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Ivano Fanini

Inviato: domenica 15 maggio 2011, 11:45
da sceriffo
di CRISTIANO GATTI -

Egregio Ivano Fanini, so benissimo che lei è molto più bravo di me a scrivere lettere, come dimostrano le cataste di missive che ogni redazione giornalistica, ogni Procura, ogni caserma dei Nas ha accumulato negli anni. Trovandomi qui al Giro, mi vedo però costretto a rubarle il mestiere (stia fermo con la denuncia: rubo solo il mestiere, è un modo di dire) per inviarle un paio di riflessioni personali, che non mi piace esprimere alle sue spalle, ma direttamente al suo indirizzo.
Ovviamente l’oggetto di questa mia è la notizia piombata qui in carovana del suo interessamento a rilanciare Riccò. Confesso subito la mia posizione, così non mi accuserà d’essere subdolo e ambiguo: io Riccò l’avrei riaccompagnato all’agricoltura già dopo quello che combinò al Tour 2008, offrendogli sì una possibilità di riscatto, come va concessa a tutti, ma non su una bicicletta (scegliesse lui il mezzo di locomozione, trattore o trebbiatrice non fa differenza). Lei può dunque immaginare quello che penso adesso: se serve, le preciso che considero il ritorno di Riccò nel ciclismo una vergogna e una sciagura.
Sento già la sua obiezione, contenuta nel comunicato stampa da lei emesso dopo il vostro incontro: chi è lei, mi chiederà, per considerare Riccò colpevole prima ancora di conoscere l’inchiesta? Devo ammetterlo: scoprirla così garantista, così premuroso nel pronunciare parole del tipo “finchè non ho prove, non ho il diritto di colpevolizzare nessuno” è per me una scoperta eccezionale. La seguo da un po’ di anni: posso dire di averla vista sempre prontissimo a condannare il prossimo senza prove, ma è pur vero che tutti prima o poi possono cambiare idea. Dunque, benvenuto tra i garantisti. La ringraziano soprattutto i tanti esseri umani che in questo lungo periodo da Torquemada del ciclismo ha tranquillamente rovinato con le sue semplici parole.
Comunque. Evidentemente lei ha pensato di invecchiare ritagliandosi il delicato ruolo di Muccioli del ciclismo, aprendo questa strana succursale di San Patrignano, riservata ai pentiti da redimere. Tanti auguri. La missione non è facile, soprattutto con certi soggetti. Però se lo lasci dire: esercitando questa missione, eviti certi toni truculenti. Mi riferisco a un passaggio tremendo del suo comunicato: “In tanti sarebbero stati contenti se Riccò fosse morto”. Io non so a chi lei si riferisca, ma trovo queste parole comunque impronunciabili. Chissà: non vorrei che a tradirla fosse la sua cultura dell’odio, per così tanti anni coltivata quotidianamnete, tanto da non farle più cogliere il peso dei pensieri più truci. In ogni caso, risponda lei alla sua coscienza. Personalmente non credo ci sia nessuno capace di fare festa per la morte di nessuno, tanto meno per quella di Riccò. A noi che non lo amiano, mediamente, basta solo che giri alla larga dal ciclismo. Ma questa non è una posizione di odio: è solo di coerenza morale. Non so se le dicano qualcosa queste ultime parole…
Entrando invece nel merito diretto della questione, le aggiungo solo questo: non abbiamo tutti l’anello al naso. Lei dice che Riccò entrerà nella sua squadra soltanto se confesserà tutto, aiutando gli inquirenti nelle inchieste. Ottimo spottone pubblicitario, complimenti per il marketing di se stesso. Però sappia che tutti noi, benchè babbei, sappiamo una cosa elementare: se Riccò davvero confessa tutto, col passato che ha, in bicicletta non ci torna più. Si prende la prima radiazione della nuova storia antidoping e finisce lì. Certo, lei conta sul solito “do ut des” da mercato del pesce: nomi e cognomi ai piemme in cambio degli sconti di pena. Parere personale: se Riccò davvero ha una possibilità di cambiare, di redimersi, sta in una confessione onesta, leale, personale, che non abbia niente di strategico, di calcolato e di mercanteggiato. Niente cioè dei pentimenti che piacciono a lei, egregio Fanini.
Mi fermo qui. Mi scuso per la lunghezza e resto a disposizione per qualunque chiarimento. Mi conceda una sola domanda finale: perché nei suoi racconti i ciclisti sono sempre più o meno dannati e farabutti, ma quando entrano nel suo giro diventano improvvisamente sante persone?
(tuttobiciweb.it)

Re: Ivano Fanini

Inviato: domenica 15 maggio 2011, 12:21
da alfiso
sceriffo ha scritto:di CRISTIANO GATTI -

Egregio Ivano Fanini, so benissimo che lei è molto più bravo di me a scrivere lettere, come dimostrano le cataste di missive che ogni redazione giornalistica, ogni Procura, ogni caserma dei Nas ha accumulato negli anni. Trovandomi qui al Giro, mi vedo però costretto a rubarle il mestiere (stia fermo con la denuncia: rubo solo il mestiere, è un modo di dire) per inviarle un paio di riflessioni personali, che non mi piace esprimere alle sue spalle, ma direttamente al suo indirizzo.
Ovviamente l’oggetto di questa mia è la notizia piombata qui in carovana del suo interessamento a rilanciare Riccò. Confesso subito la mia posizione, così non mi accuserà d’essere subdolo e ambiguo: io Riccò l’avrei riaccompagnato all’agricoltura già dopo quello che combinò al Tour 2008, offrendogli sì una possibilità di riscatto, come va concessa a tutti, ma non su una bicicletta (scegliesse lui il mezzo di locomozione, trattore o trebbiatrice non fa differenza). Lei può dunque immaginare quello che penso adesso: se serve, le preciso che considero il ritorno di Riccò nel ciclismo una vergogna e una sciagura.
Sento già la sua obiezione, contenuta nel comunicato stampa da lei emesso dopo il vostro incontro: chi è lei, mi chiederà, per considerare Riccò colpevole prima ancora di conoscere l’inchiesta? Devo ammetterlo: scoprirla così garantista, così premuroso nel pronunciare parole del tipo “finchè non ho prove, non ho il diritto di colpevolizzare nessuno” è per me una scoperta eccezionale. La seguo da un po’ di anni: posso dire di averla vista sempre prontissimo a condannare il prossimo senza prove, ma è pur vero che tutti prima o poi possono cambiare idea. Dunque, benvenuto tra i garantisti. La ringraziano soprattutto i tanti esseri umani che in questo lungo periodo da Torquemada del ciclismo ha tranquillamente rovinato con le sue semplici parole.
Comunque. Evidentemente lei ha pensato di invecchiare ritagliandosi il delicato ruolo di Muccioli del ciclismo, aprendo questa strana succursale di San Patrignano, riservata ai pentiti da redimere. Tanti auguri. La missione non è facile, soprattutto con certi soggetti. Però se lo lasci dire: esercitando questa missione, eviti certi toni truculenti. Mi riferisco a un passaggio tremendo del suo comunicato: “In tanti sarebbero stati contenti se Riccò fosse morto”. Io non so a chi lei si riferisca, ma trovo queste parole comunque impronunciabili. Chissà: non vorrei che a tradirla fosse la sua cultura dell’odio, per così tanti anni coltivata quotidianamnete, tanto da non farle più cogliere il peso dei pensieri più truci. In ogni caso, risponda lei alla sua coscienza. Personalmente non credo ci sia nessuno capace di fare festa per la morte di nessuno, tanto meno per quella di Riccò. A noi che non lo amiano, mediamente, basta solo che giri alla larga dal ciclismo. Ma questa non è una posizione di odio: è solo di coerenza morale. Non so se le dicano qualcosa queste ultime parole…
Entrando invece nel merito diretto della questione, le aggiungo solo questo: non abbiamo tutti l’anello al naso. Lei dice che Riccò entrerà nella sua squadra soltanto se confesserà tutto, aiutando gli inquirenti nelle inchieste. Ottimo spottone pubblicitario, complimenti per il marketing di se stesso. Però sappia che tutti noi, benchè babbei, sappiamo una cosa elementare: se Riccò davvero confessa tutto, col passato che ha, in bicicletta non ci torna più. Si prende la prima radiazione della nuova storia antidoping e finisce lì. Certo, lei conta sul solito “do ut des” da mercato del pesce: nomi e cognomi ai piemme in cambio degli sconti di pena. Parere personale: se Riccò davvero ha una possibilità di cambiare, di redimersi, sta in una confessione onesta, leale, personale, che non abbia niente di strategico, di calcolato e di mercanteggiato. Niente cioè dei pentimenti che piacciono a lei, egregio Fanini.
Mi fermo qui. Mi scuso per la lunghezza e resto a disposizione per qualunque chiarimento. Mi conceda una sola domanda finale: perché nei suoi racconti i ciclisti sono sempre più o meno dannati e farabutti, ma quando entrano nel suo giro diventano improvvisamente sante persone?
(tuttobiciweb.it)
Questo è garantismo militare. Garantismo allineato e coperto e davvero conformista.
Fanini potrà non piacere nei toni ed è biasimabile negli accenti esagerati, però in questo caso mi pare più trasparente e genuino-sincero del Gatti.
Gatti strombazza un pensiero di massa, che nulla ha a che vedere con la morale, la lotta al doping e le altre "grandi battaglie moralizzatrici e di civiltà" che durano lo spazio di una stagione ed hanno la profondità intellettuale del filosofo Gennaro Gattuso (tribuno popolano contro il traditore Leonardo - sono juventino ndr).
Eppoi massimo rispetto per l'agricoltura. Odio i moralizzatori ed i moralisti che sanno solo additare. Altra cosa è affrontare il problema alla radice, evitando i delatori e favorendo invece le testimonianze-deposizioni mettendoci la propria faccia.
E' l'unico modo per evitare gli effimeri giochi del tipo:
- io sono pulito, tutti gli altri hanno la rogna;
- ho dato le informazioni a chi conta ed ora sono tranquillo (protetto) e adesso mi prendo qualche libertà (è successo anche a Riccò, poi il diavolo fa le pentole e non i coperchi; è da lì che deriva l'odio mediatico?);
- sono politicamente ben messo, ho una bella immagine politicamente corretta (i'm doping fighett), e nessuno mi romperà le palle;
Capire la situazione insieme agli atleti, dare un termine, questo sì morale, al tritacarne mediatico è ormai un passaggio obbligato.
Quella di Riccò è una storia maledetta. Preferisco che questo ragazzo (con i suoi molti limiti intellettuali) trovi una sua strada dignitosa che gli consenta anche di convivere con la sua imprescindibile immagine pubblica.
Abbiamo già avuto parecchi drammi e tragedie, non capisco questo gusto di infierire. Non è la mancanza di respiro che a volte determina una morte. Si può anche respirare ma essere morti dentro. E' questo caro Gatti che non deve far godere nessuno.
Parlare poi di marketing, quando una squadra prende (anzi, potrebbe prendere) un reietto, mi sembra un tantino eccessivo.
Non è che porti così tanta fama e denaro l'immagine di Riccò. Troppo facile sparare sulla Croce Rossa.
Al mio paese dicono "è come picchiare uno che haha". Gatti, lasciamo finire a Riccò i bisogni, poi potrai accanirti.
Pìetas umana prima di tutto.

Re: Ivano Fanini

Inviato: giovedì 11 settembre 2014, 15:21
da sceriffo
DOPING | C’è anche il nome di Luca Benedetti tra coloro che sono provvisoriamente sospesi dall’Uci. Il corriodore della Amore&Vita è risultato positivo al Darbepoetin (Epo sintetica, meglio conosciuta come Aranesp) il 6 giugno scorso in occasione del GP de Saguenay. Per il ventiseienne corridore, approdato qust’annoi al team di Ivano Fanini, si tratterebbe - se confermata - della seconda violazione delcodice Wada: Benedetti è già stato squalificato dal 2011 al 2012 dopo i fatti del GiroBio 2010 che coinvolsero il suo team dilettantistico.
tuttobiciweb.it

Re: Ivano Fanini

Inviato: giovedì 11 settembre 2014, 15:26
da Basso
Notizia riportata per primi da Cicloweb alle 19.46 di ieri. http://www.cicloweb.it/news/2014/09/10/ ... tivita.htm

Sceriffo, ci fosse una benedetta volta in cui riporti le notizie presenti su questo sito :sasso:

Su Fanini faccio mie le parole di Marco Bonarrigo: «dopo tanti anni, non abbiamo ancora capito il senso della presenza di Amore & Vita nel ciclismo»

Re: Ivano Fanini

Inviato: giovedì 11 settembre 2014, 15:45
da Visconte85
Fanini che è grande amico di Nibali :diavoletto:

Re: Ivano Fanini

Inviato: giovedì 11 settembre 2014, 16:22
da Tranchée d'Arenberg
Basso ha scritto:
Su Fanini faccio mie le parole di Marco Bonarrigo: «dopo tanti anni, non abbiamo ancora capito il senso della presenza di Amore & Vita nel ciclismo»
:diavoletto:

Re: Ivano Fanini

Inviato: giovedì 11 settembre 2014, 16:35
da simociclo
Basso ha scritto:Notizia riportata per primi da Cicloweb alle 19.46 di ieri. http://www.cicloweb.it/news/2014/09/10/ ... tivita.htm

Sceriffo, ci fosse una benedetta volta in cui riporti le notizie presenti su questo sito :sasso:

Su Fanini faccio mie le parole di Marco Bonarrigo: «dopo tanti anni, non abbiamo ancora capito il senso della presenza di Amore & Vita nel ciclismo»
:D :clap: