Fausto Coppi.

Il mondo dei professionisti tra gare e complessità, e più in generale l'approccio al ciclismo di ogni appassionato
Morris

Fausto Coppi.

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Oggi, due gennaio 2013, è il 53° anniversario della morte del Campionissimo, dell'uomo che ha fatto sognare milioni di italiani, del più grande campione che lo sport del nostro Paese abbia mai avuto.
Certo, su questo, qualcuno potrebbe trovare lo spazio per obiettare nonostante il risultato, quasi plebiscitario, del sondaggio sull'atleta italiano dell'ultimo secolo del millennio scorso. Nessuno però, potrà cancellare o contestare il fatto che sia stato Fausto Coppi il personaggio del nostro sport più capace di entrare nei "media", nella fantasia, nella cultura e nel costume degli italiani. Egli era unico nel bene e nel male, proprio perché tutti, in un modo o nell'altro, aveva conquistato. Nel suo segno si muovevano le penne, si arricchivamo le strade, strillava la voce della radio.
Già, la radio, palcoscenico di una frase che ancor oggi (e probabilmente per sempre), echeggia e scolpisce le gesta del Campionissimo: "Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi". L´autore, Mario Ferretti, da quelle radiocronache, si è legato indissolubilmente all'immagine, alle imprese, alla leggenda di Fausto.
Dire in poche righe perché Coppi è tanto nella storia del ciclismo e dello sport non è facile, anche perché ai più giovani sfuggono spesso le motivazioni, o non vengono spiegate a sufficienza dai media la sua popolarità e le immanenze che ne erano alla base. Vedrò in questo spazio e in rapida sintesi di porre all'attenzione le sue cifre e il suo curriculum.

La sua carriera
Centocinquantatre vittorie su strada, la metà raggiunte dopo fughe solitarie talune di decine di chilometri: 3041 km, per l'esattezza, da solo, la lunghezza di un Giro d'Italia di oggi, per intenderci. Di qui, l'estrema giustezza della frase di Ferretti, anche se, come dichiarò lo stesso Coppi, alcune fughe se le poteva risparmiare. Non sarebbe cresciuto a livelli così eccelsi il suo mito, però. Cinque Giri d'Italia, due Tour de France, tre Milano-Sanremo, quattro Giri di Lombardia, una Parigi-Roubaix, tre Titoli Mondiali, uno su strada e due su pista. Due accoppiate Giro-Tour nello stesso anno (1949-'52), ventitré le tappe vinte nei vari Giri d'Italia e trentuno le maglie rosa; nove tappe e diciannove maglie gialle nei tre Tour disputati. Il record mondiale dell'ora nel 1942 con 45,780 km.
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Ottantacinque vittorie nell'inseguimento, con tempi impressionanti all'epoca. Un paio d’esempi: il 6'06"2 col quale superò l’allora iridato della specialità, l’australiano Sydney Patterson nel 1953 e il 6'07" nel 1955 sul lussemburghese Gillen.
Le cifre, è vero, sono spesso fredde, ma rimangono significative per i più profani. E' stato però, il modo unico di Coppi di vincere e di perdere, quello che più ha dipinto la sua leggenda.
Dalla fantastica galoppata solitaria di 192 chilometri, da Cuneo a Pinerolo, attraverso cinque mitici colli, Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, conclusasi con 11'42" di vantaggio sull'eterno rivale Gino Bartali, fino alla formidabile crisi di Montpellier, in cui il ritiro pareva la soluzione più logica. In quell'occasione furono i suoi gregari, Ettore Milano in testa, a fargli cambiare idea, ma non fu facile, tant'è che per ravvivarlo Luciano Pezzi fu costretto a versargli un'intera borraccia di vino in testa.
Un altro aspetto del suo mito ci viene dalla sua sfortuna e da quelle cadute che gli hanno provocato fratture come in nessun'altra carriera di grande corridore e tali da scoraggiare qualsiasi atleta. Coppi ha sempre saputo reagire anche quando tanti lo davano per finito, d'altronde dopo essersi rotto clavicole, scapole, pube, collo del femore, ed aver subito l'incrinatura della scatola cranica, la lesione del legamento collaterale del ginocchio e contuso la colonna vertebrale, l'essere pessimisti sui recuperi era logica conseguenza.
Alle disgrazie fisiche aggiunse quelle umane, come la sua tribolata storia sentimentale con Giulia Occhini (la "Dama Bianca") e la tragica perdita dell'amato fratello Serse.
Seppe sempre tornare in sella e, da gagliardo quarantenne, si poneva ancora come un faro del gruppo, pronto a lanciare e consigliare giovani, nonché difendersi onorevolmente a cronometro, come dimostra il suo quinto posto al G.P. Tendicollo Universal di Forlì, dove arrivò a ridosso di quel formidabile cronoman che rispondeva al nome di Roger Riviere.
Gli albori degli anni Sessanta dovevano vederlo ancora in bici, alla San Pellegrino, per pilotare, assieme al suo amico-nemico di tante battaglie Gino Bartali, che avrebbe svolto i compiti di direttore sportivo, quello che era considerato il suo probabile erede: Romeo Venturelli.
La stessa sua morte, evitabilissima, avvenuta per la malaria contratta nell'Alto Volta, liberò ancora una volta le penne e contribuì ad accrescerne il mito. Sono ancora vivi i rincrescimenti per il clamoroso errore dei medici italiani che non capirono la malattia e a nulla valsero le telefonate dei congiunti di Raffaele Geminiani (uno dei compagni di Coppi nella trasferta) che, dalla Francia, informavano casa Coppi e il relativo contorno medico, di usare il chinino, perché si trattava, appunto, di malaria.
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Ma la peculiarità che ha fatto di Coppi lo sportivo che ogni famiglia italiana conosce sono stati gli apogei storici in cui la sua figura di campione andava a proiettarsi. Si era all'indomani di un conflitto immane che aveva messo l'Italia sulle ginocchia e c'era la consapevolezza di essere usciti sconfitti ed umiliati. Dell'Italia pomposa, in perfetto stile mussoliniano, erano rimaste le vergogne. Coppi, al pari del suo alter ego Bartali, dava alla giovane Repubblica Italiana l'unico segno vincente internazionalmente riconosciuto. Le sue vittorie poi, colte nel segno di quella impresa e di quella superiorità che l'uomo non credeva possibile, facevano di questo personaggio qualcosa di straordinario e di incomparabile, aumentando l'orgoglio degli italiani e la loro personale sfida con quelle nazioni che erano le leader nell'opera di rinascita. Coppi era il più forte e tutti lo sapevano, in Italia e in Europa. In condizioni solo normali, era imbattibile e il suo passo in salita su quelle strade polverose e non asfaltate, raccolto dalle immagini sfuocate del tempo, si presenta ancor oggi come dimostrativo di sublime superiorità. Se poi a questo aggiungiamo la serie terribile di infortuni che ha subito, i tre anni di stop causati della guerra dove incontrò una prima volta la malaria, capiamo come la definizione di "Campionissimo", fosse solo un atto di estremo realismo.

Fausto Coppi e il Tendicollo nei ricordi di un bambino.
Sono nato nel luglio del 1955, ma ho fatto in tempo a vedere il Campionissimo e quel ricordo della tenerissima infanzia, lo porto ancora con me nitido, come lo vivessi in questo momento. Il ciclismo era già entrato in me per passione di famiglia: di mio padre innanzi tutto, un campione del motociclismo che non poté avviare una carriera per meri motivi famigliari, ma che non perdeva occasione di manifestare la sua vicinanza alle emozioni verso gli sport più faticosi o audaci. Di mia madre, che si lasciava andare al suo ruolo di antitesi sportiva, solo per chi correva in bicicletta; di mio fratello che correva veramente sul cavallo d’acciaio e vestiva da dilettante la casacca dell’Emi e di mia sorella, già maestra elementare, che faceva del ciclismo una sua personale poesia. Anche i nomi dei campioni mi suonavano già famigliari, perché ero un prodigio (che poi s’è fermato fino a rincretinire....) e non poteva essere diversamente, in considerazione delle discussioni che, sovente, proprio la mia “dada”, con la loquacità e la penna che poi l’hanno fatta divenire illuminata, era sempre pronta a propinare sul Giro d’Italia in particolare.
Era il 14 giugno 1959, s’era da poco conclusa l’edizione del Giro, vinto alla grande da Charly Gaul e si correva a Forlì la seconda edizione del Trofeo Tendicollo Universal, una gara a cronometro dal lunghissimo chilometraggio: ben 90 chilometri e mezzo. Per l’intera Romagna, quella era una gara dal sapore unico e tutt’oggi ineguagliato: nelle sue sei edizioni seppe raccogliere sulle strade, qualcosa come ottocentomila persone. Quell’anno era poi particolare, perché Ercole Baldini, il campione di casa, correva in maglia iridata, la sfida col normanno amico e celeberrimo avversario, Jacques Anquetil. Ma c’era, soprattutto, la possibilità di vedere, per la prima volta su quella prova sì difficile, il Campionissimo Fausto Coppi. L’eco fu così enorme che in casa, nei giorni precedenti, non si parlava d’altro. Inutile dire che anche il piccolino sottoscritto non voleva mancare a quell’appuntamento. I miei fratelli con le rispettive comitive, in bicicletta, si portarono sulle strade di quel lungo circuito, mentre io raccolsi con entusiasmo le parole di mio babbo: “Giarganen, ci znì, ma han poss non fét avdé Coppi” (Giarganen, sei piccino, ma non posso non farti vedere Coppi).
E fu così che mi mise fra le sue gambe, in piedi sul “pianerottolo” della sua “lambretta” verde e mi portò alla corsa. Ricordo la marea umana che si incontrava fra le non certo belle strade del tempo: quell’asfalto tanto più ruvido di quello di oggi e quel “brecciolino” che pareva appiccicato al catrame, anche perchè il gran caldo di quel giorno, tendeva a liquefarlo. Ricordo come la gente usasse tutti i pochi mezzi di locomozione del tempo, per giungere il più vicino possibile all’arrivo o in zone visibili del circuito. Si vedevano cavalli col calesse, addirittura i carri agricoli più leggeri trainati da mucche, posti sui limbi delle strade, per poter fungere da tribunette o osservatori privilegiati. Babbo con la sua lambretta, arrivò fino ad un luogo che era ben più zeppo di gente assiepata dietro a staccionate bianche e rosse e dove, in lontananza, si vedeva, in alto, uno striscione rosso: era l’arrivo. Mise la lambretta sul cavalletto vicino ad un negozio sulla cui vetrina, era stato incollato un grande manifesto con le foto di tre corridori, due dei quali li riconobbi, perché a casa c’erano le loro cartoline: Ercole Baldini e Fausto Coppi, mentre sul terzo, fu babbo a dirmi che si trattava di Jacques Anquetil.
Arrivammo sul limbo della strada proprio quando una voce, che io definii il “tuono che parla”, facendo ridere tutti coloro che mi sentirono, annunciò il passaggio di Roger Riviere. Avevo sentito parlare di lui in casa, ma non riuscii a vederlo perché davanti a me, pur stando sulle spalle di babbo, la muraglia umana era troppo alta e noi troppo distanti dalla prima fila. Mio padre capì che non era posto per vedere al meglio il passaggio dei corridori, così mi posò per terra e tenendomi per mano, mi portò con lui un po’ lontano dalla strada. Capii che cercava qualcosa di particolare, ma non osai chiedere. Intanto, la medesima voce di prima, annunciò il passaggio di Ernesto Bono, ed io non feci altro che rendermi conto di quanto la gente fosse disponibile ad urlare “dai, dai, daiiii” e ed applaudire con un suono assordante. Babbo però, aveva visto qualcosa di particolare: una scala di ferro che stava vicino ad una capanna posta accanto ad una casa, dove sedeva una vecchietta tanto sorridente quanto tremolante. Andammo da lei, e lui le chiese se poteva prendere quella scala che poi le avrebbe riportato dopo la fine della corsa. Ricordo il consenso immediato di quella vecchia e quella sua frase che mi coinvolgeva: “Tulì pù bon oman, a voi neca mè che e babì e véga Coppi e Baldini!” (Prenda pure buon uomo, voglio anch'io che il bambino veda Coppi e Baldini!)
E fu così che il babbo poté dare compimento a ciò che aveva in animo. Arrivammo fino ad un grosso ma non molto alto albero, posto fra una transenna ed un fossato che avevamo scavalcato per raggiungerlo. Grazie alla scala, potemmo salire su quell’albero senza pericolo alcuno, vista la sua robustezza. Addirittura ci potemmo sedere, tant’è che la prima frase che uscì a babbo, dopo esserci sistemati fu, contrariamente al suo solito, in italiano: “Che fortuna abbiamo avuto Maurizio!” Effettivamente la visuale era stupenda: sotto di noi le teste dei tanti e la strada visibile per metri e metri fino all’arrivo. Dopo non più di due minuti, passò Jacques Anquetil e la mia esclamazione di bambino, dopo il passaggio del francese, quando il baccano s’era attenuato, fu: “ Ma babbo quello piscia dalla faccia” – e giù le risate di tutti coloro che avevano sentito. Effettivamente la sudorazione del francese come quella di Ercole, che vidi poi più tardi, erano qualcosa di incredibile. Di tutti i corridori che mi sono passati davanti o di cui ho scritto, nei tanti anni intercorsi da quel giorno, nessuno mi ha lasciato la medesima impressione di Anquetil e dell’amico Baldini. Venne finalmente il momento di Fausto Coppi. La gente all’annuncio del suo passaggio impazziva, urlava, piangeva di gioia. Rimasi stupefatto. La mia reazione di bimbo fu quella di accostarli alla mia età, perché anche loro piangevano come capitava sovente a me. Non solo, ma mi chiedevo cosa poteva essere stato quel corridore per loro, visto che ai miei occhi era apparso tanto più vecchio degli altri, pieno di rughe, con una smorfia che rendeva la sua bocca aperta e sofferente come quando a me capitava di dover mangiare, perché costretto, i cavolfiori. Pensavo tanto.....e ad ogni passaggio di Coppi, aumentava in me la convinzione che diventare importanti corridori in bicicletta, doveva essere davvero speciale. La corsa finì e vinse Baldini, il Campione del Mondo, che correva in casa, ma quella doveva essere davvero la giornata di Fausto e lo capii quando, dopo il suo arrivo, gli misero sulla maglia bianca quella rosa, con tanti fotografi armati di quelle mastodontiche macchine del tempo, che lo volevano fotografare. Guardai babbo e gli dissi: “Ma perché sono tutti per Coppi, quando la voce che sembra un tuono, ha detto che ha vinto Baldini?”. Mio padre si lasciò andare ad un largo sorrise e mi rispose: “Ricorda questo giorno e quando sarai grande lo capirai, magari scriverai di lui, come fa la Dada oggi”. Aveva ragione.

Fa un certo effetto guardare questo filmato: quel giorno di oltre mezzo secolo fa: fra quella muraglia umana (oltre centomila persone) c’era anche il piccolo bimbo sottoscritto.
http://www.vecchiazzano.it/video/tendicollo.wmv

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La morte prematura di Fausto.
Alle 8.45, sei rantoli sordi e poi il nulla. Era il 2 gennaio 1960. Quei rantoli erano stati l'ultimo messaggio terreno di Fausto Coppi, morto di malaria, aldilà dei dubbi che qualcuno sollevò qualche anno dopo. A confermarlo, inequivocabilmente, quel bacillo che fu isolato e dimostrato nei vetrini. Quel che è duro accettare, è il motivo sul quale ancora oggi e per sempre rimarrà perenne rammarico, è come dei medici, alcuni pure famosi, non siano stati capaci di capire nei tempi utili quella malaria. Coppi l'aveva già avuta durante la guerra, quando era sul fronte africano e lì, privi di macchinari e grandi dottori, gliela curarono col chinino senza soverchi problemi.
Fausto tornò il 18 dicembre dall'Alto Volta, dove aveva corso un criterium per festeggiare il primo anniversario dell'indipendenza di quel paese africano. Assieme a lui tanti altri campioni come Anquetil, Riviere, Anglade, Geminiani. Fu proprio Raphael, verace romagnolo trapiantato in Francia, che di Coppi era amicissimo, a dormire con lui nel misero albergo dove alloggiarono nei giorni di permanenza in quello stato.
"Fummo presi d'assalto dai Moustiques - dirà Geminiani - i letti non avevano le zanzariere. Fummo martoriati. Appena dopo Natale ci telefonammo. Fausto voleva gli combinassi una squadra di corridori francesi per la sua bici, la bici Coppi. Gli dissi che stavo male, che avevo una strana febbre. Mi rispose che anche lui si sentiva addosso l'influenza e che si sarebbe messo a letto".
La sera del 27 dicembre Fausto Coppi, esausto e giallo come un limone, si infilò sotto le coperte: aveva 40 di febbre. Chiamarono Ettore Allegri, il suo medico. Diagnosi: influenza asiatica. Antibiotici. In Francia Raphael Geminiani andò in coma. Il suo sangue fu portato all'Istituto Pasteur. Responso: malaria perniciosa plasmodium falciparum. Lo bombardarono col chinino e lo salvarono. La moglie di Raphael allora telefonò a Villa Carla (casa Coppi) e disse che il marito aveva la malaria e che anche Fausto, nel frattempo fortemente peggiorato, era sicuramente malato della stessa. Un medico le disse che non si impicciasse e che Coppi l'avrebbero curato loro.
Ed infatti al capezzale del Campionissimo arrivarono diversi dottori che formularono un'altra diagnosi: broncopolmonite emorragica da virus. Agli antibiotici venne aggiunto il cortisone che per la malaria era come concime. Il fratello di Geminiani telefonò per sincerarsi delle condizioni di Fausto e ribadì di andare dritti sul chinino. Niente da fare, i medici non ne volevano sapere. Comunque il 31 dicembre, anche il chinino, sul suo fisico bombardato di antibiotici e cortisone, non avrebbe potuto evitargli la morte. Il primo gennaio i medici si decisero a ricoverarlo in ospedale. Arrivarono i barellieri e Fausto, raccogliendo le ultime forze, quasi a presagire la morte imminente, volle per la prima volta che il figlio Faustino lo vedesse in quello stato. Lo chiamò vicino alla barella e gli disse: "Fai il bravo, Papo!". Fausto Coppi fu ricoverato a Tortona dove nel frattempo erano arrivati gli esiti degli esami: era malaria. Troppo tardi per evitare che l'Airone chiudesse per sempre le ali. Il due gennaio 1960, alle 8,45, il suo volo solitario, in mezzo alle nebbie e alla polvere, sullo sfondo della sua leggenda, iniziò una nuova dimensione nei cuori e nelle menti.

Maurizio Ricci (Morris)
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cauz.
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Re: Fausto Coppi.

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anche cycle!magazine oggi rende un bellissimo tributo a coppi, ricco di racconti e di immagini. fin troppo ricco, ci vorra' il suo tempo per leggere tutto (e le ferie son finite, mannaggia)
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:clap: (a c!m e a morris)
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eliacodogno
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Re: Fausto Coppi.

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Grazie
:clap: :clap: :clap:
Se il tuo modo di lavorare è questo qui, compragli un casco a Sgarbozza e fallo fare a lui il Giro, perché io non lo faccio più (P.S.)

'Idea del Forum' per me non vuol dire assolutamente niente. (H.F.)
aria
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Re: Fausto Coppi.

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In punta di piedi, se mi è permesso, vorrei ricordare quel giorno funesto.

Ero al mio primo impiego e puntuale alle 8:30 mi trovavo sul posto di lavoro. Alle 9:00 il Direttore Generale irrompe in ufficio, esclamando: è morto il Grande Coppi, che disgrazia! Ammutolimmo tutti, consapevoli che la morte dell'Uomo Fausto era una perdita irreparabile per il ciclismo italiano ed in generale.

E ancora, verso la fine degli anni '90, ero a Val D'Isere al Tour per assistere alla cronometro (1997? non ricordo). Come al solito, il mio Tricolore svettava alto nel cielo. Vengo avvicinata da un giornalista, francese o belga non ricordo, il quale desiderava parlare un po' con un tifoso italiano, del grande campione del passato Fausto Coppi. Mi raccontò tanti aneddoti e capii che per lui la perdita del nostro campione era un ricordo amaro che si portava dietro da tanto tempo. Prima di congedarci volle ancora farmi una confidenza. Sbottonò la camicia, estrasse un grande, davvero grande, ciondolo d'oro appeso ad una catena, all'interno del quale c'erano due foto su ceramica del nostro grande Fausto. Quel gesto mi è rimasto nel cuore e di tanto in tanto, lo ricordo con malinconia.

Chiedo scusa per l'intrusione, penso che il 2 Gennaio 1960 ricordi a tanti italiani la morte di Fausto Coppi.
Basso
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Iscritto il: sabato 21 maggio 2011, 18:03

Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Basso »

E' morto stanotte, nel sonno, uno dei gregari più fedeli al Campionissimo. A 88 anni è mancato Andrea Carrea, per tutti Sandrino.
11 Vuelta 7-Prato
12 Appennino-Japan
13 Giro 9-CN ITA-Vuelta 20-Sabatini
14 Vasco-Dauphiné-Tour 3-Tour 21-Pologne-Tre Valli
15 Laigueglia-Escaut-Giro 2-Giro 18-Giro GC-Tour 13-Fourmies
16 Nice-Vuelta 12
17 Frankfurt-Tour 11-Vuelta 16-Chrono
18 Bianche-DePanne-Romandie-Köln-Piemonte-Chrono
19 Nice-Turkey-Portugal-Vuelta 10
20 Plouay-Toscana
Morris

Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Morris »

Basso ha scritto:E' morto stanotte, nel sonno, uno dei gregari più fedeli al Campionissimo. A 88 anni è mancato Andrea Carrea, per tutti Sandrino.
Sono commosso. Qui c'è molto del rapporto fra Coppi e Carrea, con la voce dello stesso Andrea....

http://www.sitodelciclismo.net/avfiche.php?avid=1958

Ti sia lieve la terra.
CicloSprint
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Iscritto il: giovedì 9 dicembre 2010, 19:49

Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da CicloSprint »

Chi è rimasto in vita tra gli gregari di Coppi ?
Morris

Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Morris »

Vista la domanda…..
Questi sono i corridori, ancora in vita, che possono dire di esser stati compagni di squadra di Fausto Coppi. Taluni possono definirsi gregari del Campionissimo, altri solo semplici “coequipier”, ed altri ancora, soprattutto stranieri, compagni per qualche gara. L’elenco è lungo, ma solo quelli postati in grassetto, sono da definirsi gregari storici di Fausto Coppi.

Mario De Benedetti (Carbonara Scrivia 1915) Legnano 1940-41-42
Alfredo Martini (Firenze 1921) Bianchi 1942
Spirito Godio (Borgomanero 1915) Bianchi 1942
Giovanni De Stefanis (Castellinaldo 1915) Bianchi 1943-46
Aldo Baito (Gorla Minore 1920) Bianchi 1946
Giovanni Brotto (Cassola 1917) Bianchi 1942
Ubaldo Pugnaloni (Ancona 1924) Bianchi 1945
Fiorenzo Crippa (Arcore 1926) Bianchi 1948-1953
Manlio Cerutti (Travedona Monate 1926) Bianchi 1949
Spirito Godio (Borgomanero 1915) Bianchi 1949
Valeriano Falsini (Reggello 1928) Bianchi 51-52
Loretto Petrucci (Capostrada 1929) Bianchi 51-52
Mino De Rossi (Arquata Scrivia 1931) Bianchi 52-53
Franco Giacchero (Ovada 1925) Bianchi 52-53
Michele Gismondi (Montegranaro 1931) Bianchi 52-53-54-55, Carpano 57, Tricofilina 59
Raphael Geminiani (Clermond Ferrand 52-53)
Ennio Odino (Gavi 1924) Bianchi 1952
Riccardo Filippi (Ivrea 1931) Bianchi 53-54-55, Carpano 57, Tricofilina 59
Giuseppe Favero (Settimo Torinese 1931) Bianchi 53-54-55

Giovanni Ferlenghi (Stagno Lombardo 1931) Bianchi 54-58
Rik Van Looy (Bel) (Grobbendonk 1933) Bianchi 1954
Andrè Darrigade (Fra) (Narosse 1929) Bianchi 1955
Giuseppe Cainero (Nimis 1932) Carpano 56-57
Jacques Dupont (Fra) (Luzat sur Leze 1928) Carpano 1956
Rolf Graf (Sui) (Uterenfelden 1932) Carpano 1956
Ferdi Kubler (Sui) (Marthalen 1919) Carpano 1956
Luigi Mastroanni (Frignano 1927) Carpano 1956
Pietro Nascimbene (Montalto Pavese 1930) Carpano 56-57
Alberto Negro (Revigliasco d’Asti 1929) Carpano 1956
Giuseppe Minardi (Solarolo 1928) Carpano 1956
Gianfranco Sobrero (Rossiglione 1930) Carpano 1956
Victor Wartel (Bel) (Zellik 1931) Carpano 1956
Jan Andriaenssens (Bel) (Willebroek 1932) Carpano 1957
Reginal Arnold (pistard) (Aus) (Muwillenbank 1924) Carpano 1957
Roger Baens (Bel) (Molenstede 1933) Carpano 1957
Walter Becker (Ger) (Kaiserslautern 1932) Carpano 1957
Hans Brinkmann (Ger (Hannover 1937) Carpano 1957
Klaud Bugdahl (Ger) (Berlino 1934) Carpano 1957
Gunther Debrussmann (Ger) (Saarbrücken 1931) Carpano 1957
Claude Frei (Sui) (Nizza 1933) Carpano 1957
Horst Lepperhoff (Ger) (Remscheid-Lüttringhausen 1934) Carpano 1957
Paul Maue (Ger) (Schopp 1932) Carpano 1957
Heinz Scholl (Ger) (Francoforte 1931) Carpano 1957
Fernando Terruzzi (Sesto San Giovanni 1924) Carpano 1957
Colombo Cassano (Gavi 1929) Carpano 57 – Tricofilina 59
Agostino Coletto (Avigliana 1957) Carpano 1957
Lodovico De Benedetti (*non si conoscono luogo e data di nascita, era un indipendente che fece qualche corsa coi professionisti. Ovviamente non si conosce l’eventuale decesso) Carpano 1957
Adriano De Gasperi (Sui) (Lugano Besso 1935) Carpano 1957
Gustaaf Desmet (Bel) (Mariakerke 1935) Carpano 1957
Quinto Furloni (Campiglia Martittini 1931) Carpano 1957
Vincent Mattivi (Bel) (Thieu 1931) Carpano 1957
Edi Ziegler (Ger) (Schweinfurt 1934) Carpano 1957
Gunther Ziegler (Ger) (Dittelbrunn 1933) Carpano 1957
Angelino Miserocchi (Santerno 1933) Bianchi 1958
Dino Bruni (Portomaggiore 1932) Bianchi 1958
Guido Boni (Vicchio 1933) Bianchi 1958 – Tricofilina 1959
Alfredo Bonariva (Milano 1934) Bianchi 1958
Claude Barmier (Fra) (Sartrouville 1933) Bianchi 1958
Germano Barale (Villadossola 1936) Bianchi 1958
Sante Lombardi (pistard) (Forlì 1933) Bianchi 1958
Walter Almaviva (Vignole Barbera 1933) Tricofilina 1959
Ignazio Aru (Pirri di Cagliari 1937) Tricofilina 1959
Federico Bahamontes (Esp) (Santo Domingo Caudilla 1928) Tricofilina 1959
Jorge Batiz (Arg) (Buenos Aires 1933) Tricofilina 1959
Otello Conte (Villorba 1931) Tricofilina 1959
Cesare Girardini (Valeggio sul Mincio 1934) Tricofilina 1959
Roger Hassenforder (Fra) (Sausheim 1930) Tricofilina 1959
Herrero Berrendero José (Esp) (Fuencarral 1934) Tricofilina 1959
Addo Kazianka (Desio 1936) Tricofilina 1959
Silvano Lunardi (Cinigiano 1933) Tricofilina 1959
Giuliani Michelon (Ponzone di Trivera 1930) Tricofilina 1959
Natale Pau (Quartu Sant’Elena 1936) Tricofilina 1959
Sante Ranucci (Montefiascone 1933) Tricofilina 1959
Ezio Salza (Piatto 1933) Tricofilina 1959
Santiago Montilla (Esp) (Pinos Puente 1935) Tricofilina 1959
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Deadnature
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Deadnature »

Basso ha scritto:E' morto stanotte, nel sonno, uno dei gregari più fedeli al Campionissimo. A 88 anni è mancato Andrea Carrea, per tutti Sandrino.
Letto solo ora, è un bel pezzetto di storia che se ne va.
http://www.spazidisimpatia.wordpress.com
Spazi di simpatia, nel nome dell'amore che regna nella nostra splendida Terra
Un blog consigliato da Basso, quello giusto.

Aderii alla campagna di garbata moral suasion per cacciare Di Rocco. E infatti...
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maglianera
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da maglianera »

Basso ha scritto:E' morto stanotte, nel sonno, uno dei gregari più fedeli al Campionissimo. A 88 anni è mancato Andrea Carrea, per tutti Sandrino.
fino a non molti anni fa lo si vedeva ancora in giro con la bicicletta da corsa, partecipava pure a manifestazioni cicloturistiche, pedalando con notevole facilità nonostante il fisico appesantito. Mi è capitato anche di pedalargli vicino: un uomo imponente, dall'aspetto burbero, ma cordiale, che pareva in tutto una persona molto serena. un pezzo di storia che non c'è più.
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cauz.
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Re: Fausto Coppi.

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Maìno della Spinetta
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Re: Fausto Coppi.

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Ma il mitico Renzo Zanazzi ha mai fatto da gregario a Coppi?
Era nella Legnano di Bartali, di sicuro, ma in altri anni?
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Deadnature
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Re: Fausto Coppi.

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cauz. ha scritto:http://paneegazzetta.gazzetta.it/2013/0 ... no-carrea/

:clap: :clap: :clap: (di rocco a parte)
http://www.ediciclo.it/index.php?qr=sch ... od_id=1072

Beh, di Pastonesi c'è questo splendido libro, Gli angeli di Coppi, raccolta di interviste a gregari e rivali del Campionissimo. Imperdibile per ogni appassionato di storia del ciclismo.
http://www.spazidisimpatia.wordpress.com
Spazi di simpatia, nel nome dell'amore che regna nella nostra splendida Terra
Un blog consigliato da Basso, quello giusto.

Aderii alla campagna di garbata moral suasion per cacciare Di Rocco. E infatti...
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Admin »

Deadnature ha scritto:
cauz. ha scritto:http://paneegazzetta.gazzetta.it/2013/0 ... no-carrea/

:clap: :clap: :clap: (di rocco a parte)
http://www.ediciclo.it/index.php?qr=sch ... od_id=1072

Beh, di Pastonesi c'è questo splendido libro, Gli angeli di Coppi, raccolta di interviste a gregari e rivali del Campionissimo. Imperdibile per ogni appassionato di storia del ciclismo.
Nel nostro store ne è rimasta giusto una copia, se qualcuno lo volesse comprare...
http://www.cicloweb.it/store/libri.html ... egory_id=8
;)
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Abruzzese »

http://www.cicloweb.it/2019/03/25/il-co ... nia-coppi/

Solo applausi per questa iniziativa :clap: :clap: :clap:
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da giorgio ricci »

:clap: :clap: :clap:
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Re: Fausto Coppi.

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lemond
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Re: Fausto Coppi.

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https://ilmanifesto.it/coppi-uno-scanda ... cinquanta/

A proposito di persone per bene e per male, qui c'è un bel florilegio.
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Re: Fausto Coppi.

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lemond ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 15:42 https://ilmanifesto.it/coppi-uno-scanda ... cinquanta/

A proposito di persone per bene e per male, qui c'è un bel florilegio.
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da aitutaki1 »

nino58 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 16:35
lemond ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 15:42 https://ilmanifesto.it/coppi-uno-scanda ... cinquanta/

A proposito di persone per bene e per male, qui c'è un bel florilegio.
Sintetizza perché per accedere al link chiede password
https://webcache.googleusercontent.com/ ... clnk&gl=it
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da nino58 »

aitutaki1 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 19:06
nino58 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 16:35
lemond ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 15:42 https://ilmanifesto.it/coppi-uno-scanda ... cinquanta/

A proposito di persone per bene e per male, qui c'è un bel florilegio.
Sintetizza perché per accedere al link chiede password
https://webcache.googleusercontent.com/ ... clnk&gl=it
Grazie 😉
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da aitutaki1 »

Di nulla, conoscevo i risvolti sociali e politici della situazione personale del campionissimo, nell' articolo viene enfatizzata una colorazione politica di cui non sono così sicuro almeno dai racconti sentiti in famiglia, mi pare che sia Bartali che Coppi aldilà della rivalità fossero trasversali politicamente per le masse. Famoso il contributo delle imprese di Bartali al tour nello stemperare la tensione per l' attentato a Togliatti.
E forse anche lo scandalo per la relazione e relativa prole al di fuori dei rispettivi tetti coniugali con la dama bianca di Coppi contribuì a una modernizzazione sociale, dato che a un divo dello sport qualcosa in più rispetto alla gente comune viene pubblicamente perdonato.
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da Maìno della Spinetta »

Coppi era cattolico e votava DC, ma nella logica delle contrapposizioni si è voluto farne un altro personaggio.

https://www.tempi.it/coppi-comunista-ne ... e-bartali/
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da lemond »

aitutaki1 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 22:54 E forse anche lo scandalo per la relazione e relativa prole al di fuori dei rispettivi tetti coniugali con la dama bianca di Coppi contribuì a una modernizzazione sociale, dato che a un divo dello sport qualcosa in più rispetto alla gente comune viene pubblicamente perdonato.
Infatti volevo sottolineare proprio questo aspetto, perché la sig.ra Giulia fu arrestata e condannata in sede penale!
Fanno festa i musulmani il venerdì
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la domenica i cristiani
i barbieri il lunedì :bll:

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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da aitutaki1 »

lemond ha scritto: domenica 12 luglio 2020, 14:09
aitutaki1 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 22:54 E forse anche lo scandalo per la relazione e relativa prole al di fuori dei rispettivi tetti coniugali con la dama bianca di Coppi contribuì a una modernizzazione sociale, dato che a un divo dello sport qualcosa in più rispetto alla gente comune viene pubblicamente perdonato.
Infatti volevo sottolineare proprio questo aspetto, perché la sig.ra Giulia fu arrestata e condannata in sede penale!
è vero che la dama bianca fu anche arrestata , ma non sarei così sicuro che se invece del campionissimo e di un esponente della borghesia si fosse trattato di due persone comuni se la sarebbero cavata con 2 e 3 mesi con la condizionale. L' abbandono del tetto coniugale per la giurisprudenza andava a minare il concetto stesso di famiglia considerato fondativo sia nel periodo monarchico e fascista da cui ancora discendeva il CP che nella neonata repubblica.
Di sicuro fu un punto di svolta per la società italiana come anche la storia d'amore tra il giocatore brasiliano Germano e la contessina Agusta, due situazioni decisamente estreme per l' epoca.
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Re: Fausto Coppi.

Messaggio da leggere da lemond »

aitutaki1 ha scritto: domenica 12 luglio 2020, 15:31
lemond ha scritto: domenica 12 luglio 2020, 14:09
aitutaki1 ha scritto: sabato 11 luglio 2020, 22:54 E forse anche lo scandalo per la relazione e relativa prole al di fuori dei rispettivi tetti coniugali con la dama bianca di Coppi contribuì a una modernizzazione sociale, dato che a un divo dello sport qualcosa in più rispetto alla gente comune viene pubblicamente perdonato.
Infatti volevo sottolineare proprio questo aspetto, perché la sig.ra Giulia fu arrestata e condannata in sede penale!
è vero che la dama bianca fu anche arrestata , ma non sarei così sicuro che se invece del campionissimo e di un esponente della borghesia si fosse trattato di due persone comuni se la sarebbero cavata con 2 e 3 mesi con la condizionale. L' abbandono del tetto coniugale per la giurisprudenza andava a minare il concetto stesso di famiglia considerato fondativo sia nel periodo monarchico e fascista da cui ancora discendeva il CP che nella neonata repubblica.
Di sicuro fu un punto di svolta per la società italiana come anche la storia d'amore tra il giocatore brasiliano Germano e la contessina Agusta, due situazioni decisamente estreme per l' epoca.
Meglio che mai, quel che dici, per illustrare il concetto di Italia demo-pluto-cattolica!
P.S. Interessante è anche la figura di Magni! :muro:
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