Il ciclismo italiano nel 2015
Inviato: martedì 25 agosto 2015, 20:48
Alla luce dei risultati (pochi molto pochi) del ciclismo italiano, sin qui ottenuti, è una delle peggiori stagioni di cui avete memoria?
Nelle classiche non si è sbloccato nulla, anzi i risultati sono riusciti ad essere in controtendenza rispetto al passato recente, che nemmeno brillava. Salvati dalla vittoria di Paolini alla Gand, ma poi poco o nulla.
Nei Grandi Giri, Aru alla Vuelta permettendo, chiudiamo con uno zero nelle vittorie finali, e al Tour se togliamo la tappa di Nibali, abbiamo raccolto il nulla assoluto. Alla Vuelta in queste prime tappe dal profilo che una volta stuzzicava i virgulti dell'italico pedale, a malapena piazziamo Aru nei 10.
Alcuni fra i migliori talenti nati negli anni '80 si sono trasformati chi prima chi poi progressivamente in grandissimi gregari, ma con poca licenza di uccidere.
I migliori talenti nati negli '90 ' fino ad oggi in questo 2015, restano così Formolo (che dopo la tappa al Giro si è comunque visto poco, eccezion fatta per dei piazzamenti al Polonia, mi pare), naturalmente Aru, e poi qualche sporadico risultato o piazzamento di Felline. Si continua a parlare benissimo di Bonifazio, che Cassani ha investito con la palma di ''maggior talento giovane italiano per le classiche'' che però deve ancora sbocciare. Piace molto Zurlo, atleta tutto da scoprire e Sbaragli che cresce di anno in anno. Moser ha vinto una corsetta in austria, poco più, ma su di lui ha visto bene galliano, dà l'impressione che più di così non ha voglia (magari gli tornerà quando avrà bisogno di un altro contratto, anche se non credo che farà molta fatica a trovare un lavoro quando si ritirerà)
Colbrelli si è ritrovato solo in una piccola corsa a tappe francese.
La nidiata classe '89 ha avuto alti e bassi con Ulissi, Nizzolo e Viviani, ma ad esempio Battaglin è letteralmente scomparso dal panorama. Stagione in controtendenza invece per Trentin. E' esploso il discreto talento di Cimolai, ma anche lui al Tour, in quegli ordini d'arrivo da classica e mondiale, è al massimo da top ten. I Degenkolb, i Sagan e non solo, sono di un altro livello. Pelucchi è un buon velocista, ma è andato a terra al giro ed alla Vuelta, non potendo mettersi in luce.
Malori, il nostro miglior cronoman, non ha fatto il salto di qualità definitivo in quell'esercizio, diventando anche lui sempre più un prezioso gregario che altro.
Ok siamo capofila di vittorie stagionali, ma sono per lo più corse minori.
Chiudono le squadre, chiudono le corse, ma questo è un processo irreversibile che stiamo subendo ormai da quasi due lustri.
Quale presente e quale futuro per il movimento italiano su strada?
Nelle classiche non si è sbloccato nulla, anzi i risultati sono riusciti ad essere in controtendenza rispetto al passato recente, che nemmeno brillava. Salvati dalla vittoria di Paolini alla Gand, ma poi poco o nulla.
Nei Grandi Giri, Aru alla Vuelta permettendo, chiudiamo con uno zero nelle vittorie finali, e al Tour se togliamo la tappa di Nibali, abbiamo raccolto il nulla assoluto. Alla Vuelta in queste prime tappe dal profilo che una volta stuzzicava i virgulti dell'italico pedale, a malapena piazziamo Aru nei 10.
Alcuni fra i migliori talenti nati negli anni '80 si sono trasformati chi prima chi poi progressivamente in grandissimi gregari, ma con poca licenza di uccidere.
I migliori talenti nati negli '90 ' fino ad oggi in questo 2015, restano così Formolo (che dopo la tappa al Giro si è comunque visto poco, eccezion fatta per dei piazzamenti al Polonia, mi pare), naturalmente Aru, e poi qualche sporadico risultato o piazzamento di Felline. Si continua a parlare benissimo di Bonifazio, che Cassani ha investito con la palma di ''maggior talento giovane italiano per le classiche'' che però deve ancora sbocciare. Piace molto Zurlo, atleta tutto da scoprire e Sbaragli che cresce di anno in anno. Moser ha vinto una corsetta in austria, poco più, ma su di lui ha visto bene galliano, dà l'impressione che più di così non ha voglia (magari gli tornerà quando avrà bisogno di un altro contratto, anche se non credo che farà molta fatica a trovare un lavoro quando si ritirerà)
Colbrelli si è ritrovato solo in una piccola corsa a tappe francese.
La nidiata classe '89 ha avuto alti e bassi con Ulissi, Nizzolo e Viviani, ma ad esempio Battaglin è letteralmente scomparso dal panorama. Stagione in controtendenza invece per Trentin. E' esploso il discreto talento di Cimolai, ma anche lui al Tour, in quegli ordini d'arrivo da classica e mondiale, è al massimo da top ten. I Degenkolb, i Sagan e non solo, sono di un altro livello. Pelucchi è un buon velocista, ma è andato a terra al giro ed alla Vuelta, non potendo mettersi in luce.
Malori, il nostro miglior cronoman, non ha fatto il salto di qualità definitivo in quell'esercizio, diventando anche lui sempre più un prezioso gregario che altro.
Ok siamo capofila di vittorie stagionali, ma sono per lo più corse minori.
Chiudono le squadre, chiudono le corse, ma questo è un processo irreversibile che stiamo subendo ormai da quasi due lustri.
Quale presente e quale futuro per il movimento italiano su strada?