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lemond
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I giorni della gloria XLVIII

Pompeo Strabone riuscì per primo a formare due nuove legioni con gli abitanti delle sue vaste proprietà nel Piceno settentrionale, che sommate alle due che già aveva, gli permisero di partire già in aprile da Cingoli: non aveva la predisposizione per il comando, ma era un uomo duro.
Le origini dei Pompei erano dubbie e, poiché il loro aspetto era decisamente celtico, coloro che contavano a Roma li ritenevano galli, ma settant'anni prima un avo di Strabone aveva intrapreso l'inevitabile viaggio verso Roma e, corrompendo senza scrupoli gli elettori, si era fatto eleggere console: ciò li aveva fatti diventare romani. Da giovane Strabone era stato oggetto di scherno, ma non solo per lo sguardo incrociato, bensì per la rozzezza che nessuna opera di affianmento sarebbe mai riuscita a celare! :D
Nella marcia che stava inntraprendendo con le 4 legioni non aveva portato con sé il figlio, perché doveva proseguire gli studi, ma nemmeno lui era granché come intellettuale, così in quei giorni aveva piantato i libri e unìto ai centurioni che erano stati lasciati indietro per continuare l'addestramento dei clienti pompeiani come legionari. Come loro si sottopose a un rigido programma di addestramento militare, pur essendo non ancora in possesso della toga virile. A differenza del padre, Gneo Pompeo non doveva portare il cognome, perché non era strabico.
Non appena appresero che Pompeo era in marcia, gli Italici non avevano più scuse e Mutilo ottenne l'appoggio di tutti: Vidacilio, Lafrenio e Scatone andarono a Nord per Strabone, menre Mutilo guidò sei legioni fino a Isernia, avamposto latino in terra italica.
Straordinariamente fortificata e ben rifornita, la città chiuse le porte e subito si capì che ci sarebbe voluto un assedio lungo, per cui Mutilo, divise l'esercito e, con due legioni traversò il Volturno.
Lucio Cesare, dopo alcuni tentennamenti ben previsti da Silla, decise di andare in soccorso di Isernia e scelse la strada di Teano e Terni, ma non sapeva che Scatone dei Marsi aveva lasciato il Nord, dove Strabone era assediato a Fermo, e stava marciando lungo le coste del lago Fucino e quindi incontrò Cesare fra Atina e Cassino.
La battaglia fu aspra e Lucio Cesare perse, lasciando 2.000 vetereni morti sul campo, mentre Scatone avanzava incontrastato verso Isernia. Marco Claudio Marcello riuscì ad abbandonare Venafrium prima dell'arrivo dei Sanniti e si diresse a Isernia. riuscendo ad entrarvi, perché il servizio di guardia degli assedianti era poco efficiente e così ora la città aveva a capo un comandante capace e coraggioso, dopo che i legati giovani erano scappati, vestiti da schiavi! Intanto il servizio segreto, organizzato da Silla, riferiva che anche gli Apuli e i Venusini stavano per schierarsi dalla parte dell'Italia.
Ma tutto questo era nulla, se paragonato alla condizione in cui si trovava Publio Rutilio Lupo appena a est di Roma...


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matteo.conz
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Re: Storia

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Gimbatbu
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Re: Storia

Messaggio da leggere da Gimbatbu »

matteo.conz ha scritto: venerdì 13 maggio 2022, 15:51 Molto interessante https://larivistaculturale.com/2017/01/ ... modernita/
In linea di massima si può essere d' accordo con l' analisi di Baumann, ma le responsabilità del singolo individuo pesano comunque come un macigno.


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aitutaki1
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Re: Storia

Messaggio da leggere da aitutaki1 »

Gimbatbu ha scritto: venerdì 13 maggio 2022, 17:25
matteo.conz ha scritto: venerdì 13 maggio 2022, 15:51 Molto interessante https://larivistaculturale.com/2017/01/ ... modernita/
In linea di massima si può essere d' accordo con l' analisi di Baumann, ma le responsabilità del singolo individuo pesano comunque come un macigno.
Non sottovalutare il ruolo della propaganda, non a caso nell' articolo è citata la Arendt


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lemond
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Re: Storia

Messaggio da leggere da lemond »

"... I sostenitori dei nazionalisti estremi farebbero bene a cogliere l’occasione rappresentata dal giorno della memoria per riflettere."

Secondo me non c'è bisogno di nessun giorno della memoria per sapere che il nazionalismo (l'estremo è superfleo) è l'origine di tutti i mali del mondo, ma c'è di peggio, non credo nemmeno che sia eliminabile! :x


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Re: Storia

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I giorni della gloria IL

Lupo era furioso perché, scrisse al Senato, c'erano elementi ribelli fra le truppe e forse addirittura i suoi legati! Come poteva proteggere Alba Focenzia senza nessun legionario esperto e quando si sarebbe preso a Pompeo Strabone le due legioni di veterani? E quando lo avrebbero liberato di quell'intollerabile insetto, Gaio Mario?
Ma intanto quell'insetto aveva allestito un accampamento molto ben fortificato sulla via Valeria e sapeva che non c'era altra scelta, perché le reclute non sarebbero state pronte prima dei canonici cento giorni e anche l'equipaggiamento era scarso per affrontare una battaglia. Ma la cosa più terribile era che Lupo era solo un generale da salotto, convinto che se il nemico avvistava una legione di veterani romani la battaglia fosse già finita e vinta, per cui alloerché il console provò a dare l'ordine di marciare su Alba Focenzia, Mario molto semplicimente si rifiutò di eseguirlo, stante l'enorme inesperienza delle truppe e la maggior parte dei legati giovani fece lo stesso.
Fu così che non ci si mosse fino a maggio, quando Lupo ordinò a Gaio Perpenna di prendere la legione di reclute di Capua, insieme alla seconda delle legioni migliori e di raggiungere Alba Focenzia attraverso il passo occidentale lungo la via Valeria. Mario si oppose, ma questa volta fu lasciato solo e Perpenna partì.
Il passo occidentale era una gola rocciosa a 1200 metri di altitudine, le truppe si lamentavano per il freddo e Perpenna non mise le vedette nei punti più alti e più esposti al vento; Publio Presenteio poté accerchiare, non visto, la colonna romana prima di attacacarla con le sue quattro legioni e dopo una breve battaglia, 4.000 soldati di Perpenna giacevano morti lungo il passo, spogliati delle armature e i Peligni recuperarono anche quelle dei seimila che sopravvissero, poiché questi le avevano gettate a terra per correre più velocemente e Perpenna stesso fu uno dei più rapidi! :crazy:
Lupo tolse a Perpenna il grado militare e lo mandò a Roma con disonore, ma Mario apostrofò il console: "È da stupidi dare la colpa a Perpenna, perché lui non è un soldato, e purtroppo nemmeno tu, ti avevo detto che gli uomini nonn erano pronti e dovevano essere guidati da qualcuno che conosce le reclute, cioè da me! Quindi la colpa è solo tua, perché sei solo un idiota incompetente, sai soltanto mandare a morire dei poveracci!"
Ma Lupo volle continuare a fare di testa sua, convinto che non ci fossero italici a ovest delle terre dei Marsi e deciso ad attraversare il Velino sul ponte più vicino a Carseoli, mentre Mario doveva raggiungerlo attraverso la via più lunga e ritrovarsi a Himelia.
Ma, nel momento in cui Lupo scomparve alla vista, Mario condusse le truppe in una vicina foresta e si accampò senza accendere nessun fuoco e da lì in poi avrebbero marciato solo di notte e così raggiunsero il ponte dopo 12 giorni, il ritmo era stato lento, ma i soldati erano fiduciosi, ma mentre stavano attraversando il fiume videro una piccola insenatura di acqua ferma, piena di vortici e di corpi dei soldati di Lupo!
Mario esaminò un cadavere e si accorse che era morto da poco e disse al legato giovane di radunare le truppe dopo il ponte: - Credo che gli italici non sappiano della nostra presenza e forse potremo prenderci la rivincita. -


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Re: Storia

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I giorni della gloria L

I cadaveri che Mario aveva visto nel fiume erano, come già detto, soldati di Lupo che avevano perso la vita (ottomila) l'undicesimo giorno di giugno, (dei 10.000 che componevano le due legioni). Fra i morti lo stesso Lupo e il legato Marco Valerio Messala.
Mentre Scatone, il vincitore, osserva i suoi uomini spogliare i cadaveri, stava pensando che se i romani erano così facili da sconfiggere, come avevano fatto a conquistare mezzo mondo? :dubbio: :dubbio:
Purtroppo per lui, l'avrebbe scoperto molto presto!
Mario, non visto da nessuno, aveva proceduto con grande velocità, trovando l'accampamento dei Marsi completamente vuoto, aveva lasciato lì la maggior parte degli ausiliari a occuparsi di raccogliere e selezionare il materiale, mentre proseguiva con le legioni. Intorno a mezzogiorno raggiunse il campo di battaglia del giorno prima e vi trovò le truppe dei Marsi intenti a strappare le armature dai cadaveri. Scatone riuscì a fuggire fra le montagne, lasciandosi dietro 2.000 Marsi morti, oltre a tutto ciò che possedevamo, ma gli onori, pensò Mario, andavano ancora agli italici, che avevano avuto di gran lunga la meglio in termini di caduti sul campo e il tutto perché erano stati guidati da uno sciocco! :muro:
Davanti al corpo di Lupo e Messala, Mario disse ai presenti che gli dispiaceva assai per il legato, che sarbbe di sicuro diventato un bravo militare, ma che era molto felice che la Fortuna avesse ritenuto opportuno volgere le spalle a Lupo. Se fosse sopravvissuto chissà quanti uomini ancora avrebbe mandato a morire! :grr:
Qualche giorno dopo Mario ricevette la risposta di Scauro nella quale in primis si parlava della sconvoglimento del SPqR alla vista del cadavere del console e in secundis del fatto che il Senato non aveva ritenuto opportuno assegnare il comando a lui, bensì unito con Cepione! "Ma suppongo, aggiunse Scauro, che affronterai la faccenda alla tua maniera." :diavoletto:
Ma a decidere come Mario avrebbe trattato Cepione fu la dea Fortuna. Mario continuò ad addestrare le tre legioni per tutto giugno e parte di "quintilis", mentre Cepione non sapeva che cosa fare, se non scrivere lettere al Senato per chiedere che Gaio Mario fosse privato del comando! Ma verso la metà di quintilis ricevette la visita di Quinto Poppedio Silone dei Marsi che veniva a consegnarsi e ottenere la protezione di Roma. A lui e non a Gaio Mario, per amore di Marco Livio Druso.
Silone gli disse che considerava questa guerra odiosa e dannosa per gli italici, perché nessuno poteva battere Roma! Per queste opinioni sono stato accusato di collusione con il nemico e solo per poco sono riuscito a non essere giustiziato; fuggendo, sono riuscito a prendere il tesoro dei Marsi; nell'asino di scorta ce n'è una piccola parte, il resto è nascosto in una valle isolata non troppo lontano da qui. Oro! A questo Cepione non sapeva proprio resistere; tutti dicevano che era inodore, ma lui era figlio di suo padre ed entrambi erano i soli che a Roma erano consci di saper fiutare l'oro e, dopo aver esaminato il contenuto caricato sul mulo, subito rispose a Silone che avrebbe avuto la protezione sua e di Roma. :cincin:
"Intanto riposati e domani potrai condurmi a quella valle a vedere ..."
- Sarebbe bene che tu portassi anche l'esercito, perché di sicuro i Marsi saranno sulle mie tracce! -
Il giorno dopo Cepione, Silone e le legioni viaggiarono, fino a quando il sole non fu alto nel cielo, in direzione di Subiaco. Silone insisteva nel tenere un passo che consentisse alla fanteria di procedere agevolmente, sebbene Cepione fosse così ansioso di vedere il resto dell'oro da non sopportare l'idea di spèrecare tempo!


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Re: Storia

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I giorni della gloria LI

È là, disse Silone, indicando una collina oltre la riva dell'Aniene e c'è un buon ponte, dove potremo attraversare in tutta sicurezza. Con le due legioni disposte ai piedi della collina, Silone disse di aspettare lì, mentre andava ad accertarsi da solo che tutto fosse a posto.
Non appena fu dietro a uno sperone di roccia, i Marsi si riversarono da ogni parte sulla colonna romana e nessuno ebbe via di scampo: morirono tutti, tranne uno, Cepione, che era stato fatto prigioniero, perché doveva avere un trattamento particolare. E quando l'esercito dei Marsi si mosse verso la via Valeria c'era la testa di Cepione sospesa in cima a una lancia, il resto del corpo fu lasciato a terra insieme al suo esercito.
Silone scrisse a Mamerco, fratello di Druso, quello che era accaduto e che ora l'Oro di Tolosa sarebbe andato ai figli di Cepione, compreso il cuculo dai capelli rossi. Se Cepione fosse vissuto avrebbe trovato un modo per diseredarli, sono felice di aver fatto questo per Druso e che possa il ricordo di lui rimanere a lungo nella mente di tutti gli uomini retti, Romani e Italici.
Mamerco era rimasto l'unico parente per quei sei bambini che erano in casa di Druso, perché Cornelia Cepionide era morta in quei giorni e lui, secondo la legge, doveva accoglierli in casa e la cosa gli faceva anche piacere, perché si era affezzionato a loro, perfino a quell'orribile Catone il giovane, magari forse per pietà!
"Non verranno mai ad abitare qui! Affermò la moglie di Mamerco con asprezza, se vengono loro, me ne andrò io!"
Mamerco dovette cedere, ma non per debolezza, solo perché era un uomo pratico e se avesse portato i bambini in casa, li avrebbe destinati a una bruttissima vita, pertanto si recò da Scauro, che anche se non era un Emilio Lepido, era pur sempre il membro più anziano della gens Emilia, nonché co-esecutore testamentario di Druso e di Cepione, per chiedere consiglio.
Due giorni dopo il Princeps Senatus fece ritornare Mamerco per dirgli che aveva trovato una buona soluzione in una lontana parente: Servilia Gnea che al momento viveva con la madre, una Porcia, brave persone, ma sfortunate e avebbero accettato, dietro compenso, di occuparsi dei bambini finché l'ultimo non avesse raggiunto la maggiore età.
Mamerco si recò al loro domicilio, di proprietà di Cepione, una splendida domus, ma il proprietario non era certo stato di manica larga nella manutenzione, perché il soffitto, ad es, era rovinato da vaste macchie di umidità e muffa; tuttavia bastò un'occhiata al giardino per capire che le due donne non erano oziose, dal momento che era estremamente curato.
In breve tempo, perché nessuna delle parti amava i giri di parole, si misero d'accordo e già l'indomani sarebbero andate nella domus di Livio Druso, sicure che Gnea avrebbe avuto al termine la dote per un matrimonio di sua scelta, mentre alla madre sarebbe stata trovata una residenza confortevole, sempre tredici anni dopo. Porcia suggerì a Mamerco di trovare un pedagogo, perché i bambini avevano bisogno di una figura maschile autorevole in casa e non solo delle due donne.
Fu trovato il soggetto ideale come pedagogo, perché oltre a essere bravissimo in greco e latino era di aspetto repellente, il che era necessario, visto che doveva convivere per anni con due donne.
Concluso bene il lavoro comune, Mamerco andò a salutare Scauro e gli disse che sarebbe partito con Silla.
"Buona idea, è l'uomo del futuro." :cincin:


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Re: Storia

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I giorni della gloria LII

A Nola erano stati fatti prigionieri 2.000 romani, stipati in un fossato per i porci e Lucio Postumio, il comandante disse che i soldati semplici dovevo arrendersi e passare agli italici, unico modo per restare in vita. Sarebbero bastati gli ufficiali a tener alto l'onore di Roma, accettando di morire. Ci vollero diversi giorni per convincerli, ma alla fine i legionari si arresero, mentre morirono tutti i centurioni, tribuni e lo stesso Lucio.
Quando parve chiaro che tutta la penisola a sud dell Campania settentrionale era territorio italico, Lucio Cesare parlò con il legato anziano Lucio Cornelio Silla e si stupì di vederlo allegro. :dubbio:
"Lo sono perché è sicuro che vinceremo, la guerra non è un'elezione, dove i primi voti rispecchiano il risultato finale, qui la vittoria andrà a chi non si arrende e le motivazioni sono diverse: gli Italici stanno combattendo per un'idea (l'uguaglianza), mentre i Romani sanno di mettere in gioco l'esistenza e quando le popolazioni italiche si stancheranno di lottare per *un sogno*, il piatto della bilancia penderà dalla nostra parte. Gli Italici non sono un'entità, non hanno una storia e tradizione come la nostra, per noi il mos maiorum è reale, per loro, l'Italia no! Inoltre devo darti già ora buone notizie: l'Africa ci ha restituito migliaia dei vecchi soldati di Gaio Mario, un po' incanutiti, ma determinati a combattere per la madrepatria, in totale sono quattro legioni che potremo dividere con Gaio Mario, che ormai è diventato comandante unico al nord."
- Suppongo che tu abbia ragione e per quanto io detesti Gaio Mario, devo ammettere che mi sento più sollevato ora che ha preso il pieno comando. -
"Certo, e miglioreranno anche qui e ho messo a punto un piano per attirare Mutilo lontano da Acerra, finche le nuove truppe non saranno pronte: marceremo verso Isernia per inscenare un attacco simulato, loro proveranno a tendermi un'imboscato, ma io sarò pronto!" :)
Come detto le legioni di Silla marciarono sulla strada per Aquino e stavano entrando nella famosa gola, ma questa volta i romani avevano appunto Silla come generale in capo e quando Duilio, con i suoi sanniti, all'alba stava per attaccarli scoiprì che non c'era nessuno in quella gola e vide solo la retroguardia scomparire all'orizzonte, verso Isernia; non poteva far nulla, se non mandare un messaggero per avvertire gli assedianti dell'arrivo di Silla. Ma anche quella soluzione si rivelò inutuile: Lucio Cornelio si aprì un varco tra le linee degli assedianti e riuscì a entrare in città senza perdite.
Gaio Trebazio, comandante dell'assedio sannita a Isernia riferì che il generale romano era troppo bravo per lui: "Non sono riuscito a impedirgli di entrare e penso di non poter far nulla quando deciderà di uscire!" :grr:
In isernia il morale era alto e il comandante, Marco Claudio Marcello, molto determinato! Silla, compiaciuto, gli confessò che la cosa era davvero importante, perché quella era anche una guerra dello spirito: "Bisogna insegnare agli Italici che Roma e i Romani sono inviolabili e se tu riuscirai a resistere darai una chiara lezione in tal senso!"
- Finché vivrò, terrò Isernia saldamente, disse Marcello, credendo fermamente a ogni parola. - :)


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Re: Storia

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Ormai stiamo entranto nella fase in cui Lucio Cornelio Silla è sul punto di essere LUi, non farà male, a chi vuole, conoscere in dettaglio la storia raccontata in sei ore dal prof. Giovanni Brizi (il video sembra non disponibile, ma si può cliccare dove dice "guarda su youtube" :)


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Re: Storia

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Silla lasciò Isernia, sapendola in buone mani e raggiunse il console (ormai unico) ad Aquino. Lucio Cesare gli fece leggere una lettera ricevuta da Mario: "In qualità di comandante unico del fronte settentrionale ti comunico che ho intenzione di invadere le terre del Marsi, perché l'ersercito è finalmente in condizioni ottimali e sono fiducioso che saprà comportarsi come i miei in passato. Penso tu sia d'accordo sul fatto che abbiamo bisogno di una vittoria, completa e decisiva e ora io posso farlo! Ma, a questo scopo, vorrei i servigi del mio vecchio amico e collega Lucio Cornelio Silla, più due legioni. Capisco perfettamente che ti sarà difficile privartene, ma se non considerassi la richiesta imperativa, non ti chiederei il favore e sappi che sarebbe per due mesi soltanto."
- Va' pure, Lucio Cornelio, tanto qui non ci sarà nessuna battaglia! -
Silla fu sul punto di perdere le staffe, ma decise di no.
Giorni dopo incontrò Mario, il quale, non appena lo vide, osservò che sembrava veramente amareggiato, anche a te Lucio Cesare dà ai nervi!?
- Sì, tanto più che ho saputo che si prepara a presentare una legge con la quale concede la cittadinanza agli Italici che ancora non hanno combattutto contro di noi! -
Mario assentì e poi confidò che aveva un lavoro preciso da far compiere a Silla, ma che nessuno doveva saperlo: "Lascerai la via Latina e seguirai il Liri in direzione di Sora e seguirai il fiume fino alle sorgenti. Io invece marcerò da Rieti verso il passo occidentale sulla via Valeria. Tutti dovranno vedere me, ma nessuno invece dovrà pensare che c'è un altro esercito che sta risalendo il fianco sud."


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Re: Storia

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I giorni della gloria LIV

La cosa che più irritava Silla era che il piano di Mario era perfetto e riconobbe il preciso istante in cui il Granduomo ingaggiò battaglia con i Marsi e, come previsto, non gli rimase altro da fare che uccidere tutti quelli che fuggivano dallo scontro.
"Come al solito sono lo scagnozzo al seguito di Mario" pensò e non gli rimaneva altro da fare che informare il comandante in capo che di Marsi non ce n'erano rimasti più!
Ritornati al campo seppero che Lucio Cesare era stato preso in trappola nella gola e aveva perso un quarto dei suoi uomini e costretto a ritornare a Teanum Sidicium, per cui Mario sconsigliò Silla di ritornare subirto da lui e gli suggerì invece di accompagnarlo ad Alba Focenzia e poi fare "una passeggiata" nel Sannio, non è vero?
- Lasceremo a Sesto Giulio il compito di attaccare il Piceno, mentre noi attiriamo il Toro Sannita e sarebbe carino per te arrivare a Teanum tenendo Isernia nelle pieghe della tonaca come regalo per Lucio Cesare, non trovi Lucio Cornelio? Ma domani vieni a trovarmi, perché devo dirti una cosa in privato e ora sono troppo ubriaco! -
Ma il giorno dopo non fu possibile parlarci, perché Mario aveva avuto un altro ictus! e Silla subito pensò e disse che se lui poteva fare a modo suo l'altro era ... finito! :diavoletto:
Mario gli rispose, balbettando, che doveva ancora essere una volta console, perché glielo aveva detto la sibilla, ma Silla non ci fece molto caso e urlò che assumeva lui il comando e ordinò di ritornare subito nel Lazio, perché le truppe, senza il loto generale, non potevano scontrarsi col nemico!
Nessuno disse nulla, perché era facile leggere negli occhi di Silla che chiunque gli avesse disobbedito, poteva solo augurarsi di non essere nato! :x


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Re: Storia

Messaggio da leggere da Padule85 »

Lemond ,che dire se non :clap:


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Re: Storia

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Padule85 ha scritto: giovedì 19 maggio 2022, 15:37 Lemond ,che dire se non :clap:
Grazie e approfitto per dire a te a a tutti i miei amici che si potessero essere sentiti un po' traditi perché non scrivo più di ciclismo; il motivo, come aveva già scritto a Galliano, è semplice: non seguo più quel bellissimo sport, perché mi crea troppo stress e, al contrario di Achille e Giosuè (Gesù per gli italiani) ho scelto una vita lunga da idiota, come mi ha insegnato Eraclito, invece di ... :)


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Re: Storia

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I giorni della gloria LV

Una comunicazione urgente arrivò al Princeps Senatus, siglata col nome non di Mario, il vincitore dei Marsi, bensì di Silla: "GAIO MARIO COLPITO DA ICTUS E HO DECISO DI RITORNARE A ROMA. L'ESERCITO STA INVECE ANDANDO NON VERSO ALBA FOCENZIA, MA A RIETI."
Scauro corse subito a dare la notizia a Iulia, prima che la stessa si diffondesse per tutta Roma.
Quando le cinque coorti arrivarono, Marco Emilio poté annunciare che il terzo fondatore di Roma era ancora in vita e Silla confermò che non sarebbe morto. I due si recarono alla domus di Scauro per parlare della nuova situazione e quest'ultimo chiese: "Vuoi il comando del fronte marsico?"
- Dubito che il Senato me lo conceda, ma poi no, è meglio se rimango sul fronte di guerra che conosco e non mi candiderò al consolato quest'anno, ho deciso di aspettare il prossimo. -
"Ma tu potresti vincere già ora, se ti appoggiassi."
- L'offerta giunge troppo tardi e mi devo occupare "in toto" nella guerra in Campania, non ho tempo per indossare la toga candida e poi ho promesso a Quinto Pompeio di candidarci insieme, tanto più che mia figlia sposerà il suo erede. ;)
E quando Silla tornò a casa ebbe subito notizia di Cornelia Silla a proposito del futuro matrimonio: continuava a non prendere per niente bene le decisioni del padre! :x Le fece venire in sua presenza come se fosse una prigioniera e le chiese gelidamente quali intenzioni avesse!?
" Puoi colpirmi quanto vuoi, anche fino a ucciidermi, ma non sposerò Quinto Pompeo! E piantò visibilmente i piedi a terra, come per prepararsi a ricevere un colpo tremendo, che però non arrivò.
Di fronte a tale ostinazione, Silla decise di cambiare approccio: "Sai dirmi che cos'è la pìetas?"
Certo, - È il dovere. -
" E fra questi, dovrai riconoscere che c'è anche quello verso il paterfamilias! "
- È inutile, padre, non riuscirai a far tradire me stessa! -
Le labbra di Silla si misero a tremare e pensò: "Che soldato sarebbe stata sua figlia!" E, anche per avere consiglio, si mise a scrivere a Smirne.


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lemond
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Re: Storia

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I giorni della gloria LVI

a Publio Rutilio Rufo, Smirne.

Quella piccola e impudente nullità di Cornelia mi ha messo nel sacco! Non mi serve né morta, né schiava e soprattutto non serve al giovane Quinto Pompeo, quindi che cosa devo fare? Te lo chiedo, perché sei stato tu a risolvere il dilemma di Marco Aurelio Cotta quando ha dovuto scegliere un marito per Aurelia. In attesa del consiglio, ti racconto quanto sta succedendo qui.
Al momento sembra che i consoli dell'anno prossimo saranno Lucio Porcio Catone Liciniano e Gneo Pompeo Strabone, che coppia tremenda!
Confesso di sentirmi completamente sconcertato quando cerco di spiegarmi come certa gente riesca ad arrivare al consolato? Ma forse quel che conta è avere l'ordine equestra dalla propria parte. I cavalieri hanno fatto sedere Gaio Mario sulla sedia curule per ben sei volte e sono ancora tutti per lui, perché così gli affari vanno a gonfie vele. Che un uomo abbia antenati illustri conta molto meno per loro! Come vorrei essere in grado di far pagar loro il conto!
Pompeo Strabone si è dato molto da fare per far credere di essersi coperto di gloria nel Piceno, mentre in effetti ha passato l'estate asserragliato a Fermo e poi si è preso il merito della vittoria di Publio Sulpicio. In ogni modo ormai la guerra, secondo me, sta volgendo a nostro favore.
Scauro pensa che l'idea di Lucio Cesare di presentare l'esca per la cittadinanza, agli Italici non in guerra, abbia molti meriti e non sono riuscito a convincerlo che quella legge sarà solo l'inizio e che fra non molto ogni italico sarà cittadino romano; non importerà quanto recente sia il sangue romano di cui gronda la spada!
Silla ottenne la risposta alla fine di novembre, mentre si trovava a Capua a riordinare le legioni più che decimate dalla seconda marcia di Lucio Cesare nella Gola di Melfa.
Mio caro Lucio Cornelio, perché sembra che i padri siano incapaci di trovare la maniera giusta di trattare le figlie? La risposta credo sia piuttosto semplice, occorre solo la complicità di Elia, perché deve apparire che tu non c'entri per niente. Elia deve cominciare col far capire a Cornelia che stai cambiando idea sul matrimonio e deve accennare a qualche ragazzo estremamente repellente, poi il fatto che Gaio Mario sia "in fin di vita" impedisce a Mario il Giovane di legarsi in un vincolo matrimoniale. Dovresti anche fare in modo che la bambina incontri da sola Mario il giovane e sono sicuro che vedendolo ora non gli sembrerà lo stesso di quando era un quindicenne, preso com'è solo dalla carriera che non è ancora decollata; sono sicuro che questo incontro lo infastidirà e non sarà nemmeno capace di nascondere il fatto.
Infine Elia deve addurre qualche motivo valido per convincere Cornelia Silla a partecipare a una cena in casa di Pompeo Rufo e quando lo avrà visto e paragonato ai ragazzi repellenti e al nuovo Mario, son sicuro che la ragazza cambierà idea: capirà subito di essere più intelligente e che di fatto avrebbe il ruolo di capo-famiglia e questo, visto che ti assomiglia, penso che sarà irresistibile. :)
Rufo proseguiva con le notizie del luogo: Mitridate, approfittando che l'attenzione di Roma era rivolta all'Italia, ha invaso la Bitinia e vi ha insediato un re fantoccio (il fratello più giovane de re). Nicomede è riuscito a scappare e penso lo vedrai a Roma, prima della fine dell'anno.
Ma non basta, anche in Cappadocia siede sul trono un succubo di Mitridate e anche Ariobarzane si è rivelato agile, come Nicomede, e arriverà a Roma con una petizione.
Sono convinto che si stiano preparando guai seri nella nostra provincia d'Asia, perché, oltre all'incombente Mitridate, sono in molti a rammentarsi dei publicani e odiano il nome di Roma, anche se, per il momento, queste difficoltà non riguardano te, ma Scauro che, purtroppo a quanto mi scrive, non sta bene! :x


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Re: Storia

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Come dice in questa intervista Umberto Eco (sul suo lavoro alla Rai) ... Agghiacciante!


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Re: Storia

Messaggio da leggere da Padule85 »

lemond ha scritto: venerdì 20 maggio 2022, 12:25
Padule85 ha scritto: giovedì 19 maggio 2022, 15:37 Lemond ,che dire se non :clap:
Grazie e approfitto per dire a te a a tutti i miei amici che si potessero essere sentiti un po' traditi perché non scrivo più di ciclismo; il motivo, come aveva già scritto a Galliano, è semplice: non seguo più quel bellissimo sport, perché mi crea troppo stress e, al contrario di Achille e Giosuè (Gesù per gli italiani) ho scelto una vita lunga da idiota, come mi ha insegnato Eraclito, invece di ... :)
Si vede l'amore per la storia,infatti sto leggendo molto volentieri.È un peccato però non scrivere di ciclismo,non trovi?
Ultima modifica di Padule85 il sabato 21 maggio 2022, 13:51, modificato 1 volta in totale.


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Re: Storia

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Padule85 ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 12:34
lemond ha scritto: venerdì 20 maggio 2022, 12:25
Padule85 ha scritto: giovedì 19 maggio 2022, 15:37 Lemond ,che dire se non :clap:
Grazie e approfitto per dire a te a a tutti i miei amici che si potessero essere sentiti un po' traditi perché non scrivo più di ciclismo; il motivo, come aveva già scritto a Galliano, è semplice: non seguo più quel bellissimo sport, perché mi crea troppo stress e, al contrario di Achille e Giosuè (Gesù per gli italiani) ho scelto una vita lunga da idiota, come mi ha insegnato Eraclito, invece di ... :)
Si vede l'amore per la storia,infatti sto leggendo molto volentieri.È un peccato però,non scrivere di ciclismo,non trovi?
Non sono sicuro che quella di Carlo sia un' astinenza definitiva e irrevocabile , anzi


Uguaglianza, Fratellanza e Tolleranza
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Re: Storia

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aitutaki1 ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 13:50
Padule85 ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 12:34
lemond ha scritto: venerdì 20 maggio 2022, 12:25
Grazie e approfitto per dire a te a a tutti i miei amici che si potessero essere sentiti un po' traditi perché non scrivo più di ciclismo; il motivo, come aveva già scritto a Galliano, è semplice: non seguo più quel bellissimo sport, perché mi crea troppo stress e, al contrario di Achille e Giosuè (Gesù per gli italiani) ho scelto una vita lunga da idiota, come mi ha insegnato Eraclito, invece di ... :)
Si vede l'amore per la storia,infatti sto leggendo molto volentieri.È un peccato però,non scrivere di ciclismo,non trovi?
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Nel calcio sono dovuto rientrare a causa di mio nipote (o meglio, per amore di lui), ma il ciclismo al Sardino (che domani va a Venezia! :( ) non interessa. :cincin:


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Re: Storia

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lemond ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 16:41
aitutaki1 ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 13:50
Padule85 ha scritto: sabato 21 maggio 2022, 12:34

Si vede l'amore per la storia,infatti sto leggendo molto volentieri.È un peccato però,non scrivere di ciclismo,non trovi?
Non sono sicuro che quella di Carlo sia un' astinenza definitiva e irrevocabile , anzi
Nel calcio sono dovuto rientrare a causa di mio nipote (o meglio, per amore di lui), ma il ciclismo al Sardino (che domani va a Venezia! :( ) non interessa. :cincin:
mai dire mai, in più siamo in un periodo, almeno rispetto al decennio precedente, con tanti protagonisti di qualità che si sfidano su diversi terreni, perché privarsene ?


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Re: Storia

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Maìno della Spinetta ha scritto: domenica 22 maggio 2022, 0:18 Vincenzo quando sente pendenze e percorsi da Ciglio si esalta, sempre. Vederlo gestire l'attacco sulla Maddalena e non prenderla su mi fa pensare che tra Teglio e Castelmonte ci farà divertire, ci proverà quantomeno.

Peccato davvero sia uscito di scena Bardet, li vedevo davvero bene insieme
Se il "battaglione sacro" di Tebe in inferiorità numerica ha sconfitto gli Spartani, tutto può accadere


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Re: Storia

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I giorni della gloria LVII

Come aveva previsto Rutilio, Mario il giovane si comportò con Cornelia in maniera disgustosa e l'adorazione per l'amico di sempre era terminata e allora si stavano creando i presupposti per il matrimonio voluto...
Strabone e Liciniano furono eletti consoli e a questa fonte di preoccupazione per Silla si aggiungeva lo stato di salute di Scauro, che appariva alquanto incerto e salutandolo Lucio Cornelio chiese all'altro di aver cura di sé con improvvisa insistenza, come colto da premonizione, perché Roma ha bisogno di te!
Va bene, rispose Scauro che senza di me si corre il rischio che arrivino al potere gente come Lucio Marzio Filippo, ma non sono sicuro che nelle tue mani, caro Lucio, Roma non avrebbe un fato peggiore. :uhm:
Tu hai trascorso troppi anni in servizio militare e ho notato che spesso ciò rasforma i senatori in autocrati e quando assurgono a una carica ufficiale diventano impazienti e incapacvi di accettare le normali pastoie politiche! :x
E quando tu sarai al potere non avrai uno Scauro ad arginarti, come ho fatto con Mario e tu senza freni mi sembri più pericoloso per il mos maiurum di migliaia di Saturnini; ma parliamo della guerra in Campania, dove il comando è stato affidato a Catone Liciniano, sarà un uomo più difficile da gestire di Lucio Giulio: altrettanto insicuro, ma più arrogante e pomposo.
"Non mi darà alcun fastidio, Mario l'à definito una nullità e so come trattare tali persone!"
- Come? -
"Schiacciandole! E dopo prenderò il comando."
Detta da un altro, questa affermazione sarebbe risultata ridicola e Scauro si sarebbe fatto grasse risate, ma da Silla sonava come una predizione e Scauro fu scosso da un fremito.


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Re: Storia

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I giorni della gloria LVIII

Erano passati anni da quando Marco Tullio Cicerone era il miglior amico di Silla il Giovane e ora il ragazzo di Arpino si trovava avvolto nella toga virilis per presentarsi alla casa di Pompeo Strabone, dove era stato assegnato in qualità di ufficiale, per ricevere istruzioni.
Diverse centinaia di uomini erano colà riuniti e alcuni lo riconobbero come maestro di retorica, ma nessuno fece alcun tentativo di attaccar discorso e si trovò invece sospinto verso l'angolo più buio del vasto atrio. Attese lì per ore, perché Strabone era il console anziano e in più aveva un'infinità di clienti. Aveva ormai perso le speranze di attirare lo sguardo di uno dei sette segretari, quando un ragazzo di circa la sua età gli si pose di fronte per chiedergli chi fosse?
- Marco Tullio Cicerone e tu? -
"Sono Gneo Pompeo il Giovane."
- E non strabone? -
"Ti sembro strabico, non lo sono e ho intenzione di crearmi da solo un cognomen e ti dico già da oggi quale sarà: *Magnus*."
Anche se Cicerone non era estraneo al sentimento di fiducia nelle proprie capacità, la portata della sicurezza di Pompeo gli tolse il respiro! Ma si limitò a chiedere come poteva sperare di essere chiamato grande se, come aveva confessato, non gli interessava saper parlare? Ah capisco, tu pensi di diventare un nuovo Gaio Mario.
"Sarò me stesso e farò apparire Gaio Mario un novellino!"
Mentre i ragazzi stavano parlando, arrivò il console a chiedere al figlio chi fosse l'altro?
"È il mio amico Marco Tullio Cicerone il Giovane, assegnato al tuo comando dal Princeps Senatus".
- Sei fortunato, citocacia (epiteto spregiativo) a essere amico di mio figlio, altrimenti ti darei in pasto ai maiali! -
Cicerone divenne rosso in volto, ma ritenne che fosse meglio non rispondere per le rime a Strabone, per non inimicarsi il figlio e anzi disse di essere grato al giovane per la protezione che gli avrebbe accordato.
"Penso che noi due faremo una bella coppia: tu mi aiuterai con i rapporti e le lettere e io farò la mia parte con la spada e lo scudo". :)
- Non ho consegnato i miei ordini a tuo padre. -
"Buttali via, rispose Pompeo con noncuranza, da oggi appartieni a me, mio padre non ti noterà nemmeno!"


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Re: Storia

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I giorni della gloria LIX

Una volta insediato console, Pompeo Strabone non lasciò Roma perché voleva tener d'occhio tutte quelle leggi che seguiromo la lex Iulia (proposta da Lucio Cesare), vale a dire quelle, proposte da lui, che concedevano la piena cittadinanza romana a ogni città di Diritto Latino a sud del fiume Eridano nella Gallia italica e dava i diritti latini alle città di Aquileia, Padova e Milano (a nord del fiume). Tutte le genti di queste grandi e prospere comunità entravano così a far parte della sua clientela.
Il maggiore oppositore della legge sulla naturalizzazione di Lucio Cesare era stato l'amico di Cepione, Quinto Vario e i nuovi tribuni della Plebe si lanciarono contro di lui, come lupi ed ecco che la commissione Variana, che aveva perseguitato tutti coloro che erano in favore della cittadinanza agli italici, diventò la commissione Ploziana (il capo era Marco Plozio Silvano) che cominciò a portare in tribunale tutto coloro che cercavano di ostacolare la lex Iulia e quelle Pompeiane!
Frattanto Scauro era preoccupato di due cose: una comune a molti e riguardava la salute di Gaio Mario e l'altra invece, ignorata da tutti, sulla inevitabilità di una guerra contro il re del Ponto! Per entrambe le questioni si recò a trovare l'amico in casa e, incontrate Iulia e Aurelia, chiese loro notizie sulle condizioni del malato.
"Di buon umore, rispose Aurelia, perché gli è stato trovato un compagno, nella persona di mio figlio che, avendo undici anni, presumo si possa considerare un ragazzo, ma da qualsiasi altro punto di vista, Cesare il Giovane è almeno vecchio quanto te, carissimo Princeps Senatus. :) E, ora vai a parlare con Mario e avrai facilmente conferma di ciò."
Scauro rimase per un'ora nella stanza dell'infermo, più impressionato da Cesare che dalla malattia di Mario: pur non mettendosi in evidenza il ragazzo rispose a tutte le domande con la grazia e la dignità di un adulto e ascoltò con avidità quando Mario e Scauro si misero a parlare delle incursioni di Mitridate in Bitinia e Cappadocia. Apprese anche con gaudio la promessa che fece loro Marco Emilio: - Dal momento che non puoi venire al Senato a sentirmi parlare di Mitridate, proverò quindi fra due giorni il discorso davanti a te a a Cesare il giovane. -
Ma questa promessa non gli fu possibile mantenerla, perché Scauro, Princeps Senatus, appena arrivato alla propria domus, si accasciò a terra, morto sul colpo! :grr:


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Re: Storia

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I giorni della gloria LX

Nello stesso giorno del Princeps Senatus era morto anche Sesto Giulio Cesare di infiammazione al petto, mentre cingeva d'assedio Ascoli Piceno e allora Pompeio Strabone si decise a sostituirlo al comando delle truppe nel nord-est, per cui Cicerone doveva raggiungerlo, insieme al figlio non strabico. ;)
Il tempo era estremamente freddo (una delle cause della morte di Cesare) e Marco Tullio non aveva nessuna idea di come si montasse una tenda e si mise in disparte, esitante e miserevole, finché Pompeo non gli mise una corda in mano e gli disse di tenerla stretta senza muoversi. Poi aggiunse che l'equipaggiamento non era adeguato e quindi il figlio del capo ordinò a ciascuno dei compagni di donargli qualche indumento caldo e, di fronte alle proteste: "Non lamentatevi, ve ne rimane abbastanza, mentre Marco Tullio può anche essere un idiota sotto certi aspetti, ma è anche più intelligente di tutti noi messi assieme, per altro e, in più, tenetelo a mente, è mio amico!"
Prima che Pompeo il giovane e gli altri potessero aggregarsi giunse loro la notizia che Strabone si era imbattuto in quattro legioni di Piceni e le aveva distrutte.
Quando l'esercito arrivò a Fano, anche Cicerone ne faceva parte e aveva trovato la maniera di rendersi utile: scrivere rapporti e lettere.
Qualche giorno dopo arrivò da Strabone, Publio Vettio Scatone dei Marsi con la richiesta di una pace fra di loro, ma Pompeo rispose che non poteva acconsentire alle richieste, perché era stato versato ormai troppo sangue romano e, appena ritiratisi i Marsi, dette disposizione alle truppe per preparsi all'attacco l'indomani.
Il giorno dopo ci fu la battaglia e i Marsi uccisi o destinati a morire di freddo di lì a poco! E quando Pompeo il giovane vide che Cicrerone era disgustato da tale carneficina, non poté esimersi dall'affermare: "Per Roma è molto meglio che ci siano più uomini come mio padre e me, che non tipi come te, Roma è arrivata dov'è combattendo. Poi c'è anche il Foro e allora servi anche tu." ;)


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Re: Storia

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I giorni della gloria LXI

La situazione finanziaria non era mai stata disastrata così tanto ormai dai tempi di Annibale: l'Erario era quasi vuoto e le entrate minime e Aulo Sempronio Asellio (pretore urbano) pensò che ci potesse essere solo un modo per diminuire il debito complessivo che i cittadini avevano verso gli usurai e cioè ripristinare un'antica legge, ormai in disuso da tempo, per la quale non si doveva pagare un onorario (interesse) per i prestiti: si doveva solo restituire il denaro preso.
La tradizione famigliare di Asellio, un vero Sempronio (come i Gracchi) era di proteggere i bisognosi e lui si gettò anima e corpo nell'agone.
Purtroppo per lui fra gli usurai c'erano anche diversi senatori e, tra questi, Lucio Cassio, un tribuno della plebe e costui era tanto disperato da farsi prendere dal panico e si impegnò, dietro pagamento, ad agire per tutti! E alcuni giorni dopo ad Asellio fu tagliata la gola con tanto gusto che il coltello arrivò a raschiare contro le vertebre sottostanti.
Gaio Mario chiese notizie del fatto a Cesare il giovane. "Decumio dice che gli usurai hanno affossato ogni indagine e nessuno scoprirà il mandante!"
Mario guardando il nipote negli occhi, si rammentava sempre di Silla e davanti a entrambi era come imbattersi in un enorme felino, che a Roma erano simbolo di visitatori degli inferi!
A Cesare stare sempre con Mario pesava molto e spesso chiedeva alla madre se i doveri non sarebbero mai finiti?
- No, Gaio Giulio, il dovere ti accompagnerà in ogni momento della vita e in ogni respiro e non può mai essere ignorato per compiacere se stessi! -
"E che altro hai appreso da Lucio Decumio o da qualche altro Ruffiano della Suburra?" (chiese ancora Mario)
- Ho saputo che cosa sta dietro alla decisione del console Catone di lasciare il Sannio e la Campania a Silla e trasferirsi al vecchio comando contro i Marsi. Catone si è impautito appena a visto gli occhi di Lucio Cornelio e ha subito deciso di frapporre fra sé e Silla più distanza possibile. Ma arrivato a Tivoli, si è accorto di avere solo legioni di novellini e lui non sapeva che cosa fare e si è messo a trattar male le truppe, tanto che Tito Titinio, centurione istruttore, si è chinato e ha lanciato contro il console una zolla di terra. Tutti lo hanno seguito e l'esercito è stato sul punto di ammutinarsi, per cui ora Titinio è prigioniero nella Latomie! -
... Il presidente dela collegio della Plebe, Pisone Frugi, ordinò che il prigioniero fosse ascoltato.
E Titinio argomentò che il console aveva offeso tutti i centurioni, ci ha chiamati zotici, vermi, miserabili, stupidi contadini, materiale con cui è impossibile lavorare e via di seguito. Non mi sarebbe importato se ci avesse chiamati mentulae e cunni, è così che parla un generale ai subalterni, ma non nel modo che ha scelto Catone, per cui gli ho tirato una zolla di soffice terra e così hanno fatto gli altri e se mi volete buttare dalla rupe Tarpea fatelo, ma non potrò mai rispettare Catone come generale!
Pisone Frugi non sapeve che cosa fare e, vista la presenza di Gaio Mario, sorrretto da Cesare, chiese consiglio al Grand'uomo.
E Mario pronunciò la sentenza: "Tito è un bravo centurione e Roma non può perderlo, però nemmeno può essere rispedito a Catone, per cui la soluzione è che vada a Capua a svolgere le sue mansioni."


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I giorni della gloria LXII

La guerra civile stava volgendo, come previsto, a favore di Roma e, al contempo Gaio Mario, mediante il nuoto, migliorava velocemente e dentro di sé cominciava a pensare che per Cesare il giovane dovesse cominciare l'esercizio militare: fu scaraventato sulla sella di un cavallo bizzoso e dimostrò di essere un cavaliere nato; lui e Mario duellarono con spade di legno e il Grand'uomo dovette presto ammettere che il ragazzo non aveva difetti di preprarazione; gli fu così mostrato come lanciare il pilum e naturalmente sapeva già nuotare; rimaneva solo la strategia.
"La maggior parte dei comandanti perde la battaglia prima ancora di combatterla sul campo e di solito i modi sono due. Alcuni comprendono talmente poco l'arte del comando che si limitano a indicare alle legioni quale sia il nemico e vedere poi che cosa è successo! Altri, dal lato opposto, hanno la testa così piena di manuali che seguono pedissequamente solo quelli, senza capire che ogni battaglia è diversa e mai un piano stabilito in teoria è perfetto. Aspetta a definire il vero piano solo quando vedi il nemico e la configurazione del terreno la mattina dello scontro. Le cose cambiano durante lo svolgimento della battaglia e anche qui ogni momento è unico e quasi mai un battaglia si svolge come un generale aveva previsto quando è cominciata, quindi si deve sempre esser pronti a cambiare. Molto importante per poterlo far bene è che i soldati conoscano a fondo i piani del generale, perché così possono interpretare nel modo giusto ogni tipo di cambiamento, in altre parole devi conoscere i tuoi soldati e loro te. E poi ti dico che se non sei mai stato soldato, non puoi diventare un grande generale e quindi, anche se sei un patrizio, ogni volta che c'è una battaglia, trasformati in soldato semplice, altrimenti non potrai comprendere che cosa provano i soldati? Che cosa li spaventa, li scoraggia o, al contrario li rianima e come possono in certi casi caricare come tori impazziti?"
Tornati a casa, zio e nipote trovarono Iulia con il volto rigato di lacrime per le notizie provenienti da Alba Focenzia, dove Lucio Catone era stato ucciso e Mario il giovane costretto a ordinare la ritirata a Tivoli. Colà c'era ad attendere gli scampati il pretore Lucio Cornelio Cinna, il quale ha convocato una riunione per scoprire che cosa era andato storto e uno dei cadetti ha accusato nostro figlio di aver assassinato il console!
Devo recarmi subito a Tivoli, disse Mario e quindi cerchiamo di rivolgerci ad Aurelia affinché anche Lucio Decumio venga a a fare il viaggio con me e Cesare e fu così che poco dopo una carrozza tirata da quattro muli conduceva i tre verso Tivoli. Quando il ragazzo si addormentò, Mario confessò a Decumio che suo figlio era in guai seri, però da quanto posso capire c'è un solo testimone.
- Suvvia - rispose Decumio e non parlò più, perché aveva ben comnpreso perché Mario aveva chiesto di accompagnarlo.


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Re: Storia

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I giorni della gloria LXIII

Il lavoro ufficiale di Lucio Decumio era essere il capo della Confraternita del Crocevia (attività abbastanza fumosa), ma la vera natura dell'uomo consisteva nell'essere abile e coraggioso nel proteggere le persone e togliere di mezzo chi le avesse minacciate, in altre parole era un bravo assassino. :) Si era innamorato di Aurelia fin dal primo incontro e da allora l'aveva sempre protetta e naturalmente idolatrava Cesare il giovane, anche se fra loro non ci poteva essere nulla in comune, tuttavia il patrizio aveva imparato tante cose da quel rappresentante della quarta classe. :)
A mezzanotte il calesse giunse a Tivoli e Gaio Mario destò l'ex pretore Lucio Cornelio Cinna; quest'ultimo non aveva alcuna idea delle possibili conseguenze della visita, sapeva solo che doveva riferire parole spiacevoli al padre di un ragazzo che fino ad allora sembrava parecchio promettente.
Mario presentò suo nipote Gaio e l'amico Lucio Decumio e raccontò a Cinna che aveva notizie solo di seconda mano, perché Quinto Lutazio Catulo Cesare era venuto a informarlo, ma non l'aveva trovato, per cui non so se quanto conosco è la storia corretta.
"Ho paura di sì, perché se anche il testimone è uno soltanto, si tratta di Publio Claudio Pulcher, il quale gode di una reputazione superba e lo capirai anche tu di che pasta sia, quando avrai l'occasione di incontrarlo: ha fatto quel che riteneva suo dovere, pur non piacendogli affatto."
Decumio chiese se, visto che Mario era molto affaticato, l'udienza per giudicare Mario il giovane dovesse tenersi per forza domani o non poteva essere posposta?
- Può dar bene anche dopo domani. -
Mario dovrebbe, proseguì Decumio avere un colloquio non ufficiale con l'accusatore. Ma, a queste parole, Mario reagì furiosamente, sostenendo che non aveva bisogno di incontrare nerssuno salvo suo figlio!
Il giorno seguente Cinna fu convinto da Decumio a far incontrare Mario con Pulcher e altri cadettii suoi pari, ma, per desiderio di Cinna non era un vero incontro, bensì una cavalcata della quale Mario aveva bisogno per risanarsi e i cadetti lo stavano accompagnando lì nella campagna circostante Tivoli.
Decumio condusse la compagnia di fronte a un panorama degno di essere visto: un cataclisma antico aveva tranciato di netto una grossa fetta del pendio e un burrone scendeva a picco nelle pianure sottostanti e da lì si potevano vedere le acque veloci dell'Aniene giù fino alla confluenza del Tevere.
Cinna, determinato a non concedere a Mario alcuna possibilità di parlare a Pulcher spinse la cavalcatura sua e quella del Grand'uomo lontano, mentre i cadetti si avvicinavano al burrone.
Dal momento che che era una vista veramente fantastica, l'intiero gruppo, tranne Lucio Decumio, rivolse l'attenzione davanti a sé e quindi nessuno notò che l'amico di Cesare estraeva un piccolo oggetto a forma di Y e con questa, a mo di fionda, lasciò andare una piccola punta metallica che colpì il cavallo di Pulcher, che si imbizzarrì e urtò quello di Cesare, prima di precipitare nel vuoto. In qualche modo il ragazzo, pur nel cadere, riuscì a bilanciarsi e a saltare verso la sporgenza e, atterrando su di essa, si mise in salvo arrampicandosi mani e piedi.
Lucio Decumio prese per le spalle Cesare e, mentre controllava che non avesse nulla di rotto, gli bisbigliò: "Perché l'ài fatto,disgraziato!"
- Dovevo fare apparire senza ombra di dubbio che fosse stato un incidente. - :D


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I giorni della gloria LXIII

Silla procedeva a fare le prime mosse per riprendere tutti i territori di Roma dalle mani degli Italici; anche se ufficialmente aveva ancora solo il grado di legato, era a tutti gli effetti il comandante supremo del fronte meridionale. L'atto che sarebbe stato decisivo era un segreto e sapeva di avere l'uomo giusto per quel compito e, se avesse avuto successo, avrebbe segnato la fine per i Sanniti, dopo di che gli altri sarebbero caduti come le carte di un domino. Senza rivelare nulla a Catulo Cesare, Silla imbarcò (di notte) le due migliori legioni su una flotta di navi da trasporto attraccate al porto di Pozzuoli. Il loro capitano era il legato (di Silla) Gaio Cosconio e gli ordini erano precisi: andare sulla costa orientale, vale a dire in Apulia, mentre tutti dovevano pensare che stavano recandosi in Asia Minore.
Conconio poteva scegliere il luogo, bastava che fosse nascosto e colpire solo quando si fosse sentito del tutto pronto: "Dovrai liberare la via Minucia e la via Appia, dopo di che concentrati sul Sannio orientale, nel frattempo io ti verrò incontro! Ma ricordati soprattutto di prendertela comoda nel viaggio per mare, perché altrimenti non avrò tempo per completare l'altra metà della tenaglia.
- Sarò dove mi si chiede fra cinquanta giorni esatti, puoi contarci Lucio Cornelio. -
Silla vide salpare Cosconio e si diresse verso Pompei dove aveva in programma un attacco combinato da mare e terra e non era tranquillo solo per il fatto che non aveva stima del capitano della flottiglia: Aulo Postumio Albino che vent'anni prima aveva provocato, per insipienza, la guerra contro Giugurta e non era cambiato affatto! Ma per fortuna di Silla, l'equipaggio non tollerò un borioso de suo tipo e gli tirò addosso pietre dopo il primo discorso e quei proiettili lo uccisero. Silla corse per evitare l'ammutinamento e riuscì nell'intento, nominando Publio Gabinio nuovo ammiraglio della flotta e di fronte a chi gli diceva che avrebbe dovuto far fustigare i marinai, rispose tranquillamente che Roma non poteva permettersi di perdere quegli uomini e devo anche ammirare il loro buon senso nell'eliminare un uomo che non sapeva comandare! Se potessi decidere io, non ci sarebbe posto per uomini inetti e litigiosi come Aulo Albino, gli avevano affidato un comando navale, perché pensavano che lì potesse recare meno danno, quindi come potrei prendermela con degli uomini che hanno agito per il bene di Roma?
Si arrivò alla battaglia decisiva davanti a Pompei e l'esercito sannita era superiore di numero: 3:1, ma Silla riuscì con l'esempio a non far indietreggiare mai i suoi e alla fine furono i sanniti ad abbandonare il campo, sconfitti e si ritirarono verso Nola. Ma la città si rifiutò di aprire loro le porte e davanti a Nola ci fu la rotta dei sanniti! Fu il giorno più grande della vita di Silla e infatti i soldati lo proclamarono: Im-per-a-tor! :champion:
E a queste grida, Lucio Cornelio pensò a Mario: il mio nome torreggerà sul tuo, com'è giusto che sia, perché sono un patrizio e tu nient'altro che un bifolco delle colline latine! :crazy:


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I giorni della gloria LXV

Il tribuno militum Lucio Licinio Lucullo apparve alla testa di una delegazione di centurioni con grande anzianità di servizio, per offrire a Silla un segno della loro gratitudine: "Senza di te l'esercito sarebbe stato sconfitto e i soldai uccisi, hai combattuto in prima linea e dato l'esempio a tutti noi e ti onoriamo con la Corona graminea (corona d'erba)!" E Marco Canuleio gliela pose sul capo a nome di tutto l'esercito. :champion:
Nessun'altra parola fu proferita, ma in lui ci fu un'esaltazione talmente grande che si chiesse se avesse abbastanza tempra da riuscire a sopportarla? Che cosa poteva offrirgli la vita dopo?
Ma, ritornò alla realtà e interrogò se fosse lui quel Lucullo che, insieme al fratello Varrone, aveva citato in giudizio Servilio l'Augure?
- Sì, l'Augure era responsabile del disonore e della morte di nostro padre, dopo che aveva preso il suo posto come governatore della Sicilia, ma ha pagato! -
Due giorni dopo l'esercito era ritornato all'accampamento fuori Pompei e solo dopo essersi riposati e rinfrescati, gli uomini passarono in parata per la consegna delle decorazioni guadagnate sul campo. Silla era cinto della Corona d'erba e fu accolto da acclamazioni assordanti; il cerimoniere era Lucullo e mentre guardava i soldati a Silla venne in mente che quelli erano uomini che appartenevano a lui, prima che a Roma e "se volessi, potrei condurli dovunque, anche contro la madre patria!" Sembrava un'idea ridicola, ma intanto si era insinuata nel subconscio ... in attesa.
Dopo aver assistito alla resa di Pompei e di altre cittadine del luogo, Silla si diresse, come promesso, all'appuntamento con Cosconio: "È giunto il momento di fermare Mutilo in persona" disse.
Nei pressi di Larino c'era stata un'aspra battaglia fra Cosconio e il sannita Mario Egnazio, con la netta vittoria del primo e questa per Mutilo fu una notizia tremenda e a essa si aggiunse Silla che, poco prima dell'alba, uscì con quattro legioni da dietro l'altura che li nascondeva e trovò l'esercito rivale mentre stava smontando l'accampamento e, per le truppe così in disordine, non c'era scampo, se non quello di fuggire e rifugiarsi a Isernia. A questo punto tutti sapevano che la guerra era finita, rimaneva solo Ascoli Piceno, da dove forse tutto era cominciato.


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I giorni della gloria LXVI

I giorni di Ascoli Piceno erano contati, perché mancava l'acqua e infatti a novembre i magistrati della città aprirono le porte per offrire la sottomissione a Gneo Pompeo Strabone. La risposta fu: "Siete tutti colpevoli di tradimento e assassinio e, non essendo cittadini romani sarete fustigati e decapitati; ritenetevi fortunati che non vi trattereno come schiavi e quindi crocifissi!"
Più di 5.000 ascolani morirono quel giorno anche se nessuno fece sentire la propria voce di disapprovazione (neppure, circa due millenni, dopo il prof. Canfora che invece rimprovera sempre a Cesare i massacri nella guerra gallica) e la piazza trasudava sangue! Le donne e i bambini furono sospinti fuori dalle mura verso lande deserte, probabilmente per morire di fame!
Cicerone (un pupillo di Canfora) seguì il suo generale giù dalla tribuna e osservò con la bocca spalancata quello che sembrava il mattatoio più vasto del mondo, mentre il suo amico Pompeo il giovane fischiettava allegramente. Marco Tullio informò Gneo che ormai i suoi talenti sarebbero stati sprecati al seguito di Strabone e gli chiedeva il permesso di andare come segretario da Quinto Lutazio.
"Fa come vuoi, Marco Tullio, ma mi mancherai!"
Silla arrivò a Roma ai primi di dicembre, senza sapere quando sarebbero state indette le elezioni, perché non era vivo il pretore urbano e l'unico console (Strabone) sarebbe arrivato quando gli sarebbe stato comodo, non prima. In ogni modo il risultato sarebbe stato scontato, perché ogni romano credeva fermamente che lui, Lucio Cornelio Silla, avesse vinto la guerra, non Gaio Mario o Gneo Pompeo Starbone!
Una delle prime visite fu a casa di Mario e lo trovò molto migliorato e accanto a lui c'era l'undicenne Gaio, alto quasi quanto lo zio e, saputo della fortuna di Mario il giovane per la caduta di Pulcher e Cesare dal dirupo, si chiese com'era possibile che quel ragazzino avesse messo a repentaglio la vita per aiutare il cugino? No, nemmeno un Silla avrebbe mostrato tanta sicurezza, quando si trattava di omicidio! :dubbio:


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I giorni della gloria LXVII

Alle elezioni centuriate si presentarono come consoli in coppia Silla e Pompeo Rufo, come annunciato da tempo, ma, a sorpresa anche il fratello di Lutazio Cesare e Lucio Giulio Cesare e cioè Gaio Giulio Cesare Strabone Vopisco Sesquicolo, ma gli fu impedito, perché non era mai stato pretore.
Alla riunione in campo Marzio non aveva partecipato il console, perché Strabone era ritornato a Roma solo alla fine di dicembre e tardò anche a indire le elezioni, perché prima voleva celebrare il trionfo e, siccome non c'era bottino da mostrare, ebbe la brillante idea di farsi precedere da migliaia di bambini italici, figli degli uccisi nel Piceno! (E ci era voluto tempo per radunarne un numero sufficiente per far comprendere la strage che il carnefice Strabone aveva fatto)
Tre giorni prima delle calandae di Gennaio si tennero le elezioni e Silla fu primo console, con Pompeo Rufo come compagno (giovane): due uomini, entrambi con i capelli rossi, ma provenienti dagli estremi opposti della nobiltà romana.
Mentre andava al Campidoglio, Silla si disse che quello era il suo giorno, per la prima volta non ho né rivali, né miei pari, sono il primo a Roma!
Poi a un certo punto, vide la folla ondeggiare e fare grida di esclamazioni, più forti di quelle offerte poco prima a Silla; qualcuno lo stava privando del sogno di essere una specie di re e costui era Gaio Mario che era accorso al passaggio dei consoli per unirsi ai ranghi dei senatori curuli che avrebbero seguito Silla e Pompeo Rufo.
La rabbia di Silla salì alle stelle e pensò che non avrebbe mai perdonato Mario per aver infranto in una certa misura quel suo giorno! Tu hai voluto dimostrare che sei ancora il primo a Roma. Beh forse sarà vero quel che pensi, ma ti rovinerò; se avessi deciso di ritornare alla vita pubblica un giorno diverso il resto della tua vita sarebbe stata molto diversa dall'agonia che ti infliggerò e farò in modo che sia impossibile per i tuoi discendenti perfino mostrare la tua imago in una processione funebre di famiglia: macchierò la tua reputazione per sempre!
In qualche modo quell'orribile giornata finì, ma l'ira di Silla non si placò nemmeno quando si rese conto che Mario aveva agito in tutta innocenza, senza pensare al danno che avrebbe inferto all'amico (di un tempo).


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I giorni della gloria LXVIII

"Co-co-me ha oo-sa.to faarti questo", mormorò Metello Pio a Silla!?
- Calmati Porcellino, non voglio certo far loro capire come mi sento, d'altra parte è solo un vecchio malato che cerca di riprendersi un potere che non potrà mai più essere suo. -
Quando Silla si avviò verso casa, rifiutò ogni compagnia, tranne quella di Catulo Cesare e del Porcellino, ma i due non entrarono con lui, salutandolo sulla porta. Una volta all'interno Silla si tolse la corona d'erba, deponendola con cura in modo che si potesse mantenere integra nel tempo e guardandola, pensava che: "Sì, sei resistente, sei fatta di erba italica e sei stata intrecciata da un soldato romano. Resisterai nel tempo, proprio come me. E insieme noi faremo la rovina di Gaio Mario!


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I giorni della gloria LXIX

Nel Senato convocato da Silla dopo la cerimonia d'insediamento, c'era un nuovo Princeps: Lucio Valerio Flacco, non che fosse nemmeno lontanamente paragonabile a Scauro, però era l'unico che possedeva i requisiti: patrizio, capo del suo gruppo di senatori, consolare e censore.
Il console parlò per dire che a nessuno poteva essere sfuggito quanto fosse disastrato lo stato delle finanze di Roma, sia pubbliche che private e ogni tipo di affare sembra stia andando alla malora!
"Chiedo che questa assemblea emani un senatus consultus affinché sia varata una lex Cornelia obbligante tutti i debitori a pagare solo l'interesse semplice e che quindi sia proibito l'anatocismo (interesse sugli interessi). In una guerra civile nessuno vince; non ci sarà bottino, né riparazioni di guerra, perché le casse degli italici sono vuote come le nostre. Promulgare una cancellazione generale dei debiti è impensabile, ma nessun debitore può essere spremuto oltre un certo limite. Un caso particolare rappresenta la Gallia italica, perché sappiamo che è molto ricca e la guerra non l'à scalfita, anzi ... e quindi dovrà pagare in conseguenza."
Sulpicio bisbigliò ad Antistio: - Quegli italici non saranno più tanto contenti di farsi chiamare clienti di Strabone, quando si saprà della lex Cornelia. - ;)
Ci furino, però, solo sì, perché anche gli usurai potevano comprendere che riscuotere una parte del debito era sempre meglio di niente.
All'uscita, Silla era atteso da Strabone che voleva chiedergli un imperium proconsolare sul Piceno e l'Umbria,"Il resto puoi tenertelo tutto per te e io pagherò le quattro legioni personali, delle dieci che avevo come comando e per le altre sei, manderò un conto molto ridotto a Roma".
- Affare fatto, rispose Silla, darei il Piceno e l'Umbria anche a Saturnino redivivo se solo significasse che Roma non deve tirar fuori i soldi per pagare 10 legioni! - :D
Poco dopo che i comandi furono assegnati e Strabone ottenne quanto promesso, morì Gneo Domizio Enobarbo, Pontefice Massimo, il che significava che tutti i lavori del Senato dovevano essere interrotti e bisognava anche trovare il denaro per offrire un funerale di Stato a un uomo più ricco dell'Erario medesimo. E Silla non amava molto spendere né per funerali, né per l'elezione del nuovo pontefice che vide vincitore Quinto Muzio Scevola, che era già sacerdote e fu sostituito da Quinto Cecilio Metello Pio (il Porcellino).
Un'altra cosa che restava a Silla era divorziare da Elia e lo fece senza tentennamenti e in modo alquanto brutale, lasciando nella disperazione la donna!
Quando lo disse a Cornelia Silla, la risposta di colei che aveva amato Elia come fosse la madre vera, fu: "È un mostro! E ora tu che cosa farai?"
- Andrò da tua nonna Marzia a Cuma, a 66 anni si sente sola e mentre Sesto Giulio andava a trovarla spesso, credo che Gaio Giulio non si faccia mai vedere e poi lei non va d'accordo né con Aurelia, né con Claudia e i suoi nipoti, mentre io so come prenderla. - :)
La notizia del divorzio e dello stato d'indigenza in cui Silla aveva lasciato Elia si propagò per tutta Roma e Silla fu fischiato diverse volte mentre andava al Foro e anche dentro e ciascuno si chiedeva il perché del divorzio da una delle matrone più rispettate di Roma! Visto che il motivo era la sterilità, perché non ha chiesto quell'atto non appena se n'è accorto, molti anni prima?


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I giorni della gloria LXX

La risposta alla domanda che i romani si facevano sul divorzio di Silla giunse poco dopo, con lo sposalizio con Cecilia Metella Dalmatica, la vedova di Scauro.
A questa notizia Cornelia Silla affermò con sicurezza che: "Costei non avrà nessuna gioia da mio padre! Nessuna donna può ricevere qualcosa di bene da lui, è un mostro e nessuno potrà mai convincermi che il suicidio della mia madre naturale non sia dipeso da lui e sono sicura che non ama nessuno!"
Meno di due settimane dopo il matrimonio la coppia traslocò in un'enorme casa sul Palatino e, per Silla, lasciare la casa in cui aveva vissuto per 25 anni fu un'altra fase dell'emancipazione cui anelava. I ricordi dell'orribile vecchia Clitumna sarebbero stati concellati, insieme a quelli di Nicopolis, Iulilla, Marzia, Elia e non era più costretto a guardare nella camera vuota dei bambini e rivedere l'immagine di un ragazzino nudo e sorridente che gli saltava al collo. Con Dalmatica e la nuova domus, avrebbe ricominciato da capo.
L'ultima cosa che gli rimaneva da fare era per Roma, dopo aver sistemato l'Erario, si dovevano rimpiazzare tutti quei senatori morti durante la guerra civile ed erano tanti e illustri e per far questo doveva stimolare i censori che non se ne preoccupavano e l'ultimo suo appello in Senato, prima di raggiungere le legioni al sud fu quello rivolto a Publio Licinio e Lucio Giulio di dare l'opportunità a uomini di sostanza e ambizione di unirsi alle fila disastrosamente ridotte del Senato di Roma.
Detto ciò, abbandonò Roma per terminare la guerra civile anche al sud.


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I giorni della gloria LXXI

La guerra di Roma con gli alleati italici era vista con gran favore da Mitridate Eupatore, re del Ponto. L'istinto gli diceva che quella era la sua occasione e si accordò con Tigrane per rendere tale guerra il più difficile possibile per Roma, offrendo denaro, armi, navi e perfino truppe a Quinto Poppedio Silone e Gaio Papio Mutilo. Ma, con suo grande stupore, tale offerta era stata rifiutata con indignazione e disprezzo: "L'Italia non farà nulla per aiutare un re straniero a tramare contro Roma!"
Allora Mitridate si ritirò non guscio, come una lumaca, e disse a Tigrane di attendere un momento migliore e fra sé si chiese se il momento giusto sarebbe mai arrivato?
Quando seppe che i governatori della Provincia d'Asia: Gaio Cassio e Manio Aquilio volevano invadere il Ponto, attratti dall'oro che si diceva ci fosse in gran copia, Mitridate capì che quel momento era arrivato, perché se non avesse reagito, i sudditi avrebbero sostituito con il disprezzo, il terrore che avevano di lui! L'unica cosa quindi era dichiarare guerra a Roma; però per il momento non era opportuno che gli altri lo sapessero.
Chiamò invece Aristione, il filosofo peripatetico che fungeva da consigliere, e gli chiese se era di famiglia abbastanza illustre da poter coltivare il potere politico ad Atene?
"Lo sono, o Potente" mentì.
- Allora vai là, perché ho bisogno di fomentare il risentimento greco contro Roma, non m'importa quali strumenti userai, ma quando gli eserciti e le navi del Ponto invaderanno le terre su entrambe le sponde dell'Egeo, io voglio Atene e la Grecia nel palmo della mano. Ma attento, nessuno deve sapere che sei un mio agente! -
"Capisco, Potente Re, capisco e Aristione indietreggiò.


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I giorni della gloria LXXII

Nell'aprile dell'anno in cui erano consoli Silla e Pompeo Rufo, Manio Aquilio e Gaio Cassio invasero il Ponto insieme all'esercito della Bitinia. Quest'ultimo però andò incontro a una disfatta e da lì uscì incolume solo il vecchio re Nicomede. La stessa sorte subì Manio Aquilio, che abbandonò l'esercito al suo inevitabile destino. Il re Mitridate in persona si occupò di Gaio Cassio, ma costui seppe delle sconfitte subite dai colleghi prima che il re potesse raggiungerlo e così ebbe il tempo di ritirarsi nella città di Apamea, mentre l'unico che volle affrontare Mitridate fu Quinto Oppio a Laodicea, dove si stava trincerando. Ma i cittadini aprirono le porte della città a Mitridate e gli consegnarono, in tal modo, Quinto Oppio che, qualche giorno dopo, fu rispedito a Tarso a piedi.
Quando Gaio Cassio ne ebbe notizia, fuggì a gambe levate e trovò una nave che lo avrebbe condotto a Rodi. Una volta sbarcato colà, dovette affrontare il compito più difficile: la stesura di una lettera al SPqR per convincerli della gravità della situazione in Asia, senza sottolineare la propria debolezza e terrorizzato da un compito che pareva impossibile, Gaio Cassio Longino procratinò!
Alla fine di giugno tutta la Bitinia e la Provincia d'Asia erano cadute nelle mani di Mitridate e le varie città greche, ioniche e doriche, oltre ai porti della Provincia d'Asia si affrettarono a trattare quel potente re con tutti gli inchini e gli ossequi degni di lui e Mitridate incoraggiò in tutti i modi i sentimenti antiromani, proclamando che nessuna imposta gli sarebbe dovuta per i prossimi cinque anni. :) Furono cancellati i debiti di coloro che dovevano denaro agli usurai romani e italici.
Oltre a ciò Mitridate aveva mandato un ordine segreto a tutte le città e i distretti sotto la sua sovranità ove si decretava che ogni cittadino romano o italico residente doveva essere messo a morte, insieme ai suoi schiavi, alla fine del mese di Gamelione (cioè dopo trenta giorni).
All'inizio del mese gli era caduto in mano anche Manio Aquilio il quale fu ucciso versandogli l'oro, che aveva tanto desiderato, in forma liquida in gola e, solo dopo averlo recuperato, facendo a pezzi il cadavere, lo fece buttare ai cani! Ed era anche giunta la notizia che anche la missione di Aristione ad Atebe aveva avuto successo. :D


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I giorni della gloria LXXIII

Della città di Atene Mitridate ebbe bisogno alla fine di Quintilis (Gamelione, per i greci), perché mentre la flotta di Archelao si sparse per tutto il settore occidentale del mare Egeo a rafforzare la presenza in Grecia, in modo che la Macedonia centrale fosse schiacciata fra i due eserciti del Ponto: il suo e quello di Arariate dalla Macedonia orientale.
Come ordinato, alle fine di Quintilis, tutti i cittadini romani e italici furono messi a morte (il totale fu di 80.000 cittadini e 70.000 schiavi) e nessuno fu sepolto, ma solo trasportati lontano dalle città.
Gli unici sopravvissuti furono gli esiliati, privati della cittadinanza e fra questi c'era Publio Rutilio Rufo, che da Smirne compilava ritratti unoristici intorno a gente come Catulo Cesare e Metello Numidico del Porcile! :diavoletto:
Per Mitridate le cose andavano splendidamente, a parte la Macedonia, perché Gaio Senzio e Quinto Bruzio Sura, benché stretti dalla morsa Greco-Pontica non si erano fatti prendere dal panico e si stavano difendendo con asprezza. Il Ponto non avrebbe conquistato la Macedonia senza pagare un caro prezzo!
Mitridate alla fine del mese di Sestilis si annoiava e quindi decise di mandare un messaggio a Rodi, per chiedere la resa e la consegna del governatore romano fuggiasco, Gaio Cassio Longino, ma la risposta fu un fermo no! MItridate andò su tutte le furie e perse ogni altro interesse, per concentrarsi sulla sottomissione totale di Rodi.
L'unica possibilità per arrivare all'isola era passare per il tratto di mare che si affacciava su Alicarnasso e Cnido, dove però c'era la flotta rodigense, che godeva meritatamente di una reputazione formidabile.
Mitridate medesimo si installò nella più imponente nave da guerra della flotta. Queste navi si muovevano molto più velocemente delle navi da trasporto, per cui quando la flotta bellica doppiò la punta della penisola di Cnido, le ultime navi da trasporto si trovavano ancora vicine ad Alicarnasso.
La flotta di Rodi era composta soprattutto da triremi veloci e disprezzava quelle "sedici remi" che avevano davanti, in una delle quali c'era anche Mitridate e sapevano che il modo migliore di vincere una guerra navale era infilarsi in profondità nel fianco di una di quelle navi pesanti e aprire un foro nello scafo. Tutto finiva lì. :)
Eccitato e affascinato, il re era assiso sul trono d'oro e porpora e non s'immaginava di correre qualche pericolo, per cui fu una vera sorpresa quando il suo enorme vascello rollò, scricchiolò, mentre si udiva il rumore di molti remi che si spezzavano come ramoscelli. e insieme i gridi di sorpresa e allarme!
Poi si scoprì che la nave non era stata speronata, ma c'era stato uno scontro con un'altra sedici remi che aveva fatto una manovra sbagliata! Ma si doveva comunque procedere a prender terra per le riparazioni del caso all'isola doi Cos, dove MItridate aveva appunto da regolare un conto con i sacerdoti di Asclepio, che avevano concesso asilo ai Romani.


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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente.

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b]I giorni della gloria LXXIV[/b]

Quando la sedici triremi da ripare si misero alla cappa nel porto della città di Cos, il re si recò al tempio del dio Asclepio e al primo sacerdote che incontrò non si fece riconoscere, gli disse di chiamare subito il gran Sacerdote e, siccome l'altro titubava, gli fece tagliare la testa.
Quando arrivo il Sommo, si rese subito conto chi era costui e gli si rivolse il benvenuto con gentilezza e senza mostrare timore,
"Ho sentito dire che hai accolto anche i romani che avevo condannato a morte!"
- Sono venuti a chiedere asilo e Asclepio è il re della vita, non della morte. -
"Va bene, mi acconterò di averti punito con i tuoi sacerdoti uccisi, ma fammi subito vedere i tuoi libri contabili, quelli veri, non gli altri per i romani!"
Il tempio di Aclepio a Cos era l'istituto bancario più importante del mondo e Mitridate lesse con "ingordigia", dopo di che informò il Gran Sacerdote che intendeva procedere alla confisca di tutto l'oro romano, egiziano e ebraico e cioè circa 9.000 talenti, "consegnameli subito o vedrai il tuo recinto ridotto in polvere, prima di morire tu stesso!"
Poi, siccome a Cos c'erano anche tre principi Tolomei, Mitridate vole vederli, perché uno poteva fare al caso suo: poteva metterlo sul trono di Egitto e poi farlo muovere come un burattino!
Dopo attento esame e interrogato a fondo il Gran Sacerdote sui tre ragazzi, Mitridate arrivò alla conclusione di far scrivere a Tolomeo Sotere, re d'Egitto e suo cugino, che sarebbe stato lui a occuparsi dei figli e che questi avrebbero sposato le figlie di Mitridate e di Antioche di Siria.
Fu così che, quando la possente galea de re prese di nuovo il mare, fu accompagnata da diversi vascelli che fungevano da scorta e tutti si diressero verso Efeso con a bordo 9.000 talenti d'oro e i tre eredi altrono d'Egitto.
Poi decise di conquistare Rodi e ideò un piano, secondo lui infallibile e, al contempo geniale, ma che alla fine fallì.
"Non voglio mai più sentir parlare di Rodi, mentre la possente galea lo riportava ad Alicarnasso! :grr:


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I giorni della gloria LXXIV

Quando la sedici triremi da ripare si misero alla cappa nel porto della città di Cos, il re si recò al tempio del dio Asclepio e al primo sacerdote che incontrò non si fece riconoscere, gli disse di chiamare subito il gran Sacerdote e, siccome l'altro titubava, gli fece tagliare la testa.
Quando arrivo il Sommo, si rese subito conto chi era costui e gli si rivolse il benvenuto con gentilezza e senza mostrare timore,
"Ho sentito dire che hai accolto anche i romani che avevo condannato a morte!"
- Sono venuti a chiedere asilo e Asclepio è il re della vita, non della morte. -
"Va bene, mi acconterò di averti punito con i tuoi sacerdoti uccisi, ma fammi subito vedere i tuoi libri contabili, quelli veri, non gli altri per i romani!"
Il tempio di Aclepio a Cos era l'istituto bancario più importante del mondo e Mitridate lesse con "ingordigia", dopo di che informò il Gran Sacerdote che intendeva procedere alla confisca di tutto l'oro romano, egiziano e ebraico e cioè circa 9.000 talenti, "consegnameli subito o vedrai il tuo recinto ridotto in polvere, prima di morire tu stesso!"
Poi, siccome a Cos c'erano anche tre principi Tolomei, Mitridate vole vederli, perché uno poteva fare al caso suo: poteva metterlo sul trono di Egitto e poi farlo muovere come un burattino!
Dopo attento esame e interrogato a fondo il Gran Sacerdote sui tre ragazzi, Mitridate arrivò alla conclusione di far scrivere a Tolomeo Sotere, re d'Egitto e suo cugino, che sarebbe stato lui a occuparsi dei figli e che questi avrebbero sposato le figlie di Mitridate e di Antioche di Siria.
Fu così che, quando la possente galea de re prese di nuovo il mare, fu accompagnata da diversi vascelli che fungevano da scorta e tutti si diressero verso Efeso con a bordo 9.000 talenti d'oro e i tre eredi altrono d'Egitto.
Poi decise di conquistare Rodi e ideò un piano, secondo lui infallibile e, al contempo geniale, ma che alla fine fallì.
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I giorni della gloria LXXV

La notizia del massacro nella Provincia d'Asia giunse a Roma con una velocità eccezionale e il Princeps Senatus Lucio Valerio Flacco lesse fuori dal pomerium, nel tempio di Bellona, perché si doveva discutere di una guerra straniera, una lettera di Publio Rutilio Rufo da Smirne, dove si raccontava l'accaduto e che sembrava non fosse rimasto nessuno a est dell'Italia a parte i nostri di Macedonia; ma anche lì Mitridate avevaa lanciato un assalto contro Tessalonica, senza trovare resistenza! "Padri coscritti, vi prego di fare qualunque cosa, prima che questo barbaro arrivi a incoronarsi re di Roma!"
Gaio Mario fu il primo a rispondere, sostendo che sapeva da tempo che saremmo arrivati a questo punto con MItridate.
Publio Licionio Crasso, censore, disse che si sarebbe sentito meglio quando fosse ritornato Silla.
"E perché?" domandò Mario con durezza, possiamo benissimo lasciare che continui a occuparsi della guerra italica."
- È il console anziano, fece osservare Catulo Cesare, e non si possono prendere decisioni senza di lui! -
La guerra in Italia era finita in teoria da tempo, e in pratica l'ultimo atto fu davanti a Venosa e, ironia della sorte, si trovarono di fronte i due uomini che più avevano amato Marco Livio Druso: l'amico Silone e il fratello Mamerco; i sanniti morivano a migliaia,
"Finiscimi, Mamerco, mormorò Quinto Poppedio Silone, non voglio marciare nel trionfo del Porcellino!"
Silla era tornato a Roma e, saputo, della morte di Manio Aquilio e delle fuga di Gaio Cassio, non comprendeva perché nulla si sapesse si Quinto Oppio in Cilicia?
"Ci sono state storie poco chiare con tutti i nostri rappresentanti ufficiali, intervenne con perspicacia, Gaio Mario, dovremmo far arrivare un messaggio a Publio Rutilio per chiedergli altre informazioni."
- D'accordo, rispose Silla, dobbiamo cercare più informazioni possibili, ma qui riuniti nel tempio di Bellona, dobbiamo intanto decidere se sarà guerra o no!? -
Il risultato fu ananime, ma Silla eccepì che al momento non potevano pagare le legioni un minuto di più, non c'è un soldo per una campagna miliatre!
"Che Lucio Cornelio Silla rimanga a Roma a occuparsi del denaro e affidate la compagna militare a me, Gaio Mario, e farò in modo che sia Mitridate con il suo oro a pagare le legioni!"
Silla rispose che non stava troppo bene in salute e Flacco concordò: "Quest'assemblea non può correre il rischio di affidare il comando di una qualsiasi guerra a un uomo che ha avuto due attacchi apoplettici e sta per compiere settant'anni."
Si passò alla votazione per dare il comando a Silla e solo tre uomini, si opposero: Gaio Mario, Lucio Cornelio Cinna e il tribuno della Plebe Publio Sulpicio Rufo. Quest'ultimo aveva votato contro solo per avversione al Senato: ardente patriota e conservatore acceso, aveva abbracciato la causa romana con tutto il cuore e, grazie ai suoi sforzi, molti italici erano morti e in particolare gli abitanti di Ascoli avevano sofferto atrocemente e all'improviso ora si accorgeva che non c'era nessuna differenza fra Roma e il re del Ponto! Non aveva acconsentito lui alle atrocità di Pompeo Strabone, come avrebbe potuto rispondere che lui era diverso? La colpa non era di Roma, ma del Senato, degli uomini della sua classe ed era stato il Senato ad assassinare Marco LIvio Druso e quindi, secondo lui, doveva pagare e lasciare il potere al Popolo, ma finché ci sarà il Senato, il potere del popolo sarà solo un finzione. Certo non i capite censi e nemmeno gli uomini della seconda classe, perché sono collusi con la prima, ma la terza e la quarta classe, la maggioranza dei romani, che, al momento, hanno meno potere di tutti. Quando uomini come Silla e Lutazio Catulo Cesare saranno fuori Roma in guerra, saprò approfittare del momento propizio e ucciderò il Senato, insieme alla seconda classe!
Mentre Sulpicio pensava, il Princeps Senatus ordinava a Silla di prendere il comando della guerra contro Mitridate.


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I giorni della gloria LXXVI

"Dove troveremo il denaro", chiese Silla a tutti coloro che lo avevano seguito a casa?
Rispose il Pontefice Massimo, Scevola: - C'è oro ammassato dai re di Roma, proprio per casi come questo. È nel sotterraneo del tempio di Giove Ottimo Massimo, intorno ai 200 talenti. -
"Troppo pochi, disse Silla, ma può essere almeno un inizio."
Per arrivare almeno a un migliaio di talenti, si inserì Merula, non possiamo che vendere tutte le proprietà che lo Stato possiede nelle vicinanze del Foro, per far questo non abbiamo bisogno derll'approvazione del Popolo.
"E se prendessimo a prestito il denaro dai templi? propose Silla, magari dai templi greci?"
- I templi sono sacri e intoccabili - risposero Merula e Scevola. -
Ma subito i due dovettero tacere, perché Silla mostrò loro (davvero) i denti e sembravano quelli di un cane idrofobo: "Vi avverto e faccio sul serio, quando arriverò in Grecia, prenderò il denaro che mi serve da Olimpia, Dodona, Delfi e dovunque riesca a trovarne! E ora vi illustro il piano."
- Prenderò le mie quattro legioni, più due di quelle addestrate da Gaio Mario e che Cinna sta impiegando adesso, mentre dobbiamo smobiliatre le altre dieci che non possiamo pagare. -
Alla partenza le sei legioni furono ridotte a cinque, con 2.000 soldati a cavallo e, alla fine di settembre si svolse il primo consiglio di guerra a Capua, con il suo fidato tribuno militare Lucio Licino Lucullo.
Ritenendo che Silla non avrebbe perso tempo a portare le truppe al di là dell'adriatico, Publio Sulpicio sferrò il primo colpo alla metà di ottobre, dopo aver preso la precauzione di chiedere un colloquio a Gaio Mario, il quale si dimostrò d'accordo, a condizione, però, di avere il comando della guerra contro Mitridate.
Sulpicio convocò l'assemblea della Plebe e mise in contio due proposte di legge separate: la prima prevedeva l'espulsione dal Senato di ogni membro che fosse in debito per somme superiori agli 8.000 sesterzi; la seconda prevedeva il ritorno di tutti gli uomini esiliati dalla Commissione Variana, nel periodo in cui lo stesso Vario aveva perseguito coloro che, secondo lui, erano a favore della cittadinanza per gli Italici. Poi ci fu la terza legge dove si diceva che i nuovi cittadini Italici censiti, si dovevano distribuire fra le 35 tribù già esistenti e non crearne di nuove.
L'Assemblea accolse con entusiamo tutte le proposte, perché, aveva capito Tito Pomponio, questa folla spera che, se approverà le leggi di Sulpicio, poi alla fine, come ricompensa, ce ne sarà anche una che cancellerà tutti i debiti. Certo Sulpicio non ha questa intenzione, ma la seconda e la terza classe ci sperano molto e questo le spinge.
Il console giovane Pompeo Rufo, che aveva sentito Pomponio, disse subito che la situazione gli pareva grave e avrebbe mandato a chiamare Lucio Cornelio, perché da solo non sarebbe riuscito a tener sotto controllo ciò che stava accadendo.


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I giorni della gloria LXXVII

Silla arrivò il giorno dopo e subito fu messo a conoscenza che Sulpicio avrebbe presentato una contio per togliergli il comando in Oriente e assegnarlo a Gaio Mario.
Quando il tribuno arrivò al Foro era ben scortato, perché aveva sentito che poteva essere ostacolato da una banda di giovinastri, comandati dal figlio del console giovane; e si vide subito che il piccolo esercito di Quinto Pompeo Rufo minore sarebbe stato ridotto facilmente all'impotenza.
Sulpicio cominciò la contio sceverando il potere del Senato da quello del Popolo, con ogni onore/decisione al primo e nulla al secondo, quando mai la terza classe è stata chiamata a esprimere il voto nelle elezioni consolari? E quando si è deciso di entrare in guerra, siete stati voi interpellati per decidere a chi doveva spettare il comando? No, si è scelto chi ha voluto il Senato, anche se costui non era il migliore a Roma! Il Senato e i Cavalieri sono disposti a mettere in pericolo la patria pur di vedere un nobile patrizio indossare le insegne e l'uniforme di gala di generale! Chi è questo Lucio Cornelio Silla? Che guerre ha vinto? Te lo dirò io, popolo di Roma: Silla è qui solo grazie a Gaio Mario e anche nella guerra contro gli Italici è stato il sei volte console a infliggere i colpi più duri. Ti hanno detto che è vecchio e malato, ma tu Popolo di Roma, l'ài visto camminare ogni giorno, migliorando di continuo la salute, può essere vecchio, ma è ancora l'uomo migliore di Roma.
Grida di giubilo si alzarono dalla folla e non solo per Sulpicio, perché in quel momento Mario stava scendendo verso il centro dei Comitia, con passo veloce e da solo: non aveva più bisogno di appoggiarsi al ragazzo. :)
La risposta di Silla, Merula e Scevola fu quella di dichiarare tutti i giorni a seguire fino alle idi di dicembre, "feriae", per cui i Comitia non si sarebbero più potuti tenere e la carica di Sulpicio terminava tre giorni prima, per cui, appena decaduto, avrebbero potuto citarlo in giudizio per tradimento e incitamento alla violenza!
Ma Sulpicio non tenne conto delle feriae e continuò le sue contiones e allora Quinto Pompeio Rufo minore decise di passare all'azione all'insaputa del padre e di Silla e con un migliaio di giovani pesantemente armati marciò sul Foro e attaccò gli uomini presenti. Ma non aveva la stoffa del generale e la tattica usata non fu quella migliore, per cui, prima di arrivare a Sulpicio, fu ucciso a colpi di bastone!
Dal Senato, Silla si accorse della "mala parata" e solo grazie alla prontezza di spirito, riuscì a fuggire, travestendosi da liberto, rubando la clamide a uno che passava di lì e al contempo, buttando via la toga pretexta.


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I giorni della gloria LXXVIII

Silla comprese subito dove doveva andare e cioè a trovare l'artefice di tutto questo, colui che voleva il comando della guerra e farsi eleggere console per la settima volta. Ma sulla porta venne Iulia che ammise di non poter controllare il marito, il quale arrivò subito dopo e si dichiarò disposto a pagare lui stesso le legioni che occorrevano per vincere Mitridate in una sola stagione.
"No, disse Silla, quelle non sarebbero legioni di Roma, ma tue e io non ho ancora perso il comando, poi, rivolgendosi a Iulia: "Tu sai qual è il dovere di una matrona dei Giulio Cesari, fallo e che sia per Roma e non per Gaio Mario!"
Ma quando si ritrovò in strada, capì che stava perdendo e che se Mario non lo avesse fermato lui, nessun altro avrebbe potuto.
Quando si riunì con i suoi la mattina dopo disse loro che dovevano tutti abbandonare Roma e far credere a Sulpicio e Mario di aver vinto, sarebbe restato a governare la città il pretore urbano Marco Giunio e, terminata, la riunione, partì per Capua e le cinque legioni che lo attendevano.
A Capua dovette dare la notizia che (sembrava) dopo tutto, non sarebbero dovuti andare a comnattere Mitridate!
"Il comando della guerra va a Gaio Mario per ordine dell'Assemblea della Plebe, il Senato non esiste più, perché i senatori indebitati sono stati espulsi e ora manca il quorum e quindi solo la Plebe può decidere e chi la comanda in tutto e per tutto al momento è Publio Sulpicio Rufo! Fece una pausa e poi riprese. Io sono comunque console anziano legalmente eletto e il Senato a suo tempo mi ha conferito l'imperium proconsolare per la durata della guerra nel Ponto e, come mio diritto, ho scelto voi come mia legioni per tale compito. Ora, mi chiedo, secondo voi è legale fare lo sgambetto al console nell'anno del suo consolato? :dubbio: :dubbio: :dubbio:
Quando scese dal palco, Lucullo gli chiese: "Lo farai veramente'"
- Fare cosa? -
"Marciare su Roma?"
Silla lo guardò, spalancando gli occhi e quella fu la sola risposta.


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I giorni della gloria LXXIX

Gli ex pretori Quinto Calidio e Publio Claudio arrivarono a Capua pochi giorni dopo, con una lettera sigillata di Publio Sulpicio Rufo. Silla disse loro che un simile atto doveva diventare di pubblico dominio e che, quindi, avrebbe dovuto essere letto davanti all'esercito.
Calidio era un uomo che si prendeva molto sul serio e cominciò in mondo alquanto stentoreo a scandire le parole, ma quando arrivò a "... ora scioglierai il tuo esercito e ritornerai a ..." una pietra, lanciata con mira superba, lo colpì alla tempia, abbattendolo! Un'altra pietra colpì l'altro ex pretore e Silla disse allora ai soldati che oramai l'atto era stato compiuto e che tutti loro sarebbero state considerate personae non gratae e allora l'alternativa era una soltanto:
a) aspettare qui e accettare di esser processati per tradimento
b) andare a Roma e mostrare alla Plebe che cosa pensano i fedeli soldati, servitori del Popolo di Roma, di una legge e di una direttiva che ritengono intollerabili!
"Io andrò comunque a Roma e mi farò carcico di questi due morti! Se qualcuno volesse venire con me, mi sentirei più sicuro di non dover far la fine del figlio del mio collega nel consolato, Quinto Pompeo Rufo."
Ovviamente erano tutti con lui.
E allora, disse Silla a Lucullo: "Andiamo a fare la storia!" E l'altro rispose: - Hai ragione, mai nella storia un esercito romano ha marciato su Roma! -
A Roma solo Gaio Mario riuscì a organizzare in qualche modo una folla di abitanti della Suburra, ma i civili non poteva nulla contro l'addestramento dei soldati di Silla e alla fine la marmaglia si sconpose e fuggì, presa dal panico e alla fine anche gli ultimi tre rimasti: Gaio Mario, Sulpicio e Mario il giovane devettero abbandonare il campo! Si seppe dopo che avevano raggiunto Ostia.
Quei tre sono stati pazzi, esclamò Lucullo sorpreso, se fossero stati convinti di aver la legge dalla loro parte avrebbero dovuto rimanere a Roma, di certo le loro possibilità sarebbero state maggiori se avessero discusso con te sul Foro!
Silla gli dette ragione, ma dentro di sé pensava che se fossero rimasti a Roma non avrebbe avuto altra scelta se non quella di farli uccidere segretamente, discutere nel Foro mai, Mario era troppo popolare. La loro fuga però è un arma a doppio taglio: non devo trovare il modo di ucciderli, ma sarò odiato per la sentenza di esilio che dovrò far emanere per loro.


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I giorni della gloria LXXX

Silla arringò la folla il giorno dopo la battaglia per le vie di Roma. Ci saranno state 15.000 persone ad ascoltarlo e tanti erano i sostenitori di Mario.
"Popolo di Roma, nessuno è più cosciente di me della gravità delle mie azioni e me ne assuno la piena responsabilità: ho deciso io di farmi accompagnare dall'esercito, in qualità di console anziano. I miei colleghi hanno agito solo per mio ordine, com'erano obbligati, compreso il mio collega, console in seconda, Quinto Pompeio Rufo, anche se vorrei rammentarvi che suo figlio è stato assassinato qui nel Foro dalla marmaglia di Sulpicio!
Per troppo tempo il diritto del Senato e dei consoli è stato ignorato e perfino calpestato da demagoghi assetati di potere e gloria personale, che si son fatti chiamare tribuni della Plebe! In realtà il loro successo è dovuto solo al fatto che riescono a sfruttare i desideri e le paure del popolo. Credete veramemnte che Sulpicio avrebbe promulgato una legge per cancellare tutti i debiti? No di certo, perché non aveva nessun potere per farlo. Egli aveva solo l'intenzione di distruggere il Senato e ti ha usato, Popolo di Roma, per poterlo fare. E dov'è costui ora? È scappato, invece che farsi avanti e confutare la mia tesi. Lui mi temeva, ma che forse ho ucciso qualche magistrato eletto o un normale e rispettabile cittadino romano? Se non è qui è perché ha paura di aver agito illegalmente e proditoriamente. Ma, come vedete, è fuggito insieme all'uomo che lo ha ingannato e lo ha fatto anche con tutti voi: Gaio Mario. Sì lo so che costui è l'eroe di tutti, ma ormai non è più né giovane, né in salute da guidare una grande guerra sul suolo straniero, la sua mente è danneggiata e, se io fossi anche stato disposto a lasciargli il comando, conferitomi legalmente, le cinque legioni che compongono il mio esercito non lo erano e sono state loro a farmi decidere a marciare su Roma. Pertanto andrò a est in piena consapevolezza della salute fisica e mentale come nessun altro più di me e di essere in condizione di dare a Roma ciò che deve avere: la vittoria contro quel re straniero che vorrebbe aggiungere Roma ai suoi dominii!"
Silla terminò e seppe di aver vinto, perché anche se tutti ne deploravano la condotta, nessuno poteva immaginare un'alternativa!


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I giorni della gloria LXXXI

Per altri dieci giorni Silla e i capi del Senato continuarono a parlare, per cercare di portare il Popolo dalla loro parte, mentre le legioni si comportavano in maniera ineccepibile, anzi si prestavano in ogni modo per aiutare i civili, ma questo non bastava a Silla, che pensava al dopo, quando se ne sarebbe andato, Sulpicio e Mario potevano tornare e quindi si decise a promulgare leggi che impedissero il ritorno. Ma per essere sicuro che il Popolo approvasse occorreva intimorirlo, non che volesse davvero fare un massacro, ma bastava che la gente lo credesse! :D
Con leggi mirate riuscì a rendere inoffensivi gli artigli dei tribuni della Plebe, ai quali rimaneva solo il diritto di veto, ma tutte le leggi di Sulpicio erano state annullate e questo valendosi del fatto che erano state approvate "per vim" (con la forza) e durante un periodo dichiarato di feriae dal pontefice massimo.
Nell'ultima legge si indicavano venti uomini come traditori della patria, per la c.d. perduellio (antico concetto giuridico usato agli albori di Roma) e per essa l'esilio non era abbastanza, occorreva la pena capitale e la sentenza poteva essere eseguita al momento della cattura, non richiedendosi alcuna altra formalità.
I Comitia centuriata approvarono le leggi di Silla, compresa quest'ultima, e nei venti nomi, c'erano Sulpicio, Gaio mario e Mario il giovane.


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I giorni della gloria LXXXII

Silla incontrò opposizione alle sue leggi solo dal console giovane Pompeo Rufo, che non sopportava l'idea che fossero condannati a morte romani come Gaio Mario e Publio Sulpicio. Di fronte a tale contrasto, non volendo far apparire a chicchessia che ci fossero diverbi fra i consoli, addivenne alla conclusione che il modo migliore di uscirne era allontanare Pompeo da Roma e lo convinse ad andare a prendere il comando nel Piceno, in sostituzione del cugino Strabone, assicurandolo che costui voleva congedare l'esercito, perché non voleva continuare a pagarlo e non sapeva come fare.
- Ti ringrazio Lucio Cornelio di tale opportunità. -
Il giorno dopo Pompeo partì per il Piceno con due lettere per Strabone una era un senatus consultus con il quale si nominava generale in sostituzione di Strabone e l'altra era una lettera personale di Silla al comandante in capo da sostituire: " Mi addolora inviarti tuo cugino Rufo in queste circostanze, un uomo penosamente distrutto e, in queste condizioni, è divenuto per me necessario allontanarlo da Roma, altrimenti avrebbe impedito di ripristinare il mos maiorum. So che tu approvi le mie misure e quindi considererai anche te che il nostro Rufo ha urgente e disperato bisogno di un lungo e meritato riposo! È mia speranza che possa trovare la pace con te. Spero mi perdonerai per aver detto a Quinto Pompeo quanto tu sia ansioso di lasciare il comando prima che le tue legioni siano congedate. Gli ha sollevato un po' l'animo il sapere che tu lo accoglierai con gioia. :) "
L'animo di Rufo tornò al brutto quando si trattò di convincere i legati e i tribuni delle intenzioni di congedere le truppe, ma quando se ne accorse fu tardi e nemmeno si accorse nella prima lama che gli penetrò sotto la tunica, scivolò fra le costole e continuò la sua strada. Era morto prima ancora di cadere a terra!
E quando a Strabone chiesero chi era stato e perché, l'altro rispose facilmente che poteva solo immaginare che i soldati non volessero cambiare generale e così il corpo fu riportato a Roma, senza nessun'altra spiegazione che quella del legato Damasippo, che confermava le parole di Strabone.
Silla invece lesse le missiva privata di Pompeo, si mise a ridere, ma subito dopo ebbe la precauzione di bruciarla.


Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
i barbieri il lunedì :bll:

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente.

"io non mi sento italiano, ma per la lingua ... lo sono." :)
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