Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Maìno della Spinetta
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Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Cari montagnardi, per sentieri con tanto portage meglio sgancio rapido con scarpa strutturata o pedale piatto con scarpa da montagna a caviglia bassa?
E la bici la caricate su entrambe le spalle? O stile ciclocross? Oppure la spingete a mano?


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Bitossi
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Re: Portage

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Maìno della Spinetta ha scritto: giovedì 23 luglio 2020, 3:44 Cari montagnardi, per sentieri con tanto portage meglio sgancio rapido con scarpa strutturata o pedale piatto con scarpa da montagna a caviglia bassa?
E la bici la caricate su entrambe le spalle? O stile ciclocross? Oppure la spingete a mano?
Premesso che odio il portage, e che quindi in genere cerco di evitare percorsi che ne comprendano troppo, direi che ce ne sono diverse modalità, condizionate dal tipo di difficoltà da superare.
Scavalcamenti: in genere doppia presa manubrio/parte finale dell’orizzontale, vicino alla sella. Se il salto all’insù è troppo e si è da soli, può capitare di appoggiare la parte anteriore della bici all’ostacolo, per poi superarlo da soli e tirare in su il ferro. Il contrario se il salto è in giù. Meglio essere in compagnia, comunque... :diavoletto:
Baratri con passerella stretta (situazione che odio di più): bici a valle, of course, e se si è costretti a tenersi a funi o catene, cercare il baricentro esatto della bici per poterla portare con una mano sola sull’orizzontale.
Salita invalicabile: ancora presa a due mani, ovviamente, ma assumendo in genere una posizione del corpo leggermente arretrata rispetto alla bici. Molto faticosa, se la salita è lunga e mossa. Se la pendenza non è estrema, si possono anche tenere le mani sulle manopole, con la bici leggermente inclinata verso di sé, stando un po’ più avanti.
Da non dimenticare anche un trucchetto per risalire in sella, ad esempio per affrontare una discesa dopo un portage, se si è in un luogo stretto o non agevole: andare a cavalcioni della ruota posteriore, afferrare il manubrio normalmente alle manopole, e col petto strisciare in avanti lungo la sella. Se si ha il tubo sella collassabile, è pure un buon modo per cercare di abbassarla, per facilitare il ritorno in posizione. Al limite si fa un pezzo camminando dietro alla sella, ma si mantiene comunque un buon controllo, compreso quello dei freni.

Per quel che riguarda i pedali, molti usano i “double-face”; gli enduristi duri e puri a volte semplicemente i pedali senza aggancio, chiaramente di buona qualità e con gli spuntoni per tenere la scarpa. Io invece uso i normali spd con aggancio da entrambe le parti, tenuti molto molli come serratura, in modo da sganciare praticamente nello stesso tempo in cui si metterebbe giù il piede... ;)


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Maìno della Spinetta
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Re: Portage

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Bitossi ha scritto: giovedì 23 luglio 2020, 9:14
Maìno della Spinetta ha scritto: giovedì 23 luglio 2020, 3:44 Cari montagnardi, per sentieri con tanto portage meglio sgancio rapido con scarpa strutturata o pedale piatto con scarpa da montagna a caviglia bassa?
E la bici la caricate su entrambe le spalle? O stile ciclocross? Oppure la spingete a mano?
Premesso che odio il portage, e che quindi in genere cerco di evitare percorsi che ne comprendano troppo, direi che ce ne sono diverse modalità, condizionate dal tipo di difficoltà da superare.
Scavalcamenti: in genere doppia presa manubrio/parte finale dell’orizzontale, vicino alla sella. Se il salto all’insù è troppo e si è da soli, può capitare di appoggiare la parte anteriore della bici all’ostacolo, per poi superarlo da soli e tirare in su il ferro. Il contrario se il salto è in giù. Meglio essere in compagnia, comunque... :diavoletto:
Baratri con passerella stretta (situazione che odio di più): bici a valle, of course, e se si è costretti a tenersi a funi o catene, cercare il baricentro esatto della bici per poterla portare con una mano sola sull’orizzontale.
Salita invalicabile: ancora presa a due mani, ovviamente, ma assumendo in genere una posizione del corpo leggermente arretrata rispetto alla bici. Molto faticosa, se la salita è lunga e mossa. Se la pendenza non è estrema, si possono anche tenere le mani sulle manopole, con la bici leggermente inclinata verso di sé, stando un po’ più avanti.
Da non dimenticare anche un trucchetto per risalire in sella, ad esempio per affrontare una discesa dopo un portage, se si è in un luogo stretto o non agevole: andare a cavalcioni della ruota posteriore, afferrare il manubrio normalmente alle manopole, e col petto strisciare in avanti lungo la sella. Se si ha il tubo sella collassabile, è pure un buon modo per cercare di abbassarla, per facilitare il ritorno in posizione. Al limite si fa un pezzo camminando dietro alla sella, ma si mantiene comunque un buon controllo, compreso quello dei freni.

Per quel che riguarda i pedali, molti usano i “double-face”; gli enduristi duri e puri a volte semplicemente i pedali senza aggancio, chiaramente di buona qualità e con gli spuntoni per tenere la scarpa. Io invece uso i normali spd con aggancio da entrambe le parti, tenuti molto molli come serratura, in modo da sganciare praticamente nello stesso tempo in cui si metterebbe giù il piede... ;)
Grazie, prendo appunti... Sto aumentando le difficoltà, compatibilmente con la solidità della forcella che non voglio spezzare, e mi accorgo che devo migliorare ma di tanto nella gestione delle curve.

Capitolo pedali: in salita non potrei fare a meno degli SPD; in discesa però avere il piede libero non mi dispiacerebbe. A casa ho i double face montati sull'acciaiona che tengo in campagna (motivo squisitamente sportivo: così per fare delle spese non ho bisogno degli scarpini), mentre sulla MTB ho gli Shimano solo SPD.

Ho trovato in vendita delle DMT da montagna con SPD belle scontate: piglio? O mi tengo le mie da passeggio con SPD e mi dimentico portage seri... (ah, i dilemmi mentre si lavora al PC nelle alpi col sole fuori...)


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Re: Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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fatto un bel sentiero sassoso e rimbalzoso lungo un fiume. Due voli, uno con ginocchio a terra e l'altro ho spalancato le gambe scavalcando il manubrio. Zero danni, solo divertimento. Sto davvero chiedendomi se vale la pena tenere gli SPD in queste situazioni, sgusciano di maledetta, ma da stradista che sono uso tanto il quadricipite in richiamo quando serve potenza, quindi li terrei. Ma in passaggi lenti avere la possibilità di dare mezzi colpi di pedale e appoggiare il piede non sarebbe male...

Intanto sto ristudiando tutta la posizione in sella: ero partito troppo alto quest'anno, la sto rendendo più compatta - forse un telescopico ci sta bene.

Per adesso comunque non mi azzardo su cose tremende. resto su poderali o sentieri pressoché pianeggianti. Mi sposterò sulla full per roba più seria, e mi doterò di ginocchiere....


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Re: Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Cioè, d’ora in poi le domande in questo thread verranno fatte solo a me? :D
Proprio in questo periodo, in cui per recuperare il kilometraggio perso sto dedicandomi molto alla bici da corsa! :diavoletto:

Scherzi a parte, e sperando che ci siano altri appassionati di MTB e Gravel che vogliano intervenire, mi sono accorto che abbiamo lasciato almeno due argomenti in sospeso, molto utili per chi pratica fuoristrada.

Il primo è la questione scarpe, collegato a quello degli attacchi di cui abbiamo già parlato: in effetti utilizzare la calzatura giusta in ogni situazione può diventare importante, anche per la sicurezza personale.
Aldilà dell’attacco prescelto, o della sua assenza, è facile notare come ci siano scarpe che aiutano molto nelle situazioni in cui si è costretti a spingere o comunque a fare tratti giù dalla sella.
E siccome non è che possiamo avere quindici paia di scarpe, a volte pure costose, forse conviene razionalizzare e semplificare l’argomento.
In sostanza, per me la scelta si riduce a due opzioni: possedere una scarpa bassa, chiamiamola da cross-country, con più “carrarmato” possibile però, ed un’altra invernale “alta”, per la quale magari spendere qualche decina di euro in più.
Per combinazione, alla ripresa delle attività mi ero accorto che entrambe le scarpe che possedevo erano giunte al termine della loro onorata carriera. Leggi: sfondate entrambe, in punti decisivi per giunta, e cioè la punta per la cross country e la parte superiore del tallone nelle invernali. Questo nonostante la buona qualità e marca di entrambe. Diciamo che la durata massima dovrebbe stare intorno ai 5 anni, considerando comunque il kilometraggio ed i percorsi che si fanno.
Per il momento ho sostituito solo le basse, che utilizzo anche in Gravel, avendo lo stesso tipo di pedale con attacco spd su entrambi i lati, su entrambe le bici. Le invernali, come detto quasi sempre più costose, le sostituiremo più avanti... :boh:
Con questo non voglio dire che le estive vanno usate d’estate e le invernali d’inverno, cosa vera comunque soprattutto per le seconde (non dimentichiamo che le invernali di buona qualità ci consentono di non dover mettere i copriscarpe - abbastanza inutili e pure bruttarelli in MTB - quando le temperature si fanno rigide, ma anche quando piove).
Direi invece che un “parco scarpe” del genere ci aiuta anche ad avere la scarpa giusta in ogni situazione, ad esempio ad utilizzare le invernali quando sappiamo di dover affrontare percorsi “slippery” o molto mossi, anche d’estate. Al massimo il piede soffrirà un po’ di più il caldo... :D

Il secondo argomento è quello della pressione degli pneumatici: è esperienza credo comune il fatto che, dovendo spesso alternare vari tipi di fondo all’interno dello stesso giro, ci si possa trovare in difficoltà su un fondo particolare. Soprattutto in discesa offroad mossa quando la pressione è alta (magari perché prima si sono fatti diversi km su asfalto), o sull’asfalto stesso se invece lo si affronta con pressioni troppo basse (fatica a tornare a casa, e anche il rischio di stallonare se si è esagerato nello sgonfiamento).
Altra esperienza comune è quindi scoprire che stare a sgonfiare e rigonfiare con la pompetta più volte all’interno dello stesso giro può diventare una discreta rottura di balle; motivo per cui io tengo quasi sempre una pressione “media”, valutata a naso, ovviamente anche conoscendo il percorso da affrontare. :diavoletto:
Ebbene, un mio amico Pensiunà Artigiano della Qualità ha invece inventato una diavoleria che però si sta rivelando di difficile attuazione pratica: in sostanza una pompetta azionata dal movimento della ruota, anteriore per il momento ma se dovesse funzionare applicabile ad entrambe, che rigonfia progressivamente lo pneumatico dopo che lo si è sgonfiato, attraverso dei comandi al manubrio. Paradossalmente, almeno in teoria sembra più complicato quest’ultimo passaggio, e cioè il dosaggio dello sgonfiamento. Non scendo in ulteriori particolari, per questioni di brevetto... :diavoletto:
Comunque, si voleva realizzare almeno un prototipo, partendo da dei disegni, magari realizzando un pezzo di prova con stampanti 3D, ma la recente situazione ha bloccato tutto.
Vedremo di riprenderla in mano in futuro... ;)


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Re: Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Bitossi ha scritto: martedì 28 luglio 2020, 11:17 Cioè, d’ora in poi le domande in questo thread verranno fatte solo a me? :D
Proprio in questo periodo, in cui per recuperare il kilometraggio perso sto dedicandomi molto alla bici da corsa! :diavoletto:

Scherzi a parte, e sperando che ci siano altri appassionati di MTB e Gravel che vogliano intervenire, mi sono accorto che abbiamo lasciato almeno due argomenti in sospeso, molto utili per chi pratica fuoristrada.

Il primo è la questione scarpe, collegato a quello degli attacchi di cui abbiamo già parlato: in effetti utilizzare la calzatura giusta in ogni situazione può diventare importante, anche per la sicurezza personale.
Aldilà dell’attacco prescelto, o della sua assenza, è facile notare come ci siano scarpe che aiutano molto nelle situazioni in cui si è costretti a spingere o comunque a fare tratti giù dalla sella.
E siccome non è che possiamo avere quindici paia di scarpe, a volte pure costose, forse conviene razionalizzare e semplificare l’argomento.
In sostanza, per me la scelta si riduce a due opzioni: possedere una scarpa bassa, chiamiamola da cross-country, con più “carrarmato” possibile però, ed un’altra invernale “alta”, per la quale magari spendere qualche decina di euro in più.
Per combinazione, alla ripresa delle attività mi ero accorto che entrambe le scarpe che possedevo erano giunte al termine della loro onorata carriera. Leggi: sfondate entrambe, in punti decisivi per giunta, e cioè la punta per la cross country e la parte superiore del tallone nelle invernali. Questo nonostante la buona qualità e marca di entrambe. Diciamo che la durata massima dovrebbe stare intorno ai 5 anni, considerando comunque il kilometraggio ed i percorsi che si fanno.
Per il momento ho sostituito solo le basse, che utilizzo anche in Gravel, avendo lo stesso tipo di pedale con attacco spd su entrambi i lati, su entrambe le bici. Le invernali, come detto quasi sempre più costose, le sostituiremo più avanti... :boh:
Con questo non voglio dire che le estive vanno usate d’estate e le invernali d’inverno, cosa vera comunque soprattutto per le seconde (non dimentichiamo che le invernali di buona qualità ci consentono di non dover mettere i copriscarpe - abbastanza inutili e pure bruttarelli in MTB - quando le temperature si fanno rigide, ma anche quando piove).
Direi invece che un “parco scarpe” del genere ci aiuta anche ad avere la scarpa giusta in ogni situazione, ad esempio ad utilizzare le invernali quando sappiamo di dover affrontare percorsi “slippery” o molto mossi, anche d’estate. Al massimo il piede soffrirà un po’ di più il caldo... :D

Il secondo argomento è quello della pressione degli pneumatici: è esperienza credo comune il fatto che, dovendo spesso alternare vari tipi di fondo all’interno dello stesso giro, ci si possa trovare in difficoltà su un fondo particolare. Soprattutto in discesa offroad mossa quando la pressione è alta (magari perché prima si sono fatti diversi km su asfalto), o sull’asfalto stesso se invece lo si affronta con pressioni troppo basse (fatica a tornare a casa, e anche il rischio di stallonare se si è esagerato nello sgonfiamento).
Altra esperienza comune è quindi scoprire che stare a sgonfiare e rigonfiare con la pompetta più volte all’interno dello stesso giro può diventare una discreta rottura di balle; motivo per cui io tengo quasi sempre una pressione “media”, valutata a naso, ovviamente anche conoscendo il percorso da affrontare. :diavoletto:
Ebbene, un mio amico Pensiunà Artigiano della Qualità ha invece inventato una diavoleria che però si sta rivelando di difficile attuazione pratica: in sostanza una pompetta azionata dal movimento della ruota, anteriore per il momento ma se dovesse funzionare applicabile ad entrambe, che rigonfia progressivamente lo pneumatico dopo che lo si è sgonfiato, attraverso dei comandi al manubrio. Paradossalmente, almeno in teoria sembra più complicato quest’ultimo passaggio, e cioè il dosaggio dello sgonfiamento. Non scendo in ulteriori particolari, per questioni di brevetto... :diavoletto:
Comunque, si voleva realizzare almeno un prototipo, partendo da dei disegni, magari realizzando un pezzo di prova con stampanti 3D, ma la recente situazione ha bloccato tutto.
Vedremo di riprenderla in mano in futuro... ;)
vi auguro un brevetto del genere, sarei uno dei primi testatori e/o acquirente. hai toccato il tema pressione, anche qua ho imparato: tendo a stare basso e va molto meglio (ormai sono 90 kg, la serrata non ha aiutato...).

scarpe: OK, le compro belle carroarmate (DMT F1, piacciono? Ho letto cose belle online). le mie da passeggio le tengo per gli argini...

A noi che non amiamo portare la bici a lungo, segnalo tre poderali da paura:
1) Mont Blanc da Rhemes Saint George: 1500 m di dislivello, e vista su tutti i 4000 aostani.
2) Alta via n. 2 da Degioz, val savara: 1500m di dislivello su sentiero e carrabile fondamentalmente senza senza portage.
3) Rhemes st. George - Refuge les fond, tanto sentiero e poderale piano, poi scalini fino a un paesino, sassi qua e là ma vista impagabile fino a Thumel. Si sale su poderale fino a Benevolo e poi Les Fonds. 1000 m di dislivello quasi tutti pedalati, con tanti pianori, vista su Grand Combin, Tseleina e Granta Parei.


PS Ovviamente chiunque può rispondere, ma in questa compa di ruote strette sei l'unico che mastica bene le ruote grasse. Ma chiunque può intervenire ;)


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Re: Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Maìno della Spinetta ha scritto: martedì 28 luglio 2020, 13:07
Bitossi ha scritto: martedì 28 luglio 2020, 11:17 Altra esperienza comune è quindi scoprire che stare a sgonfiare e rigonfiare con la pompetta più volte all’interno dello stesso giro può diventare una discreta rottura di balle; motivo per cui io tengo quasi sempre una pressione “media”, valutata a naso, ovviamente anche conoscendo il percorso da affrontare. :diavoletto:
Ebbene, un mio amico Pensiunà Artigiano della Qualità ha invece inventato una diavoleria che però si sta rivelando di difficile attuazione pratica: in sostanza una pompetta azionata dal movimento della ruota, anteriore per il momento ma se dovesse funzionare applicabile ad entrambe, che rigonfia progressivamente lo pneumatico dopo che lo si è sgonfiato, attraverso dei comandi al manubrio. Paradossalmente, almeno in teoria sembra più complicato quest’ultimo passaggio, e cioè il dosaggio dello sgonfiamento. Non scendo in ulteriori particolari, per questioni di brevetto... :diavoletto:
Comunque, si voleva realizzare almeno un prototipo, partendo da dei disegni, magari realizzando un pezzo di prova con stampanti 3D, ma la recente situazione ha bloccato tutto.
Vedremo di riprenderla in mano in futuro... ;)
vi auguro un brevetto del genere, sarei uno dei primi testatori e/o acquirente. hai toccato il tema pressione, anche qua ho imparato: tendo a stare basso e va molto meglio (ormai sono 90 kg, la serrata non ha aiutato...).
A quanto pare ci hanno fregato l'idea... oppure siamo stati semplicemente anticipati! :hammer:
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Fonte: mtb-mag.com


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Re: Portage, sentieri, fango e altre domande per Bitossi

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Drop su tre sassi in discesa, il terzo non perdona e volo in avanti con effetto catapulta.
Battesimo serio dei voli, ma la clavicola non ha ceduto, e respiro ok. Mi è andata bene...
La colpa la do alla mia spavalderia e... Alla pressione. Per pigrizia non ho associato un po' le gomme in cima e la bici era davvero rimbalzosa


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