, o repressa, a causa della promessa di un qualche altro tipo di vita futura, perché l'unica immortalità che abbiamo è questo momento, non vi è alcun al di là, nessun tribunale o giudizio apocalittico, questo momento esiste in eterno e il tuo unico pubblico sei tu soltanto. - :)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 10 luglio 2018, 10:15

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" XLVIII

Breuer fu preso da un brivido a mano a mano che le raggelanti implicazioni di F.N. si facevano più chiare e: "Mi disturba vivere in eterno con l'idea di non aver vissuto affatto; non aver mai assaggiato la libertà mi riempie di orrore! Per me c'è sempre stato solo il dovere!"
- Sarebbe meglio, Josef, avere il coraggio di cambiare tali convinzioni, perché dovere e fedeltà sono solo falsità, schermi dietro i quali nascondersi. Tu vuoi diventare te stesso, l'ài detto mille volte, e allora devi imparare a conoscere anche i tuoi lati cattivi, non puoi essere libero solo in parte (buono e ossequioso), perché anche i tuoi istinti sono assetati di libertà. Lo so che hai moglie e figli, ma per costruire una famiglia, prima devi fabbricare te stesso, altrimenti gli altri serviranno solo a rappezzare i buchi che hai nell'intimo. Tua moglie poi è imprigionata nel matrimonio come te, mentre questa specie di legame dovrebbe essere tutt'altro, che so, un giardino dove si coltiva qualcosa di superiore. Forse l'unico modo per salvare il vostro è rinunciarvi! È molto meglio spezzarlo, che esserne spezzati. -
Dopo di che Nietzsche pensò di essersi spinto troppo oltre, di aver messo Breuer di fronte a un pensiero troppo potente: l'eterno ritorno è un martello formidabile, tale da spezzare chi non è ancora pronto ad affrontarlo. Ma poi si disse che uno psicologo ha bisogno di durezza, ancorché, magari, con un po' di gentilezza. Ma il mio allievo deve imparare a perdersi anche in sentieri sbagliati, solo così potrà trovare da solo, alla fine, quello giusto. Oggi forse abbiamo proceduto un po' troppo in fretta, ma a quei suoi valori falsi dovevo pur dare un spinta! Inoltre ho compreso che il maestro migliore è colui che apprende dallo studente e Breuer, a proposito di mio padre qualche ragione ce l'à; come sarebbe stata diversa la vita se non l'avessi perso? Può essere che io martelli così forte perché lo odio per essere morto così presto?
Mi preoccupa il suo silenzio alla fine, sembrava non respirare, però io so che la rugiada cala più alta quanto più la notte è silente. ;)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 11 luglio 2018, 12:58

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" IL

Breuer stava pensando alla giornata più penosa della sua vita e si sentiva ancora stordito dal confronto con Mathilde, avvenuto quella mattina. Le aveva detto che doveva riavere la libertà non solo da lei, ma dal destino. Mi sono ritrovato a essere un vecchio, inumato in una vita che non ho scelto e ho dovuto rinunciare a scoprire me stesso! Devo cambiare vita, altrimenti mi troverò di fronte la morte, senza la minima possibilità di aver vissuto! Poi Josef rammentava di essere rimasto lì a fissare il corpo di sua moglie, mentre si stava afflosciando, respirava affannosamente, la testa china sul bracciolo del divano e le lacrime che le cadevano in grembo. Desiderando confortarla, le aveva posato una mano sulla spalla, ma proprio in quel momento si era accorto di essere arrivato a un bivio: aveva rinunciato al diritto di toccarla e avrebbe dovuto affrontare il mondo senza di lei! E allora le disse: "Ti lascio tutto, mi porto via solo gli abiti che ho indosso, una valigia e il denaro sufficiente per sfamarmi e solo quando avrò le idee più chiare, mi metterò di nuovo in contatto".
(*Non avrei dovuto parlarle di libertà, come poteva capire lei se ho difficoltà io a comprendere me stesso e il significato di quelle parole! Mio dio, in che posizione la lascio? Ma no, basta, ci penserà lei!*)
I suoi pensieri furono interrotti dall'arrivo di Mathilde che subito gli chiese il significato di scelta, se poi uno non è in grado di onorarla? E lui la "scelta" primaria l'aveva fatta insieme a lei!
- Ho compiuto delle scelte in buona fede, ma prima di essere abbastanza formato per poterle fare. -
"Insomma, non capisci che forse nemmeno ora sei del tutto formato, se non comprendi che non puoi fare un patto e poi rimangiartelo? È immorale la c.d. scelta che giustifica la lussuria per una paziente di ventun anni!"
- No, Mathilde, non c'entra per niente Bertha, né nessun'altra donna e ti prego, non sminuire la mia battaglia, perché sono alle prese con il significato della vita e penso che tu possa essere più libera, senza di me! -
"Dove hai la testa oggi, Josef ? pensi davvero che ci possa libertà per una donna abbandonata? Da giovane non mi è stata concessa nemmeno un'istruzione decente e sono passata dalla casa di mio padre alla tua!"
- Non è la realtà a condannarti alla prigione, ma soltanto il tuo atteggiamento di fronte alla cultura borghese della nostra patria; ho conosciuto tempo fa una giovane russa che ha sfidato la famiglia, ha preteso un'istruzione e ha esercitato il proprio diritto a scegliersi la vita che vuole e tu sei ricca, se vuoi puoi cambiare nome e trasferirti altrove. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 12 luglio 2018, 14:31

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" L

Parole, parole, parole. Un'ebrea di 36 anni libera! Svegliati Josef e poi che mi dici dei bambini? Ascoltami bene, tu hai fatto la tua scelta ora, ma devi sapere che è irreversibile, perché non appena sarai uscito da questa casa io non sarò più tua moglie!
È fatta, penso Breuer, mi sta succedendo una cosa terribile, ma, al tempo stesso, magnifica. Forse era il caso di scrivere qualche lettera di spiegazione agli amici, ma era incerto, perché Nietzsche aveva detto che il nuovo io doveva essere costruito sulle *ceneri* della vecchia vita, però poi pensò che in pratica lo stesso F.N. aveva conservato i rapporti con alcuni dei suoi vecchi amici e quindi decise di spiegare le sue azioni a qualcuno (in particolare Freud e Fleishl).
Scendendo per l'ultima volta le scale si mise a piangere e gli venne da pensare che qualunque sia la compagnia in cui ci si trova, si muore sempre da soli! però, poi si rinfrancò, pensando che se l'uomo è solo e la necessità è un'illusione, allora l'uomo è libero. :)
La prima tappa fu a casa di Max, che doveva occuparsi delle questioni finanziarie di Mathilde, il quale, dopo avere cercato inutilmente di dissuaderlo, lo abbracciò con grande trasporto, perché per lui era stato da sempre il suo migliore amico.
La seconda fermata sarebbe stata la cittadina di Kreuzlingen, in Svizzera, dove Bertha era ricoverata da qualche mese e mentre il treno correva, cercò di addormentarsi, ma non ci riusciva, perché il pensiero dei figli lo tormentava: erano stati un errore, gli erano stati imposti prima che diventasse consapevole delle possibilità di scelta, però ora erano lì e Mathilde lo aveva avvertito che non li avrebbe rivisti più! Ma, poi si disse, ha ragione Nietzsche: ho una sola vita, che potrebbe ricorrere in eterno e non posso/voglio lamentarmi per l'eternità di essermi perso nel proseguimento del dovere nei confronti dei figli!
Il giorno dopo arrivò al sanatorio Bellevue e informò il direttore che avrebbe fatto volentieri una visita alla sua ex paziente. In quel momento stava passeggiando con il nuovo medico e Breuer li guardava dall'alto e poteva osservarla con estrema chiarezza e pensò che forse, quando fosse passata lì sotto, sarebbe persino riuscito a intendere le parole. :) Ma dopo poco si verificò una scena per lui molto comune: Bertha si irrigidiva, si fermava, per aggrapparsi poi al medico, il quale doveva massaggiarla, perché altrimenti non avrebbe ricominciato a camminare.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 13 luglio 2018, 10:07

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LI

Qual è la sensazione di Breuer in quel momento? Gelosia nei confronti del dottor Durkin, forse? È giovane, bello, scapolo e Bertha gli si stringe più vicina di quanto abbia mai fatto con lui, ma invece non è così, anzi, semmai il contrario: Bertha non si frappone fra loro, li unisce invece per fratellanza di inquietudine. I due ripresero a camminare e a Josef pareva di essere a teatro, nei panni del regista o suggeritore, perché conosceva tutte le scene che sarebbero seguite, finché non decise che tutto ciò era sufficiente e, alzatosi, se ne andò dal Bellevue e si fece riportare alla stazione di Costanza.
In treno pensò che nessuno aveva più bisogno di lui, ma si accorse anche che ora poteva evocare Bertha e farla scomparire a suo piacere, ovvero era riuscito a sciogliere quel legame che lo teneva stretto a lei, non era più in trappola e si rese anche conto che su quel punto Nietzsche si era sbagliato, perché non era soltanto lui a essere vittima della giovane, perché vittime lo erano entrambi. Quel che aveva visto al Bellevue gli aveva mostrato quanto fossero stati evanescenti gli effetti della cura: aver passato mesi ad aggredire i sintomi, trascurando la lotta mortale che si stava svolgendo in profondità! Se avesse potuto ricominciare da capo, le cose sarebbero andate in modo diverso e avrebbe forse potuto davvero fare qualcosa per lei.
Intanto il treno stava tornando a Vienna, perché aveva deciso di andare a trovare Eva Berger, la sua ex infermiera, anche se non sapeva come e perché avesse preso quella decisione.
Eva era in casa e parve turbata nel vederlo, tanto che rimase in piedi a fissarlo, senza dire una parola. Erano passati sei mesi dall'ultima volta che si erano visti, ma gli risultò facile raccontarle tutto o quasi e terminò con *ora sono libero* e devo soltanto scegliere dove andare, forse in Italia e potrei anche invitare una vecchia amica a venire in viaggio con me. (Non poteva credere alle sue parole!) Per fortuna Eva parve non cogliere la sua allusione e rispose invece che non poteva comprendere la sua ansia di libertà, quando i suoi desideri si limitavano a non dover fare sempre il turno di notte all'ospedale Generale di Vienna! E poi ho imparato un'altra cosa e cioè che si può unicamente contare su sé stessi! Anche se ora ho trovato una cara persona, un giovane avvocato, conosciuto quando era ricoverato all'ospedale.
A questo punto Breur capì che, con la sua visita, poteva comprometterla, per cui si alzò per andarsene, però ebbe la forza di chiedere se poteva rivolgerle un'ultima domanda e, avuta risposta affermativa, le chiese: "Eravate sincera quella volta; e io avrei dovuto corrispondervi?"
- Mi dispiace rispondere in questo modo alla vostra richiesta, ma devo prima di tutto essere onesta e franca, in nome della nostra vecchia amicizia, *non ricordo affatto una simile conversazione*.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 14 luglio 2018, 10:18

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LII

Due ore più tardi Bruer si trovò a sedere, spossato, in un posto di seconda classe sul treno per l'Italia, pensando al trauma subito in seguito alla risposta di Eva; come poteva non rammentare!? Ma poi si disse che solo la morte non cambia le persone e soltanto sua madre se ne sta lì, sospesa nel tempo, ad aspettarlo. Ma che stupido sono stato a seguire il consiglio di Nietzsche, come posso rinunciare a tutto!? Ma le risposte di Friedrich gli ritornarono in mente per tutto il viaggio.
Tutto era cominciato due mesi prima a Venezia e ora sentiva la gente parlare in italiano, ma che cosa avrebbe fatto una volta sceso dal treno? Pensò che per guadagnarsi da vivere il posto migliore fosse per lui lavorare in un ristorante, perché poteva darsi benissimo che Venezia avesse bisogno di un buon ristorante viennese-ebraico: durante il suo primo soggiorno aveva visto diverse sinagoghe. Ma la prima cosa che fece, fu tagliarsi la barba e comprarsi abiti più adatti al suo nuovo io.
Improvvisamente senti una voce, alle proprie spalle, che lo chiamava; si girò e vide il viso sorridente di Freud.
"Che cosa è successo, dove sono, Sig?"
- Concediti un paio di minuti e ti tornerà in mente tutto, ti posso aiutare dicendo che sei venuto da me ieri sera e mi hai detto di farmi trovare qui (nel tuo studio) questa mattina per farmi assistere a un esperimento psicologico e quando sono arrivato mi hai chiesto di ipnotizzarti e avrei dovuto anche rivolgerti alcune esortazioni, tipo: *devi dire addio*, *non puoi più tornare a casa*, *procedi oltre* etc. Sei caduto rapidamente in "trance" e per tutte le due ore mi sei parso molto infelice, un paio di volte hai pianto e altre hai avuto un'espressione di paura, diverse volte hai invocato Mathilde e ho anche sentito il nome di Bertha, parlavi di tua figlia? -
"Non saprei, non riesco a ricordare, ma è più probabile che fosse mia madre: anche lei si chiamava Bertha, non lo sapevi? E, benché sia morta quand'ero piccolo, forse non l'avevo mai lasciata andare via, prima di ora".
- Ardo dalla curiosità di sapere che cosa significa quando hai detto *basta con la professione medica* e *sono troppo vecchio per ricominciare da capo*? -
"Dipende tutto da quel professor Muller: mi ha costretto a ripensare alla mia vita e spinto a pensare a un'alternativa e quel che ho imparato di sicuro è che dobbiamo vivere come se fossimo liberi e, se anche non possiamo sfuggire al fato, dobbiamo, comunque, prenderlo a testate!
In quel momento bussò Mathilde per avvertire che il pranzo era pronto.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 15 luglio 2018, 14:10

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LIII

Il pranzo, date le abitudini dei Breuer, era cosa da poco e naturalmente i nove adulti erano separati dagli otto bambini (disposti in un tavolo nel corridoio).
"Perché mi guardi? Mormorò Mathilde al marito, mi imbarazzi un po', smettila di fissarmi!"
Invece lui non smise affatto, continuando a studiare il viso della moglie, come se lo vedesse per la prima volta e - perché dovrei smettere, le chiese, cingendola per la vita? E poi volevo dirti che ho deciso di sposarti e anche se lo siamo da quattordici anni, oggi l'ò deciso da persona matura e, dopo oggi, ogni giorno. -
Dopo il caffè, decise di parlare con Max, per fargli il resoconto particolareggiato degli ultimi giorni e concluse dicendo com'era stupefacente che ormai potesse pensare a Bertha come a una persona qualsiasi; e la cura è stata quando, sotto ipnosi, l'ò vista ripetere con il nuovo dottore, come per abitudine, tutto ciò che faceva con me. Mi sono reso conto che ciascuno di noi non era che una controfigura nel dramma ossessivo dell'altro. Ma c'è un'altra cosa che ti volevo dire e cioè che sono cambiato nei confronti di tua sorella.
- L'ò notato e ti posso dire che per me la questione è piuttosto semplice: tu ora la apprezzi, perché sei arrivato vicino a provare come sarebbe perderla. -
"Giusto, ma c'è anche altro; quando ho sperimentato, se pur in maniera virtuale, la libertà, mi sono accorto che in realtà non voglio essere libero e che la c.d. prigionia era un nemico sbagliato, quello vero era l'invecchiamento e la morte, mentre incolpavo Mathilde di privarmi della mia libertà! Chi sa quanti altri mariti avranno gli stessi pensieri?"
- Per quanto il tuo professore sia in gamba, Josef, mi pare che in questo caso tu lo abbia superato: hai sperimentato una decisione irreversibile, senza, tuttavia, renderla tale. ;)
"Resta il fatto, però, che non sono stato in grado, come medico, di essergli di aiuto!"
- È da un po' di tempo che non capisco chi fra voi sia il medico e chi il paziente, però tu non puoi aiutarlo, perché lui è un visionario e credo che il suo destino sia di essere un veggente solitario. -
"Penso tu abbia ragione e che ormai la cura sia finita e addirittura basterebbe un'altra piccolissima dose a uccidere il paziente e il medico" . ;)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 16 luglio 2018, 16:18

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LIV

Quando il lunedì mattina, entrando nella stanza n. 13, si dichiarò guarito, Nietzsche, impegnato a curarsi i baffi, parve affatto sbalordito! - Com'è possibile? -
"Sì, Friedrich, sono sorpreso io stesso e devo dirti che è una storia lunga e tutto è cominciato da una frase che hai detto *l'unico modo per salvare il mio matrimonio, sarebbe stato rinunciarci*, o forse meglio, da quel che ho capito io *per salvare un matrimonio occorre essere capaci di rinunciarci*. Sabato sono rimasto molto pensieroso di fronte a un paradosso simile, finché all'improvviso ho avuto l'ispirazione e cioè che in condizione di "trance" ipnotica avrei potuto simulare l'esperienza di rinunciare al matrimonio allo scopo di cercare di conservarlo nella vita reale. E ora mi sento bene, come mai, anche se sono ancora un po' triste per te, perché dovrò rinunciare (credo) alle nostre conversazioni e penso anche che tu sia un po' deluso di me, per il fatto che ho sperimentato senza nessun rischio".
- No Josef tu sei riuscito ad andare lontano, più di quasi tutti gli altri e quindi non ti posso dire che bravo. -
"Lontano per quanto consentito dalla mia limitata capacità e infatti penso che la mia vita è solo l'insieme di lavoro, comunità e famiglia e non sono in grado di poter sostenere lo sguardo verso il sole, come fai tu".
- Ma io vorrei tanto trovare il paraluce. Però, prima di terminare il nostro rapporto, il miglior regalo che potesti farmi sarebbe aiutarmi a capire la tua guarigione. -
"Credo che sia stata l'identificazione del nemico giusto: il tempo, l'invecchiamento e la morte. Una volta capito ciò ho visto Mathilde nella sua vera luce, una compagna di viaggio che sta faticosamente percorrendo il ciclo della vita e ripeterla all'infinito con lei, mi piace".
- Già, ma come è successo? -
"Posso solo dire *volere ciò che è necessario e poi amare ciò che si è voluto*."
- "Amor fati", ecco la chiave e scopro solo adesso che le nostre menti sono gemelle, perché nei miei auspici proprio l'amor fati doveva essere l'ultima lezione, ma tu mi ha preceduto ... ma di Bertha non mi hai parlato. Se mi vuoi dare qualcosa in concreto, devi dirmi come hai fatto a buttarla fuori. -
"Friedrich, sento nel tuo parlare un tono di angoscia/urgenza, però i tuoi veri desideri li tieni nascosti e invece dovresti fidarti di me e dirmi che cosa esattamente desideri".
- Questa notte ti ho sognato, Josef, un sogno triste: mi sveglio qui in clinica, è buio e fa freddo, se ne sono andati tutti e io vorrei trovarti e ti cerco in ogni stanza, ma la sola cosa che trovo è un fuoco al centro di un locale e con attorno otto alte pietre, sistemate come per scaldarsi. Sono preso da immensa tristezza e mi metto a piangere , a questo punto mi sono svegliato davvero. -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da nemecsek. » lunedì 16 luglio 2018, 22:33

Carlè, avremo possibiltà prossimamente di "assaggiare" qualcosa di Kant, o non rientra nei gusti del "cuoco"?

:)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 17 luglio 2018, 9:48

nemecsek. ha scritto:
lunedì 16 luglio 2018, 22:33
Carlè, avremo possibiltà prossimamente di "assaggiare" qualcosa di Kant, o non rientra nei gusti del "cuoco"?

:)
Piacerebbe anche a me trovare un romanzo con lui protagonista o similia, se puoi suggerirmelo, sarà mia cura fare il resto. Grazie.

P.S. A parte Santino (alias Agostino d'Ippona, di cui ho letto le Confessioni e la Città di Dio, entrambe in italiano!) penso che ogni filosofo vero abbia qualcosa da insegnare, ovvero una parte di, chiamiamola ragione in quel che dice, per cui mi piacerebbe conoscerli tutti, ma ... :(
P.P.S. Leggere i saggi è troppo difficile, ovvero impossibile, ad es. per Hegel, al contrario Platone è un divertimento assicurato, ma con i romanzi di Yalom sto andando sul sicuro e bisognerebbe che lui avesse scritto su Kant. Se invece sul filosofo della ragion pura/pratica avesse romanzato Proust, saremmo punto e a capo. :crazy:


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 17 luglio 2018, 14:16

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LV

"Strano sogno, convenne Breuer, ma non so come posso aiutarti; l'unica cosa che posso dirti è che quella volta che ti trovai senza conoscenza al tuo albergo, tu stavi delirando e pronunciavi alcuni frasi, una delle quali era *non c'è posto per me*. E credo significasse che non ti ritrovi in nessuna amicizia o comunità e ciò coinciderebbe con le otto pietre del sogno intorno al focolare. Proprio la mia famiglia è formata da sette persone e l'ottava pietra potresti essere tu e, se è così, ti do il mio più sincero benvenuto e, anzi, ti chiedo se vuoi essere mio ospite per il periodo delle festività, o magari puoi restare da me tutto l'inverno e così mi faresti un grandissimo piacere".
Nietzsche scosse il capo con cortesi, ma con fermezza: - L'itinerario che mi sono assegnato mi impone di resistere alle lusinghe, la mia solitudine deve rimanere, altrimenti abbandonerei me stesso. -
"Ma unirsi con un'altra persona non significa rinunciare alla propria personalità e tu hai detto che da me potresti imparare qualcosa circa i rapporti interpersonali e allora permettimi di insegnarti. Certe volte è giusto essere sospettosi e vigili, ma altre bisogna saper abbassare la guardia e lasciarsi toccare".
- Ora che tu mi inviti, da amico, in casa tua, mi rendo conto che devo sgravarmi di una disonestà nei tuoi confronti e allora ascolta la confessione, amico mio.
Diversi mesi or sono mi sono profondamente legato a una giovane donna russa (Lou Salomè). Prima di allora non mi ero mai abbandonato all'amore, anzi avevo sempre considerato con orrore la possibilità di un legame. La sessualità mi è sempre sembrata la distrazione suprema, una barriera tra me e la missione della vita. Ma Lou era diversa, o almeno così credevo, nel senso che pensavo di aver trovato il cervello gemello. Poi la catastrofe, ha fatto capolino la lussuria e lei se n'è servita per un suo gioco contro Paul Rée, il mio amico intimo che ci aveva presentati. E così mi sono ritrovato tradito da tutti, compresa mia sorella che, in tutti i modi, ha cercato di distruggere il nostro rapporto a tre. Ormai ogni cosa è in cenere e vivo in esilio da tutti coloro che un tempo avevo cari. A proposito di tradimenti, devo aggiungere che il primo l'ò subito da R. Wagner, ma ormai è una cosa vecchia e si è rimarginata. Ma Lou, invece, mi ha pervaso l'anima e ci si è stabilita! -
"È la tua Bertha".
- Sì e ora capisci la mia vergogna e i motivi del mio interesse per la tua liberazione e sai anche perché è tanto importante sapere con precisione fino a che punto e come tu abbia spazzato via la tua donna dalla mente. Me lo dirai finalmente? -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 18 luglio 2018, 9:05

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LVI

Raschiatasi la gola, Breuer tirò un sospiro profondo, mentre sentiva il cuore in gran tumulto: toccava a lui, ora, lanciarsi, ma aveva la tremenda premonizione che, qualsiasi cosa avesse detto o fatto, Nietzsche l'avrebbe considerata il quarto tradimento della propria storia!
"Temo che la confessione (devo farla anch'io) possa costarmi la tua amicizia, anche se prego che non sia così. Ti scongiuro di credere che lo fo per devozione verso di te, anche se forse ti sentirai tradito ancora una volta!
In ottobre ho fatto una breve vacanza a Venezia e in albergo ho trovato uno strano biglietto; era questo". Prese il biglietto di Lou Salomè dalla tasca della giacca e glielo porse e subito vide gli occhi dell'amico spalancarsi per l'incredulità, mentre leggeva.
Nel giro dei venti minuti successivi Breur riferì ogni cosa, compreso il piano con il quale aveva finto di essere in cerca di una cura per la propria disperazione, che peraltro era vera e infatti: la cosa "buffa" è stata che sono diventato il paziente che pensavo di essere solo per finta. ;)
La reazione di Nietzsche immediata fu che vedeva lampeggiare delle luci e l'aura visiva; insomma stava per arrivare un'emicrania, ma Breuer era sicuro di poterla bloccare con caffeina ed ergoramina.
Una volta inghiottito le pillole, Breur gli chiese se voleva stendersi, ma Nietzsche rispose che doveva parlare.
- Che bizantinismo, Josef, tutta questa finzione e per di più doppia; tu mi ha mentito, mentre mi avevi fatto delle promesse. -
"Che ho onorato, compresa quella fatta alla parte di te che mi chiedeva aiuto quel giorno in cui ti trovai quasi in fin di vita!"
- Ach! dietro tutto questo c'era Lou nella sua posizione preferita: a reggere le redini, con la frusta in mano, a governarci entrambi. Mi hai detto moltissime cose Josef, ma una l'ài omessa e cioè, perché ti sei lasciato coinvolgere in questa storia? -
"Non so bene che cosa rispondere, so solo che, dopo messere stato mezz'ora con lei a Venezia, mi pareva di non porle rifiutare niente, stante quell'aurea di sicurezza e libertà dalla convenzioni, che emana".
- Sì, sotto quest'unico profilo abbiamo tutti da imparare da lei: se ne infischia di tutte le convenzioni; tranne una: per quanto riguarda gli uomini e il sesso, è casta come una carmelitana! -
"Vero, da quel che ho potuto capire è ancora una ragazzina".


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 19 luglio 2018, 10:30

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LVII

Breuer stava per proseguire il racconto su Lou, quando capì perché non avesse nemmeno accennato alla visione di Bertha con il dott. Durkin. A liberarlo era stata proprio quella formidabile esperienza emotiva ed era ciò di cui aveva bisogno anche Nietzsche: un'emozione talmente forte da strappare via i significati illusori che Friedrich aveva ammucchiato sulla sua ventunenne russa e quale esperienza più forte poteva esserci per lui se non quella di origliare Lou mentre intratteneva un altro uomo con gli stessi artifici messi in atto con lui? Di conseguenza Josef espose in tutti i dettagli ogni gesto, parola, sguardo di Lou e, come pensava, Nietzsche sembrava proprio travolto dall'emozione e, a domanda, rispose che il motivo del suo sentire derivava dall'essersi sentito spogliato di tutti i momenti "sacri" che aveva vissuto con lei (se si poteva farne la copia a piacimento, che restava di essi?).- Mi sento oltraggiato ed è una cosa che fa male! -
"Lo conosco quel punto, perché l'ò provato anch'io; hai presente tutte le volte che tu davi della *storpia* a Bertha? Ma continua, ti prego e dimmi se per te esiste ancora un momento particolare che non è stato perso".
- Sì, vicino al lago d'Orta in cima al monte Sacro, ci siamo toccati e baciati, di fronte a un tramonto dorato e quel momento è sempre rimasto e rimarrà nella mia memoria. -
"Ecco Friedrich, siamo arrivati al punto più importante, perché lei non rammenta affatto di averti mai baciato! Perdona la durezza delle mie parole, ma sto seguendo il consiglio di un amico che mi ha detto qualche giorno fa che *a un uomo che soffre, per farlo riposare, dobbiamo dare un letto molto scomodo*!"
- Ma lo sai Josef, che mai nessuna donna mi ha toccato? Sì la tua interpretazione del *non c'è posto per me* è giusta. Oh lo so che nelle mie finzioni riesco a glorificare la solitudine e che a farmi compagnia mi bastano le grandi menti del passato; però sono ossessionato da una paura ... *morire in solitudine* :grr: E la sola che credevo potesse riempire il vuoto della mia vita era Lou! e, ora scopro, grazie a te, che era un'illusione; medicina amara, dottore! -


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 20 luglio 2018, 12:06

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LVIII

"Ma di Lou, per te non rimane nulla? Pensaci meglio, scruta in te stesso".
- Vedo solo un uccello da preda e poi una muta di lupi, guidata da Lou, da mia sorella e mia madre! -
"Eppure Lou è venuta da me a cercare un aiuto per te".
- Non certo per me, forse per espiare il suo senso di colpa. -
"A me non pare che ne sia afflitta".
- Allora forse l'à fatto in nome della filosofia, perché apprezza il mio lavoro e forse il seme di Zarathustra, che si aggira in questo momento nel mio cervello, ce l'à gettato lei. -
"Ma se ti apprerzza così tanto, forse non è la tua nemica?"
- No, lei È MIA NEMICA! E recita la stessa parte con tutti, con te, con me e con ogni uomo e ormai io, per lei, provo solo rabbia e disgusto per la lussuria che mi ha costretto ad avere "fame" di una simile donna e ad es. cadere in una battaglia contro la potenza di un altro è preferibile che cedere all'automa-donna, che non ti vede nemmeno! -
"E tu, Lou Salomè l'ài veramente vista? O non è stata soltanto il bottino della vittoria, nella contesa con Rèe? Ti dico questo, perché ho capito, grazie a te, che Bertha proprio non la consideravo in sé stessa, ma solo per quanto le avevo attribuito IO! Per cui, forse, nessuno ha colpa di niente e Lou è stata usata quanto te, perché nessuno di noi umani è capace di vedere la verità dell'altro!" :x
All'improvviso Breuer si accorse che Friedrich stava scoppiando a piangere e allora chiese: "Piangi forse per Lou?" Ma la risposta fu uno scuotimento di capo. "E allora per la solitudine?" Di nuovo lo stesso movimento.
- Se le mie lacrime potessero parlare direbbero ...


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 21 luglio 2018, 9:48

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LIX

- LIbera, finalmente! Imbottigliata per tutti questi anni, quest'uomo arido e angusto non mi ha mai lasciato scorrere prima d'ora. Com'è bello essere stata liberata, vorrei averlo potuto fare prima dei quarant'anni, ma finché questo medico viennese non ha aperto il cancello arrugginito non v'era stato scampo. -
"Continua e parlami della tristezza che c'è dietro le lacrime".
- No, non è tristezza, anzi sento un'ondata di sollievo e non per ciò che ho detto, ma per il fatto di aver esternato a qualcuno quel che provavo. Può sembrare strano, ma nel momento in cui rivelo la mia solitudine in tutta la sua profondità, essa non c'è più! L'istante in cui ho detto che nessuno mi aveva mai toccato è stato l'esatto momento nel quale mi sono lasciato *toccare*; ho visto un'enorme lastra di ghiaccio andare in frantumi. Ma, carissimo Josef, devo farti un'altra confessione. Quando sei venuto qui a dirmi che eri guarito, mi sono sentito distrutto: ero così preso da me stesso, da non riuscire a rallegrarmi! Che egoista mostruoso e imperdonabile! -
"Niente affatto, mi hai insegnato proprio tu che ciascuno di noi è composto di molte parti, ciascuna delle quali cerca di esprimersi, ma noi possiamo ritenerci responsabili solo del risultato finale. Il tuo c.d. egoismo è ben perdonabile, proprio perché hai dimostrato amicizia nel confessarlo e l'augurio che ti faccio è che la parola *imperdonabile* sia bandita dal tuo lessico, caro amico".
Nietzsche riprese a piangere, perché aveva sempre sognato un'amicizia in cui due persone si uniscono per perseguire un ideale superiore ed ecco che ora gli era arrivata: siamo amici disse, anche se, però, il mio destino è restare solo, perché soltanto così mio figlio (Zarathustra) traboccherà sapienza. Ciascuno di noi deve andare per la sua strada, però me ne vado con una nuova consapevolezza, che ho imparato da te, la solitudine attuale, il mio "amor fati", è una mia scelta e che mirabile differenza poter sceglier quel che faccio e farò. Ciao, Josef.

FINE


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 21 luglio 2018, 9:50

Irvin D. Yalom "Le lacrime di Nietzsche" LIX

- LIbera, finalmente! Imbottigliata per tutti questi anni, quest'uomo arido e angusto non mi ha mai lasciato scorrere prima d'ora. Com'è bello essere stata liberata, vorrei averlo potuto fare prima dei quarant'anni, ma finché questo medico viennese non ha aperto il cancello arrugginito non v'era stato scampo. -
"Continua e parlami della tristezza che c'è dietro le lacrime".
- No, non è tristezza, anzi sento un'ondata di sollievo e non per ciò che ho detto, ma per il fatto di aver esternato a qualcuno quel che provavo. Può sembrare strano, ma nel momento in cui rivelo la mia solitudine in tutta la sua profondità, essa non c'è più! L'istante in cui ho detto che nessuno mi aveva mai toccato è stato l'esatto momento nel quale mi sono lasciato *toccare*; ho visto un'enorme lastra di ghiaccio andare in frantumi. Ma, carissimo Josef, devo farti un'altra confessione. Quando sei venuto qui a dirmi che eri guarito, mi sono sentito distrutto: ero così preso da me stesso, da non riuscire a rallegrarmi! Che egoista mostruoso e imperdonabile! -
"Niente affatto, mi hai insegnato proprio tu che ciascuno di noi è composto di molte parti, ciascuna delle quali cerca di esprimersi, ma noi possiamo ritenerci responsabili solo del risultato finale. Il tuo c.d. egoismo è ben perdonabile, proprio perché hai dimostrato amicizia nel confessarlo e l'augurio che ti faccio è che la parola *imperdonabile* sia bandita dal tuo lessico, caro amico".
Nietzsche riprese a piangere, perché aveva sempre sognato un'amicizia in cui due persone si uniscono per perseguire un ideale superiore ed ecco che ora gli era arrivata: siamo amici disse, anche se, però, il mio destino è restare solo, perché soltanto così mio figlio (Zarathustra) traboccherà sapienza. Ciascuno di noi deve andare per la sua strada, però me ne vado con una nuova consapevolezza, che ho imparato da te, la solitudine attuale, il mio "amor fati", è una mia scelta e che mirabile differenza poter sceglier quel che faccio e farò. Ciao, Josef.

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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 23 luglio 2018, 13:40

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" I

Sono nel letto di un ospedale e sogno mia madre, ma perché visto che prima che lei morisse, avevamo vissuto sempre in termini ostili? Era malevola, vanesia, dispotica e soprattutto di un'ignoranza abissale (anche se aveva una certa intelligenza). Mai, nemmeno una volta che io ricordi, era stata affettuosa; aveva sempre una parola maligna per tutti, tranne mio padre e mia sorella. Io invece amavo Hannah, la sorella di mio padre e questa mia adorazione provocava nella mamma dei veri e propri attacchi di furia! Il grande enigma dell'infanzia era stato: come fa mio padre a sopportarla? Quindi la domanda restava: perché salutarla proprio al termine della vita? Mi chiedo se è possibile che abbia vissuto l'intiera esistenza avendo questa donna patetica come pubblico principale?
Oh, riesco a capire come possa funzionare tutto ciò dal punto di vista intellettuale, infatti ho tenuto molte conferenze, spiegando ai pazienti che, per i bambini vittime di abusi o di trattamenti ignobili, è difficile liberarsi della famiglie disfunzionali; al contrario, si cresce e ci si allontana con minori conflitti da genitori bravi e amorevoli. Dopo tutto non è il compito di ogni bravo genitore quello di mettere il figlio in condizioni di lasciare la casa avita?
Io sono uno scrittore e mamma non sapeva leggere, però dentro di me forse mi rivolgo a lei per conoscere il senso della vita!?
Ma no, la soluzione la so da solo e insieme a Nietzsche penso che abbiamo bisogno dell'arte per conoscere la verità, quindi considero la creatività come la via maestra, ma il mio sogno dice una cosa diversa: devo conquistare l'approvazione della mia defunta madre! Ma so anche che i sogni si possono anche riparare, domarli, smontarli e rimetterli insieme e allora, rammento che prima di mia madre c'era il luna park e il vagoncino delle paure. ;)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da nino58 » lunedì 23 luglio 2018, 14:44

lemond ha scritto:
lunedì 23 luglio 2018, 13:40
Irvin D. Yalom "Il senso della vita" I

Sono nel letto di un ospedale e sogno mia madre, ma perché visto che prima che lei morisse, avevamo vissuto sempre in termini ostili? Era malevola, vanesia, dispotica e soprattutto di un'ignoranza abissale (anche se aveva una certa intelligenza). Mai, nemmeno una volta che io ricordi, era stata affettuosa; aveva sempre una parola maligna per tutti, tranne mio padre e mia sorella. Io invece amavo Hannah, la sorella di mio padre e questa mia adorazione provocava nella mamma dei veri e propri attacchi di furia! Il grande enigma dell'infanzia era stato: come fa mio padre a sopportarla? Quindi la domanda restava: perché salutarla proprio al termine della vita? Mi chiedo se è possibile che abbia vissuto l'intiera esistenza avendo questa donna patetica come pubblico principale?
Oh, riesco a capire come possa funzionare tutto ciò dal punto di vista intellettuale, infatti ho tenuto molte conferenze, spiegando ai pazienti che, per i bambini vittime di abusi o di trattamenti ignobili, è difficile liberarsi della famiglie disfunzionali; al contrario, si cresce e ci si allontana con minori conflitti da genitori bravi e amorevoli. Dopo tutto non è il compito di ogni bravo genitore quello di mettere il figlio in condizioni di lasciare la casa avita?
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Ma no, la soluzione la so da solo e insieme a Nietzsche penso che abbiamo bisogno dell'arte per conoscere la verità, quindi considero la creatività come la via maestra, ma il mio sogno dice una cosa diversa: devo conquistare l'approvazione della mia defunta madre! Ma so anche che i sogni si possono anche riparare, domarli, smontarli e rimetterli insieme e allora, rammento che prima di mia madre c'era il luna park e il vagoncino delle paure. ;)
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Von Rock ? Nein, danke.
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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 23 luglio 2018, 16:55

nino58 ha scritto:
lunedì 23 luglio 2018, 14:44
lemond ha scritto:
lunedì 23 luglio 2018, 13:40
Irvin D. Yalom "Il senso della vita" I

Sono nel letto di un ospedale e sogno mia madre, ma perché visto che prima che lei morisse, avevamo vissuto sempre in termini ostili? Era malevola, vanesia, dispotica e soprattutto di un'ignoranza abissale (anche se aveva una certa intelligenza). Mai, nemmeno una volta che io ricordi, era stata affettuosa; aveva sempre una parola maligna per tutti, tranne mio padre e mia sorella. Io invece amavo Hannah, la sorella di mio padre e questa mia adorazione provocava nella mamma dei veri e propri attacchi di furia! Il grande enigma dell'infanzia era stato: come fa mio padre a sopportarla? Quindi la domanda restava: perché salutarla proprio al termine della vita? Mi chiedo se è possibile che abbia vissuto l'intiera esistenza avendo questa donna patetica come pubblico principale?
Oh, riesco a capire come possa funzionare tutto ciò dal punto di vista intellettuale, infatti ho tenuto molte conferenze, spiegando ai pazienti che, per i bambini vittime di abusi o di trattamenti ignobili, è difficile liberarsi della famiglie disfunzionali; al contrario, si cresce e ci si allontana con minori conflitti da genitori bravi e amorevoli. Dopo tutto non è il compito di ogni bravo genitore quello di mettere il figlio in condizioni di lasciare la casa avita?
Io sono uno scrittore e mamma non sapeva leggere, però dentro di me forse mi rivolgo a lei per conoscere il senso della vita!?
Ma no, la soluzione la so da solo e insieme a Nietzsche penso che abbiamo bisogno dell'arte per conoscere la verità, quindi considero la creatività come la via maestra, ma il mio sogno dice una cosa diversa: devo conquistare l'approvazione della mia defunta madre! Ma so anche che i sogni si possono anche riparare, domarli, smontarli e rimetterli insieme e allora, rammento che prima di mia madre c'era il luna park e il vagoncino delle paure. ;)
Splendidi questi pensieri. ;)
Yalom per me è il romanziere migliore che esista, perché diverte e fa imparare, un po' come Woody nei suoi migliori film. :)


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 24 luglio 2018, 12:03

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" II

Il vagoncino del luna park si ferma con un sobbalzo, ma un attimo dopo comincia a retrocedere, fino a tornare fuori nella luce e io urlo di nuovo: mamma, come me la sono cavata?
- Benissimo, il mondo intiero ti conosce e la parrucchiera ha detto che la figlia studia sui tuoi libri. -
"Sì va bene, ma che ci fai tu qui, e io ormai ho sessant'anni e avrei diritto ai miei sogni privati!? Tanto più che nessuno di noi ha mai ascoltato l'altro e quasi siamo due perfetti sconosciuti."
- No, ti sbagli Oyvin, io ho sempre saputo ascoltare e l'ò fatto ogni sera con i tuoi silenzi, quando tornavo a casa dal negozio e tu non salutavi nemmeno. -
"C'era qualcosa che mi fermava, c'era un muro fra noi, perché qualunque cosa facessi o dicessi, tu criticavi e stavo già abbastanza male con me stesso, non avevo certo bisogno di altri che ..."
- Ti ho sempre trattato come un re, pronta a sodisfare ogni tuo desiderio, ma parlare con te era difficile, perché tutti avevano paura di te e forse anch'io e quanto a dire cose carine e non critiche, per me era molto peggio, non sapevo nemmeno se ti piaceva quello che ho cucinato vent'anni per te! Non hai mai detto una parola nella vita, mai! E inoltre sapevo che, in mia assenza, tu parlavi solo male di me, ti vergognavi per quel che facevo e che ero, mentre io, come hai detto spesso, mi vantavo di un figlio così bravo e non mi importava se tu e i tuoi amici vi prendevate gioco di me! Come potevo saper leggere e scrivere se in Russia le ragazze non potevano andare a scuola? Sono scesa dalla nave con mio padre e mia madre quando avevo vent'anni e qui sono venuta per lavorare sei giorni su sette come cucitrice in fabbrica, dodici ore al giorno e in più dovevo dare una mano al nonno con i giornali. E poi ho sposato papà e ho sempre lavorato, oltre che in casa, anche al negozio. E quando sei nato, non sei stato per niente facile. E in più dovevo mantenere anche Budda e Zeyda, perché loro erano maschi e non dovevano lavorare, ma solo studiare le sacre scritture!!! In poche parole, io ho aiutato tutti e mai nessuno me, né mi ha mai ringraziato. -
Feci un lungo sospiro, balbettai queste parole: "Io ti ringrazio ora, mamma, io ti ringrazio!"


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » giovedì 26 luglio 2018, 8:50

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" III

Anche se ci sono voluti cinquant'anni e la morte di lei, mi accorgo che non era poi così difficile parlarle e nemmeno prenderle il braccio, forse per la prima volta. "È bello parlare, mamma e credo di averlo sempre desiderato ed è per questo che sei nella mia mente e nei sogni. Magari adesso sarà diverso e potrò "liberarmi" di te in senso positivo, nel senso che non ti veda sempre con i miei libri in mano".
- Ma te l'ò spiegato tante volte: quelli non sono soltanto i tuoi, ma anche i miei libri. Essi sono il mio scopo, tutta la vita ho lavorato per loro, senza riposare mai. -
"Tu non comprendi mamma, ma noi dobbiamo vivere separati, non con una catena che ci lega ed è proprio questo che ho scritto nei miei libri, perché ogni individuo (come l'etimo della parola ci insegna) è fondamentalmente solo e ciascuno deve avere i propri pensieri e sogni, non quelli di un altro!"
- Continui a pensare che io non capisca nulla e tu invece tutto, ma anch'io vedo la vita e la morte e capisco più di te che cosa significhi essere soli e ti posso dire che ci sono cose che hai capovolto: hai presente quel sogno in cui sali sul vagoncino al luna park e mi chiedi come te la sei cavata nella vita? -
"Ma certo, è il mio sogno".
- No, Sonny, quello non era il tuo sogno, ma il mio, perché anche le madri possono sognare. - :old:


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » venerdì 27 luglio 2018, 8:59

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" IV

Viaggi con Paula

Quando ero studente di medicina mi venne insegnata l'arte preziosa di saper guardare, ascoltare e toccare. Cercare, insomma cose sui pazienti, mentre imparare da loro me l'ànno insegnato più tardi e una frase mi sembra emblematica: "Per diventare saggi dovete rimanere studenti" in altre parole, dovevamo permettere ai pazienti di diventare nostri insegnanti. :)
Forse tutto ebbe inizio con un mio professore: John Whitehorn, il quale sapeva così bene insinuarsi negli ambiti più intimi di una persona che rimanevo sempre sorpreso quando un sospettoso paziente paranoico all'improvviso cominciava a parlare di sé stesso e della sua psicosi. Il nostro professore si metteva in relazione con l'uomo e non con la malattia e la sua strategia era potenziare l'autostima del soggetto e quindi, in un secondo tempo, sarebbe arrivata la disponibilità ad autorivelarsi. Lui era un collezionista di curiosità.
Quindici anni più tardi il prof. Whitehorn era morto, io ero diventato invece professore di psichiatria e una donna di nome Paula, con un cancro al seno in fase terminale, era entrata nella mia vita per continuare la mia istruzione. :)
La vita, la morte, la spiritualità, la pace, la trascendenza: questi erano gli argomenti e le sole preoccupazioni di Paula e, di li a poco, ella divenne la mia cortigiana della morte: me la presentò, mi insegnò a pensarci, persino a rendermela amica o, per lo meno, imparai a smitizzarla. "È un evento neutro, diceva Paula, cui noi abbiamo imparato ad attribuire il colore della paura!"


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 28 luglio 2018, 15:04

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" V

Insieme avevamo rivissuto il suo incontro con il cancro: lo sconvolgimento iniziale e la graduale accettazione, ma poi il calvario e quella dichiarazione dell'ospedale, per dirle che la medicina non aveva più niente da offrirle! :grr: Come fanno i dottori a non capire che è proprio in quei casi che sono più necessari? E fu proprio Paula a farmi capire ciò, dicendomi che la malattia che ti conduce alla morte è ingigantita dal tirarsi indietro degli altri e dal tentativo di occultamento della parca! E più della morte, ci fa paura il completo isolamento che, di solito, l'accompagna: gli amici cominciano a evitare il morituro, sentendosi impotenti, oltre che riluttanti all'idea di avvicinarsi troppo a un'anteprima della propria.
Ma con me, l'isolamento di Paula era finito, perché ero leale e non l'avrei lasciata sola, anche se poi devo invece confessare che sarebbe giunto il momento in cui avrei rinnegato il nostro rapporto!
Un prete episcopale forse era riuscito a farle accettare la situazione attraverso la c.d. divina formulazione, o, in altre parole, accettare il cancro come cristo accettò la croce. E da quel momento capii che l'unica cosa che potevo fare per darle conforto era il permetterle di istruirmi sulla morte.
Irvin, mi diceva, bisogna sapere che ciò che è splendido non è il fatto di morire, ma il vivere pienamente dinanzi a quella prospettiva imminente, pensa ad es. al valore pregnante delle ultime volte e poi sei libero di dire no tutte le volte che vuoi.
Paula era proprio convinta che la preparazione alla morte fosse una cosa molto vitale e che richiedesse un'esplicita attenzione e a es. scrisse una lettera di addio al figlio tredicenne, che mi commosse fino alle lacrime.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » sabato 28 luglio 2018, 19:03

Carlo Sini sul relativismo e Protagora

https://www.youtube.com/watch?v=LbzNksg ... 6C93aBzC43


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 29 luglio 2018, 9:26

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" VI

La fede religiosa mi ha sempre lasciato perplesso: i sistemi di queste dottrine si sviluppano allo scopo di offrire un conforto e alleviare le ansie della condizione umana, infatti, ad es. quelli che sono in guerra non possono essere atei, qualunque dio va bene, l'importante e non farne a meno, altrimenti chi ci protegge dalla morte? Questo significa che la fede aumenta in proporzione alla paura e all'imbecillità naturale dell'uomo, ma il bisogno di dio non prova la di lui esistenza, perché altrimenti non morirebbe nessuno di fame, perché il bisogno di mangiare provocherebbe necessariamente pane e/o "brioches". :D
Anche a me l'idea della morte produceva terrore, ma col tempo sono giunto a preferire quella paura così ovvia a una qualunque fede, il cui fascino principale risiedeva nella sua assurdità (famoso il passo attribuito a Tertulliano "Credo quia absurdum"). ;)
Tuttavia, come terapeuta, tengo questi sentimenti per me, perché non bisogna mai togliere un conforto, se non si ha nulla di meglio con il quale sostituirlo.
Ma che dire della lettera di Paula al figlio, della sua fede in uno scopo che ci stava attendendo e che non potevamo prevedere? Freud si sarebbe divertito alla sua metafora e, nelle questioni religiose, sono sempre stato d'accordo con lui: desideriamo essere, abbiamo terrore del non essere e ci inventiamo piacevoli favolette, nelle quali tutto ciò che desideriamo si avvera.
Ma nei confronti di Paula ero più tollerante del consueto e a volte mi ritrovavo a mimare con la bocca espressioni tipo "Chi lo sa?" "In fondo dove sta la certezza?" "La vita è complessa e inconoscibile" ...
Nel lontano 1973, Paula e io cercammo di formare un gruppo di terapia per malati terminale e allora la cosa non era semplice, perché il rapporto verso la morte delle persone che incontravamo era quasi sempre di negazione, come a esempio, Rob (l'unico che poteva aver bisogno di noi), ma lui rifiutava di darci sodisfazione e dopo poco morì, per cui non fummo di nessun aiuto! Poi conoscemmo Sal, che sembrava un doppio di Paula; anche per lui la morte era la croce da portare e propose di creare un forum per insegnare agli altri il significato trascendente della malattia! In genere si rivolgeva agli studenti tormentati e costoro stavano in silenzio percependo, proprio come me, che era sincero (voleva crederci e ci riusciva). Sal riusci a confortare qualcuno e dette la spinta a me e Paula per allargare il cerchio e di lì a poco accogliemmo sette donne, tutte con un cancro al seno.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » lunedì 30 luglio 2018, 12:29

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" VII

Al primo incontro al gran completo, Paula mi sorprese aprendo la seduta con la lettura di un antico racconto chassidico. Un rabbino ebbe una conversazione con il Signore a proposito di persone affamate che avevano il cibo davanti, ma non arrivavano a poterlo mangiare e questo era, secondo il Signore l'inferno, poi il Signore lo condusse in un'altra stanza quasi uguale alla prima, dove però le persone erano felici perché avevano potuto mangiare, dopo aver imparato a collaborare fra loro. E questo, secondo Paula, doveva essere il modo di agire del gruppo.
In breve diventammo sedici e era obbligo dividerci in due gruppi, anche se nessuno era favorevole allo smembramento della "famiglia". Proposi di riunirci alla fine di ogni seduta per un quarto d'ora, in modo da poterci tenere aggiornati sugli sviluppi.
Rammento che una disputa fu sul modo di morire e farlo nel sonno, secondo Paula, sarebbe stato tragico, il che sembrava paradossale, ma lei spiegò il perché: si ha bisogno di tempo per preparare gli altri, occorre occuparsi di tante questioni rimaste in sospeso e di sicuro i nostri/vostri progetti sono importanti e non si possono trascurare o non risolvere.
In poco tempo i gruppi divennero famosi nella comunità dello Stanford e molti studenti cominciarono ad assistervi al di là di un falso specchio, con la piena approvazione dei partecipanti, i quali sentivano di aver molto da insegnare sulla vita, perché l'approssimarsi della morte li aveva resi saggi. Per es, citando una canzone di (mi pare Baglioni), affermavano che:*La vita è adesso!* e non può essere sospesa in attesa di un qualsiasi altro evento, come quando i figli saranno andati al "college".
All'epoca ero consumato dall'obiettivo di aver successo nel mondo accademico e avevo paura che l'avvicinarmi troppo a Paula, avrebbe compromesso l'impegno primario, per cui mi limitavo ad andare ogni settimana alle sedute, di cui ero responsabile formale, ma per il quale era Paula a fare tutto. Ogni volta che parlava, l'ascoltavo con grande attenzione, ma non solo, perché piano piano arrivai ad amare le sue meditazioni, accompagnate dal consiglio di lasciarsi andare e in questo modo sarebbero scomparse la rabbia, il dolore e l'autocommiserazione. ;)
A volte mi chiedevo se Paula avesse altri bisogni, oltre a quello di aiutare gli altri, ma non ottenni mai una risposta, però non importava; quel che contava davvero era la sua energia e una vera ispirazione per chiunque fosse costretto a convivere con il cancro. Che altro si poteva chiedere?


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 31 luglio 2018, 8:40

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" VIII

Quella fu l'età dell'oro dei miei viaggia con Paula, ma se mi volgo indietro a guardare i fatti successivi e a frugare la fra le ceneri del nostro rapporto, sospetto che già dall'inizio ci fosse stato qualcosa che avrebbe portato alla corruzione del nostro *amore*. Ma in quel periodo non ne ero minimamente consapevole.
Di una cosa sono certo: fu quando cominciai a ricercare fondi per proseguire e allargare il nostro progetto che le cose presero ad andare un po' storte e il primo segnale vero fu quando Paula mi disse che si sentiva sfruttata dal progetto di ricerca! Lì per lì la giudicai un'osservazione curiosa, perché pensavo di aver fatto tutto il possibile per sodisfare le sue richieste, anche se talvolta avevo dovuto accettare qualche compromesso. Come l'organizzazione di un seminario di due giorni per consultarmi con un comitato di sei esperti in trattamenti oncologici, progetti di ricerca e analisi statistiche. Certo il seminario era un semplice spreco di tempo e di denaro, ma è quello che capita sempre quando lo sponsor è lo Stato. Ma Paula non la pensava così e potevo quasi "toccare con mano" la delusione nei miei confronti e assunse la parte del tafano di Socrate nei confronti dei seminaristi/esperti.
Alla fine, Paula mi telefonò per dirmi che tutti quei professionisti medici erano solo automi, privi di ogni umanità. Noi pazienti, che lottiamo contro il cancro 24 ore al giorno, che cosa siamo per loro? Nulla di più di una *strategia di modalità disadattiva*! :x
Potei soltanto replicare che avevo il mio piano di ricerca, che non avrebbe tenuto conto di lorsignori e che lei doveva continuare a fidarsi solo di me.
Ma Paula non si fidò più di me: quel seminario aveva prodotto un effetto troppo deleterio e alla fine mi accusò di essermi venduto alla burocrazia! E un giorno entrò nel mio studio per annunciarmi che aveva deciso di lasciare il gruppo!
Non la vidi più e nemmeno mi chiamò per telefono; io provai qualche volta a fare il suo numero e rammento quel che le dissil'ultima volta: "Ho bisogno di te, perché anche i terapeuti hanno delle necessità e forse non sono stato troppo sensibile verso la tua angoscia, però dammi un'altra occasione". Ma Paula fu irremovibile e ci lasciammo senza riuscire a ravvicinarci!


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » mercoledì 1 agosto 2018, 8:11

Irvin D. Yalom "Il senso della vita" IX

Mi tolsi Paula dalla testa per molti mesi, finché non ebbi notizia che era ritornata in un gruppo e aveva monopolizzato l'intiera seduta. Le telefonai e la invitai a pranzo, ma subito mi accorsi che riusciva solo a parlare della dott.a KIngsley (una mia giovane assistente) e mi esortava a rimproverarla aspramente. Io sapevo che invece era un'eccellente terapeuta e quindi pensai subito che il resoconto di Paula era distorto, ma vidi bene che lei mi voleva obbligare a scegliere fra loro due. Fui molto rattristato dalla sua paranoia e Paula se ne accorse, per cui mi raccontò la storia del coyote e della locusta. Una storiella da cui si evince che ognuno deve imparare da solo il modo di comportarsi, altrimenti i danni sono maggiori dei benefici. E così ognuno cantò la sua canzone per conto proprio e passarono dieci anni nei quali riuscimmo, con i gruppi che continuarono sotto la mia supervisione, a migliorare la qualità della vita di molte pazienti e anche ad allungare loro l'esistenza, anche se dopo quel periodo quelle con cui avevamo cominciato, erano tutte morte.
Tutte, meno una, perché un giorno, in una corsia d'ospedale, una giovane donna mi salutò e mi disse: "Le porto i saluti di Paula West". Mi riferì che aveva organizzato un gruppo per malati di "lupus", provocato dalle medicine contro il cancro. E alla domanda, se era molto malata, rispose che con lei non si sapeva mai, perché era sempre e comunque capace di organizzare, istruire, prendersi cura, scuotere, dare iniziative a gruppi di sostegno etc. :)
Le telefonai subito e ci ritrovammo a casa sua, con lei che voleva parlarmi di Dio e in particolare di un ritiro religioso di quindici giorni nelle Sierras, da cui era tornata da poco. Mi raccontò che colà aveva vissuto un momento sacro e ogni colpo di campana della chiesa mi faceva ricordare un membro del gruppo originario. Alla fine ne aveva "riesumati" ventuno e sentito la presenza dei loro spiriti. Irv. io ti conosco bene e verrà il giorno quando anche tu capirai di essere, in realtà, religioso!
Non è mai accaduto e qualche mese dopo, ricevetti un messaggio da suo figlio, dove mi diceva che Paula era morta.


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » domenica 16 settembre 2018, 12:49

Il desiderio in Spinoza, Carlo Sini

https://www.youtube.com/watch?v=F4i-IbxA6K4


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Re: Filosofia

Messaggio da leggere da lemond » martedì 18 settembre 2018, 12:18

CARLO SINI parla di NIETZSCHE (Umano, troppo umano)

https://www.youtube.com/watch?v=8LmgPFo-S74


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