Doping nelle categorie giovanili

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peek
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Doping nelle categorie giovanili

Messaggio da leggere da peek » venerdì 4 marzo 2011, 22:38

Io di doping capisco ben poco. Ora, ho letto questo articolo di Capodacqua e sono rimasto un po' impressionato. Direte che casco dal pero, che ho gli occhi foderati di prosciutto e via di metafore, ma per chi è appassionato di ciclismo, in vita sua ha fatto qualche sgambata, ma non ha mai frequentato "l'ambiente" e segue le corse in tv o, quando posso, a bordo strada, si rimane un po' basiti a pensare che dei diciottenni si rovinano la salute e probabilmente per nulla. Sì perché se uno è un corridore di vertice una qualche logica nel doping la si può trovare, un calcolo costi/benefici che personalmente trovo folle, ma che in una società che mercifica un po' tutti i valori ci può stare. Ma riempirsi di aulin e di altre schifezze per un piazzamento alla classica delle castagne di granaglione va oltre la mia capacità di comprensione.
Mi spiegate cosa c'è scritto in questo articolo?

Ps: per i moderatori, se riprodurre l'articolo è violazione di copyright cancellate per favore il testo e lasciate solo il link:
http://www.repubblica.it/sport/ciclismo ... -13201842/

Caso Bani, condannato medico
"Basta abuso farmaci"
Sentenza rivoluzionaria della Disciplinare della federciclismo: stop ai responsabili della 'Vangi' per aver somministrato sostanze non proibite ma fuori dalle prescrizioni terapeutiche. Il giovane ciclista aveva accusato la sua società
di EUGENIO CAPODACQUA
Caso Bani, condannato medico "Basta abuso farmaci"
ROMA - Due anni al medico Antonio Stinchetti, un anno e mezzo al vicepresidente Viciani, 15 mesi al ds Benvenuti; 2 mesi di fermo di attività per la squadra "al termine dell'attività federale". E' stata complessivamente più dura delle richieste dell'accusa la sentenza della Commissione Disciplinare della Federciclismo presieduta da un agguerrito avvocato Iozzelli, che ha condannato i dirigenti della Vangi, una delle società sportive giovanili più note ed affermate d'Italia, per aver somministrato in modo "off label" cioè fuori dalle prescrizioni terapeutiche e a soggetti sani, sostanze pure non ricomprese nella lista dei prodotti vietati. E' una sentenza rivoluzionaria che per la prima volta stabilisce come neanche al medico sociale sia consentito di imbottire gli atleti di farmaci con l'unico obbiettivo di migliorarne la prestazione. E alla Vangi TAD ("un farmaco usato nella profilassi delle neuropatie derivanti dal trattamento chemioterapico contro i tumori", ha specificato il Procuratore Fci Gianluca Santilli"), Mionevrasi, Prefolic (acido folico) erano pane quasi quotidiano - o meglio: iniezioni endovenose a scadenze precise in funzione delle gare e degli allenamenti, praticate anche da persone non qualificate - per i giovani atleti della formazione toscana. Una sentenza che va contro la diffusa e perniciosa "medicalizzazione dell'atleta", come l'ha definita nella sua minuziosa perizia Luciano Caprino, illustre farmacologo membro della CVD, la commissione di vigilanza
della legge antidoping (376/2000), chiamato assieme al biochimico clinico D'Ottavio egli ematologhi Ronci e La Russa a sostenere l'accusa. Per la prima volta uno sport e una federazione sanciscono che non si possono somministrare farmaci a volontà su atleti sani. Anche se non vietati. E questo crea un precedente importante, sottolineando come proprio la disciplina più massacrata dai casi doping, si sforzi quanto meno di uscire dalla spirale della farmacia operando scelte precise in campo giovanile: il futuro di questo sport. Un monito importante: si può essere sanzionati per violazione del regolamento di disciplina che obbliga alla lealtà sportiva anche somministrando semplici vitamine. In altri termini: è sleale usare farmaci anche consentiti solo per migliorare la prestazione sportiva. Per non parlare del resto. Cosa cura la caffeina che veniva somministrata a tutti secondo quanto mette a verbale un atleta nell'inchiesta.

Perché, come ha detto Santilli: "Non si può tollerare di vedere giovani abituati a bucarsi le vene per poi finire in vicende come quella di Riccardo Riccò, che - a quanto si legge - ha rischiato di morire per una trasfusione andata a male". A sostegno della tesi l'accurata perizia della dott. ssa Raffaella La Russa dove si parla proprio di questo terribile condizionamento.

La difesa rappresentata dagli abilissimi avvocati Cecconi e Maresca ha cercato tutti gli appigli. Secondo loro caffeina (i cui effetti dopanti sono comprovati da più ricerche) e bicarbonato (per "integrare" o "reintegrare" cosa?) erano somministrati solo a due atleti su 13, una percentuale irrisoria. Ma nei verbali c'è un atleta che dice: "La caffeina la davano a tutti". Minimizzato l'apporto ergogenico dei farmaci: "non è provato che migliorino la prestazione". Anche per la caffeina? E poi, se è così, perché spendere soldi inutilmente per prodotti che non danno alcun vantaggio? Evidentemente qualche effetto c'è se, come ha sottolineato lo stesso perito della difesa, l'emerito professore Santo Davide Ferrara, "C'è la pervasione diffusa dei medici ad usare impunemente la medicalizzazione per soddisfare il maggior consumo energetico dell'atleta quando una dieta accurata potrebbe soddisfare ogni necessità". Il che vuol dire anche che di vitamine e farmaci extra non c'è bisogno anche in una specialità esigente come il ciclismo.

Cecconi e Maresca hanno insistito sul fatto che le sostanze somministrate non avessero effetti sulla prestazione, che non ci sono stati danni. Ma nessuno si è preoccupato di accertarli... mentre Caprino ha messo in guardia contro l'uso della nimesulide (Aulin): "Messa fuori commercio in Germania. Usa, Canada, Giappone, Finlandia perché correlata a numerosi casi mortali. Secondo gli esperti provocherebbe l'epatite fulminante. Somministrare ad atleti sani un prodotto che può provocare l'epatite fulminante? Forse neppure il medico della Vangi si è reso pienamente conto del rischio corso.

Secondo la difesa, poi il procedimento avrebbe richiesto un'attività analitica più accurata, mentre il medico Stinchetti si è limitato a seguire gli atleti periodicamente secondo "scienza e coscienza". Immancabile nel gioco delle parti la frecciatina alla federazione: "Gli stessi trattamenti i nostri corridori li facevano anche in nazionale". Ma alla fine anche i dirigenti della società sembravano convinti: "Niente più medicine, niente più grane di questo tipo". Insomma l'esperienza è servita.

La sentenza dunque sottolinea un passaggio importante verso atteggiamenti meno tolleranti, anche se la materia necessita di una regolamentazione più chiara. Non tutto può essere affidato all'articolo 1 del regolamento di disciplina. E per fare uscire lo sport dalla medicalizzazione forzata (e inutile se poi i farmaci come si vuole sostenere non servono a migliorare) ci vogliono regole chiare e precise: il farmaco al malato, il cibo all'atleta.

"Per noi di Amore & Vita è come aver vinto un Giro di Francia" ha commentato Fanini che aveva preso sotto la sua ala protettrice il giovane corridore Eugenio Bani nelle more della vicenda. Il diciassettenne toscano, attorno a cui è nato il caso, era stato squalificato per positività alla gonadotropina (uno stimolante del testosterone, l'ormone della forza) ed aveva messo sotto accusa i suoi dirigenti: "Tutto quello che ho preso me lo hanno dato loro". Ma l'inchiesta non è riuscita a provare concretamente eventuali pratiche dopanti vere e proprie. Anche se qualche indizio e sospetto non è mancato nel corso delle indagini. Ora si attendono le motivazioni della sentenza, in attesa che vada avanti anche il procedimento penale ex lege 376/2000.

(04 marzo 2011) Repubblica




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Subsonico
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Re: Doping nelle categorie giovanili

Messaggio da leggere da Subsonico » sabato 5 marzo 2011, 11:11

scusa peek, c'è già un thread a riguardo, il fatto che si parli di calcio non significa non si possa usare.
sposto tutto lì, ok?


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