Re: Maglia Nera - Giro 2016
Inviato: venerdì 27 maggio 2016, 1:57
Un trittico di giornate memorabili hanno segnato lo svolgimento della Corsa Rosa.
Nella sedicesima tappa un rinfrancato Carlos Alberto Betancur, dopo aver sconfitto i ben noti problemi di anoressia e sindrome da sovrallenamento che lo affliggevano da tempo, si è tolto lo sfizio di tornare a vincere sul traguardo di Andalo, con una rasoiata all'ultimo chilometro alla quale solo Sam Bewley e i peli sulle gambe di Peter Sagan hanno saputo resistere. Inevitabili i gioiosi ma parchi festeggiamenti per un talento ritrovato: inizialmente Unzuè aveva pensato di sacrificare il vitello grasso per l'occasione, ma i suoi propositi sono stati subito stoppati da una nevrotica filippica nutriziologica di Iader Fabbri. Si era quindi optato per una sobria visita guidata a Villa San Martino ad Arcore, noto centro di living art post-contemporanea, il quale si è purtroppo rivelato essere chiuso a causa dell'annoso problema di infiltrazioni di nipoti di Mubarak. Alla fine la Movistar in blocco è migrata al circolo anziani di Pietracolora a trovare un Mikel Landa ormai edotto di cucina ed improperi bolognesi.
Nelle due tappe successive al contrario è stato uno scatenato Genki Yamamoto a fare il bello ed il cattivo tempo: nella diciassettesima tappa è partito come una scheggia ai meno 10 km dall'arrivo rifilando quasi 5 minuti al grosso del plotone, denotando una forma invidiabile e ricandidandosi prepotentemente per il successo finale.
Tuttavia nella tappa seguente, forse pagando i sovrumani sforzi profusi nella frazione precedente, l'Ammiraglio di Osaka è presto naufragato, lasciando sul campo numerosi minuti nei confronti di Cheng, Stacchiotti e Bobridge, i quali non hanno certo lesinato impegno pur di accumulare vantaggio sull'agguerrito rivale.
Interpellato sulla propria bizzarra condotta di gara, il gioviale giapponese ha raccontato di aver tratto ispirazione da un passo della biografia di un suo arcinoto avo, che rivendicava l'attacco a sorpresa quale miglior forma di difesa. Sospettiamo che il buon Yamamoto non abbia letto il finale di quella storia, che certo non si concluse a Pearl Harbor. Ma questa è decisamente tutta un'altra Storia.
Nella sedicesima tappa un rinfrancato Carlos Alberto Betancur, dopo aver sconfitto i ben noti problemi di anoressia e sindrome da sovrallenamento che lo affliggevano da tempo, si è tolto lo sfizio di tornare a vincere sul traguardo di Andalo, con una rasoiata all'ultimo chilometro alla quale solo Sam Bewley e i peli sulle gambe di Peter Sagan hanno saputo resistere. Inevitabili i gioiosi ma parchi festeggiamenti per un talento ritrovato: inizialmente Unzuè aveva pensato di sacrificare il vitello grasso per l'occasione, ma i suoi propositi sono stati subito stoppati da una nevrotica filippica nutriziologica di Iader Fabbri. Si era quindi optato per una sobria visita guidata a Villa San Martino ad Arcore, noto centro di living art post-contemporanea, il quale si è purtroppo rivelato essere chiuso a causa dell'annoso problema di infiltrazioni di nipoti di Mubarak. Alla fine la Movistar in blocco è migrata al circolo anziani di Pietracolora a trovare un Mikel Landa ormai edotto di cucina ed improperi bolognesi.
Nelle due tappe successive al contrario è stato uno scatenato Genki Yamamoto a fare il bello ed il cattivo tempo: nella diciassettesima tappa è partito come una scheggia ai meno 10 km dall'arrivo rifilando quasi 5 minuti al grosso del plotone, denotando una forma invidiabile e ricandidandosi prepotentemente per il successo finale.
Tuttavia nella tappa seguente, forse pagando i sovrumani sforzi profusi nella frazione precedente, l'Ammiraglio di Osaka è presto naufragato, lasciando sul campo numerosi minuti nei confronti di Cheng, Stacchiotti e Bobridge, i quali non hanno certo lesinato impegno pur di accumulare vantaggio sull'agguerrito rivale.
Interpellato sulla propria bizzarra condotta di gara, il gioviale giapponese ha raccontato di aver tratto ispirazione da un passo della biografia di un suo arcinoto avo, che rivendicava l'attacco a sorpresa quale miglior forma di difesa. Sospettiamo che il buon Yamamoto non abbia letto il finale di quella storia, che certo non si concluse a Pearl Harbor. Ma questa è decisamente tutta un'altra Storia.