Il clima che cambia
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Il clima che cambia
Intervista a Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea:
https://www.lifegate.it/sannino-enea-co ... -climatici
Gianmaria Sannino è stato uno dei protagonisti, nei giorni scorsi, della Notte europea dei ricercatori 2021 con il progetto Net Scienza Insieme e il suo partenariato scientifico d’eccellenza. La Città dell’Altra Economia – nel quartiere Testaccio di Roma – ha ospitato eventi, laboratori, attività per bambini, talk e incontri con i ricercatori per avvicinare il grande pubblico di tutte le età ai temi della scienza. E il responsabile del Laboratorio modellistica climatica e impatti dell’Enea lo ha spiegato in maniera chiara: la crisi climatica è un fenomeno che ormai tocchiamo con mano, come hanno dimostrato gli eventi dell’estate appena passata. Esperto di oceanografia, Sannino ha studiato a lungo anche il potenziale energetico delle maree e delle onde: un tema sul quale c’è grande fermento in Europa, oltre a interessanti possibilità di sviluppo nel nostro paese.
Ci siamo appena lasciati alle spalle una delle estati più calde degli ultimi decenni, con punte vicine ai 50 gradi in Sicilia. Si tratta di un fenomeno ormai irreversibile?
Di certo stiamo andando verso uno scenario nel quale la temperatura media sarà sempre più alta e le estati si allungheranno. È quindi fondamentale lavorare a politiche di mitigazione per far sì che questi fenomeni non diventino ancora più estremi, e soprattutto sistematici. Ad agosto hanno fatto scalpore i 48 gradi registrati nel siracusano: dobbiamo fare in modo che ciò continui ad essere considerato straordinario e non diventi consuetudine. Se non mettiamo un freno alle emissioni di CO2, entro la fine del secolo avremo non solo in Sicilia, ma in molte regioni d’Italia, interi periodi dell’anno con temperature costantemente superiori ai 40 gradi.
Al contempo, aumenteranno le piogge intense e le alluvioni. Quanto pesa, rispetto ai possibili danni, il fenomeno della cementificazione? Le politiche di adattamento messe in atto in alcune città possono funzionare, come si sostiene nell’ultimo rapporto del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici?
A fronte di una riduzione generale delle precipitazioni, registriamo fenomeni piovosi sempre più intensi. Il problema è che in Italia, un paese già molto fragile dal punto di vista idrogeologico, cinquant’anni fa abbiamo sviluppato le nostre città sulla base di un modello climatico diverso da quello di oggi: il risultato è che i nostri centri urbani non sono pronti a fronteggiare alluvioni e nubifragi. Per questo motivo i piani di adattamento sono fondamentali: abbiamo città come Bologna che da questo punto di vista sono più avanti, realtà come Roma che ha un piano ma non ha ancora iniziato a metterlo in opera, e importanti centri del tutto privi di una strategia. Bisogna accelerare, altrimenti il clima diventerà così ostile da rendere i piani stessi troppo costosi e difficili da mettere in atto.
L’ultimo report delle Nazioni Unite sul clima si concentra in particolar modo sull’Europa del Sud. Cosa contraddistingue i paesi che, come l’Italia, si affacciano sul mar Mediterraneo?
La zona del Mediterraneo è particolarissima dal punto di vista geografico. Ha le Alpi che la circondano a nord e uno dei più grandi deserti del mondo a sud, oltre a un mare dalle caratteristiche simili a quelle di un enorme lago: alle stesse latitudini non esiste niente di simile al mondo. Si tratta quindi di un hotspot climatico, ovvero di un luogo in cui i cambiamenti climatici impattano in anticipo e con effetti amplificati. Ciò non deve sorprendere, perché già nei primi anni del secolo scorso fu coniata la definizione di “clima mediterraneo”: un clima particolarmente gradevole e prevedibile, molto adatto all’agricoltura. Ora, purtroppo, il quadro è decisamente mutato.
In che modo?
L’aumento medio della temperatura, che nel Pianeta si attesta intorno a un grado centigrado, nell’area mediterranea raggiunge gli 1,2 gradi: in pratica il riscaldamento globale corre a una velocità più alta del 20 per cento rispetto alla media mondiale. Dopo gli hotspot climatici più importanti al mondo, il Polo nord e il Polo sud, viene il Mediterraneo. Abbiamo insomma un problema con cui dobbiamo imparare a convivere.
A cosa è dovuto questo mutamento?
L’anticiclone delle Azzorre che, soprattutto in estate, ci proteggeva dall’anticiclone africano, è sempre più spostato sulle isole sulle quali viene generato e non riesce a svolgere quella funzione. Ciò comporta due fenomeni. Da un lato, l’anticiclone africano investe più spesso il Mediterraneo: i 48 gradi registrati ad agosto a Floridia sono l’effetto di un’aria calda proveniente da deserto del Sahara. Dall’altro lato, l’aria fredda e umida proveniente dal nord Europa entra più facilmente in contatto con quella calda, dando luogo a nubifragi e trombe d’aria, come quella che si è abbattuta a inizio settembre a Pantelleria.
Il mare però, attraverso lo sfruttamento di energia da onde e correnti, può fornire anche un contributo concreto alla transizione energetica. A che punto siamo del percorso di avanzamento tecnologico?
Il mare è una grande riserva potenziale di energia. Dal punto di vista tecnologico, c’è grande interesse verso quella che può essere generata dalle onde e dalle correnti di marea. Come Enea rappresentiamo l’Italia a Bruxelles su un tema sul quale la Commissione europea punta con decisione, in ottica 2025 e soprattutto con uno sguardo al 2050. In Europa e anche nel nostro paese sono stati sviluppati diversi tipi di prototipi e ora siamo nella fase pre-commerciale: bisogna dimostrare che sono in grado di produrre quantitativi sufficienti energia, resistendo bene alle intemperie del mare. L’Europa detiene oltre il 60 per cento dei brevetti, vuole confermare la propria leadership in questo campo ed esportare le proprie tecnologie nel mondo.
Quali potenzialità di sfruttamento energetico ci sono in Italia?
È stato calcolato che l’energia generata dal mare nello stretto di Messina equivalga a un terzo dell’intero fabbisogno della città siciliana. Ci sono poi zone, come la costa occidentale della Sardegna e quelle che si affacciano sul canale di Sicilia, dove si potrebbe sfruttare il potenziale energetico delle onde. Tra tutte le rinnovabili, oltretutto, l’energia proveniente dal mare è quella più facile da prevedere.
Tornando all’emergenza climatica, secondo le Nazioni Unite limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi – come stabilito nell’Accordo di Parigi – è ormai un obiettivo difficile da centrare.
In effetti mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi è un obiettivo sempre più sfidante. Dopo l’Accordo di Parigi, purtroppo, abbiamo riscontrato poco dal punto di vista pratico. Dal 2015 ad oggi le emissioni di CO2 sono sempre cresciute, ad eccezione dell’anno caratterizzato dalle restrizioni legate al coronavirus. Di certo non possiamo aspettare una pandemia ogni anno per far diminuire le emissioni.
Quali azioni andrebbero messe in campo nell’immediato e che spinta può arrivare dai fondi del Next Generation Eu?
Non è più tempo di parole ma di azioni a 360 gradi. Dobbiamo decarbonizzare il nostro sistema produttivo spingendo sulle rinnovabili, lavorare sull’efficienza energetica per ridurre i consumi, inserire il paradigma dell’economia circolare in molteplici ambiti della nostra società. È arrivato il momento di rivedere alcune abitudini alimentari, ad esempio riducendo il consumo di carne, e di confermare alcune buone pratiche legate ai trasporti e agli spostamenti, che giocoforza abbiamo scoperto a causa della pandemia: tornare indietro su smart working, conferenze a distanza e micro-mobilità condivisa sarebbe un autogol enorme.
https://www.lifegate.it/sannino-enea-co ... -climatici
Gianmaria Sannino è stato uno dei protagonisti, nei giorni scorsi, della Notte europea dei ricercatori 2021 con il progetto Net Scienza Insieme e il suo partenariato scientifico d’eccellenza. La Città dell’Altra Economia – nel quartiere Testaccio di Roma – ha ospitato eventi, laboratori, attività per bambini, talk e incontri con i ricercatori per avvicinare il grande pubblico di tutte le età ai temi della scienza. E il responsabile del Laboratorio modellistica climatica e impatti dell’Enea lo ha spiegato in maniera chiara: la crisi climatica è un fenomeno che ormai tocchiamo con mano, come hanno dimostrato gli eventi dell’estate appena passata. Esperto di oceanografia, Sannino ha studiato a lungo anche il potenziale energetico delle maree e delle onde: un tema sul quale c’è grande fermento in Europa, oltre a interessanti possibilità di sviluppo nel nostro paese.
Ci siamo appena lasciati alle spalle una delle estati più calde degli ultimi decenni, con punte vicine ai 50 gradi in Sicilia. Si tratta di un fenomeno ormai irreversibile?
Di certo stiamo andando verso uno scenario nel quale la temperatura media sarà sempre più alta e le estati si allungheranno. È quindi fondamentale lavorare a politiche di mitigazione per far sì che questi fenomeni non diventino ancora più estremi, e soprattutto sistematici. Ad agosto hanno fatto scalpore i 48 gradi registrati nel siracusano: dobbiamo fare in modo che ciò continui ad essere considerato straordinario e non diventi consuetudine. Se non mettiamo un freno alle emissioni di CO2, entro la fine del secolo avremo non solo in Sicilia, ma in molte regioni d’Italia, interi periodi dell’anno con temperature costantemente superiori ai 40 gradi.
Al contempo, aumenteranno le piogge intense e le alluvioni. Quanto pesa, rispetto ai possibili danni, il fenomeno della cementificazione? Le politiche di adattamento messe in atto in alcune città possono funzionare, come si sostiene nell’ultimo rapporto del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici?
A fronte di una riduzione generale delle precipitazioni, registriamo fenomeni piovosi sempre più intensi. Il problema è che in Italia, un paese già molto fragile dal punto di vista idrogeologico, cinquant’anni fa abbiamo sviluppato le nostre città sulla base di un modello climatico diverso da quello di oggi: il risultato è che i nostri centri urbani non sono pronti a fronteggiare alluvioni e nubifragi. Per questo motivo i piani di adattamento sono fondamentali: abbiamo città come Bologna che da questo punto di vista sono più avanti, realtà come Roma che ha un piano ma non ha ancora iniziato a metterlo in opera, e importanti centri del tutto privi di una strategia. Bisogna accelerare, altrimenti il clima diventerà così ostile da rendere i piani stessi troppo costosi e difficili da mettere in atto.
L’ultimo report delle Nazioni Unite sul clima si concentra in particolar modo sull’Europa del Sud. Cosa contraddistingue i paesi che, come l’Italia, si affacciano sul mar Mediterraneo?
La zona del Mediterraneo è particolarissima dal punto di vista geografico. Ha le Alpi che la circondano a nord e uno dei più grandi deserti del mondo a sud, oltre a un mare dalle caratteristiche simili a quelle di un enorme lago: alle stesse latitudini non esiste niente di simile al mondo. Si tratta quindi di un hotspot climatico, ovvero di un luogo in cui i cambiamenti climatici impattano in anticipo e con effetti amplificati. Ciò non deve sorprendere, perché già nei primi anni del secolo scorso fu coniata la definizione di “clima mediterraneo”: un clima particolarmente gradevole e prevedibile, molto adatto all’agricoltura. Ora, purtroppo, il quadro è decisamente mutato.
In che modo?
L’aumento medio della temperatura, che nel Pianeta si attesta intorno a un grado centigrado, nell’area mediterranea raggiunge gli 1,2 gradi: in pratica il riscaldamento globale corre a una velocità più alta del 20 per cento rispetto alla media mondiale. Dopo gli hotspot climatici più importanti al mondo, il Polo nord e il Polo sud, viene il Mediterraneo. Abbiamo insomma un problema con cui dobbiamo imparare a convivere.
A cosa è dovuto questo mutamento?
L’anticiclone delle Azzorre che, soprattutto in estate, ci proteggeva dall’anticiclone africano, è sempre più spostato sulle isole sulle quali viene generato e non riesce a svolgere quella funzione. Ciò comporta due fenomeni. Da un lato, l’anticiclone africano investe più spesso il Mediterraneo: i 48 gradi registrati ad agosto a Floridia sono l’effetto di un’aria calda proveniente da deserto del Sahara. Dall’altro lato, l’aria fredda e umida proveniente dal nord Europa entra più facilmente in contatto con quella calda, dando luogo a nubifragi e trombe d’aria, come quella che si è abbattuta a inizio settembre a Pantelleria.
Il mare però, attraverso lo sfruttamento di energia da onde e correnti, può fornire anche un contributo concreto alla transizione energetica. A che punto siamo del percorso di avanzamento tecnologico?
Il mare è una grande riserva potenziale di energia. Dal punto di vista tecnologico, c’è grande interesse verso quella che può essere generata dalle onde e dalle correnti di marea. Come Enea rappresentiamo l’Italia a Bruxelles su un tema sul quale la Commissione europea punta con decisione, in ottica 2025 e soprattutto con uno sguardo al 2050. In Europa e anche nel nostro paese sono stati sviluppati diversi tipi di prototipi e ora siamo nella fase pre-commerciale: bisogna dimostrare che sono in grado di produrre quantitativi sufficienti energia, resistendo bene alle intemperie del mare. L’Europa detiene oltre il 60 per cento dei brevetti, vuole confermare la propria leadership in questo campo ed esportare le proprie tecnologie nel mondo.
Quali potenzialità di sfruttamento energetico ci sono in Italia?
È stato calcolato che l’energia generata dal mare nello stretto di Messina equivalga a un terzo dell’intero fabbisogno della città siciliana. Ci sono poi zone, come la costa occidentale della Sardegna e quelle che si affacciano sul canale di Sicilia, dove si potrebbe sfruttare il potenziale energetico delle onde. Tra tutte le rinnovabili, oltretutto, l’energia proveniente dal mare è quella più facile da prevedere.
Tornando all’emergenza climatica, secondo le Nazioni Unite limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi – come stabilito nell’Accordo di Parigi – è ormai un obiettivo difficile da centrare.
In effetti mantenersi al di sotto degli 1,5 gradi è un obiettivo sempre più sfidante. Dopo l’Accordo di Parigi, purtroppo, abbiamo riscontrato poco dal punto di vista pratico. Dal 2015 ad oggi le emissioni di CO2 sono sempre cresciute, ad eccezione dell’anno caratterizzato dalle restrizioni legate al coronavirus. Di certo non possiamo aspettare una pandemia ogni anno per far diminuire le emissioni.
Quali azioni andrebbero messe in campo nell’immediato e che spinta può arrivare dai fondi del Next Generation Eu?
Non è più tempo di parole ma di azioni a 360 gradi. Dobbiamo decarbonizzare il nostro sistema produttivo spingendo sulle rinnovabili, lavorare sull’efficienza energetica per ridurre i consumi, inserire il paradigma dell’economia circolare in molteplici ambiti della nostra società. È arrivato il momento di rivedere alcune abitudini alimentari, ad esempio riducendo il consumo di carne, e di confermare alcune buone pratiche legate ai trasporti e agli spostamenti, che giocoforza abbiamo scoperto a causa della pandemia: tornare indietro su smart working, conferenze a distanza e micro-mobilità condivisa sarebbe un autogol enorme.
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
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Re: Il clima che cambia
chinaski89 ha scritto: ↑giovedì 28 ottobre 2021, 16:44Ne ha parlato Cingolani e c'è stata polemica politica, poi anche fare mille 3d mi pare un casino. Comunque se proprio apritelo e scrivo li.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 28 ottobre 2021, 16:30 Scusate, faccio un'obiezione di metodo: perché non creare dei topic ad hoc sui singoli argomenti, anziché mettere tutto nel calderone dei fatti di politica?
Nel merito, ho iniziato a interessarmi un pochino di cambiamenti climatici negli ultimi mesi, ascoltando conferenze sul tema su youtube (belle, le consiglio vivamente, specie quelle di Gianmaria Sannino) e leggendo a spizzichi. Tra i climatologi italiani che ho seguito, nessuno si faceva le pippe sul nucleare. La mia impressione è che venga tirato fuori soprattutto da chi non si occupa nello specifico di clima. Si può obiettare: e allora l'IPCC? L'IPCC lo consiglia per l'Asia, dove strutturalmente ha senso espanderlo, ma non per l'Europa, dove è in via di smantellamento. Inoltre, elenca dettagliatamente gli alti rischi associati, che invece i fan dell'atomo minimizzano. In compenso, il presidente dell'Associazione Italiana Nucleare Umberto Minopoli è un negazionista del cambiamento climatico.
I climatologi se sono preoccupati per il riscaldamento climatico e le emissioni di CO2 l'unica fonte di energia ad emissioni zero che abbiamo la dovrebbero perlomeno prendere in considerazione. Che in EU sia del tutto in fase di smantellamento comunque è opinabile. Frase che contiene innegabili verità, per esempio la Germania sta smantellando e nel frattempo progetta fantastiche centrali a carbone la Francia non ci pensa neppure, altri stanno facendone di nuove. Speriamo che in Asia ne facciano moltissime, soprattutto in Cina ed in India che a emissioni pestano mica male
PS: son curioso dell' elenco di questi rischi.. alti poi..
Nuclear energy is a mature low-GHG emission source of baseload power, but its share of global electricity generation has
been declining (since 1993). Nuclear energy could make an
increasing contribution to low-carbon energy supply, but a variety of barriers and risks exist (robust evidence, high agreement).
Its specific emissions are below 100 gCO2eq per kWh on a lifecycle
basis and with more than 400 operational nuclear reactors worldwide,
nuclear electricity represented 11% of the world’s electricity generation in 2012, down from a high of 17% in 1993.
Barriers to and risks associated with an increasing use of nuclear
energy include operational risks and the associated safety concerns, uranium mining risks, financial and regulatory risks, unresolved waste management issues, nuclear weapon proliferation
concerns, and adverse public opinion (robust evidence, high agreement)
Questo è IPCC 2018. Invece nell'ultimo rapporto, di 4000 pagine, di nucleare non si parla praticamente mai, a meno che con la funzione "ricerca" non mi sia sfuggito qualcosa.
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
Trent'anni fa l'enologo che dirigeva una delle più famose cantine italiane, nota a livello mondiale, mi diceva: fra qualche anno lo champagne lo produrranno in Inghilterra.
Per intanto, qualche vigna nei pressi di Dover l'hanno impiantata.
Di certo da noi, complice anche la richiesta e i prezzi aumentati, hanno messo vigne in terreni in ombra ed a altezze inusitate, dove si piantavano solo "arbre" alberi da legna, e piante da frutta.
E devo ammettere, per ora con buoni risultati.
Ora ci si è spostati oltre i 600 metri, dove l'unica coltura era la nocciola e la patata, con vigne di chardonnay e pinot.
A Beaune gli archivi viticoli danno un anticipo di vendemmia di 13 giorni solo negli ultimi trent'anni.
Ricordo dati simili dai registri delle cantine di Castagnole Lanze sul moscato.
A una decina di anni di buone vendemmie, con clima estivo asciutto, corrisponde un impoverimento della raccolta del tartufo bianco.
Quest'anno è praticamente introvabile (non nei negozi naturalmente).
I vecchi contadini hanno una percezione del cambiamento climatico diretta e ben tangibile.
Per intanto, qualche vigna nei pressi di Dover l'hanno impiantata.
Di certo da noi, complice anche la richiesta e i prezzi aumentati, hanno messo vigne in terreni in ombra ed a altezze inusitate, dove si piantavano solo "arbre" alberi da legna, e piante da frutta.
E devo ammettere, per ora con buoni risultati.
Ora ci si è spostati oltre i 600 metri, dove l'unica coltura era la nocciola e la patata, con vigne di chardonnay e pinot.
A Beaune gli archivi viticoli danno un anticipo di vendemmia di 13 giorni solo negli ultimi trent'anni.
Ricordo dati simili dai registri delle cantine di Castagnole Lanze sul moscato.
A una decina di anni di buone vendemmie, con clima estivo asciutto, corrisponde un impoverimento della raccolta del tartufo bianco.
Quest'anno è praticamente introvabile (non nei negozi naturalmente).
I vecchi contadini hanno una percezione del cambiamento climatico diretta e ben tangibile.


Re: Il clima che cambia
chiedo, perchè non ci capisco nulla.nemecsek. ha scritto: ↑venerdì 29 ottobre 2021, 11:32 Trent'anni fa l'enologo che dirigeva una delle più famose cantine italiane, nota a livello mondiale, mi diceva: fra qualche anno lo champagne lo produrranno in Inghilterra.
Per intanto, qualche vigna nei pressi di Dover l'hanno impiantata.
Di certo da noi, complice anche la richiesta e i prezzi aumentati, hanno messo vigne in terreni in ombra ed a altezze inusitate, dove si piantavano solo "arbre" alberi da legna, e piante da frutta.
E devo ammettere, per ora con buoni risultati.
Ora ci si è spostati oltre i 600 metri, dove l'unica coltura era la nocciola e la patata, con vigne di chardonnay e pinot.
A Beaune gli archivi viticoli danno un anticipo di vendemmia di 13 giorni solo negli ultimi trent'anni.
Ricordo dati simili dai registri delle cantine di Castagnole Lanze sul moscato.
A una decina di anni di buone vendemmie, con clima estivo asciutto, corrisponde un impoverimento della raccolta del tartufo bianco.
Quest'anno è praticamente introvabile (non nei negozi naturalmente).
I vecchi contadini hanno una percezione del cambiamento climatico diretta e ben tangibile.
Il piccolo vitigno che ho nel giardino di casa, nonostante una battaglia campale contro la Popilia, (che dopo una settimana di lotta senza esclusione di colpi, non ho più visto da un giorno all'altro, e quindi non credo sia del tutto merito mio) ha cominciato a produrre una quantità di uva inusitata, che ho iniziato a mangiare il 20 agosto fino a circa 10 giorni fa. La potatura invernale non è stata in nulla differente dagli scorsi anni., e la vite mi pare piuttosto vecchia. Sarà un canto del cigno?
Da un paio di anni noto effettivamente un sempre maggiore anticipo della maturazione.
Re: Il clima che cambia
non sono affatto un esperto, se la potatura non è stata estrema, e non lo credo, è abbastanza normale che le condizioni climatiche favoriscano fioriture che vanno a fruttificare copiosamente, variabili appunto da stagione ad altraherbie ha scritto: ↑sabato 30 ottobre 2021, 1:31
chiedo, perchè non ci capisco nulla.
Il piccolo vitigno che ho nel giardino di casa, nonostante una battaglia campale contro la Popilia, (che dopo una settimana di lotta senza esclusione di colpi, non ho più visto da un giorno all'altro, e quindi non credo sia del tutto merito mio) ha cominciato a produrre una quantità di uva inusitata, che ho iniziato a mangiare il 20 agosto fino a circa 10 giorni fa. La potatura invernale non è stata in nulla differente dagli scorsi anni., e la vite mi pare piuttosto vecchia. Sarà un canto del cigno?
Da un paio di anni noto effettivamente un sempre maggiore anticipo della maturazione.
parecchi produttori fanno in agosto uno sfoltimento dei grappoli verdi (li tagliano e li buttano in terra) per favorire lo sviluppo dei superstiti (parlo di uve destinate a vini di pregio)
sulla vite vecchia ti tranquillizzo, sono molto longeve
la babona giapponese come l'hai trattata? antipiretroidi? per una sola pianta potresti provare con le trappole feromoniche (se scrive giusto feromoniche?)


Re: Il clima che cambia
sì avrei voluto utilizzare una di quelle trappole, ma poi mi hanno detto che a volte il vantaggio non è così chiaro, poichè la quantità di insetti che attirano e rimangono nelle vicinanze può essere maggiore di quelle che finiscono nella trappola (io ho delle altre piante che mi ritrovo con le foglie completamente traforate). Viceversa, ho ingaggiato una lotta corpo a corpo aspettando le ore serali in cui gli insetti tendevano a raccogliersi tutti insieme su poche foglie, attaccandoli fisicamente a colpi, ed utilizzando il minimo possibile di insetticida specifico (credo quello che hai citato tu, che mi è stato dato dal giardiniere a cui mi sono rivolto)mirato sulle singole foglie. Ogni sera avevo l'impressione che ci fosse una candid camera nascosta, perchè beffardamente sembrava ripresentarsi lo stesso numero di insetti del giorno prima, nonostante tutti i miei sforzi, con notevole scornonemecsek. ha scritto: ↑sabato 30 ottobre 2021, 22:50non sono affatto un esperto, se la potatura non è stata estrema, e non lo credo, è abbastanza normale che le condizioni climatiche favoriscano fioriture che vanno a fruttificare copiosamente, variabili appunto da stagione ad altraherbie ha scritto: ↑sabato 30 ottobre 2021, 1:31
chiedo, perchè non ci capisco nulla.
Il piccolo vitigno che ho nel giardino di casa, nonostante una battaglia campale contro la Popilia, (che dopo una settimana di lotta senza esclusione di colpi, non ho più visto da un giorno all'altro, e quindi non credo sia del tutto merito mio) ha cominciato a produrre una quantità di uva inusitata, che ho iniziato a mangiare il 20 agosto fino a circa 10 giorni fa. La potatura invernale non è stata in nulla differente dagli scorsi anni., e la vite mi pare piuttosto vecchia. Sarà un canto del cigno?
Da un paio di anni noto effettivamente un sempre maggiore anticipo della maturazione.
parecchi produttori fanno in agosto uno sfoltimento dei grappoli verdi (li tagliano e li buttano in terra) per favorire lo sviluppo dei superstiti (parlo di uve destinate a vini di pregio)
sulla vite vecchia ti tranquillizzo, sono molto longeve
la babona giapponese come l'hai trattata? antipiretroidi? per una sola pianta potresti provare con le trappole feromoniche (se scrive giusto feromoniche?)
Re: Il clima che cambia
L'importanza del numero e della velocità di riproduzione.herbie ha scritto: ↑domenica 31 ottobre 2021, 9:59sì avrei voluto utilizzare una di quelle trappole, ma poi mi hanno detto che a volte il vantaggio non è così chiaro, poichè la quantità di insetti che attirano e rimangono nelle vicinanze può essere maggiore di quelle che finiscono nella trappola (io ho delle altre piante che mi ritrovo con le foglie completamente traforate). Viceversa, ho ingaggiato una lotta corpo a corpo aspettando le ore serali in cui gli insetti tendevano a raccogliersi tutti insieme su poche foglie, attaccandoli fisicamente a colpi, ed utilizzando il minimo possibile di insetticida specifico (credo quello che hai citato tu, che mi è stato dato dal giardiniere a cui mi sono rivolto)mirato sulle singole foglie. Ogni sera avevo l'impressione che ci fosse una candid camera nascosta, perchè beffardamente sembrava ripresentarsi lo stesso numero di insetti del giorno prima, nonostante tutti i miei sforzi, con notevole scornonemecsek. ha scritto: ↑sabato 30 ottobre 2021, 22:50non sono affatto un esperto, se la potatura non è stata estrema, e non lo credo, è abbastanza normale che le condizioni climatiche favoriscano fioriture che vanno a fruttificare copiosamente, variabili appunto da stagione ad altraherbie ha scritto: ↑sabato 30 ottobre 2021, 1:31
chiedo, perchè non ci capisco nulla.
Il piccolo vitigno che ho nel giardino di casa, nonostante una battaglia campale contro la Popilia, (che dopo una settimana di lotta senza esclusione di colpi, non ho più visto da un giorno all'altro, e quindi non credo sia del tutto merito mio) ha cominciato a produrre una quantità di uva inusitata, che ho iniziato a mangiare il 20 agosto fino a circa 10 giorni fa. La potatura invernale non è stata in nulla differente dagli scorsi anni., e la vite mi pare piuttosto vecchia. Sarà un canto del cigno?
Da un paio di anni noto effettivamente un sempre maggiore anticipo della maturazione.
parecchi produttori fanno in agosto uno sfoltimento dei grappoli verdi (li tagliano e li buttano in terra) per favorire lo sviluppo dei superstiti (parlo di uve destinate a vini di pregio)
sulla vite vecchia ti tranquillizzo, sono molto longeve
la babona giapponese come l'hai trattata? antipiretroidi? per una sola pianta potresti provare con le trappole feromoniche (se scrive giusto feromoniche?)Finchè, dopo circa dieci giorni, una sera non ne vidi più che due o tre, e la sera successiva magicamente neppure uno. Forse beffandosi di qualunque mio sforzo era semplicemente arrivato per loro il momento di ritirarsi di nuovo sottoterra sulle radici della pianta?
Von Rock ? Nein, danke.
Diritto di correre senza condizioni a chi ha scontato una squalifica !!!
Diritto di correre senza condizioni a chi ha scontato una squalifica !!!
Re: Il clima che cambia
Io ho le vigne ereditate dai nonni
Produzione solo per consumo proprio
Già loro segnavano la data della vendemmia e la produzione di ogni mini vigna che abbiamo (in valle si divideva pure le stanze delle case)
Dagli anni 60..
Loro vendemmiavano sempre intorno al 10 ottobre
Noi a inizio ottobre a inizio 2000
Adesso sempre intorno al 23..25 settembre
Produzione solo per consumo proprio
Già loro segnavano la data della vendemmia e la produzione di ogni mini vigna che abbiamo (in valle si divideva pure le stanze delle case)
Dagli anni 60..
Loro vendemmiavano sempre intorno al 10 ottobre
Noi a inizio ottobre a inizio 2000
Adesso sempre intorno al 23..25 settembre
- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
È uscito il volume IPCC dedicato alla mitigazione del cambiamento climatico.
Un commento sul blog italiano di riferimento sul tema:
https://www.climalteranti.it/2022/04/05 ... orto-ipcc/
Un commento sul blog italiano di riferimento sul tema:
https://www.climalteranti.it/2022/04/05 ... orto-ipcc/
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
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JineteRojo
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Re: Il clima che cambia
L'IPCC ci dice semplicemente che siamo totalmente fottuti.
Non vedo alcuna possibilità di salvare anche in malo modo l'esistenza umana sul pianeta terra.
Al momento abbiamo scoperto che il livello del mare sarebbe aumentato del doppio negli ultimi 10 anni (ovviamente per scoglimento dei ghiacci) se non ci stesse salvando laereosol.
Se a qualcuno interessa anche la spiegazione scientifica la faccio volentieri, rimane il punto che non siamo minimamente in grado di cambiare il sistema, e anche se riducessimo a 0 l'emissioni da domani, la situazione rimarrebbe assolutamente ingestibile. La CO2 nell'atmosfera ci mette 100 anni per ridursi mi sembra al 40% se non ci sono nuove emissioni.
Tutta la CO2 assorbita dal pianeta sta portando ad acidità degli oceani e del terreno.
Buona parte delle situazioni che abbiamo creato ormai si autoalimentano.
Tutti i grafici segnano una crescita ultraesponenziale su qualsiasi aspetto possibile negativo.
Mi fermo qua perché vedo che il thread non è troppo seguito, ma se ci fosse qualcuno interessato io ne parlo volentieri.
Non vedo alcuna possibilità di salvare anche in malo modo l'esistenza umana sul pianeta terra.
Al momento abbiamo scoperto che il livello del mare sarebbe aumentato del doppio negli ultimi 10 anni (ovviamente per scoglimento dei ghiacci) se non ci stesse salvando laereosol.
Se a qualcuno interessa anche la spiegazione scientifica la faccio volentieri, rimane il punto che non siamo minimamente in grado di cambiare il sistema, e anche se riducessimo a 0 l'emissioni da domani, la situazione rimarrebbe assolutamente ingestibile. La CO2 nell'atmosfera ci mette 100 anni per ridursi mi sembra al 40% se non ci sono nuove emissioni.
Tutta la CO2 assorbita dal pianeta sta portando ad acidità degli oceani e del terreno.
Buona parte delle situazioni che abbiamo creato ormai si autoalimentano.
Tutti i grafici segnano una crescita ultraesponenziale su qualsiasi aspetto possibile negativo.
Mi fermo qua perché vedo che il thread non è troppo seguito, ma se ci fosse qualcuno interessato io ne parlo volentieri.
- chinaski89
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- Iscritto il: sabato 13 giugno 2015, 16:51
Re: Il clima che cambia
Anche perchè se si scioglie in permafrost, e si sta già sciogliendo, i problemi di emissioni attuali sembreranno acqua fresca. L'esistenza umana sulla terra continuerà lo stesso, bisogna vedere come però. Se ne parli io leggo e intervengo volentieri. La soluzione, tardiva e che non eviterà i problemi enormi già innescati, arriverà dalla scienza. Avevo letto un articolo molto interessante su metodi per assorbire CO2 prendendo spunto da certe rocce, più prima o dopo ci sarà sta benedetta fusione nucleare. Ovviamente nel frattempo cataclismi e problemi di ogni genere saranno già ben oltre i livelli di guardia e come giustamente dici non risolvibili comunque in tempi brevi
Se comunque mi sbagliassi e fosse davvero la fine per la nostra specie beh, Nietzsche la vedeva così e come dargli torto?
"In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. — Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'intelletto umano entro la natura. Vi furono eternità in cui esso non esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole."
Se comunque mi sbagliassi e fosse davvero la fine per la nostra specie beh, Nietzsche la vedeva così e come dargli torto?
"In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. — Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'intelletto umano entro la natura. Vi furono eternità in cui esso non esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole."
O figliuolo il meglio d'altri tempi/non era che la nostra giovinezza
Re: Il clima che cambia
io vi leggo molto volentieri, mi appassiona molto.
i fondamentalisti del ciclismo e gli ultras dei ciclisti sono il male di questo sport.
- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
Se rispettiamo i pathway non siamo fottuti, ma sono obiettivi mostruosamente ambiziosi, e difficilmente la politica sarà all'altezza.
Sulla carbon capture: IPCC indica scenari di crescita e sostiene che in alcuni ambiti sia già molto utilizzata mentre in altri sia difficile da implementare. Io ci capisco poco, ma se ritrovo il passo che ho letto lo riporto.
Spero che il topic si arricchisca di contributi. Ovviamente, visto che lo ho aperto io.
Qui alcuni autori del rapporto lo illustrano:
Qui il post in merito dell'altro blog fondamentale in italiano
http://pasini-lescienze.blogautore.espr ... izzazione/
Sulla carbon capture: IPCC indica scenari di crescita e sostiene che in alcuni ambiti sia già molto utilizzata mentre in altri sia difficile da implementare. Io ci capisco poco, ma se ritrovo il passo che ho letto lo riporto.
Spero che il topic si arricchisca di contributi. Ovviamente, visto che lo ho aperto io.
Qui alcuni autori del rapporto lo illustrano:
Qui il post in merito dell'altro blog fondamentale in italiano
http://pasini-lescienze.blogautore.espr ... izzazione/
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
Seguo con molto interesse
Un giorno potremo raccontare ai nipotini che noi siamo stati fortunati a veder correre Sagan
-
JineteRojo
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Re: Il clima che cambia
Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso. Il problema di base è che non è assolutamente credibile che tutti i governi decidano di adottare politiche fortissime di mitigazione. E finché non lo si fa tutti insieme, chi non le rispetta, avrà immensi vantaggi economici. Diciamo tipo con le armi nucleari. Sarebbe sicuramente meglio che tutti le mettessero in disuso, ma chi è il coglione che è disposto a farlo se il vicino c'ha i razzi che ti puntano?
Al momento l'idea che mi son fatto è che servirebbero delle tragedie gigantesche che facessero crollare la popolazione.
In media ogni individuo sulla terra emette/fa emettere (comprarsi i vestiti o il cibo tipo) circa 4.6 tonnellate di CO2 equivalente all'anno
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso. Il problema di base è che non è assolutamente credibile che tutti i governi decidano di adottare politiche fortissime di mitigazione. E finché non lo si fa tutti insieme, chi non le rispetta, avrà immensi vantaggi economici. Diciamo tipo con le armi nucleari. Sarebbe sicuramente meglio che tutti le mettessero in disuso, ma chi è il coglione che è disposto a farlo se il vicino c'ha i razzi che ti puntano?
Al momento l'idea che mi son fatto è che servirebbero delle tragedie gigantesche che facessero crollare la popolazione.
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- Maìno della Spinetta
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Re: Il clima che cambia
Enjoy, è un argomento che ho studiato parecchio quindi mi confronterò volentieriJineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 0:21 Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso. Il problema di base è che non è assolutamente credibile che tutti i governi decidano di adottare politiche fortissime di mitigazione. E finché non lo si fa tutti insieme, chi non le rispetta, avrà immensi vantaggi economici. Diciamo tipo con le armi nucleari. Sarebbe sicuramente meglio che tutti le mettessero in disuso, ma chi è il coglione che è disposto a farlo se il vicino c'ha i razzi che ti puntano?
Al momento l'idea che mi son fatto è che servirebbero delle tragedie gigantesche che facessero crollare la popolazione.
In media ogni individuo sulla terra emette/fa emettere (comprarsi i vestiti o il cibo tipo) circa 4.6 tonnellate di CO2 equivalente all'anno
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Re: Il clima che cambia
Spiega per favore.JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 0:21 Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso
Chi è il docente?
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JineteRojo
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Re: Il clima che cambia
Allora, per il nome del professore rispondo in privatobicycleran ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 18:01Spiega per favore.JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 0:21 Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso
Chi è il docente?
Per spiegare gli scenari prima bisogna fare una veloce spiegazione di cos'è il radiating forcing. Sto provando a scrivere una spiegazione che viene un po' lunga e noiosa, intanto la faccio breve.
In sostanza è la differenza tra l'energia entrante e quella uscente sulla Terra rispetto a un periodo preantropico. Più aumenta, più aumenta la temperatura, l'acqua che diventa vapore acqueo e tante brutte cose.
Si è trovata una formula puramente empirica che lega la variazione di temperatura in maniera diretta alla variazione del radiative forcing. (Tramite una costante lambda')
Nell AR5 (Assessment Report 5) si sono pensati 4 possibili scenari, in base alla variazione del radiative forcing. (Representative concentration pathway)
RCP 2.6
RCP 4.5
RCP 6.5
RCP 8.5
Questi scenari indicano la differenza di radiative forcing da un'epoca preantropica al 2100.
Ci si è accorti però che è riduttivo guardare solo al clima e a come cambia se si parla di futuro. Questo perché il clima dipende tantissimo dalle politiche socioeconomiche che ci saranno nell'immediato futuro.
Quindi per l' AR6 appena uscito sono stati coinvolti anche sociologi ed economisti per stilare gli scenari possibili.
In socioeconomia a grandi linee ci sono 5 scenari.
SSP (shared socioeconomics pathways)
SSP1. Sostenibilità, tutti che prendono "la via verde"
SSP2. Una via di mezzo (tutto a cazzo:D)
SSP3. Rivalità regionale
SSP4. Disuguaglianza netta tra stati
SSP5. Sviluppo energie fossili
Si è poi messo insieme questi due modelli, e sono usciti 5 scenari compatibili
SSP1-1.9
SSP1-2.6
SSP2-4.5
SSP3-7.0
SSP5-8.5
Chiedo scusa in anticipo per la confusione e la noia, ma faccio ingegneria e non lettere
Se posso chiarire dei punti chiedete pure, in ogni caso per stasera credo di riuscire a spiegare meglio (ma ancora più noioso!) se riuscite a leggermi
- Maìno della Spinetta
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Re: Il clima che cambia
Chiaro grazie. Se lo sai tu bene, se no chiedigli quali sono le regole che si sono dati per verificare i modelli. In particolare, dopo quanti anni mettono in pubblico dati e modelli. Grazie!JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 19:16Allora, per il nome del professore rispondo in privatobicycleran ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 18:01Spiega per favore.JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 0:21 Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso
Chi è il docente?
Per spiegare gli scenari prima bisogna fare una veloce spiegazione di cos'è il radiating forcing. Sto provando a scrivere una spiegazione che viene un po' lunga e noiosa, intanto la faccio breve.
In sostanza è la differenza tra l'energia entrante e quella uscente sulla Terra rispetto a un periodo preantropico. Più aumenta, più aumenta la temperatura, l'acqua che diventa vapore acqueo e tante brutte cose.
Si è trovata una formula puramente empirica che lega la variazione di temperatura in maniera diretta alla variazione del radiative forcing. (Tramite una costante lambda')
Nell AR5 (Assessment Report 5) si sono pensati 4 possibili scenari, in base alla variazione del radiative forcing. (Representative concentration pathway)
RCP 2.6
RCP 4.5
RCP 6.5
RCP 8.5
Questi scenari indicano la differenza di radiative forcing da un'epoca preantropica al 2100.
Ci si è accorti però che è riduttivo guardare solo al clima e a come cambia se si parla di futuro. Questo perché il clima dipende tantissimo dalle politiche socioeconomiche che ci saranno nell'immediato futuro.
Quindi per l' AR6 appena uscito sono stati coinvolti anche sociologi ed economisti per stilare gli scenari possibili.
In socioeconomia a grandi linee ci sono 5 scenari.
SSP (shared socioeconomics pathways)
SSP1. Sostenibilità, tutti che prendono "la via verde"
SSP2. Una via di mezzo (tutto a cazzo:D)
SSP3. Rivalità regionale
SSP4. Disuguaglianza netta tra stati
SSP5. Sviluppo energie fossili
Si è poi messo insieme questi due modelli, e sono usciti 5 scenari compatibili
SSP1-1.9
SSP1-2.6
SSP2-4.5
SSP3-7.0
SSP5-8.5
Chiedo scusa in anticipo per la confusione e la noia, ma faccio ingegneria e non lettere
Se posso chiarire dei punti chiedete pure, in ogni caso per stasera credo di riuscire a spiegare meglio (ma ancora più noioso!) se riuscite a leggermi
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Re: Il clima che cambia
anche io sono fra quelli che seguono il thread, molto interessante (per quanto preoccupante).
non ho competenze in materia, ma vi leggo volentieri. grazie per gli spunti e le spiegazioni.
non ho competenze in materia, ma vi leggo volentieri. grazie per gli spunti e le spiegazioni.
l'ho trovato chiaro e sintetico, mi piacerebbe (quando hai tempo ovviamente) una breve spiegazione (anche una riga) degli 5 scenari finali.
- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
Fin qui tutto bene.JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 19:16Allora, per il nome del professore rispondo in privatobicycleran ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 18:01Spiega per favore.JineteRojo ha scritto: ↑venerdì 8 aprile 2022, 0:21 Sto seguendo un corso di cambiamenti climatici e socioeconomici, fatto al Politecnico, quindi con un elevato tasso scientifico.
Se riesco scrivo un riassunto delle lezioni, vediamo se trovo il tempo.
Comunque per chi sa cos'è, se no lo spiego domani, l'unico scenario sostenibile è l'SSP1-1.9, già l'SSP1-2.6 è rischioso
Chi è il docente?
Per spiegare gli scenari prima bisogna fare una veloce spiegazione di cos'è il radiating forcing. Sto provando a scrivere una spiegazione che viene un po' lunga e noiosa, intanto la faccio breve.
In sostanza è la differenza tra l'energia entrante e quella uscente sulla Terra rispetto a un periodo preantropico. Più aumenta, più aumenta la temperatura, l'acqua che diventa vapore acqueo e tante brutte cose.
Si è trovata una formula puramente empirica che lega la variazione di temperatura in maniera diretta alla variazione del radiative forcing. (Tramite una costante lambda')
Nell AR5 (Assessment Report 5) si sono pensati 4 possibili scenari, in base alla variazione del radiative forcing. (Representative concentration pathway)
RCP 2.6
RCP 4.5
RCP 6.5
RCP 8.5
Questi scenari indicano la differenza di radiative forcing da un'epoca preantropica al 2100.
Ci si è accorti però che è riduttivo guardare solo al clima e a come cambia se si parla di futuro. Questo perché il clima dipende tantissimo dalle politiche socioeconomiche che ci saranno nell'immediato futuro.
Quindi per l' AR6 appena uscito sono stati coinvolti anche sociologi ed economisti per stilare gli scenari possibili.
In socioeconomia a grandi linee ci sono 5 scenari.
SSP (shared socioeconomics pathways)
SSP1. Sostenibilità, tutti che prendono "la via verde"
SSP2. Una via di mezzo (tutto a cazzo:D)
SSP3. Rivalità regionale
SSP4. Disuguaglianza netta tra stati
SSP5. Sviluppo energie fossili
Si è poi messo insieme questi due modelli, e sono usciti 5 scenari compatibili
SSP1-1.9
SSP1-2.6
SSP2-4.5
SSP3-7.0
SSP5-8.5
Chiedo scusa in anticipo per la confusione e la noia, ma faccio ingegneria e non lettere
Se posso chiarire dei punti chiedete pure, in ogni caso per stasera credo di riuscire a spiegare meglio (ma ancora più noioso!) se riuscite a leggermi
Dimmi il prof in privato!
E grazie!
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
La fusione nucleare sarà come i treni veloci o il gas che viaggia in tubo fra continentichinaski89 ha scritto: ↑giovedì 7 aprile 2022, 15:32 La soluzione, tardiva e che non eviterà i problemi enormi già innescati, arriverà dalla scienza. Avevo letto un articolo molto interessante su metodi per assorbire CO2 prendendo spunto da certe rocce, più prima o dopo ci sarà sta benedetta fusione nucleare.
usciranno le barbe skife coi pantaloni col cavallo alle ginocchia a dirci ke non celodicono e che non si ha da fare


-
JineteRojo
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Re: Il clima che cambia
Rispondo genericamente a tutti per non sovraccaricare coi quote.
Questi scenari sono tutti basati su moltissimi modelli che vengono fatti girare. L'AR6 è davvero immenso, c'è scritto tutto, se si vuole sfogliare, ma orientarsi è davvero difficile.
Nella maggior parte dei grafici e delle proiezioni, ci sono delle sfumature per ogni scenario in base al numero di modelli che rimandano quel risultato. Una cosa che sto apprezzando molto è la totale consapevolezza del non sapere esattamente nulla, e non sono per niente politicizzati. Questo fà sì che non hanno nessuna intenzione di nascondere qualcosa e pubblicano tutto tutto. Esce un nuovo AR più o meno ogni 5/6 anni
Per spiegare bene gli scenari finali, devo introdurre diversi altri argomenti con calma, lo farò quando riesco
Questi scenari sono tutti basati su moltissimi modelli che vengono fatti girare. L'AR6 è davvero immenso, c'è scritto tutto, se si vuole sfogliare, ma orientarsi è davvero difficile.
Nella maggior parte dei grafici e delle proiezioni, ci sono delle sfumature per ogni scenario in base al numero di modelli che rimandano quel risultato. Una cosa che sto apprezzando molto è la totale consapevolezza del non sapere esattamente nulla, e non sono per niente politicizzati. Questo fà sì che non hanno nessuna intenzione di nascondere qualcosa e pubblicano tutto tutto. Esce un nuovo AR più o meno ogni 5/6 anni
Per spiegare bene gli scenari finali, devo introdurre diversi altri argomenti con calma, lo farò quando riesco
- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
Podcast su clima e ambiente fatto da super esperti:
Troppo aneddotico per i miei gusti, ma di certo interessante.
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- matteo.conz
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Re: Il clima che cambia
Molto interessante invece anche se ho solo una infarinatura divulgativa ma voglio approfondire trovando il tempo quindi quando hai voglia posta. Per restare terra-terra, ho idea di comprare un pannello solare per il balcone ed accumulatore che eroga 1000w...è una buona idea? alla fine mi farebbe funzionare PC, impiantino con ampli in classe D che consuma poco e le lampade a led. Le lavatrici le faccio ancora dai miei che hanno i pannelli solari e fotovoltaici seri
Mondiale 2019: 1 matteo.conz 53 
Svalorizzando gli altri non ti rendi superiore.
C'è sempre una soluzione semplice ad un problema complesso. Ed è quella sbagliata. A. Einstein
Svalorizzando gli altri non ti rendi superiore.
C'è sempre una soluzione semplice ad un problema complesso. Ed è quella sbagliata. A. Einstein
- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
L'alternativa ai combustibili fossili è un combustibile fossile
Le scemenze di Giorgia alla Cop di Baku spiegate qui
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- Maìno della Spinetta
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Re: Il clima che cambia
il lato politico dell'UNFCCC è ormai al ridicolo ragazzi, dai:
COP 28 a Dubai.
COP 29 a Baku.
La 30 dove, a Lahore? Sembra uno scherzo... è più credibile Riina alla DIA.
I 5 paesi più inquinanti al mondo, Cina, USA, India, Russia e Giappone, non hanno impegni volontari (o li hanno ma li disattendono) di riduzione e solo due di essi sono vincolati all'applicazione del principio CBDR. L'india non può rinunciare al carbone. La Cina ci sta investendo pesantemente.
Forse i politici sono convinti che il mondo finirà per una guerra atomica e non per un'eccessiva produzione di gas serra.
L'unico mercato avanzato che sta investendo pesantemente sulla transizione energetica è 'Europa che negli ultimi 15 anni è naufragata rispetto alle altre economie avanzate o emergenti, non riuscendo a creare innovazione né reddito. Pure sulla generazione, come dei vecchi sconsolati in andropausa e senza figli, abbiamo gettato la spugna affidando la questione alle migrazioni.
COP 28 a Dubai.
COP 29 a Baku.
La 30 dove, a Lahore? Sembra uno scherzo... è più credibile Riina alla DIA.
I 5 paesi più inquinanti al mondo, Cina, USA, India, Russia e Giappone, non hanno impegni volontari (o li hanno ma li disattendono) di riduzione e solo due di essi sono vincolati all'applicazione del principio CBDR. L'india non può rinunciare al carbone. La Cina ci sta investendo pesantemente.
Forse i politici sono convinti che il mondo finirà per una guerra atomica e non per un'eccessiva produzione di gas serra.
L'unico mercato avanzato che sta investendo pesantemente sulla transizione energetica è 'Europa che negli ultimi 15 anni è naufragata rispetto alle altre economie avanzate o emergenti, non riuscendo a creare innovazione né reddito. Pure sulla generazione, come dei vecchi sconsolati in andropausa e senza figli, abbiamo gettato la spugna affidando la questione alle migrazioni.
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Re: Il clima che cambia
Già, e poi si lamentano che la gente voti AfD.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
- Maìno della Spinetta
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Re: Il clima che cambia
è terribile quello che sta succedendo in Germania. è un movimento giovanile, AfD. A Monaco di Baviera è stato impressionante vedere le bandierine dell'AfD dappertutto - non in centro, appese fuori dalle case in periferia. A Monaco. Brividi...jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:13 Già, e poi si lamentano che la gente voti AfD.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
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- bicycleran
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Re: Il clima che cambia
Non posso darti torto, ma vorrei sapere se hai qualche proposta alternativa per risolvere il problema.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:01 il lato politico dell'UNFCCC è ormai al ridicolo ragazzi, dai:
COP 28 a Dubai.
COP 29 a Baku.
La 30 dove, a Lahore? Sembra uno scherzo... è più credibile Riina alla DIA.
I 5 paesi più inquinanti al mondo, Cina, USA, India, Russia e Giappone, non hanno impegni volontari (o li hanno ma li disattendono) di riduzione e solo due di essi sono vincolati all'applicazione del principio CBDR. L'india non può rinunciare al carbone. La Cina ci sta investendo pesantemente.
Di sicuro cianciare di fusione nucleare non lo risolve.
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
la fissione avrebbe dato un gran contributo già oggi se sviluppata seriamente da 20 anni fa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:19Non posso darti torto, ma vorrei sapere se hai qualche proposta alternativa per risolvere il problema.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:01 il lato politico dell'UNFCCC è ormai al ridicolo ragazzi, dai:
COP 28 a Dubai.
COP 29 a Baku.
La 30 dove, a Lahore? Sembra uno scherzo... è più credibile Riina alla DIA.
I 5 paesi più inquinanti al mondo, Cina, USA, India, Russia e Giappone, non hanno impegni volontari (o li hanno ma li disattendono) di riduzione e solo due di essi sono vincolati all'applicazione del principio CBDR. L'india non può rinunciare al carbone. La Cina ci sta investendo pesantemente.
Di sicuro cianciare di fusione nucleare non lo risolve.
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Re: Il clima che cambia
io non credo che inseguire l'agenda dell'estrema destra sia nè efficace che nè auspicabile. Tanto vale tenersi l'originale.jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:13 Già, e poi si lamentano che la gente voti AfD.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
Piuttosto: di sicuro la transizione ecologica richiede riconverisone industriale, ma non sono affatto sicuro che i posti di lavoro creati sarebbero inferiori a quelli persi, o che non si possano riqualificare gli stessi lavoratori impiegati nelle vecchie industrie. Il tutto cospicuamente finanziato da fondi europei.
La cooperazione internazionale andrebbe forse rivista nelle modalità, ma gli impegni li abbiamo presi spontaneamente e la nostra parte andrebbe fatta.
Ricordiamoci sempre che:
- Il danno non l'hanno fatto Cina e India
- I loro prodotti industriali li usiamo anche noi. Un conto è decarbonizzare avendo gli uffici di banche e assicurazioni, altra cosa e far girare le acciaierie
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Re: Il clima che cambia
jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:21la fissione avrebbe dato un gran contributo già oggi se sviluppata seriamente da 20 anni fa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:19Non posso darti torto, ma vorrei sapere se hai qualche proposta alternativa per risolvere il problema.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:01 il lato politico dell'UNFCCC è ormai al ridicolo ragazzi, dai:
COP 28 a Dubai.
COP 29 a Baku.
La 30 dove, a Lahore? Sembra uno scherzo... è più credibile Riina alla DIA.
I 5 paesi più inquinanti al mondo, Cina, USA, India, Russia e Giappone, non hanno impegni volontari (o li hanno ma li disattendono) di riduzione e solo due di essi sono vincolati all'applicazione del principio CBDR. L'india non può rinunciare al carbone. La Cina ci sta investendo pesantemente.
Di sicuro cianciare di fusione nucleare non lo risolve.
Può essere. Ma le automobili non vanno comunque a propulsione nucleare...
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
Non so dove hai letto che l'agenda dell'estrema destra sarebbe efficace o auspicabile.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:29io non credo che inseguire l'agenda dell'estrema destra sia nè efficace che nè auspicabile. Tanto vale tenersi l'originale.jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:13 Già, e poi si lamentano che la gente voti AfD.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
Piuttosto: di sicuro la transizione ecologica richiede riconverisone industriale, ma non sono affatto sicuro che i posti di lavoro creati sarebbero inferiori a quelli persi, o che non si possano riqualificare gli stessi lavoratori impiegati nelle vecchie industrie. Il tutto cospicuamente finanziato da fondi europei.
La cooperazione internazionale andrebbe forse rivista nelle modalità, ma gli impegni li abbiamo presi spontaneamente e la nostra parte andrebbe fatta.
Ricordiamoci sempre che:
- Il danno non l'hanno fatto Cina e India
- I loro prodotti industriali li usiamo anche noi. Un conto è decarbonizzare avendo gli uffici di banche e assicurazioni, altra cosa e far girare le acciaierie
Il problema è che la riconversione industriale costa più che comprarsi i prodotti direttamente in Cina, e quindi va come deve andare. Se gli impegni che prendiamo ci portano al suicidio, si possono anche ridiscutere, tanto più che l'effetto sulle emissioni globali del nostro contributo è risibile.
Andrebbero a batterie o a idrogeno prodotto per elettrolisi.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:30jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:21la fissione avrebbe dato un gran contributo già oggi se sviluppata seriamente da 20 anni fa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:19
Non posso darti torto, ma vorrei sapere se hai qualche proposta alternativa per risolvere il problema.
Di sicuro cianciare di fusione nucleare non lo risolve.
Può essere. Ma le automobili non vanno comunque a propulsione nucleare...
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Re: Il clima che cambia
Il problema della riconverisone dell'automotive rimane.jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 16:05Non so dove hai letto che l'agenda dell'estrema destra sarebbe efficace o auspicabile.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:29io non credo che inseguire l'agenda dell'estrema destra sia nè efficace che nè auspicabile. Tanto vale tenersi l'originale.jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 13:13 Già, e poi si lamentano che la gente voti AfD.
Io non voterei mai AfD, ma certe politiche assurde portate avanti dal centrosinistra europeo per ridurre dello 0 virgola le emissioni di un continente che ha il 9% (in calo) di emissioni su base mondiale, e che comportano la distruzione di lavoro e ricchezza, fanno il gioco di populisti ed antieuropei che vedono aumentare il loro consenso.
Piuttosto: di sicuro la transizione ecologica richiede riconverisone industriale, ma non sono affatto sicuro che i posti di lavoro creati sarebbero inferiori a quelli persi, o che non si possano riqualificare gli stessi lavoratori impiegati nelle vecchie industrie. Il tutto cospicuamente finanziato da fondi europei.
La cooperazione internazionale andrebbe forse rivista nelle modalità, ma gli impegni li abbiamo presi spontaneamente e la nostra parte andrebbe fatta.
Ricordiamoci sempre che:
- Il danno non l'hanno fatto Cina e India
- I loro prodotti industriali li usiamo anche noi. Un conto è decarbonizzare avendo gli uffici di banche e assicurazioni, altra cosa e far girare le acciaierie
Il problema è che la riconversione industriale costa più che comprarsi i prodotti direttamente in Cina, e quindi va come deve andare. Se gli impegni che prendiamo ci portano al suicidio, si possono anche ridiscutere, tanto più che l'effetto sulle emissioni globali del nostro contributo è risibile.
Andrebbero a batterie o a idrogeno prodotto per elettrolisi.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:30
Può essere. Ma le automobili non vanno comunque a propulsione nucleare...
Qui c'è qualche altro spunto propostitivo (Tavoni è un super luminare in materia)
https://lavoce.info/archives/104869/cos ... elettrica/
"sulle emissioni globali del nostro contributo è risibile." Ribadisco che è vero se si considera il luogo attuale di produzione, ma non se si guarda al consumatore finale, né tanto meno sul piano storico (la Co2 nell'atmosfera si accumula).
Sull'agenda politica, se si fa solo critica delle politiche green e riduzionismo, mi spiace ma questo è replicare quando dicono Afd e camerati. Serve una pars construens.
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
Con l'idrogeno la riconversione sarebbe molto meno impattante visto che gli impianti che vanno a metano hanno una buona compatibilità con quelli a idrogeno.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 16:23Il problema della riconverisone dell'automotive rimane.jumbo ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 16:05Non so dove hai letto che l'agenda dell'estrema destra sarebbe efficace o auspicabile.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:29
io non credo che inseguire l'agenda dell'estrema destra sia nè efficace che nè auspicabile. Tanto vale tenersi l'originale.
Piuttosto: di sicuro la transizione ecologica richiede riconverisone industriale, ma non sono affatto sicuro che i posti di lavoro creati sarebbero inferiori a quelli persi, o che non si possano riqualificare gli stessi lavoratori impiegati nelle vecchie industrie. Il tutto cospicuamente finanziato da fondi europei.
La cooperazione internazionale andrebbe forse rivista nelle modalità, ma gli impegni li abbiamo presi spontaneamente e la nostra parte andrebbe fatta.
Ricordiamoci sempre che:
- Il danno non l'hanno fatto Cina e India
- I loro prodotti industriali li usiamo anche noi. Un conto è decarbonizzare avendo gli uffici di banche e assicurazioni, altra cosa e far girare le acciaierie
Il problema è che la riconversione industriale costa più che comprarsi i prodotti direttamente in Cina, e quindi va come deve andare. Se gli impegni che prendiamo ci portano al suicidio, si possono anche ridiscutere, tanto più che l'effetto sulle emissioni globali del nostro contributo è risibile.
Andrebbero a batterie o a idrogeno prodotto per elettrolisi.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 15:30
Può essere. Ma le automobili non vanno comunque a propulsione nucleare...
Qui c'è qualche altro spunto propostitivo (Tavoni è un super luminare in materia)
https://lavoce.info/archives/104869/cos ... elettrica/
"sulle emissioni globali del nostro contributo è risibile." Ribadisco che è vero se si considera il luogo attuale di produzione, ma non se si guarda al consumatore finale, né tanto meno sul piano storico (la Co2 nell'atmosfera si accumula).
Sull'agenda politica, se si fa solo critica delle politiche green e riduzionismo, mi spiace ma questo è replicare quando dicono Afd e camerati. Serve una pars construens.
Certamente c'è un tema di consumatore finale, d'altra parte non vanno dimenticati allora aspetti di dumping, condizioni di lavoro in altri paesi non accettabili da noi, costi da loro più bassi perché non hanno le nostre legislazioni ambientali (comprese quelle sulle emissioni) ecc. ecc..
Quanto al piano storico, farei notare che le emissioni di CO2 continuano a crescere, anno dopo anno (non le concentrazioni, che sono il valore da abbassare, ma le emissioni; la derivata seconda delle concentrazioni è ancora positiva... --> prima dobbiamo abbassare le emissioni globali, al punto che diventino così basse che anche le concentrazioni inizino a scendere. La discesa delle concentrazioni deve arrivare fin sotto il valore tale per cui anche le temperature iniziano a scendere).
Attualmente abbiamo emissioni in crescita, concentrazioni in crescita e temperature in crescita.
Dovremo passare dalle seguenti fasi di mitigazione dell'effetto serra:
1. emissioni in diminuzione, concentrazioni in crescita, temperatura in crescita
2. emissioni in diminuzione, concentrazioni in diminuzione, temperatura in crescita
3. emissioni in diminuzione, concentrazioni in diminuzione, temperatura in diminuzione
Quindi il tema delle emissioni antropiche storiche non è così rilevante se sono le emissioni antropiche attuali quelle più elevate mai registrate, e lo saranno ancora per anni.
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Re: Il clima che cambia
Sono due aspetti diversi.
- Gli obiettivi di riduzione delle emissioni fino alla neutralità carbonica: qui lo stock non conta
- Ma ci sono anche gli effetti del surriscaldamento già manifestati, che colpiscono soprattutto i paesi più poveri e meno attrezzati. Per dire, in India si stimano più di mille morti all'anno per le sole ondate di calore. Per questo aspetto la responsabilità storica è di chi ha provocato l'accumulo di gas climalteranti nell'atmosfera. Le compagnie petrolifere sapevano già negli anni '70 cosa stavano combinando e per anni hanno occultato i dati. Ora finalmente alle COP si affronta anche il tema dei risarcimenti
- Gli obiettivi di riduzione delle emissioni fino alla neutralità carbonica: qui lo stock non conta
- Ma ci sono anche gli effetti del surriscaldamento già manifestati, che colpiscono soprattutto i paesi più poveri e meno attrezzati. Per dire, in India si stimano più di mille morti all'anno per le sole ondate di calore. Per questo aspetto la responsabilità storica è di chi ha provocato l'accumulo di gas climalteranti nell'atmosfera. Le compagnie petrolifere sapevano già negli anni '70 cosa stavano combinando e per anni hanno occultato i dati. Ora finalmente alle COP si affronta anche il tema dei risarcimenti
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
Veramente negli anni '70 si parlava di raffreddamento globale.
Con i numeri delle emissioni di oggi e le proporzioni, mi sa che anche sulla somma storica la Cina ci ha superato, o se non è avvenuto avverrà presto.
Un altro aspetto dell'autolesionismo occidentale.
Con i numeri delle emissioni di oggi e le proporzioni, mi sa che anche sulla somma storica la Cina ci ha superato, o se non è avvenuto avverrà presto.
Un altro aspetto dell'autolesionismo occidentale.
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Re: Il clima che cambia
Secondo me sui risarcimenti non si andrà avanti. Piuttosto ci troveremo con un grande gioco degli aiuti di stato. Ma lasciamo perdere questo aspetto, come mai la temperatura ha cominciato a salire dagli anni 1980? Perché il cumulato non dovrebbe tenere conto dei consumi attuali (se è cumulato, incide anche quello...)?bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 19:02 Sono due aspetti diversi.
- Gli obiettivi di riduzione delle emissioni fino alla neutralità carbonica: qui lo stock non conta
- Ma ci sono anche gli effetti del surriscaldamento già manifestati, che colpiscono soprattutto i paesi più poveri e meno attrezzati. Per dire, in India si stimano più di mille morti all'anno per le sole ondate di calore. Per questo aspetto la responsabilità storica è di chi ha provocato l'accumulo di gas climalteranti nell'atmosfera. Le compagnie petrolifere sapevano già negli anni '70 cosa stavano combinando e per anni hanno occultato i dati. Ora finalmente alle COP si affronta anche il tema dei risarcimenti

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Re: Il clima che cambia
La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
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Re: Il clima che cambia
Cumulato al 2019
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Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
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Re: Il clima che cambia
A me sembra che il grafico che ho postato non dica che dal 1880 sia salita, ma che dica che in media dal 1880 al 1920 è scesa e che dal 1940 al 1980 è scesa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 23:08 La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
Sai per caso come vengono spiegati questi due fenomeni?
Tornando alla ragione per cui li posto (oltre a una sana curiosità scientifica), in tema di risarcimenti occorrerebbe spiegare a chi deve pagare perché il cumulato non ha effetti in quegli anni ma li ha negli ultimi 40 anni (e quindi calcolare le quote dei risarcimenti sulle emissioni alla produzione - e non al consumo) da quel periodo. Allora Cina and co. insorgono. E rilanciano: calcoliamo la CO2 al consumo. E non se ne esce.
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Re: Il clima che cambia
Nel primo periodo la bassa intensità delle emissioni fa sì che i fattori naturali prevalgano.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 6:29A me sembra che il grafico che ho postato non dica che dal 1880 sia salita, ma che dica che in media dal 1880 al 1920 è scesa e che dal 1940 al 1980 è scesa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 23:08 La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
Sai per caso come vengono spiegati questi due fenomeni?
Tornando alla ragione per cui li posto (oltre a una sana curiosità scientifica), in tema di risarcimenti occorrerebbe spiegare a chi deve pagare perché il cumulato non ha effetti in quegli anni ma li ha negli ultimi 40 anni (e quindi calcolare le quote dei risarcimenti sulle emissioni alla produzione - e non al consumo) da quel periodo. Allora Cina and co. insorgono. E rilanciano: calcoliamo la CO2 al consumo. E non se ne esce.
Per il secondo ho detto.
Se cerchi si trovano grafici che riportano tutte le varie componenti. Quella antropica agisce solo in direzione di un aumento, mentre vulcani, sole, oceani a volte in tendenza a volte in controtendenza.
Ce n'è uno molto buono fatto da Bloomberg e mostrato nelle presentazioni di Gianmaria Sannino.
Invece gli effetti a partire dalla Rivoluzione industriale si notano meglio prendendo più secoli. L'aumento degli ultimi 150 anni è impressionante per mole e rapidità.
Che si considerino solo le emissioni pro capite è il minimo, altrimenti dipende tutto dal numero degli abitanti degli stati
Probabilmente egli è un seguace del materialismo dialettico che tutto spiega coi cosiddetti fattori economici, anche i foruncoli di Malabrocca. Dino Buzzati al Giro D'Italia
Re: Il clima che cambia
la temperatura veramente inizia a salire nel 1830, ma dubito che possiamo attribuire alle emissioni antropiche pure quellobicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 23:08 La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
Re: Il clima che cambia
Ok, nel 2019 il sorpasso non era ancora avvenuto, ma a questi ritmi non ci metteranno molto a farlo.

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Re: Il clima che cambia
le emissioni pro capite AL CONSUMO o alla PRODUZIONE.bicycleran ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 7:47Nel primo periodo la bassa intensità delle emissioni fa sì che i fattori naturali prevalgano.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 6:29A me sembra che il grafico che ho postato non dica che dal 1880 sia salita, ma che dica che in media dal 1880 al 1920 è scesa e che dal 1940 al 1980 è scesa.bicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 23:08 La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
Le emissioni attuali incidono sul cumulato, certo. Del pregresso non si tiene conto quando si elaborano i percorsi di riduzione.
Sai per caso come vengono spiegati questi due fenomeni?
Tornando alla ragione per cui li posto (oltre a una sana curiosità scientifica), in tema di risarcimenti occorrerebbe spiegare a chi deve pagare perché il cumulato non ha effetti in quegli anni ma li ha negli ultimi 40 anni (e quindi calcolare le quote dei risarcimenti sulle emissioni alla produzione - e non al consumo) da quel periodo. Allora Cina and co. insorgono. E rilanciano: calcoliamo la CO2 al consumo. E non se ne esce.
Per il secondo ho detto.
Se cerchi si trovano grafici che riportano tutte le varie componenti. Quella antropica agisce solo in direzione di un aumento, mentre vulcani, sole, oceani a volte in tendenza a volte in controtendenza.
Ce n'è uno molto buono fatto da Bloomberg e mostrato nelle presentazioni di Gianmaria Sannino.
Invece gli effetti a partire dalla Rivoluzione industriale si notano meglio prendendo più secoli. L'aumento degli ultimi 150 anni è impressionante per mole e rapidità.
Che si considerino solo le emissioni pro capite è il minimo, altrimenti dipende tutto dal numero degli abitanti degli stati
i-phone vale come Shenzen - Cina (per capita diviso per 1,2 mld) oppure come ad es. USA (CONSUMO, acquirente: per capita diviso 0,33)?
Al momento la CO2 è calcolata per capita alla produzione. Non al consumo.
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Re: Il clima che cambia
la temperatura sale e scende per tanti motivi, ma negli ultimi 150 anni la causa principale è una, osservata e misurabile.jumbo ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 10:34la temperatura veramente inizia a salire nel 1830, ma dubito che possiamo attribuire alle emissioni antropiche pure quellobicycleran ha scritto: ↑giovedì 14 novembre 2024, 23:08 La temperatura inizia a salire negli anni 80, ma del 1800, con la prima rivoluzione industriale. Negli 80 del 1900 si impenna principalmente per la progressiva messa al bando aerosol industriali, che avevano un effetto di raffreddamento temporaneo ma provocavano piogge acide e problemi respiratori.
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Re: Il clima che cambia
E' possibile ma non è detto, visti i ritmi con cui stanno pompando nucleare, fotovoltaico, batterie ecc.jumbo ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 10:38Ok, nel 2019 il sorpasso non era ancora avvenuto, ma a questi ritmi non ci metteranno molto a farlo.![]()
E comunque parliamo di un'area molto più popolosa dell'Europa.
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Re: Il clima che cambia
Maìno della Spinetta ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 10:55le emissioni pro capite AL CONSUMO o alla PRODUZIONE.bicycleran ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 7:47Nel primo periodo la bassa intensità delle emissioni fa sì che i fattori naturali prevalgano.Maìno della Spinetta ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 6:29
A me sembra che il grafico che ho postato non dica che dal 1880 sia salita, ma che dica che in media dal 1880 al 1920 è scesa e che dal 1940 al 1980 è scesa.
Sai per caso come vengono spiegati questi due fenomeni?
Tornando alla ragione per cui li posto (oltre a una sana curiosità scientifica), in tema di risarcimenti occorrerebbe spiegare a chi deve pagare perché il cumulato non ha effetti in quegli anni ma li ha negli ultimi 40 anni (e quindi calcolare le quote dei risarcimenti sulle emissioni alla produzione - e non al consumo) da quel periodo. Allora Cina and co. insorgono. E rilanciano: calcoliamo la CO2 al consumo. E non se ne esce.
Per il secondo ho detto.
Se cerchi si trovano grafici che riportano tutte le varie componenti. Quella antropica agisce solo in direzione di un aumento, mentre vulcani, sole, oceani a volte in tendenza a volte in controtendenza.
Ce n'è uno molto buono fatto da Bloomberg e mostrato nelle presentazioni di Gianmaria Sannino.
Invece gli effetti a partire dalla Rivoluzione industriale si notano meglio prendendo più secoli. L'aumento degli ultimi 150 anni è impressionante per mole e rapidità.
Che si considerino solo le emissioni pro capite è il minimo, altrimenti dipende tutto dal numero degli abitanti degli stati
i-phone vale come Shenzen - Cina (per capita diviso per 1,2 mld) oppure come ad es. USA (CONSUMO, acquirente: per capita diviso 0,33)?
Al momento la CO2 è calcolata per capita alla produzione. Non al consumo.
Avevo frainteso il tuo commento, sorry.
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Re: Il clima che cambia
Stanno pompando nucleare fotovoltaico ecc. ecc., ma comunque i MW installati in Cina per centrali a carbone sono cresciuti più di quanto siano cresciuti i MW installati di rinnovabili e le emissioni di CO2 della Cina continuano ad aumentare.bicycleran ha scritto: ↑venerdì 15 novembre 2024, 11:39E' possibile ma non è detto, visti i ritmi con cui stanno pompando nucleare, fotovoltaico, batterie ecc.
E comunque parliamo di un'area molto più popolosa dell'Europa.