quasar ha scritto:Admin ha scritto:Quasar, sei andato molto al di là delle mie intenzioni, rievocando pure perfezionismo e cose varie.
Mi limitavo a considerare una semplice cosa, senza valutare la pesantezza di una colpa (o meglio, di un reato). Dicevo solo che se un ordinamento prevede che una pena consista in tot elementi (in questo caso privazione della libertà, perdita dei diritti elettorali o che so io), non vedo perché poi de facto ci debbano essere degli elementi aggiuntivi che inaspriscano la pena in essere.
Mi sembra una grande ipocrisia. Che abbia il coraggio, lo stato, di mettere per iscritto la legge che prevede che un condannato debba dormire per terra accanto al water in una stanza 4x4 con altri 9 condannati. Se ciò non è previsto dalla legge, semplicemente non deve accadere.
E non ne faccio una questione di priorità, semplicemente lo stato non deve contravvenire alle sue stesse leggi, siano esse le condizioni carcerarie, i rimborsi iva o il pagamento delle pensioni nei tempi previsti o qualsiasi altra cosa.
Il parallelo col ciclista dopato era proprio su questo piano: se la norma dice che devo scontare 2 anni e poi posso tornare, allora perché al rientro ci devono essere impedimenti allo svolgimento della mia attività? Poi è ovvio che non metto sullo stesso piano l'omicida e il dopato, che c'entra.
Admin, alla luce di questa precisazione confermo in toto il mio post precedente. Ho rispolverato il perfezionismo, perchè facendo un collage dei concetti espressi in queste due pagine di discussione da te e dagli utenti che sono sulla tua stessa lunghezza d'onda, emerge una marcata connotazione perfezionista riferita alla questione carceraria. Facci caso, è stato scritto che:
- il carcerato nella maggior parte dei casi è vittima del sistema, inteso in questo caso come malessere sociale, commette il reato in quanto costretto dal suo status sociale (immigrati, meridionali, analfabeti, persone con una scarsa istruzione);
- il carcerato sconta delle pene accessorie non previste dall'ordinamento;
- il carcerato viene messo alla gogna, è considerato ingiustamente come l'unico colpevole, mentre il vero problema è molto più profondo;
- si contestano modi, forma e sostanza del sistema carcerario, e quindi si rigetta l'attuale meccanismo su cui si basa l'espiazione della pena.
A me pare perfezionismo a tutti gli effetti. si cerca di spostare l'attenzione sul sistema e conseguentemente tutelare l'individuo, che quasi assurge al ruolo di vittima.
Entrando nel merito, convengo che in alcuni casi ci sia un inasprimento del regime carcerario, e difatti non ho minimamente contestato questo aspetto. Rigetto invece, l'emarginazione sociale una volta scontata la pena. Scrivi che: "
se la norma dice che devo scontare 2 anni e poi posso tornare, allora perché al rientro ci devono essere impedimenti allo svolgimento della mia attività?". ma dove sono gli impedimenti? chi, tra gli atleti squalificati, è stato emarginato venendo di fatto costretto ad abbandonare l'attività? come ho scritto in precedenza, in alcuni casi il ciclista ha ripreso esattamente da dove aveva interrotto, in tantissimi altri casi ha ripreso da squadre inferiori per poi, nel caso abbia dimostrato di avere le qualità, tornare nel top team.
Questo per quanto concerne il ciclista; a proposito invece del comune cittadino appena uscito dal carcere, convengo che talvolta si presentino delle difficoltà, ma proprio a questo proposito ti ho rivolto la domanda sul moderatore. te la rielaboro, riferendomi ad una situazione da me vissuta più o meno direttamente: supponiamo, Admin, che tu sia il titolare di un attività commerciale, pertanto un privato, con dei dipendenti a cui mensilmente paghi regolamente lo stipendio e i contributi. ora, se uno di questi dipendenti dovesse commettere un reato a tuo danno, ad esempio sottrarti periodicamente parte degli incassi, e venisse conseguentemente condannato, come ti comporteresti a pena scontata? lo riassumeresti nuovamente?
Marco, per quanto mi riguarda intendo esattamente questo per reinserimento nel sociale...
No, continuo a dissentire su quella che mi pare una forzatura.
Il perfezionismo non c'entra niente, tant'è vero che non mi pare di essermi espresso sul perché uno sia detenuto, né di aver lanciato strali contro il sistema, in questo caso.
Poi, che alcune cose si possano dire, non vuol dire che si vuole fare una campagna.
- il carcerato nella maggior parte dei casi è vittima del sistema, inteso in questo caso come malessere sociale, commette il reato in quanto costretto dal suo status sociale (immigrati, meridionali, analfabeti, persone con una scarsa istruzione);
Non ho detto che si è obbligati dal sistema, ma è un dato di fatto che più si scende nella scala sociale, più c'è la possibilità di finire in galera. È un dato sociologico su cui non vale nemmeno la pena fare precisazioni, per quanto è noto e palese. Poi se ci si vogliono fare delle domande o meno, non sto a sindacare.
- il carcerato sconta delle pene accessorie non previste dall'ordinamento;
Verissimo, anche questo mi pare indiscutibile.
- il carcerato viene messo alla gogna, è considerato ingiustamente come l'unico colpevole, mentre il vero problema è molto più profondo;
Questo quando l'avrei detto? Non mi sembra di averlo fatto, in questa discussione.
- si contestano modi, forma e sostanza del sistema carcerario, e quindi si rigetta l'attuale meccanismo su cui si basa l'espiazione della pena.
A me pare perfezionismo a tutti gli effetti. si cerca di spostare l'attenzione sul sistema e conseguentemente tutelare l'individuo, che quasi assurge al ruolo di vittima.
Idem come sopra, non mi sembra di essere entrato così in profondità sul tema, non capisco proprio da dove venga fuori la definizione di perfezionismo per quello che ho scritto sopra.
Riassumendo, posto che secondo me alcuni reati dovrebbero essere depenalizzati (con abolizione di un paio di leggi a mio parere vergognose e ideologiche, e sapete a quali mi riferisco), e posto che il sistema carcerario italiano funziona male, esprimo la mia contrarietà all'indulto o all'amnistia (a meno che non si faccia un discorso di questo tipo: depenalizziamo questo e quello, e chi è dentro per questi reati va fuori domani mattina).
La cancellazione di una pena in atto mi sembra un orrore giuridico, tantopiù quando tali atti diventano sistematici (per non dire sistemici), e tra l'uno e l'altro non si fa nulla per ovviare alla prossima emergenza. Preferirei che tot pene venissero commutate in qualcos'altro, ma non indultate.
Quanto alla responsabilità personale, guarda che io - anche nel discorso su doping e perfezionismo - ho sempre difeso quello che secondo me è l'anello debole della catena (e posso tranquillamente farlo anche qui, ma in questo caso mi sembrerebbe quasi superfluo, visto - ripeto - che ci sono decenni di studi sociologici che mi darebbero ragione), ma ho anche sempre detto che "a chi tocca nun se 'ngrugna", nel senso che se io mi dopo e mi beccano, poi sconto la pena prevista, e amen. Si può discutere poi a un livello più alto sulla giustezza del sistema antidoping, ma per il momento sconto la pena.
Allo stesso modo, se me ne vado in giro con 100 grammi di hashish (o anche solo con 10), e mi beccano e mi sbattono in galera, posso pure pensare che tutto ciò sia ingiusto a un livello assoluto, ma devo anche sapere che sapevo a cosa andavo incontro quando ho imbarcato l'hashish. Quindi mi sconto la mia pena e - orientativamente - evito di protestare.
Non lo so, mi è capitato di commettere infrazioni del codice della strada, qualche volta (di rado) sono stato multato, ma non mi sono mai sognato di pregare i carabinieri di non multarmi, sapendo che ero in errore. La vedo così.
Del discorso di prima, forse ho sbagliato a mettere insieme le "pene accessorie" dei carcerati in galera (ovvero sovraffollamento e disagi vari) con il discorso sul "post-squalifica" relativo ai dopati. Avrei dovuto limitarmi - come esempio - alla celebre (inutilissima) gogna mediatica per il ciclista beccato, per essere più attinente ed evitare fraintendimenti in chi legge.